Anche se non ha ancora compiuto il passetto decisivo, sono d'accordo più con Maroni che con La Russa. E' comprensibile il timore del ministro La Russa: parlando di «guerra civile» si concede un'«importanza extracriminale» alla camorra, quasi le si riconosce lo status di "controparte" rispetto allo Stato, quello status che le stesse Br agognavano.
Non è un problema di potenza della camorra, ma di inefficienza e mancanza di volontà da parte dello Stato. Nel senso che per mettere una pietra definitiva sopra al fenomeno mafioso in Italia ci vorrebbe un bel po' di risoluto uso della forza, più che dei tribunali. Il guaio è che la violenza ha un alto prezzo politico, anche se usata per stroncare un fenomeno criminale che mina alla base ogni sforzo di sviluppo di mezza Italia.
Anche se avrei usato più l'espressione "guerra insurrezionale" che «guerra civile», mi pare che Maroni abbia capito che è lo Stato ad essere minacciato dalla camorra, che non è semplice criminalità. La «guerra tra bande» di cui parla La Russa costituisce in realtà un attacco all'autorità dello Stato, il cui esito finale non sta solo nella conquista da parte di una delle bande del «monopolio della criminalità sul territorio», ma anche nell'instaurazione, o nella riaffermazione, della "legalità" camorristica al posto di quella dello Stato.
Insomma, non è una «guerra civile», ma Maroni ha capito che ad uscirne sconfitto è lo Stato, non questa o quella banda. Non solo l'eccidio di Castel Volturno è stato un «atto di terrorismo», le mafie compiono di continuo atti di terrorismo volti a far comprendere alla popolazione nella quale operano chi è che comanda e chi esercita il potere sul territorio. Per la sfida diretta che la "legalità" camorristica porta alla legalità delle istituzioni democratiche, alla sovranità stessa dello Stato sul territorio, le cosche mafiose andrebbero affrontate con lo stesso spirito e con gli stessi metodi usati contro i gruppi insurrezionali e terroristici in Iraq - sebbene non così feroci (?) e mosse non da un'ideologia politico-religiosa.
Possiamo decidere di non volere che lo Stato raggiunga tali livelli di uso della forza, ma allora dobbiamo abituarci a convivere con le mafie.
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Wednesday, September 24, 2008
Thursday, June 05, 2008
Napolitano la butta in caciara
La Lega farà anche bene a rileggersi la relazione della commissione parlamentare sul traffico di rifiuti tossici dal nord, come gli ha suggerito oggi Napolitano, ma bisogna pur dire che i rifiuti tossici non c'entrano nulla con l'incapacità di Napoli e della Campania di smaltire i semplici sacchetti di spazzatura che ciascuno di noi produce ogni giorno.
Tirando in ballo la questione dei rifiuti tossici il presidente fa solo confusione e fornisce un prezioso alibi al piagnisteo e ai ribellismi partenopei. Oggi infatti sostengono di non poter subire il disagio di una discarica perché per anni hanno subito il traffico illegale dei rifiuti tossici. Resta da capire come mai durante tutti quegli anni non si ricordino manifestazioni neanche lontanamente paragonabili a quelle di oggi. Evidentemente la camorra è stata più capace dello Stato nel far rispettare le sue decisioni.
Inoltre, come scrive oggi Oscar Giannino, su Libero, non è del Nord neanche la colpa dei rifiuti tossici riversati in Campania da ognidove, forse anche dall'estero; né di «quell'indegna commistione per la quale lo Stato non esercitava e non esercita la sua sovranità da quelle parti».
Tirando in ballo la questione dei rifiuti tossici il presidente fa solo confusione e fornisce un prezioso alibi al piagnisteo e ai ribellismi partenopei. Oggi infatti sostengono di non poter subire il disagio di una discarica perché per anni hanno subito il traffico illegale dei rifiuti tossici. Resta da capire come mai durante tutti quegli anni non si ricordino manifestazioni neanche lontanamente paragonabili a quelle di oggi. Evidentemente la camorra è stata più capace dello Stato nel far rispettare le sue decisioni.
