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Tuesday, October 28, 2003

Togliere il crocefisso è un'ipocrisia, la laicità va difesa altrove
Il crocefisso, il 'cadaverino': da togliere o da lasciare negli edifici pubblici? Sembra non avere termine e pause il processo di secolarizzazione nelle democrazie avanzate. Anche negli Stati Uniti si fa un gran parlare di simboli religiosi, della necessità o meno della loro rimozione dagli spazi pubblici e della politica per rispetto della separazione tra Stato e Chiesa, della laicità dello Stato costituzionalmente garantite. La Corte Suprema deciderà a giugno se mantenere o meno la formula «under God» nel «Pledge of Allegiance», il giuramento di lealtà alla nazione, alla libertà e alla giustizia. Quello che dobbiamo chiederci prima di prendere posizione è: il crocefisso nelle aule delle scuole, come l'«under god» del giuramento Usa, nei contesti di cui si parla, è percepito come simbolo religioso (quindi di una religione che esclude le altre), o piuttosto come simbolo del richiamo ai valori condivisi, alle tradizioni, alle radici di una nazione, dovendo invece esigere che la libertà di culto e la pari dignità tra le religioni siano assicurate da leggi laiche? Uno Stato laico può rinunciare totalmente alla propria identità, alla propria storia, deve avere scrupolo e ipocrisia nell'esprimerla per timore di essere accusato di intolleranza? Non è forse proprio grazie al processo di laicizzazione e secolarizzazione del secolo scorso che possiamo dirci meno impauriti che un crocefisso in un'aula rappresenti l'esclusione delle altre religioni e la negazione delle libertà religiose invece che l'ingenua richiesta di una generica protezione divina per le attività e gli occupanti di quel pubblico edificio?
Sul dibattito in America:
  • L'analisi di James Piereson sul Weekly Standard, tradotta da Il Foglio;

  • "Arguing the Pledge", Terry Eastland sul Weekly Standard
  • Per un po' non se ne parli
    Aperture dei Tg, titoloni sulle prime pagine dei giornali, e i 7 arrestati accusati di essere gli assassini di Massimo D'Antona non hanno certo goduto di un atteggiamento garantista da parte dei media. E' vero. E' anche vero che giornali e tv hanno per lo più riportato le dichiarazioni entusiaste di Pisanu, Berlusconi e Ciampi. Bisogna sperare che a questa elevata esposizione dei vertici istituzionali del Paese (l'annuncio degli arresti poteva essere affidato, come in passato, agli investigatori) corrispondano seri elementi di prova contro gli arrestati. Un buco nell'acqua non passerebbe certo inosservato. Ora i presunti innocenti si potranno difendere dalle accuse, la magistratura si esprimerà sull'attendibilità delle prove con tutte le garanzie previste. Non facciamoci prendere però dall'istinto di correre in difesa dei presunti più deboli, di compatire le vittime di chissà quale nuovo complotto ordito dallo Stato di polizia berlusconiano. Lasciamo che lo Stato si-ci difenda dalle Br, una volta tanto. E, soprattutto, che per un po' non se ne parli affatto, aiutando la giustizia e risparmiandoci la retorica delle 'letture' multilivello e del giustificazionismo.

