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Tuesday, May 16, 2017

Le scomode conclusioni della Commissione Difesa

Alcune delle conclusioni approvate con voto unanime dalla Commissione Difesa del Senato al termine dell'indagine conoscitiva sul ruolo delle Ong nei salvataggi di migranti in mare:
1) "In nessun modo può ritenersi consentita dal diritto interno e internazionale, né è desiderabile, la creazione di corridoi umanitari da parte di soggetti privati, trattandosi di un compito che compete esclusivamente agli Stati e alle organizzazioni internazionali e sovranazionali".

2) Per le Ong impegnate nel soccorso in mare ai migranti, "occorre elaborare forme di accreditamento e certificazione che escludano alla radice ogni sospetto di scarsa trasparenza organizzativa e operativa".

3) L'intervento di polizia giudiziaria dovrebbe essere "contestuale" al salvataggio. "Al fine di non disperdere preziosi dati ed elementi di prova utili per perseguire i trafficanti di esseri umani, sarebbe opportuno adeguare l'ordinamento italiano o comunque prevedere modalità operative tali da consentire l'intervento tempestivo della polizia giudiziaria contestualmente al salvataggio da parte delle Ong. Parallelamente, occorrerebbe potenziare la forza e gli strumenti investigativi, favorendo ad esempio l'intercettazione dei telefoni satellitari".

Dati Frontex: nel 2017 sono arrivati illegalmente nell'Unione europea l'84% in meno dei migranti rispetto allo stesso periodo del 2016, mentre in Italia ne sono arrivati il 33% in più (principali paesi di provenienza: Nigeria, Bangladesh e Costa d'Avorio). Siamo il ventre molle d'Europa...

Thursday, May 04, 2017

Ong né con lo Stato, né con i trafficanti

Il flusso di migranti non è un fenomeno così ineluttabile come ci è stato raccontato. Almeno non in questi termini e in questi numeri

Che ci siano stati o meno dei contatti, che svolgano la loro attività più o meno in buona fede e in modo trasparente, è ormai innegabile che il modus operandi delle Ong (e di "Mare Nostrum" prima), come emerso ormai inequivocabilmente dalle audizioni in numerose commissioni parlamentari, dai dati e dalle testimonianze, facilita il business dei trafficanti. Lo rende meno rischioso, meno costoso, quindi più redditizio, mettendo ancora più in pericolo invece le vite dei migranti. Questo è il tema da cui non si può sfuggire. Il flusso di migranti dalla Libia all'Italia non è un fenomeno così ineluttabile come ci è stato raccontato. Almeno non in questi termini e in questi numeri. Non è qualcosa di "epocale" e inarrestabile, né è indotto da un grande evento come una guerra o una carestia. Si tratta de facto di un corridoio "umanitario" (anche se gli aventi diritto all'asilo sono una esigua minoranza) messo in atto da organizzazioni private che i governi italiano ed europei subiscono e di cui i trafficanti approfittano.

Il tema precede e prescinde le più o meno opportune uscite di Zuccaro. Non c'è bisogno di provare profili penalmente rilevanti per concludere che l'attuale politica, che di fatto consegna i nostri confini nelle mani delle ong, è completamente folle e autolesionista.

E se le Ong, come hanno spiegato durante le audizioni parlamentari, respingono come inaccettabile la proposta di ospitare ufficiali di polizia giudiziaria a bordo per investigare, ed eventualmente individuare gli scafisti, evidentemente la loro agenda va oltre il semplice soccorso in mare e salvare vite. Non solo non prevede, ma è indifferente rispetto all'obiettivo di fermare i trafficanti e una precisa condotta criminale che si chiama "tratta di essere umani". Né con lo Stato, né con i trafficanti, sembra essere il loro motto (vi ricorda qualcosa e qualcuno?). Ok, però non si lamentino poi se qualcuno sospetta collusioni o complicità de facto.

Wednesday, April 26, 2017

Meno rischi, meno costi, più margini di profitto per i trafficanti, più vittime in mare

Trucco ormai smascherato: altro che Canale di Sicilia, davanti Tripoli non sono salvataggi, ma è un efficiente servizio di linea operato dalla benemerita joint venture ong-trafficanti. Cui prodest? E soprattutto, cosa impedisce al governo italiano di denunciare attività che ben poco hanno a che fare con scopi umanitari? Qualche struzzo in realtà (compreso il capo di tutti gli struzzi, Matteo Renzi) sta alzando la testa dalla sabbia... Il 19 aprile a Matrix l'ex premier si è finalmente fatto sentire ("non possiamo essere presi in giro da nessuno, né in Europa, né da ong che non rispettano le regole"), ma purtroppo solo dopo che si è fatto prendere in giro per anni. E che, su questo tema, ha perso il referendum della vita...

Qualche dato di fatto.
In audizione davanti alla Commissione Difesa del Senato, il responsabile di SOS Méditerranée conferma: migranti imbarcati a pochi chilometri dalla costa libica.

L'aumento dei mezzi di soccorso (delle ong) nel tratto di mare tra Italia e Libia è "paradossalmente" coinciso con l'aumento delle vittime (4.500 nel 2016, 2.800 nel 2015). Salvini? No, il direttore di Frontex.

Sempre il direttore di Frontex, non Salvini... "L'origine dei migranti è prevalentemente africana (in particolare dai paesi dell'Africa occidentale sub-sahariana, mentre è in diminuzione dal Corno d'Africa). Il profilo più ricorrente è quindi quello di migranti economici irregolari". Dunque, per l'ennesima volta, dalla Libia non arrivano profughi siriani, pochi dal corno d'Africa, quindi è ovvio che non funzioni la redistribuzione a livello europeo, che non vale per gli irregolari.

"Evidenze che tra alcune ong e i trafficanti di uomini che stanno in Libia ci sono contatti diretti", avverte il procuratore di Catania Zuccaro, ma come lui stesso avverte, il problema è politico.

Frontex 1: "E' chiaro che i trafficanti che operano in Libia stanno approfittando dell'obbligo internazionale di salvare vite in mare".

Frontex 2: Dall'inizio dell'anno "oltre 36mila migranti sono arrivati in Italia, partendo soprattutto dalla Libia. E' il 43% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso".

Frontex 3: dal 2014 è cambiato il modus operandi dei trafficanti libici. In particolare:
1) "l'area di ricerca e salvataggio è cambiata: mentre nel 2011 le barche che trasportavano i migranti arrivavano fino a Lampedusa e nel 2014 i salvataggi avvenivano a metà strada fra la Libia e l'Italia, nel 2016 e 2017 l'area di ricerca e salvataggio si è spostata al limite delle acque territoriali libiche";

2) "il numero di persone che viaggiano a bordo dei gommoni è aumentato: da circa 90 in media nel 2014 per imbarcazioni di 10 metri, nel 2016 e 2017 sono circa 170";

3) "la qualità dei materiali di cui sono fatte queste barche è drammaticamente peggiorata negli ultimi due anni";

4) "mentre nel 2014 la quantità di carburante era sufficiente per fare lunghi percorsi, ora basta appena a lasciare le acque territoriali libiche. Lo stesso vale per l'acqua da bere e il cibo";

5) "inoltre, recentemente abbiamo notato che i trafficanti tolgono i motori dalle barche quando vedono una nave di soccorritori nei paraggi, lasciando i gommoni pieni di gente alla deriva e in pericolo, per riutilizzare il motore per un altro viaggio".

Insomma, meno rischi, meno costi, più margini di profitto per i trafficanti, più vittime in mare. Chiunque dotato di buon senso e onestà intellettuale non può che concludere che le politiche dei governi italiani e l'attività delle ong hanno di fatto incoraggiato il fenomeno (nient'affatto ineludibile, almeno non in queste forme e con questi numeri), lo hanno reso meno rischioso e più redditizio per i trafficanti, più mortale per i migranti.