Inoltre, come scrive oggi Oscar Giannino, su Libero, non è del Nord neanche la colpa dei rifiuti tossici riversati in Campania da ognidove, forse anche dall'estero; né di «quell'indegna commistione per la quale lo Stato non esercitava e non esercita la sua sovranità da quelle parti».
«Sono le imprese e i lavoratori settentrionali, ad averla determinata e tollerata per anni? No, no e poi no. Diciamo la verità: a noi tutto tocca sobbarcarci il costo del tentativo necessario di risolvere l'emergenza, tentativo in cui è impegnato il governo Berlusconi e che a noi contribuenti costerà centinaia e centinaia di milioni. Ma al di là di questo e prima di tutto, sono Napoli e la Campania a dove reimparare a camminare con dignità e legalità sulle proprie gambe. Che questa banale verità possa sembrare razzismo mi fa disperare. Da decenni tutti i fondi e gli aiuti convogliati da Nord a Sud hanno solo visto accrescere inefficienze e illegalità. A un Capo di Stato tocca dire che la discontinuità deve venire da chi sbaglia. Non da chi già tanto ha pagato e paga».
Monday, May 26, 2008
Non cedere alle prime barricate
Di fronte alle prime barricate, i primi segni di cedimento. Del governo, con Maroni pronto ad assicurare che no, l'esercito non verrà utilizzato; con le trattative opache di Bertolaso, che riceve delegazioni di dubbia, se non malfamata composizione, quando dietro le proteste ci sono piccole e grandi illegalità che non possono essere più tollerate. Certe frange e certe contiguità, non importa quanto inserite in contesti di facciata istituzionali, andrebbero isolate, non legittimate, perché prima o poi se ne paga il prezzo.
Ma di fronte ai primi, inevitabili e previsti scontri, viene messa alla prova anche la tenuta dell'opposizione, del Pd, la sincerità del suo appoggio a parole alle misure e alla determinazione del nuovo governo sulla questione rifiuti. E invece Veltroni interviene a sproposito, cercando come solo lui sa fare di conciliare l'inconciliabile. Tanto solo di parole si tratta: «Le leggi vanno rispettate ma bisogna evitare l'uso della forza». La legalità ma anche la pace non sempre è possibile.
No all'utilizzo dell'esercito «per funzioni di ordine pubblico», dichiara Maroni, dicendosi certo che «Polizia e forze dell'ordine sono in grado di garantire l'ordine pubblico». Ne sono certo anch'io, ma mi sono chiesto: se centinaia, forse migliaia tra poliziottti e carabinieri verranno impiegati per far lavorare le discariche e respingere le folle, chi sarà in strada a combattere la camorra? I sabotatori delle discariche dovrebbero vedersela con un corpo di polizia militare, mentre polizia e carabinieri affrontano il loro corpo-a-corpo quotidiano con la camorra. Comuni ed enti che non collaborano dovrebbero essere immediatamente sciolti a tempo indefinito.
Rimangono, poi, alcuni interrogativi ai quali in questi mesi non ho sentito risposte. Ma come mai, nell'emergenza rifiuti, nessuna autorità pubblica, né locale né centrale, da quanto mi risulta ha mai ordinato alla cittadinanza partenopea, a reti tv e radio unificate, di tenersi per il momento in casa carta, plastica e vetro, per diminuire almeno la dimensione, se non la puzza, dei rifiuti destinati alla strada ed avviare un principio di raccolta differenziata?
Il secondo interrogativo l'ha lanciato Giuliano Ferrara oggi su Il Foglio:
Ma di fronte ai primi, inevitabili e previsti scontri, viene messa alla prova anche la tenuta dell'opposizione, del Pd, la sincerità del suo appoggio a parole alle misure e alla determinazione del nuovo governo sulla questione rifiuti. E invece Veltroni interviene a sproposito, cercando come solo lui sa fare di conciliare l'inconciliabile. Tanto solo di parole si tratta: «Le leggi vanno rispettate ma bisogna evitare l'uso della forza». La legalità ma anche la pace non sempre è possibile.