    Saturday, October 25, 2003

    E' di nuovo possibile lasciare un prioprio commento ai post
    Il Rettore che "lancia una bomba"
    Via l'egalitarismo e il valore legale della laurea. La posizione di Salvatore Settis, Rettore della Normale di Pisa. Leggi l'editoriale
    Il Foglio
    L'elemosina dell'Ue all'Iraq
    Terminata la conferenza di Madrid tra i Paesi donatori per il nuovo Iraq. 33 miliardi di dollari raccolti, una somma non sufficiente a coprire l'intero fabbisogno stimato dalla Banca Mondiale in 55 miliardi di dollari. Più di 20 miliardi dagli Usa, 8 miliardi da Banca mondiale e Fmi, 13 da altri Paesi, tra cui l'Unione europea, con i suoi ridicoli 700 milioni di euro. Con questa scandalosa elemosima si pretende anche di contare qualcosa?
    «La notte porta consiglio». Potrebbero essere le parole dell'ultimo commiato. Poi, il mattino dopo, il ghiaccio che conosco, rabbrividisco e torno trasparente in questa città, fuggo il risveglio, le giornate. Oggetti, luoghi, persone, si svuota ogni angolo. Inizia a piovere sulla città degli oppressi, non smetterà facilmente. Quei minacciosi bei ricordi, sirene spiegate e rintocco di campane. Uno sguardo lucido e allucinato.

    Friday, October 24, 2003

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    *I 7 principi guida per una riforma americana dell'Onu
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    ... e il lancio di un'Organizzazione mondiale delle democrazie («Le democrazie potrebbero coordinare i loro sforzi per promuovere la libertà nel mondo»), la stessa di Emma Bonino e Marco Pannella. In occasione dell'ultimo incontro del Council on Foreign Relations, l'assistente al Dipartimento di Stato, il vice di Colin Powell Kim Holmes ha presentato un documento intitolato "The Challenges Facing the United Nations Today: An American View", un vero e proprio progetto americano per la riforma dell'Onu, i cui principi guida sono 7: responsibility, accountability, effectiveness and rationalization, stewardship of financial resources, modernization, credibility, freedom.
    Le speranze per il mondo si chiamano libertà, democrazia, libero commercio. Le nuove sfide che l'America si aspetta che la comunità internazionale affronti si chiamano terrorismo e proliferazione delle armi di distruzione di massa. La risoluzione Onu 1511 è un passo avanti per la ricostruzione dell'Iraq e la sovranità degli iracheni.
    L'america vuole «lavorare con le Nazioni Unite, raggiungere obiettivi comuni tramite la diplomazia multilaterale, per questo continuerà a coinvolgere la comunità internazionale». «La storia ci ha assegnato la responsabilità di combattere il terrorismo, non solo per l'America, ma per tutto il mondo». Per farlo bisogna riformare l'Onu, non con una nuova dottrina, ma partendo dai suoi principi. «Ci vuole un Consiglio di Sicurezza realmente più rappresentativo: il modo migliore per farlo è garantire che ne facciano parte i paesi democratici». «Anche sull'Assemblea generale ci sarebbe da intervenire: troppi paesi membri sono dittature che non rappresentano legittimamente i propri cittadini. L'Assemblea avrebbe un'autorità morale maggiore se gli Stati membri avessero governi democratici», invece in alcuni dibattiti e decisioni perde di credibilità. «Ogni diritto a partecipare o guidare gli organismi della Nazioni Unite implica, come minimo, una responsabilità: essere in grado di onorare la maggior parte degli standard di decenza previsti dalla Carta delle Nazioni Unite». «Un regime che minaccia i suoi vicini, sostiene il terrorismo e abusa dei diritti dei suoi cittadini dovrebbe essere ineleggibile al Consiglio di Sicurezza. I membri della Commissione Onu sui Diritti umani dovrebbero essere esempi di libertà e di stato di diritto». Libertà individuali, diritti civili e libertà economiche possono sconfiggere fame e povertà, portare la pace. «Le democrazie potrebbero coordinare i loro sforzi per promuovere la libertà nel mondo».

    1945. Le difficoltà della ricostruzione nella Germania post nazista
    Foreign Affairs, la pubblicazione del Council on Foreign Relations, ha pubblicato uno straordinario documento. Ecco il rapporto nel quale Allen Dulles presentava nel 1945 al Council le difficoltà della ricostruzione in Germania. «U.S. troops on conquered territory, infrastructure in ruins, international squabbling over reconstruction: a window onto occupied Germany seven months after V-E Day, when progress was still unsteady and Europe's future hung in the balance». Leggi tutto
    A scatafascio la scienza in Italia
    Carlo Rubbia, premio nobel per la fisica, già presidente dell'Enea su nomina del governo di centrosinistra di Massimo D'Alema, poi commissario straordinario allo stesso ente per decisione del governo attuale, non è stato riconfermato alla presidenza dalla commissione Attività produttive della Camera per 12 voti a 11. Vittima illustre di partitocrazia e lottizzazioni.
    Intervista a uno dei leader della Spectre
    Richard Perle intervistato a Gerusalemme da due giornalisti del Jerusalem Post, articolo tradotto ieri dal quotidiano Il Foglio.
    Gli insediamenti - «Hanno reso molto più complesso il problema di Israele. Se siete costretti a difendere ciò che è indifendibile, vi trovate impigliati in un bel dilemma».
    La road map - «La sostanza del discorso del 24 giugno (Qui l'audiovideo) era questa: per prima cosa si deve trasformare l'Autorità palestinese, poi si darà l'appoggio a uno Stato palestinese. La road map dice: cominciate la trasformazione dell'Autorità palestinese in modi che sono reversibili, e noi inizieremo a muoverci in favore dello Stato palestinese».
    Arafat - «Se voi e il vostro paese cedete ad Arafat, non avrete niente a che fare con noi. Se inviate il vostro ministro degli Esteri o del Commercio ad Arafat, non sperate di poter inviare qualsiasi ministro da noi. Se adotterete questa politica, tutti dovranno fare una scelta».
    Giustificazione della guerra in Iraq - «Cambio di regime». «La situazione, in Iraq, migliora di giorno in giorno. E questo resta vero anche se oggi dovesse scoppiare un'autobomba».
    La Siria - «La Siria è in se stessa un'organizzazione terroristica»
    Falsa la strage di civili a Gaza denunciata dai palestinesi
    Lo documenta il video filmato da un aereo 'drone' israeliano. Nessun civile era in strada quando i missili hanno colpito l'auto dei terroristi di Hamas in fuga. Leggi
    Israele.net

    Thursday, October 23, 2003

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    * il cata-litico
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    «L'assemblea generale dell'Onu contro il muro in Cisgiordania. La risoluzione, non vincolante, è stata approvata dall’Assemblea generale, dopo una trattativa tra paesi arabi e dell'Ue (che hanno imposto alcune modifiche). L'Europa ha votato a favore, gli Usa contro, assieme a Micronesia e Isole Marshall. L'ambasciatore israeliano all'Onu, Dany Gillerman: "Ipocriti. Si preoccupano più dei nostri tentativi di difenderci dal terrorismo, che del terrorismo". Il vicepremier Olmert: "La costruzione del muro andrà avanti". Mahatir, premier malese, accusa i grandi esponenti della democrazia che "terrorizzano il mondo". Il ministro degli Esteri israeliano Shalom denuncia il crescente antisemitismo nel mondo islamico e in Europa.»
    Il Foglio
    1/C'è muro e muro
    L'equiparazione tra il muro che stanno erigendo gli israeliani e che li dividerà dai territori palestinesi e l'altro precedente storico del muro di Berlino non sta proprio in piedi. Può essere suggestiva, ma è mistificatoria. A parte che a Berlino il muro fu eretto per impedire l'emorragia di berlinesi dell'est sovietico verso l'ovest democratico e in Israele viene eretto semmai per impedire l'entrata nel Paese, anche in termini di scopi e simboli il paragone non sta in piedi e chi vi allude è sciocco o peggio. I tedeschi dell'ovest non volevano compiere attentati terroristici contro i tedeschi dell'est. Si voleva impedire che cittadini di uno stesso popolo, con una stessa lingua, cultura e storia, vivessero insieme in uno Stato democratico.
    Per quanto iniziativa di discutibile utilità e di sicuro rammarico, va pur sempre riconosciuto l'obiettivo che è quello di proteggersi da un terrorismo che sta davvero riuscendo a destabilizzare la stessa esistenza dello Stato ebraico. Se davvero lo si vuole definire come molti fanno, è un nuovo 'ghetto' in cui sono costretti a rinchiudersi essi stessi: nessuno vuole che non si esca, ma si cerca di non far entrare, è un sistema di difesa dalle incursioni di quei kamikaze di cui ci si dimentica in fretta, soprattutto, e volentieri, in Europa. Non solo dovremmo metterci nei panni di chi è costretto a vivere tutti i giorni sotto questa costante disumana minaccia, ma dovremmo cogliere nella costruzione del muro il segno di un'enorme debolezza, di un grido di aiuto troppo spesso inascoltato da una comunità internazionale sensibile molto più al dramma palestinese, reale, ma del quale la responsabilità è quasi tutta a carico delle leadership arabe, Anp compresa.
    Poi c'è questo già famoso accordo di Ginevra per la pace che verrà siglato il 4 novembre tra politici e intellettuali israeliani e palestinesi. Una bella iniziativa, ma impopolare e con pochi elementi di realismo. Tutto è bloccato sul rifiuto da parte dell'Anp di usare la forza per disarmare i terroristi e per smantellare le loro organizzazioni.


