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Sunday, November 25, 2007

Arrestato Kasparov. In Russia verso elezioni farsa

Ecco qualcosa che per essere credibile Berlusconi dovrà subito rivedere: il suo rapporto con Putin. Ieri il presidente russo, a pochi giorni dalle elezioni parlamentari (il 2 dicembre), cioè in piena campagna elettorale, ha messo in atto un altro episodio di repressione e intimidazione delle opposizioni, che rende davvero arduo definire democratiche le elezioni che si svolgeranno.

Manifestanti presi a manganellate e arrestati dalla polizia in tenuta antisommossa a San Pietroburgo, mentre uscivano dalla sede locale del partito liberale Yabloko, poco prima dell'inizio di una manifestazione non autorizzata contro il presidente Putin. In particolare, i militari hanno preso di mira un gruppo di militanti dell'estrema sinistra, del movimento dello scrittore Limonov, caricati su un furgone e portati via. Agli scontri sono seguiti molti arresti, una cinquantina di manifestanti, tra cui il leader locale di Yabloko, Maxim Reznik. La marcia era promossa da Altra Russia, la sigla che raccoglie diversi movimenti dell'opposizione, inclusi i partiti liberali Yabloko e SPS.

E sempre ieri, a Mosca, ci sono stati altri incidenti, altri arrestati (tra cui i radicali Serge Konstantinov, poi rilasciato, e Nikolaj Khramov, di cui non si hanno notizie), sempre per una marcia anti-Putin vietata dalle autorità. I manifestanti volevano consegnare un documento di denuncia alla Commissione elettorale centrale, ma sono stati affrontati dai poliziotti: arrestato e poi condannato a cinque giorni di carcere anche l'ex campione di scacchi, e ora leader dell'opposizione, Garry Kasparov. Secondo la sua collaboratrice, è stato gettato a terra e picchiato, poi insieme a una delle sue guardie del corpo caricato su un pullmino militare, mentre almeno tremila manifestanti gridavano "Libertà, libertà" all'indirizzo degli agenti anti-sommossa.

Sunday, April 15, 2007

Putin reprime. Da noi «subalternpolitik» bipartisan

Un manifestante caricato su una camionetta della poliziaNon un periodo fortunato quello di Emma Bonino come ministro da cui ci si aspettano atti concreti a sostegno della democrazia e dei diritti umani. La sua missione cinese coincise con l'uscita del presidente del Consiglio Prodi a favore della revoca dell'embargo europeo sulle armi alla Cina, su cui non ebbe nulla da obiettare. E qualche settimana più tardi il dissidente cinese Wei Jingsheng, militante storico del Partito Radicale, si presentava a Bruxelles per letteralmente scongiurare i compagni radicali di fare tutto il possibile perché l'embargo non venisse revocato.

Di pochi giorni fa la sua missione in Russia, praticamente coincisa con la repressione di manifestazioni anti-putiniane e l'arresto intimidatorio di Kasparov, l'ex campione di scacchi oggi leader di "Altra Russia", il maggior cartello delle opposizioni a Putin. Anche in questa occasione non ha trovato modo di esprimere, per esempio dal podio del Congresso dello Sdi da cui ha parlato ieri, alcun cenno di condanna.

Certo, ha incontrato delle organizzazioni per i diritti umani - senza pubblicizzarne le sigle, basilare gesto di legittimazione di fronte al potere - ma si è unita al silenzio di governo e opposizione, che Capezzone ha efficacemente ribattezzato «subalternpolitik».

In questi stessi giorni Berlusconi è andato a trovare l'amico Putin e non osiamo immaginare gli oscuri motivi che lo hanno indotto, oggi, a dichiarare che la Russia è «un paese che crede nella democrazia», che le strade non erano state concesse ai manifestanti «per questioni di traffico» e che la repressione della polizia sarebbe stata «gonfiata» dalla stampa.

Oltre quella dei radicali (Capezzone, Mellano, Manfredi, Mecacci), rimane la voce di André Glucksmann, preciso compilatore dei crimini putiniani, che denuncia il silenzio complice dell'Europa: «Ventun anni dopo, le cancellerie e gli stati maggiori dell'Occidente scoprivano stupefatti che Solzenicyn, Sakharov, Bukovski e i nove dell'agosto 1968 avevano sconfitto l'impero comunista... Oggi, davanti alla nuova dissidenza che manifesta a Mosca, le autorità morali e politiche non battono ciglio. Parigi, Roma, Londra e Berlino guardano da un’altra parte e fanno i loro calcoli: Putin, il suo petrolio, il suo gas, le sue armi di distruzione di massa e quelle che vende in giro per il mondo, pesano di più di qualche migliaio di manifestanti malmenati, dispersi e arrestati da forze di repressione dieci volte superiori».

«Quante teste dovranno cadere, quante vocazioni dovranno essere spezzate, prima di vedere una reazione da parte degli europei, gli amici dei diritti umani?» Ma attenzione! Glucksmann non ci sta ad essere rubricato sotto le etichette "idealismo, morale, valori": «Non contrapponete ingenuità e realismo, etica della convinzione ed etica della responsabilità. Da quando risulta "realistico" e "responsabile" lasciar rinascere, alle porte dell'Unione Europea, su un sesto delle terre emerse, una potenza autocratica che sfugge a qualsiasi controllo, tranne quello del padrone del Cremlino, dei suoi servizi speciali, del suo esercito e della sua polizia? Ci siamo forse dimenticati che la Russia dispone del secondo arsenale nucleare al mondo e di una fantastica leva di ricatto (gas, petrolio)?»

«Non avete imparato niente, Grandi d'Europa?», conclude Glucksmann, con quel "Grandi" che suona così beffardo e sarcastico...