Pagine

Wednesday, June 04, 2003

Il Cambio della guardia al Corriere. Liberare l'informazione dai Cdr
Ferruccio De Bortoli saluta la redazione: "La decisione di lasciare la direzione è stata una scelta esclusivamente personale", che rende "strumentali ed eccessive" le interpretazioni politiche: "Ripeto: la scelta è stata soltanto mia" e niente ha a che fare con pressioni del mondo politico o di quello economico, pressioni che, dice, esistono, esistono ora come sono sempre esistite, con questo governo e con quelli che l'hanno preceduto, ma che non hanno nulla a che vedere con la decisione. La designazione di Stefano Folli al suo posto è una scelta di continuità. Dice di "non condividere" gli scioperi proclamati La notizia
RadioRadicale.it
"Il documento minatorio dei corrieristi"
Si chiude la farsa. Il Cdr del Corriere aveva pubblicato giovedì 29 un comunicato delirante, che tradisce una visione 'sovi(etica)' nel senso letterale del termine della professione e che si rifà allo sciagurato patto Ottone-Fienghi-Crespi del '73, in piena epoca bierre. Per loro l'indipendenza è privilegiare temi ("difesa attiva delle istituzioni costituzionali"; "particolare impegno su ambiente, questioni sociali, culturali e civili"), promuovere soluzioni ("più moderne, avanzate, idonee a promuovere il progresso verso una società più giusta ed equilibrata" - quali lo decidono loro per tutti???), e "il commento deve essere coerente con i principi precedenti". Il tutto poi sotto tutela della magistratura. Bella indipendenza! Leggi qui
Il Foglio
La libertà e l'indipendenza dell'informazione sono invece minacciate da queste tesi e quotidianamente calpestate da chi le mette in pratica. Questi stalinisti chiedono che "l'indipendenza del giornale sia messa al riparo una volta per tutte da qualsiasi interesse (presente o futuro, da qualunque parte provenga) estraneo a quello del libero giornalismo", affermano che è un "obbligo civile", ma anche un "dovere giuridico" realizzare questo piano deontologico, "separare gli interessi non editoriali degli azionisti da quelli dell'informazione in ogni momento della vita del Corriere".
Ma la società in cui questi signori vivono e lavorano per fortuna vuole essere diversa da quella che sognano. Questa che ci siamo scelti dovrebbe essere una società aperta, pluralista, liberale in cui ogni tipo di interesse (politico o economico o di altro tipo) ha piena legittimità di esprimersi, in competizione, o in conflitto con gli altri (o forse l'Unità e Liberazione non tutelano - sacrosanto! - gli interessi dei propri editori??? Fassino ha ripreso e riallineato l'Unità che titolava "Si sono presi anche il Corriere". Bertinotti ha ripreso Liberazione: "Su Folli Curzi ha sbagliato"). Ecco perché gli editori, le proprietà delle testate, hanno pieno diritto di avere interessi e di tutelarli, di cambiare linea politica, di sostituire i direttori, in modo trasparente, ma senza chiedere il permesso a nessuno, né a poteri statali, né a fasci corporativi. La storia ci ha insegnato inoltre che la pretesa della pura obiettività, della verità del racconto giornalistico e il mito del commento separato dai fatti sono utopie sotto le quali si nascondono inganni e in nome delle quali si pratica la propaganda ideologica.
Leggi anche:
Le ipocrisie sul Corriere e l'imbarazzante patto del '73
Enrico Mentana
Il Corriere che vorremmo
Giuliano Ferrara
Fantasmi al Corriere
«Storici, stampisti, corrieristi e giornalisti dell'Unità dicono che il patto Ottone-Fiengo è da abrogare»
Il Foglio

No comments: