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Monday, April 23, 2012

In Francia torna il nazionalsocialismo e in Italia si brinda

Reazioni che vanno dal patetico allo schizofrenico quelle della politica e della stampa italiana all'esito del primo turno delle elezioni presidenziali francesi. La Francia si sposta a sinistra perché Hollande ha vinto il primo turno ed è favorito al secondo, dicono alcuni. No, ribattono altri, va a destra perché la somma dei voti raccolti da Sarkozy e dal Fronte nazionale superano quelli dei socialisti e delle sinistre estreme. La verità è che il voto ha ancora una volta dimostrato che non ha alcunissimo senso dibattere sullo spostamento verso destra o verso sinistra dell'elettorato, in un sistema in cui estrema destra ed estrema sinistra si saldano, fondandosi entrambe di fatto sul «nazionalismo economico e sociale». In Francia è tornato il nazional-socialismo (per ora con il trattino). Nelle sue due varianti - nazionalista e comunista - ha preso quasi il 30% dei voti (più di Sarkozy e più di Hollande): i voti da sommare non sono quelli delle "destre" da una parte e delle "sinistre" dall'altra secondo le antiche definizioni, ma il 17,9% di Le Pen e l'11,11 dei comunisti. Ed è un calcolo ottimistico, visto che profondamente socialista e regressivo è anche il 28,63% che ha votato Hollande.

Tanto ingenuo sarebbe sommare i voti del Fronte nazionale a quelli di Sarkozy, che la Le Pen ha già fatto sapere che non sosterrà nessuno dei due candidati al ballottaggio: «Non dirò ai miei elettori come devono votare. I francesi sono grandi abbastanza per scegliere da soli, in coscienza». E secondo un primissimo sondaggio, solo il 9% di chi ha votato Le Pen al primo turno voterà Sarkozy al secondo, il 20% voterà Hollande e gli altri se ne resteranno a casa.

Intervistato su la Repubblica, Bersani si intesta pateticamente la parziale vittoria di Hollande. Canta vittoria («il vento è cambiato, siamo pronti a intercettarlo, Monti ne tenga conto») e avverte che «se arriva all'Eliseo» la piattaforma dei progressisti europei deve diventare anche la piattaforma di Monti. La sensazione è che quanti nel Pd pensano di cavalcare l'onda della probabile vittoria di Hollande per tornare a Palazzo Chigi già ad ottobre, con l'attuale legge elettorale, senza farsi impantanare nei disegni neocentristi e grancoalizionisti di Casini, escono rafforzati dal voto francese. Anche se Bersani nega: «Ho dato la mia parola. La fedeltà al governo Monti fino alla fine della legislatura è fuori discussione». Ma ci sono tanti modi per provocare elezioni anticipate senza assumersene la responsabilità.

E il Pdl, e la stampa di centrodestra? Qui entriamo nel padiglione degli schizofrenici. Dunque, da una parte il Pd non deve esultare troppo perché Hollande non ha ancora vinto, la partita è ancora aperta, ma soprattutto perché la Francia non va affatto a sinistra: la somma dei voti "di sinistra" è nettamente inferiore alla somma dei voti ottenuti da Sarkò e da Le Pen. Dall'altra, però, tutti osservano con ostentata soddisfazione che il voto francese (quello per gli avversari di Sarkozy: Hollande, Le Pen e Mélanchon) è una sonora bocciatura delle politiche rigoriste dell'asse Sarkozy-Merkel. Il 64% degli elettori, fa notare un parlamentare Pdl, ha votato contro la Merkel e le politiche Ue, mentre la Francia gollista di Sarkozy (27.18%) e centrista di Bayrou (9.13%) è ferma al 36%. Insomma, polemizzano con il Pd perché Sarkozy può ancora farcela, ma allo stesso tempo godono per l'affermazione degli avversari di Sarkozy (nazionalsocialisti, socialisti e comunisti, evviva!).

Ma il giochino questo è di "destra"-questo di "sinistra" non funziona più da tempo. I difensori a oltranza del modello statalista francese stravincono comunque, quale sia la loro variante: socialista (28%), gollista (27%), nazionalsocialista (18%), comunista (11%). E avevano vinto ancor prima del voto, da quando Sarkozy ha fallito nella sua "rupture", abbandonando l'idea di rappresentare un nuovo modello di destra continentale. Con una felice espressione di Enzo Reale, potremmo dire che di tutte le sue nefandezze, quella di perdere contro Hollande sarebbe l'ultima imperdonabile beffa.

2 comments:

Anonymous said...

Sarkozzi ha già dato ora si faccia finalmente da parte.

Jean Lafitte said...

" la partita è ancora aperta, ma soprattutto perché la Francia non va affatto a sinistra: la somma dei voti "di sinistra" è nettamente inferiore alla somma dei voti ottenuti da Sarkò e da Le Pen."

assolutamente no. Le Pen+Sarkozy=45%
mentre le sinistre unite fanno 29+11+2+1+1=44%

siamo li, altro che "nettamente inferiore"