Lasciamo per un momento da parte Giuliani e il suo radon, perché mi pare che il parlarne ci distolga da un aspetto più importante in tutta questa tragica vicenda.
I terremoti sono imprevedibili, si è detto. Eppure, il 31 marzo si riuniva a L'Aquila la Commissione Grandi rischi, con i massimi esperti italiani di terremoti. Si riuniva per fare che cosa, esattamente, se comunque non è possibile "prevedere" un terremoto? Di logica sembrerebbe essercene poca. E' ovvio però che dalla Commissione Grandi rischi non ci si aspettava una "previsione" in senso stretto, tale da dar luogo ad una evacuazione, ma almeno - come dice il nome stesso - un'attenta e scientificamente informata valutazione del rischio, che in qualche modo è a sua volta una previsione, sia pure probabilistica.
Molti aquilani sopravvissuti al terremoto hanno lamentato il fatto che fino a quella maledetta notte tra il 5 e il 6 aprile gli sia stato ripetuto di restare «tranquilli». Il signor Giuliani sarà anche "solo" un perito elettronico, un «imbecille», un cialtrone, ma i tanti signor "restate tranquilli"?
Ebbene, il dibattito sulla scientificità, o sulla semplice attendibilità, del modello predittivo di Giuliani sta nascondendo il fatto che Barberi, Boschi e gli altri sismologi "ufficiali" non hanno saputo effettuare una corretta valutazione del rischio con gli elementi in loro possesso. Prim'ancora che per non aver dato ascolto a Giuliani, hanno fallito perché non hanno saputo utilizzare al meglio i loro strumenti e le loro conoscenze: era in corso da tre mesi uno sciame sismico piuttosto anomalo, vista la grande quantità di scosse avvertite dalla popolazione negli ultimi giorni; lo sciame interessava una zona sismica considerata - non da Giuliani, ma dall'Ingv - tra le più a rischio, se non la più a rischio, d'Italia; e per di più, si poteva notare (a cavallo tra marzo e aprile) una tendenza all'aumento della frequenza e dell'intensità delle scosse (come provano la scossa di Sulmona di magnitudo 4 e le due ravvicinate a L'Aquila poche ore prima quella tremenda delle 3.32). Forse da quella riunione non si poteva proprio uscire ripetendo alla popolazione di restare «tranquilla».
Sbaglia chi critica Bertolaso. Il quale, a ben vedere, non ha del tutto ignorato l'allarme lanciato da Giuliani, come può far pensare la reazione scomposta nei suoi confronti, l'avergli dato dell'«imbecille», e poi persino la denuncia per procurato allarme. Proprio a seguito del perdurante sciame sismico, dell'allarme di Giuliani e della scossa del 29 marzo a Sulmona, Bertolaso decideva molto saggiamente di cautelarsi mettendo comunque in preallarme la Protezione civile e convocando a L'Aquila la Commissione Grandi rischi. Non potendo certo lanciare l'allarme catastrofe sulla base di una rilevazione non fondata dal punto di vista scientifico, almeno non sottovalutava la situazione e chiamava ad esprimersi i maggiori sismologi italiani.
Sono questi, gli scienziati "ufficiali", che hanno fallito e di cui troppo poco si parla in queste ore, anzi quasi per niente. Qui Giuliani non c'entra nulla. Hanno fallito non perché non hanno dato retta a Giuliani, o perché hanno sbagliato la "previsione" - che sappiamo essere impossibile allo stato delle conoscenze scientifiche attuali - ma perché non hanno effettuato una corretta valutazione del rischio, che era possibile con i dati di cui disponevano. A che serve una Commissione Grandi rischi se poi nessuno si assume la responsabilità del suo operato? Nel caso di Barberi, poi, siamo di fronte a un recidivo. Fu sempre lui, da capo della Protezione civile, a tranquillizzare tutti la mattina dopo la prima scossa del terremoto di Assisi nel 1997, dicendo che sarebbero seguite solo scosse di assestamento, minori rispetto all'evento della notte, mentre alle 11.42 una seconda e più devastante scossa fece crollare la volta della Basilica. Com'è che sono sempre le stesse facce da oltre dieci anni?
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Wednesday, April 08, 2009
Monday, April 06, 2009
Terremoti ancora imprevedibili, ma la scienza "ufficiale" non è senza macchia
La domanda che si fa particolarmente angosciante in queste ore è se il terremoto che ha devastato l'Abruzzo ieri notte era prevedibile. L'opinione diffusa è che i terremoti non siano prevedibili in modo tale da allertare le popolazioni interessate. Ma questa convinzione è messa in forte dubbio in queste stesse ore da un ricercatore, Giampaolo Giuliani, che in seguito allo sciame sismico che stava interessando l'Abruzzo da più di un mese aveva lanciato l'allarme sulla possibilità che si verificasse un terremoto "disastroso".