    2/Accordo sì, ma i dubbi sono leciti
    Difficile da giudicare l'accordo, non ancora firmato, ma raggiunto con l'Iran per lo stop al suo programma per l'arricchimento dell'uranio, tappa essenziale per dotarsi di testate atomiche. La Repubblica islamica accetta senza condizioni i controlli a sorpresa e dovunque degli ispettori dell’Aiea. Riescono nell'impresa i ministri degli Esteri Jack Straw (GB), Dominique de Villepin (Francia) e Joschka Fischer (Germania), a colloquio con l’omologo iraniano Kamal Kharrazi e con il consigliere per la sicurezza nazionale Hassan Rowhani. Contropartita la cooperazione dei tre Paesi europei per lo sviluppo del nucleare civile. Rowhani precisa però: "Per decisione volontaria - e quindi non su pressione dell’Aiea - il governo iraniano ha deciso di firmare il protocollo", "in segno di buona volontà sospenderà ad interim tutte le attività di arricchimento dell’uranio". Tuttavia, "il protocollo non deve minacciare gli interessi, la sicurezza e l’orgoglio nazionale iraniano".
    A questo punto i dubbi sono leciti. Delle due l'una: o una sapiente azione diplomatica, una 'first resource' (contrapposta alla 'last resource', la guerra) ha prevenuto una prossima crisi internazionale, oppure ci si è semplicemente lasciati ingannare da un regime chiaramente clerico-fascista che intanto verrà aiutato a superare il suo momento di crisi economica e politica, ma sarà pronto a denunciare a suo piacimento i protocolli. Certo è alta la delusione tra gli oppositori iraniani che vedono gli europei salvare il regime che li opprime.