No all'utilizzo dell'esercito «per funzioni di ordine pubblico», dichiara Maroni, dicendosi certo che «Polizia e forze dell'ordine sono in grado di garantire l'ordine pubblico». Ne sono certo anch'io, ma mi sono chiesto: se centinaia, forse migliaia tra poliziottti e carabinieri verranno impiegati per far lavorare le discariche e respingere le folle, chi sarà in strada a combattere la camorra? I sabotatori delle discariche dovrebbero vedersela con un corpo di polizia militare, mentre polizia e carabinieri affrontano il loro corpo-a-corpo quotidiano con la camorra. Comuni ed enti che non collaborano dovrebbero essere immediatamente sciolti a tempo indefinito.
Rimangono, poi, alcuni interrogativi ai quali in questi mesi non ho sentito risposte. Ma come mai, nell'emergenza rifiuti, nessuna autorità pubblica, né locale né centrale, da quanto mi risulta ha mai ordinato alla cittadinanza partenopea, a reti tv e radio unificate, di tenersi per il momento in casa carta, plastica e vetro, per diminuire almeno la dimensione, se non la puzza, dei rifiuti destinati alla strada ed avviare un principio di raccolta differenziata?
Il secondo interrogativo l'ha lanciato Giuliano Ferrara oggi su Il Foglio:
«... ma c'è a buon bisogno un napoletano di grido, uno straccio di scrittore, di professionista, dì magistrato, di accademico, un capopopolo, un filosofo, un armatore, un poliziotto, un magistrato, un calciatore, un bandito, un giornale, un ex prefetto, una lega di donne, un sindacato, una comunità religiosa, un prete, un cristiano come tanti che sappia prendere in mano, non la città, certo, che è fuori controllo da secoli, ma almeno il discorso sulla città? C'è qualcuno che sia in grado di dare un qualunque significato a quello che succede? Questo è l'impudico disastro di Napoli, inquietante e osceno, non il fatto che non si risolvano i problemi, bensì il fatto che la città ha perso la voce, non fa più nemmeno rumore, trasmette l'onda piatta e decerebrata della morte urbana, della fine della fantasia, pure quella in discarica come tutto... Cercasi napoletano o gruppo napoletano in grado di spiegare come mai quella è l'unica area urbana al mondo in cui non si riesce a smaltire la spazzatura. Accettasi ogni tipo di spiegazione, anche irridente, surreale, provocatoria, purché si interrompa un lungo e sinistro silenzio. Non tollerasi che tutto finisca con grevi scazzottate con la polizia di don Silvio Berlusconi intorno a dei buchi dove ricoverare le deiezioni della città. Napoli si faccia viva, sennò è molto morta».
Friday, May 16, 2008
Rom: questione di legalità, oltre le ipocrisie e i falsi miti
La situazione a Napoli è indubbiamente degenerata, ma se la prima pulsione dei giornali e dei politici fosse quella di comprendere, prima di giudicare, sarebbe loro evidente che la camorra si è sostituita con successo allo stato laddove questo ha fallito, in uno di quei pochi compiti che ne giustificano l'esistenza. In soli due giorni, certo con i suoi metodi "sbrigativi" che uno stato di diritto non può condividere né tollerare, ha liberato Ponticelli dai campi rom. E' ciò che la popolazione chiedeva da anni. Perché se qualcuno ti entra in casa e cerca di portarti via i tuoi i figli, allora è ragionevole che l'esasperazione prevalga.
Ciò che voglio dire è che se osserviamo laicamente la realtà delle cose, il cittadino di Ponticelli, che non è un ideologo e non ha dello stato una concezione idealistica, riporrà la sua lealtà e le sue risorse economiche nell'organizzazione - non importa se privata o statale - più capace di garantire la sua sicurezza. E in questo caso serve a poco scandalizzarsi, la camorra è stata più efficiente dello stato. Chi lo guida dovrebbe cominciare a non darlo per scontato. Anche lo stato, se non vuole che organizzazioni di privati cittadini più o meno raccomandabili gli contendano il territorio a loro modo, deve guadagnarsi la propria autorità e la propria legittimità sul campo, giorno per giorno.