Non gli hanno creduto e lo hanno persino denunciato per procurato allarme. Cerchiamo di guardare ai fatti. La previsione di Giuliani non si è dimostrata di un'accuratezza tale da poter salvare delle vite, perché annunciava un terremoto "disastroso" domenica 29 marzo con epicentro a Sulmona. Se fossero stati evacuati i cittadini di Sulmona e delle zone limitrofe, trascorsa una settimana sarebbero rientrati nelle loro case giusto in tempo per venire colpiti dal terremoto che si è effettivamente verificato. E' un fatto anche che allo stato attuale nessuna ricerca sui cosiddetti "precursori sismici", in nessuna parte del mondo (neanche in Giappone o in California, dove di terremoti se ne intendono) ha fornito un'attendibilità tale da giustificare l'evacuazione delle popolazioni.
Anche perché se parliamo di misure così estreme come un'evacuazione, oltre ai costi esiste una seria questione di credibilità dell'allarme stesso. Se infatti l'evento non si verifica, l'allarme rischia di perdere credibilità presso la stessa popolazione. I falsi allarme rischiano di rendere sempre meno credibili gli allarmi successivi. Mi pare quindi che Bertolaso abbia agito per il meglio, secondo le informazioni in suo possesso. Ha denunciato gli allarmismi di Giuliani, ma nel contempo ha riunito la Commissione Grandi rischi con i più autorevoli sismologi italiani, mettendo in preallarme le strutture della Protezione civile, che a quanto sembra hanno prestato un soccorso tempestivo e di proporzioni adeguate alle dimensioni della tragedia.
D'altra parte però bisogna riconoscere che effettivamente lo sciame sismico che stava interessando l'Abruzzo era anomalo, perché se è vero che di solito questi sciami passano senza eventi rilevanti, questa volta molte scosse erano state avvertite dalla popolazione, e una di queste il 31 marzo aveva raggiunto una più che allarmante magnitudo 4. Uno sciame anomalo che forse avrebbe dovuto destare maggiori preoccupazioni nei nostri sismologi "ufficiali", visto anche che l'Abruzzo risulta dalle loro mappe tra le regioni a più elevato grado di pericolosità sismica. E' vero poi che Franco Barberi, vicepresidente della Commissione Grandi rischi, è lo stesso Barberi che da capo della Protezione civile la mattina dopo la prima scossa del terremoto di Assisi nel 1997 disse che sarebbero seguite solo scosse di assestamento minori rispetto all'evento della notte, mentre alle 11.42 una seconda e più devastante scossa colpì la zona, facendo crollare la volta della Basilica.
Se i terremoti non sono prevedibili, come ci dicono dall'Ingv, perché così spesso dopo un terremoto di una certa intensità ci assicurano che seguiranno solo scosse minori? Come fanno a saperlo? Non lo sanno affatto: una cosa che i terremoti dell'Umbria del 1997 e di ieri ci hanno dimostrato è che un forte terremoto non sempre e comunque è seguito solo da scosse di assestamento, ma a volte anche da scosse di potenza maggiore.
E' vero inoltre che dal punto di vista scientifico è discutibile non aspettare che le proprie teorie ricevano una verifica da parte della comunità scientifica prima di basare su di esse allarmi rivolti ai sindaci e alla stampa, alla quale ci si rivolge di regola solo dopo una pubblicazione. E' anche vero però che spesso le scoperte più importanti sono merito di personaggi al di fuori, o addirittura estromessi dalla scienza "ufficiale", e che la nostra comunità scientifica è particolarmente chiusa, asfittica e oligarchica, ed è difficile che le risorse seguano il merito. E' vero che la sensazionale "scoperta" di Giuliani non è stata pubblicata su nessuna rivista scientifica, ma è anche vero che non è facile pubblicare se non si ricevono i fondi adeguati e se non si fa parte delle conventicole giuste.
Insomma, non sarebbe stato prudente dare credito all'allarme di Giuliani, che tra l'altro non avrebbe salvato alcuna vita. Tuttavia, sarà solo un «perito elettronico», può essere stato solo un caso, ma siccome innegabilmente è andato molto, molto vicino alla previsione che avrebbe fatto la differenza, piuttosto che dargli dell'«imbecille», rinnegarlo come dipendente, come ha fatto l'Infn, o screditarlo (è solo un «tecnico, non un ricercatore», che lavora sui terremoti «a scopo personale») come ha fatto l'Inaf, Bertolaso, Boschi e i nostri istituti nazionali dovrebbero spiegare pacatamente all'opinione pubblica che non siamo ancora in grado di giustificare un'evacuazione su basi scientifiche, ma che allo stesso tempo alle ricerche di Giuliani verrà dato tutto lo spazio, l'attenzione e le risorse che meritano, e che verrà coinvolto in quelle che sono in corso.
