Dall'intervista di oggi al Corriere della Sera scopriamo una Ségolène proporzionalista: «In Francia abbiamo un sistema elettorale più stabile rispetto all'Italia, anche se vorrei inserire una quota di proporzionale. Se ne discuterà in Parlamento. Sono pronta a fare questa riforma istituzionale, è importante per ridare respiro all'Europa».Scopriamo una Ségolène chirachiana in politica estera e nei rapporti con gli Usa: «L'Europa non ha nessun interesse ad allinearsi sulla posizione degli Stati Uniti, al contrario, l'Europa e la Francia vogliono garantire un mondo multipolare». E attenzione a ciò che si nasconde nell'espressione multipolare, ben diversa anche da multilaterale.
Unica nota positiva sul Darfur. La Royal non esclude un «boicottaggio delle Olimpiadi del 2008», se la Cina non abbandonerà le difese del Sudan in Consiglio di Sicurezza. Effetto Bernard Henri-Lévy? «La comunità internazionale è restata troppo a lungo indifferente, oggi occorre realmente agire». Già, ma agire come?
Mentre, come avevamo previsto, Bayrou ha deciso di non dare indicazioni di voto, per consolidare alle elezioni legislative di giugno il suo 18,5% in vista della nascita del suo Partito democratico, e quindi di scommettere sulla disfatta socialista per potersi proporre come alternativa a Sarkozy, il Financial Times sembra prendere posizione per Sarkozy.
Per Gideon Rachman la Francia ha ora dinanzi a sé una «scelta chiara». Vuole «una mammina o un papino» come suo prossimo presidente?
Ségolène Royal nel ruolo della «mammina». Nel suo spot televisivo esordisce con le parole: «Sono una donna, una madre di quattro ragazzi. Tengo i piedi per terra». Nicolas Sarkozy invece corre come «figura paterna». Accusa la Royal di voler «rammollire» la nazione. Le prime quattro frasi del suo spot elettorale iniziano con la parola «lavoro».
Il messaggio della Royal è «materno e rassicurante». Certo, «la Francia ha bisogno di cambiare, ma può essere riformata senza essere brutalizzata». Non ha intenzione di rivedere il limite delle 35 ore lavorative, che invece Sarkozy definisce come un «abominio che distrugge il lavoro». Le riforme che la Royal e il Partito socialista propongono «renderebbero il welfare francese ancora più complicato e costoso», osserva Rachman: «Sebbene sia la candidata della sinistra, la Royal è il vero conservatore in questa elezione». Crede che il sistema francese sia «qualcosa di cui essere orgogliosi e che debba essere difeso».
Sarkozy ha «un messaggio molto più duro». E' il candidato della "rupture". «Crede che il sistema francese abbia bisogno di una profondo cambiamento - soprattutto per incoraggiare il lavoro. Ciò significherà allentare le rigide leggi sul lavoro, tagliare le tasse, restringere il peso dello stato... affrontare potenti gruppi d'interesse, come i sindacati del settore pubblico».
«Lo spartiacque Mammina-Papino si estende anche alla politica sociale e allo stile delle due campagne elettorali», osserva il columnist del FT. «I supporter di Sarkozy insinuano che mammina sia un po' debole e che non sappia davvero di cosa stia parlando. Quelli della Royal, invece, che papino sia un po' pericoloso e troppo sicuro di ottenere la sua cintura». Rachman ricorda l'accento posto dalla Royal su temi cari alla famiglia, «la serie di posizioni ignoranti» in politica estera e le dimissioni di un suo «importante consigliere», quello economico, che l'ha pubblicamente accusata di essere «gravemente incompetente».
Ma anche Sarkozy è «vulnerabile». Alcuni ritengono che le migliori chance di vittoria della Royal stiano nel sottolineare le differenze di carattere con l'avversario, la cui aggressività potrebbe risultare sconveniente affrontando una donna dai modi gentili, affabili e rassicuranti. Da parte socialista Sarkozy viene definito come una «minaccia per la democrazia». La Royal ha detto in queste settimane che il programma della destra «coniuga brutalità, violenza e guerra civile».
Ma entrambi i candidati sanno anche che devono evitare gli insulti in queste settimane. Se uno può fare affidamento sul 10% di voti dall'estrema destra e l'altra su altrettanti dall'estrema sinistra, saranno decisivi i voti al centro, il 18.5% di Bayrou. La Royal, osserva Rachman, «dovrà convincere gli elettori che saprà essere una leader tosta», mentre «Sarkozy dovrà rassicurare i francesi che dopo tutto non è così pericoloso».
Il candidato dell'Ump si è scagliato contro «l'inerzia economica della Francia», ma nel suo discorso di domenica sera «il messaggio è stato molto meno radicale». Adottando il linguaggio tipico della sinistra ha promesso di «proteggere» i lavoratori francesi dalla «concorrenza sleale dall'estero». Anche la Royal, l'altra sera, ha cercato di far propri i temi dell'avversario, parlando di incentivi al lavoro e definendosi «attore di cambiamento». Entrambi, inoltre, ricorrono al tema dell'identità nazionale.
«La corsa verso il centro nelle ultime due settimane della campagna potrebbe offuscare la scelta», conclude il commentatore del FT: «E' certamente possibile che un Sarkozy presidente deluderebbe i liberali in economia, o che una presidente Royal sorprenderebbe coloro che l'hanno definita incapace di adottare i cambiamenti di cui la Francia ha bisogno». Tuttavia, «i candidati hanno una lunga carriera e i loro spostamenti tattici ora non altereranno sostanzialmente la loro immagine»
In recenti sondaggi un 70% dei francesi ha risposto di ritenere che il paese sia in «declino». Eppure, «i consecutivi tentativi di riforma economica hanno incontrato l'ostilità dell'opinione pubblica proprio per quei cambiamenti che potrebbero arrestare quel declino». Intanto, «la disoccupazione resta stabilmente alta, il debito pubblico cresce e tutti aspettano il prossimo round di malcontento sociale nei sobborghi».
«Rischioso non è il cambiamento. Rischioso è rifiutare il cambiamento», sostiene Sarkozy. «Il voto chiarirà se gli elettori si fidano di lui per portare quel cambiamento», conclude Rachman.
Non m'illudo che con Sarkozy improvvisamente vedremo una Francia molto diversa. Continuerà ad essere protezionista, statalista e anti-americana. L'aspettativa è però che Sarkozy riesca ad attenuare quei caratteri, se non a invertire la tendenza. In questo dovrebbe esercitarsi la sua "rupture".
Chiedo aiuto ai miei lettori. Si continua a parlare della sfida alle presidenziali francesi tra Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal. Meglio l'uno o meglio l'altra? Ebbene, in un