L'esplosione di intolleranza nei confronti dei rom è il risultato di almeno un decennio di totale indifferenza delle autorità politiche locali e nazionali e delle forze dell'ordine. Da oltre un decennio è mutato il tipo di microcriminalità che suscita maggiore allarme sociale nei cittadini: non è più lo scippo del tossicodipendente, per fare un esempio, come negli anni '80 e all'inizio dei '90, ma sono le rapine in strada e in abitazione, le aggressioni spesso particolarmente brutali, ad opera di individui che appartengono ad alcune specifiche comunità straniere.
E anche qui assistiamo a una fiera di ipocrisie e luoghi comuni sociologici. Bisognerebbe riflettere bene prima di gridare al razzismo o alla xenofobia. I cittadini, intellettualmente più onesti delle istituzioni pur con minori strumenti, avvertono che il pericolo non viene dai miti filippini, ma dai rumeni e dai rom oggi, come dagli albanesi ieri. Non viene dalle donne rumene, badanti in molte famiglie italiane, ma dagli uomini. Discriminazione razziale? Sessuale? No, semplicemente la realtà che i cittadini hanno di fronte agli occhi tutti i giorni.
Chi non passeggia per le grandi città circondato da 5-6 uomini di scorta, chi non viaggia su un'auto blu, chi non sta rinchiuso nelle comode sedi delle istituzioni, dei partiti, o delle redazioni, chi magari vive in periferia e prende la metropolitana, sa benissimo, perché fa parte del suo vissuto quotidiano, che i rom si sostentano quasi esclusivamente con il furto e l'accattonaggio minorile e vivono nella totale illegalità, a cominciare da baracche abusive e auto senza targa e senza assicurazione, per continuare con maltrattamenti e condizioni di semi-schiavitù che riguardano donne e bambini. Si tratta di un sistema di sostentamento generalizzato, che smentisce quanti meccanicamente ogni volta ammoniscono di non fare di tutta l'erba un fascio. Entrino nei campi rom e verifichino di persona quanti hanno un regolare lavoro e quanti i documenti in regola.
I campi rom sono enclave dove la legalità dello stato non entra, ma si dà il caso che da quei campi ogni mattina escono migliaia di uomini, donne e bambini pronti a derubare le classi medie e più umili della nostra società di ciò che si sono guadagnati con il sudore della fronte. Storici, antropologi e professori vari indaghino pure la cosiddetta "cultura rom", altra vulgata che va per la maggiore, se credono che i rom nelle nostre città ne siano i legittimi rappresentanti, ma in tutto questo non c'è nulla che valga la pena di essere preservato e tutelato. Se ne facciano una ragione: violini e pentole di rame non sanno più nemmeno cosa siano. I cittadini non ne possono più di dover sopportare l'illegalità altrui in nome di una pretesa "cultura" che nella loro realtà quotidiana si caratterizza per furto e violenza.
La maggioranza di governo farebbe bene a ricordarlo al presidente Napolitano: dialogo e rispetto delle istituzioni non significano potere d'interdizione da parte del Quirinale. Ci si mettono anche preti, vescovi e cardinali a predicare la carità cristiana a spese dei cittadini. Perché non aprono loro per primi, dando il buon esempio, le loro residenze vescovili e le porte delle basiliche?
Dubito, d'altra parte, che siano necessarie ulteriori risorse finanziarie, o l'assunzione di più uomini per le forze dell'ordine, altro ritornello buono per tutte le stagioni. A ben vedere non ne siamo più sprovvisti degli altri grandi Paesi europei. Né servono nuove e più severe leggi, semmai magistrati che lavorino scrupolosamente e una diversa gestione delle forze dell'ordine, che dovrebbero scontrarsi fisicamente con l'illegalità diffusa sul territorio e non limitarsi a prendere atto dei reati quando ormai sono compiuti.
Una testimonianza apparsa giorni fa sul Corriere mostra tutti limiti della legge Bossi-Fini. E' impensabile che lo stato sia in grado a tavolino di pianificare, nel cosiddetto "decreto flussi", il numero di permessi da rilasciare. Non dovrebbe esserci alcun tetto. Chi dimostra di avere un lavoro, ha un permesso di soggiorno. Altrimenti, finisce che a rimetterci sono onesti lavoratori, come nel caso riportato di Irina.
