Friday, April 27, 2012

Cordone sanitario per contenere Hollande

Non esiste in Europa un conflitto tra chi vuole il rigore e chi politiche per la crescita. Non tutti coloro che mettono in evidenza il tema della crescita - per esempio, l'Italia di Monti-Napolitano e il governatore della Bce Draghi - lo fanno in opposizione alla linea di rigore tedesca. Certamente in questi anni Berlino non ha esercitato sulla crescita una pressione paragonabile a quella esercitata sulla disciplina di bilancio, ma nessuno ha impedito - anzi, tutti da tempo incoraggiano - politiche per la crescita. Il punto sul quale ci si divide è quali politiche. Sostenere la crescita allentando il rigore, o addirittura tornando a spendere in deficit? Questo sarebbe sì in conflitto con Berlino. Oppure aumentare il potenziale di crescita delle economie europee attraverso riforme strutturali e puntare su una seria politica di investimenti? Su questo i margini di trattativa ci sono.

Non c'è dubbio che Berlino oggi stia ponendo maggiore enfasi di quanto abbia fatto finora sul tema della crescita. Non è un cedimento in vista della probabile vittoria di Hollande, che vuole rinegoziare il fiscal compact e tornare alle politiche di spesa. Al contrario - come dimostrano i contatti tra gli staff della Merkel e di Monti, al fine di elaborare iniziative concrete per il prossimo Consiglio europeo di fine giugno, nonché gli apprezzamenti giunti da Berlino per le parole del presidente Napolitano sulla necessità di coniugare rigore e crescita - la cancelliera cerca di giocare d'anticipo per arginare preventivamente Hollande: vuole sostituire all'asse con Parigi, che andrebbe in soffitta con la sconfitta di Sarkozy, per lo meno un'intesa con Roma, per mettere in minoranza il probabile nuovo presidente francese.

Quando Monti, intervenendo all'European Business Summit, fa notare che l'Italia è riuscita a imporre il tema della crescita in cima all'agenda Ue, sta rivendicando un successo rispetto all'ossessione rigorista della Merkel, ma anche una sorta di diritto di precedenza rispetto alle richieste di Hollande, e si prepara a vestire i panni del mediatore tra i due. Il premier italiano ha le sue richieste da avanzare a Berlino, ma sui fondamentali si schiera al fianco della Merkel e di Draghi, stoppando sul nascere le speranze di Hollande: no alla revisione del fiscal compact e no a «politiche keynesiane di vecchio stampo»...
LEGGI TUTTO su L'Opinione

1 comment:

Anonymous said...

Spero, ma ne dubito, che prevalga quel poco di liberalismo che c'è nella cultura di Monti.
Ma che la crescita debba sempre arrivare dall'intervento dello Stato centrale (nazionale o sovranazionale) con costosissime megainfrastrutture, invece che dalla riduzione complessiva della mano tecnoburocratica è proprio inevitabile in Europa?