    Lettura: Gli ayatollah di Teheran chinano la testa, ma la chinano "ad interim"
    Tutto sulle malattie dell'Europa in tre minuti
    Credo sia utile tornare a segnalare l'intervento fatto ieri da Marco Pannella nella seduta del Parlamento europeo dedicata all'attività del semestre di presidenza italiana e della Cig sul nuovo trattato costituzionale europeo. Riascolta l'intervento. I tre minuti concessi sono sufficienti al leader radicale per illustrare i suoi capi d'accusa a questa Europa, che forse non s'ha da fare e s'ha d'aspettare.
    Alla Conferenza dei donatori, che inizia oggi a Madrid, la Ue dovrebbe stanziare circa 1 miliardo di euro per la ricostruzione dell'Iraq, gli Usa 15 miliardi di dollari.
    5 giugno 1947. Marshall capì che la missione dell'America in Europa non finiva con la liberazione
    Il Foglio ha pubblicato oggi, tradotto, il discorso pronunciato ad Harvard con il quale George C. Marshall, premio nobel per la pace nel '53, convinse gli americani a spendere per ricostruire ed esportare il benessere in Europa. Nel 1947, a soli due anni dal termine della guerra, e oggi come allora, non solo la forza è necessaria per assicurare ai popoli un futuro di libertà e pace: offrire concrete prospettive di benessere a chi vive la fame e il caos aiuta la nascita delle democrazie, è interesse anche dei Paesi già ricchi. Marshall spiegò la stretta relazione che intercorreva tra sviluppo della democrazia, impatto sull'economia americana, ed esigenza della ricostruzione in Europa. Non assistenzialismo unilaterale, ma un programma europeo concordato e condizionato, pensato per sistemi di libero mercato e nell'ottica del libero commercio internazionale. Una scelta di sistema che era strategica e rappresentò di conseguenza un passo deciso anche verso la guerra fredda. Leggi
    Per i distratti un bilancio per punti del processo di ricostruzione in Iraq
    Risulterà molto utile ai distratti questo articolo-promemoria di Michael Novak uscito su National Review e tradotto dal quotidiano Il Foglio: 24 gli obiettivi dell'amministrazione Usa in Iraq, 15 raggiunti, e gli errori che ci sono stati. Da tenere in vero sempre a portata di mano quanto giornali e tv ci tempestano con loro malcelata soddisfazione con il conteggio sempre aggiornato dei soldati Usa caduti per mano dei repubblichini di Saddam. Non è facile, ma non va poi così male. Leggi