Ciò che voglio dire è che se osserviamo laicamente la realtà delle cose, il cittadino di Ponticelli, che non è un ideologo e non ha dello stato una concezione idealistica, riporrà la sua lealtà e le sue risorse economiche nell'organizzazione - non importa se privata o statale - più capace di garantire la sua sicurezza. E in questo caso serve a poco scandalizzarsi, la camorra è stata più efficiente dello stato. Chi lo guida dovrebbe cominciare a non darlo per scontato. Anche lo stato, se non vuole che organizzazioni di privati cittadini più o meno raccomandabili gli contendano il territorio a loro modo, deve guadagnarsi la propria autorità e la propria legittimità sul campo, giorno per giorno.
L'esplosione di intolleranza nei confronti dei rom è il risultato di almeno un decennio di totale indifferenza delle autorità politiche locali e nazionali e delle forze dell'ordine. Da oltre un decennio è mutato il tipo di microcriminalità che suscita maggiore allarme sociale nei cittadini: non è più lo scippo del tossicodipendente, per fare un esempio, come negli anni '80 e all'inizio dei '90, ma sono le rapine in strada e in abitazione, le aggressioni spesso particolarmente brutali, ad opera di individui che appartengono ad alcune specifiche comunità straniere.
E anche qui assistiamo a una fiera di ipocrisie e luoghi comuni sociologici. Bisognerebbe riflettere bene prima di gridare al razzismo o alla xenofobia. I cittadini, intellettualmente più onesti delle istituzioni pur con minori strumenti, avvertono che il pericolo non viene dai miti filippini, ma dai rumeni e dai rom oggi, come dagli albanesi ieri. Non viene dalle donne rumene, badanti in molte famiglie italiane, ma dagli uomini. Discriminazione razziale? Sessuale? No, semplicemente la realtà che i cittadini hanno di fronte agli occhi tutti i giorni.
Chi non passeggia per le grandi città circondato da 5-6 uomini di scorta, chi non viaggia su un'auto blu, chi non sta rinchiuso nelle comode sedi delle istituzioni, dei partiti, o delle redazioni, chi magari vive in periferia e prende la metropolitana, sa benissimo, perché fa parte del suo vissuto quotidiano, che i rom si sostentano quasi esclusivamente con il furto e l'accattonaggio minorile e vivono nella totale illegalità, a cominciare da baracche abusive e auto senza targa e senza assicurazione, per continuare con maltrattamenti e condizioni di semi-schiavitù che riguardano donne e bambini. Si tratta di un sistema di sostentamento generalizzato, che smentisce quanti meccanicamente ogni volta ammoniscono di non fare di tutta l'erba un fascio. Entrino nei campi rom e verifichino di persona quanti hanno un regolare lavoro e quanti i documenti in regola.
I campi rom sono enclave dove la legalità dello stato non entra, ma si dà il caso che da quei campi ogni mattina escono migliaia di uomini, donne e bambini pronti a derubare le classi medie e più umili della nostra società di ciò che si sono guadagnati con il sudore della fronte. Storici, antropologi e professori vari indaghino pure la cosiddetta "cultura rom", altra vulgata che va per la maggiore, se credono che i rom nelle nostre città ne siano i legittimi rappresentanti, ma in tutto questo non c'è nulla che valga la pena di essere preservato e tutelato. Se ne facciano una ragione: violini e pentole di rame non sanno più nemmeno cosa siano. I cittadini non ne possono più di dover sopportare l'illegalità altrui in nome di una pretesa "cultura" che nella loro realtà quotidiana si caratterizza per furto e violenza.
La maggioranza di governo farebbe bene a ricordarlo al presidente Napolitano: dialogo e rispetto delle istituzioni non significano potere d'interdizione da parte del Quirinale. Ci si mettono anche preti, vescovi e cardinali a predicare la carità cristiana a spese dei cittadini. Perché non aprono loro per primi, dando il buon esempio, le loro residenze vescovili e le porte delle basiliche?