Non gli hanno creduto e lo hanno persino denunciato per procurato allarme. Cerchiamo di guardare ai fatti. La previsione di Giuliani non si è dimostrata di un'accuratezza tale da poter salvare delle vite, perché annunciava un terremoto "disastroso" domenica 29 marzo con epicentro a Sulmona. Se fossero stati evacuati i cittadini di Sulmona e delle zone limitrofe, trascorsa una settimana sarebbero rientrati nelle loro case giusto in tempo per venire colpiti dal terremoto che si è effettivamente verificato. E' un fatto anche che allo stato attuale nessuna ricerca sui cosiddetti "precursori sismici", in nessuna parte del mondo (neanche in Giappone o in California, dove di terremoti se ne intendono) ha fornito un'attendibilità tale da giustificare l'evacuazione delle popolazioni.
Anche perché se parliamo di misure così estreme come un'evacuazione, oltre ai costi esiste una seria questione di credibilità dell'allarme stesso. Se infatti l'evento non si verifica, l'allarme rischia di perdere credibilità presso la stessa popolazione. I falsi allarme rischiano di rendere sempre meno credibili gli allarmi successivi. Mi pare quindi che Bertolaso abbia agito per il meglio, secondo le informazioni in suo possesso. Ha denunciato gli allarmismi di Giuliani, ma nel contempo ha riunito la Commissione Grandi rischi con i più autorevoli sismologi italiani, mettendo in preallarme le strutture della Protezione civile, che a quanto sembra hanno prestato un soccorso tempestivo e di proporzioni adeguate alle dimensioni della tragedia.
D'altra parte però bisogna riconoscere che effettivamente lo sciame sismico che stava interessando l'Abruzzo era anomalo, perché se è vero che di solito questi sciami passano senza eventi rilevanti, questa volta molte scosse erano state avvertite dalla popolazione, e una di queste il 31 marzo aveva raggiunto una più che allarmante magnitudo 4. Uno sciame anomalo che forse avrebbe dovuto destare maggiori preoccupazioni nei nostri sismologi "ufficiali", visto anche che l'Abruzzo risulta dalle loro mappe tra le regioni a più elevato grado di pericolosità sismica. E' vero poi che Franco Barberi, vicepresidente della Commissione Grandi rischi, è lo stesso Barberi che da capo della Protezione civile la mattina dopo la prima scossa del terremoto di Assisi nel 1997 disse che sarebbero seguite solo scosse di assestamento minori rispetto all'evento della notte, mentre alle 11.42 una seconda e più devastante scossa colpì la zona, facendo crollare la volta della Basilica.
Se i terremoti non sono prevedibili, come ci dicono dall'Ingv, perché così spesso dopo un terremoto di una certa intensità ci assicurano che seguiranno solo scosse minori? Come fanno a saperlo? Non lo sanno affatto: una cosa che i terremoti dell'Umbria del 1997 e di ieri ci hanno dimostrato è che un forte terremoto non sempre e comunque è seguito solo da scosse di assestamento, ma a volte anche da scosse di potenza maggiore.
E' vero inoltre che dal punto di vista scientifico è discutibile non aspettare che le proprie teorie ricevano una verifica da parte della comunità scientifica prima di basare su di esse allarmi rivolti ai sindaci e alla stampa, alla quale ci si rivolge di regola solo dopo una pubblicazione. E' anche vero però che spesso le scoperte più importanti sono merito di personaggi al di fuori, o addirittura estromessi dalla scienza "ufficiale", e che la nostra comunità scientifica è particolarmente chiusa, asfittica e oligarchica, ed è difficile che le risorse seguano il merito. E' vero che la sensazionale "scoperta" di Giuliani non è stata pubblicata su nessuna rivista scientifica, ma è anche vero che non è facile pubblicare se non si ricevono i fondi adeguati e se non si fa parte delle conventicole giuste.
Insomma, non sarebbe stato prudente dare credito all'allarme di Giuliani, che tra l'altro non avrebbe salvato alcuna vita. Tuttavia, sarà solo un «perito elettronico», può essere stato solo un caso, ma siccome innegabilmente è andato molto, molto vicino alla previsione che avrebbe fatto la differenza, piuttosto che dargli dell'«imbecille», rinnegarlo come dipendente, come ha fatto l'Infn, o screditarlo (è solo un «tecnico, non un ricercatore», che lavora sui terremoti «a scopo personale») come ha fatto l'Inaf, Bertolaso, Boschi e i nostri istituti nazionali dovrebbero spiegare pacatamente all'opinione pubblica che non siamo ancora in grado di giustificare un'evacuazione su basi scientifiche, ma che allo stesso tempo alle ricerche di Giuliani verrà dato tutto lo spazio, l'attenzione e le risorse che meritano, e che verrà coinvolto in quelle che sono in corso.
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