    Wednesday, October 22, 2003

    ..:: il borsino ::..
  • Iraq & Bush & Putin, all'unanimità nuova risoluzione Onu
  • Marco Pannella, per questo intervento al PE, in cui prende a mazzate la bozza di nuovo trattato costituzionale per l'Ue. Lui non lo sa, ma se gli danno pochi minuti va alla grande
  • Martino: «Per me Bin Laden è morto». Beato te
  • PRT accusato dal Vietnam, da questi nemici molto onore
  • Juve e Milan in testa, cosa le distingue dalla Roma? 2 punti o due arbitri?
  • Inter, finalmente fuori Cuper, e senza panettone
  • Italia Rugby, grandi ragazzi!
  • Per te che ti svegli presto al mattino
  • Marco Cappato e Platinette, la soubrette scrive sul suo blog 'inCappato', non un esercizio di stile
  • la mia piccola, che sprezzante dei pericoli tira giù mazzate che è un piacere al mondo accademico
  • Roma, una città divenuta troppo piovosa
  • I Radicali e la candidata Sponza, l'"alter"-n-attiva, di corsa verso un nuovo KO, che senso ha?
  • Vietnam, se fosse necessario tornarci per finire il lavoro
  • Blair, malore cardiaco al vertice di Bruxelles: troppi caffé o la vicinanza dei leader continentali?
  • De Niro, per lui un tumore alla prostata, ma non grave. Secondo i medici col fisico che ha si rimetterà presto
  • Moratti, cessioni: Panucci R.Carlos Simeone Seedorf Pirlo R. Baggio Ronaldo Crespo Mutu Adriano (sbagliare è umano, ma perseverare...)
  • Michele De Lucia e Andrea Turchetti, speriamo per loro che abbiano millantato («poco lubrificata, ma ben fatta»)
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    * il cata-litico
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    Questa Europa non s'ha da fare, s'ha d'aspettare
    Vi è venuto il dubbio? A me sì. Non sarebbe forse il caso di fermarsi per un po' e consolidare quanto di importante già raggiunto, accontentandosi per ora di apportare quei pochi correttivi istituzionali imprescindibili e rinviando i grandi dibattiti, le grandi scelte, a tempi migliori? Un dubbio, non una certezza, che si insinua accompagnato da semplici considerazioni.
    Tranne forse Tony Blair, la cui statura politica e il cui considerevole europeismo sono però frenati dal congenito euroscetticismo britannico, oggi sulla scena europea non disponiamo di grandi statisti, di grandi leader dotati dello slancio ideale e della visione politica necessari per traghettare questo processo verso un'Unione politica compiuta, efficiente, dei popoli, democratica.
    Nella costituzione in corso di approvazione, che rappresenta ovviamente un passo intermedio, le riforme sospese in un futuro incerto da qui a dieci anni, quando cioè entreranno in vigore, e il flebile compromesso burocratico raggiunto ricalcano ancora gli egoismi e gli interessi nazionali, anziché superarli in un progetto visionario, coraggioso, federale se vogliamo, ma comunque capace di guardare all'insieme e non alle singole parti. Mancano all'Europa, e mancheranno anche con il prossimo assetto istituzionale, un governo forte, eletto dai cittadini, e un Parlamento agile, rapido nel recepire i cambiamenti delle società che rappresenta, e quindi capace di un rapporto di sintonia e fiducia con l'elettorato: due limiti decisivi anche alla nascita e allo sviluppo di un ruolo esterno dell'Ue. Invece che indirizzarsi verso, o elaborare, modelli costituzionali chiari, efficienti, sinceramente democratici, si procede scommettendo su alchimie e improbabili modelli matematici che hanno l'ambizione di incasellare in un fragile equilibrio gli egoismi ancora forti dei singoli Stati. La confusione, anziché la separazione, dei poteri, l'esasperato burocraticismo e il tecnocraticismo diffuso, l'attaccamento a privilegi e protezionismi in tutti i settori, le velleità da grandi potenze, il continuo tutti-contro-tutti, rendono già oggi difficile l'unione economica, annunciano divisioni insanabili per una politica estera e di difesa che vuol dirsi comune. I numerosi vertici europei noiosi, asfittici, privi di iniziativa, intrappolati in tatticismi che nulla evitano e che a nulla portano, testimoniano un preoccupante vuoto politico e ideale.
    Il fattore economico non si può sottovalutare. La crisi economica europea, dovuta principalmente alla rigidità dei mercati, a welfare troppo onerosi, all'anemia demografica, al ritardo delle riforme strutturali, ai privilegi e alle troppe presunzioni ormai schiacciate dalla globalizzazione, accrescono le tensioni tra gli Stati membri, più preoccupati di tutelare i propri interessi e di soddisfare i 'particulari' bisogni, piuttosto che di sviluppare una visione comune del futuro. In questo panorama già incerto si inserisce l'auspicato, ma pur sempre critico, accoglimento di dieci nuovi Paesi nell'Unione.
    Prendiamo atto serenamente della forza degli interessi particolari, delle divisioni che generano, su tutto, in gran parte provocate anche da condizioni di fatto che non aiutano e dalle numerose novità (euro, allargamento) degli ultimi anni non ancora assimilate, ma anche della timidezza europeista di leadership ancora gelose delle prerogative e dei fasti nazionali (sintomi, in realtà, di insicurezza), prendiamoci una pausa di riflessione per evitare danni irreparabili ora e per rilanciare con maggiore vigore e convinzione domani. Consolidiamo le posizioni, dico, se mancano oggi il fraterno europeismo, la volontà, le capacità, le condizioni favorevoli a passi decisivi, a scelte ispirate, come lo furono quelle dei padri fondatori dell'Europa. Non a torto per la verità, molti temono che fermarsi ora potrebbe significare vanificare tutti gli sforzi fatti, sottolineare le divisioni anziché puntare sulle ragioni di contatto, quindi provocare un'inarrestabile regressione del processo politico: no, bisogna accontentarsi dei passi in avanti, quelli possibili, per piccoli e imperfetti che siano. Come conciliare dunque queste preoccupazioni, entrambe fondate, ma di natura opposta?