Dubito, d'altra parte, che siano necessarie ulteriori risorse finanziarie, o l'assunzione di più uomini per le forze dell'ordine, altro ritornello buono per tutte le stagioni. A ben vedere non ne siamo più sprovvisti degli altri grandi Paesi europei. Né servono nuove e più severe leggi, semmai magistrati che lavorino scrupolosamente e una diversa gestione delle forze dell'ordine, che dovrebbero scontrarsi fisicamente con l'illegalità diffusa sul territorio e non limitarsi a prendere atto dei reati quando ormai sono compiuti.
Una testimonianza apparsa giorni fa sul Corriere mostra tutti limiti della legge Bossi-Fini. E' impensabile che lo stato sia in grado a tavolino di pianificare, nel cosiddetto "decreto flussi", il numero di permessi da rilasciare. Non dovrebbe esserci alcun tetto. Chi dimostra di avere un lavoro, ha un permesso di soggiorno. Altrimenti, finisce che a rimetterci sono onesti lavoratori, come nel caso riportato di Irina.
Thursday, August 23, 2007
Il successo del kebab e della bufala
Come si spiegano tutti questi negozi di kebab che stanno aprendo in giro per Roma? Ci sarà dietro Al Qaeda? No, non temete, non sto seguendo le orme di Rita Bernardini. A Ferragosto la segretaria di Radicali italiani ha avuto i suoi 15 minuti (ore) di notorietà lanciando l'allarme infiltrazione della camorra al centro di Roma - unica sua iniziativa di cui abbiamo memoria. La prova schiacciante addotta è il diffondersi del dialetto napoletano in pizzerie e negozi. Chiacchiere da bar, da autobus, o da sonnacchiosi pomeriggi nei saloni di Via di Torre Argentina.
Se una denuncia simile, seppure politica e non giudiziaria, va presa tremendamente sul serio, da un politico ci si aspettano argomentazioni un tantino più robuste.
A noi il kebab piace. E ci piace assai anche la pizza napoletana. Non stupisce che sia il kebab, sia la pizza napoletana, che le mozzarelle di bufala, stiano facendo registrare un discreto successo commerciale al centro di Roma, sostituendo vecchie trattorie ormai divenute too expensive anche per i turisti e certamente scadenti.
Comunque, la Bernardini può tranquillizzarsi, forse, ora che delle sue paure si è occupato niente meno che il prefetto Serra, convocando per oggi il Comitato per l'ordine e la sicurezza. All'ordine del giorno, infatti, compariva il tema dell'eventuale riciclaggio di denaro da parte della camorra vicino ai palazzi della politica, denunciato proprio dalla segretaria dei Radicali italiani. Dopo aver confrontato i dati e averne discusso con il questore Fulvi, il comandante provinciale dei Carabinieri e quello della Guardia di Finanza, il prefetto di Roma ha escluso che la camorra si sia impossessata del centro di Roma. Non esistono dati che facciano pensare a particolari infiltrazioni nel territorio sociale ed economico della città.
Vittoria della bufala campana sulla bufala radicale?
Se una denuncia simile, seppure politica e non giudiziaria, va presa tremendamente sul serio, da un politico ci si aspettano argomentazioni un tantino più robuste.
A noi il kebab piace. E ci piace assai anche la pizza napoletana. Non stupisce che sia il kebab, sia la pizza napoletana, che le mozzarelle di bufala, stiano facendo registrare un discreto successo commerciale al centro di Roma, sostituendo vecchie trattorie ormai divenute too expensive anche per i turisti e certamente scadenti.
Comunque, la Bernardini può tranquillizzarsi, forse, ora che delle sue paure si è occupato niente meno che il prefetto Serra, convocando per oggi il Comitato per l'ordine e la sicurezza. All'ordine del giorno, infatti, compariva il tema dell'eventuale riciclaggio di denaro da parte della camorra vicino ai palazzi della politica, denunciato proprio dalla segretaria dei Radicali italiani. Dopo aver confrontato i dati e averne discusso con il questore Fulvi, il comandante provinciale dei Carabinieri e quello della Guardia di Finanza, il prefetto di Roma ha escluso che la camorra si sia impossessata del centro di Roma. Non esistono dati che facciano pensare a particolari infiltrazioni nel territorio sociale ed economico della città.
Vittoria della bufala campana sulla bufala radicale?
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