    Letture: "Blair in linea rossa" e "Eurogranaglie"

    Tuesday, October 21, 2003

    Ipocriti gli uni, sconfitti gli altri
    E dopo l'approvazione all'unanimità della risoluzione Onu 1511 i nodi vengono al pettine. Ulivo e politica estera non vanno proprio d'accordo. Per alcuni (maggioranza Ds, Margherita) Dio Onu ha parlato ed ora, ma solo ora per carità, la missione militare è legittima. Per altri (sinistra Ds, Verdi, Comunisti) sempre di occupazione si tratta. Ma Pecoraro Scanio è contento perché la risoluzione chiede un calendario entro il 15 dicembre per il passaggio «dalla fase dell'occupazione militare, a quella del ritorno alla democrazia». Ops, ritorno alla democrazia? Quale, quella di Saddam?
    La posizione degli 'sconfitti' è più coerente: si sono sempre opposti alla guerra e alla politica americana in Iraq e la decisione dell'Onu non cambia nulla. Sostenere che solo la risoluzione Onu ha reso legittima la presenza militare in Iraq è degli 'ipocriti': le decisioni di politica estera sono, come tutte le altre, legittime se approvate da un Parlamento sovrano, dalla maggioranza e nel rispetto delle norme costituzionali. Se pure si è convinti che in un organismo internazionale risieda una superiore qualità morale, che gli sarà però arbitrariamente attribuita, ciò nulla ha a che vedere con la legittimità. Legittimità che non può essere chiamata in causa nemmeno per la guerra condotta dagli Stati Uniti non in violazione, ma come conseguenza delle risoluzioni dell'Onu. Mesi fa gli 'ipocriti' hanno dovuto cedere agli estremisti pacifisti interni alla loro coalizione, lo hanno fatto non per convinzione, ma per opportunismo, e ora tentano di riacquistare credibilità. Ben vengano, ma paghino dazio.
    La notizia
    RadioRadicale.it
    "Prima tutti a invocare l'Onu. Ora che l'Onu c'è l'Ulivo non sa che fare"
    Il Foglio
    "Non solo Neocon"
    Oggi c'è un interessante paginone pubblicato dal quotidiano Il Foglio dedicato al dibattito culturale che si è sviluppato intonro alla nuova politica estera ed economica americana dopo l'11 settembre. Intellettuali e analisti, si fa notare, pensano in modo simile o parallelo ai neocons. Non l'ho ancora letto, ma mi pare interessante.
  • Quella sinistra americana che ragiona come i neocon

  • Le tre sinistre

  • La rivoluzione di Bush vista da due clintoniani

  • Il manifesto dei realistic

  • Tutto il paginone
    Il virus dell'antisemitismo contagia il Forum Sociale Europeo. Chirac incappa in uno 'strano', ma non troppo, incidente diplomatico
    «L'antisionismo un po' seduce e un po' fa litigare le anime della gauche. Sos Racisme contro il Forum sociale e un suo oratore. Il quotidiano Maariv contro Chirac». L'articolo
    Il Foglio
    Gli Stati Uniti multilaterali. E gli altri?
    «Bush ha due proposte multilaterali per l'Iraq e per la crisi coreana. Patto a sei per neutralizzare le minacce di Pyongyang e una via onusiana per gli aiuti a Baghdad. Chi ci sta e chi no».
    Il Foglio

    Monday, October 20, 2003

    E se ci fosse da tornare in Vietnam?
    Dopo Russia, Cina e Cuba: «A tre anni di distanza, il PRT è di nuovo sotto accusa alle Nazioni unite. Questa volta è il Vietnam a sostenere che i radicali sono alleati di gruppi terroristici nel sud-est asiatico che hanno come capo Kok Ksor e la sua Montagnard Foundation. Il 30 settembre scorso, il PRT ha presentato la sua terza memoria al Comitato sulle Organizzazioni Non-Governative che esaminerà il caso dal 15 al 19 dicembre. Nel suo documento il Partito Radicale Transnazionale affronta punto per punto le accuse vietnamite e si rifiuta categoricamente di presentare le scuse formali per aver dato la possibilità a Kok Ksor di prendere la parola alla Commissione diritti umani di Ginevra e non si impegna ad escluderlo in futuro dalla propria delegazione all'Onu». La notizia. Da questi nemici, molto onore.
    Tornare in Vietnam per finire il lavoro, quello sporco lavoro è vero, ma gli esiti di quella guerra hanno significato oppressione e morte per il popolo vietnamita e forse è oggi è l'ora dell'ingerenza umanitaria, l'unico strumento per rendere validi non solo sulle carte i diritti naturali degli uomini.
    RadioRadicale.it
    "What It Takes to Be a Neo-Neoconservative"
    I liberal di oggi che, come i neocon, si battono per la democrazia in Medio Oriente: Paul Berman, Michael Ignatieff, Christopher Hitchens. «This generation of liberal intellectuals, like its precursors, prefers to see itself less as a political coalition than as an assemblage of writers with diverse views - which of course it is. Ideological labels are always provisional. Yet however much their attitudes toward the war in Iraq differ from those of such contemporary neoconservatives as William Kristol and Robert Kagan, they are heirs of the same intellectual tradition. Given this, can they still be classified as liberals? Or could it be that they've become... neoconservatives?», James Atlas su The New York Times
    Camillo
    "Defeating Fascism, Again"
    «"Fascism," the subject of my first 15 years' professional study, is used so often as a term of general opprobrium that it has been gutted of all serious content in popular usage. More's the pity, since fascism is back, big-time, and it would be worthwhile to try to understand it in order to drive it back under the slimy rocks where it was hidden for much of the last half-century.», Michael Leeden su National Review. Non ci distraiamo per favore.
    Camillo
    Telekom Serbia e l'Italia che al contrario vaaa, (tatta tarataaa)
    E' un'Italia che gira al contrario quella in cui si chiede conto a un giornalista del proprio lavoro, per quanto di parte sia, e non a chi ha finanziato il dittatore Milosevic. Non crediamo alle tangenti, ma diteci perché avete finanziato Milosevic con i nostri soldi. Ecco dunque chi minaccia davvero la libertà di stampa. Silenzio di tomba da Ordine dei giornalisti e da Fnsi, ma che volete, Belpietro non è Santoro. Leggi il commento. Da sottoscrivere
    Il Foglio
    Intervista a Belpietro
    RadioRadicale.it
    'Risoluzione' Iraq. Gli ipocriti e gli sconfitti
    «Prima tutti a invocare l’Onu. Ora che l’Onu c’è l’Ulivo non sa che fare. Truppe in ordine sparso. Per D’Alema e i riformisti la missione è legittima, ma per i pacifisti a oltranza, no». Una politica estera comune, non dico per l'Europa, ma almeno per l'opposizione italiana sì. Leggi tutto
    Il Foglio

    Friday, October 17, 2003

    'Risoluzione' Iraq. "Sporcarsi le mani (tutti, anche a sinistra)"
    «Ora sarà difficile per l'opposizione italiana, che sta sempre con l'Onu, continuare a sostenere la linea secondo cui i nostri soldati dovrebbero essere ritirati dall'Iraq». Leggi tutto
    il Riformista
    Pensioni d'oro, che culo!
    Mettere un tetto è demagogico? A voi la risposta. L'articolo
    il Riformista

    Thursday, October 16, 2003

    :: Il borsino. Supplemento ::
    Nel borsino, ovviamente tra chi scende, ho colpevolmente scordato lui, l'indignato speciale, braind, perché odia Berlusconi, ma aspetta con impazienza il condono per il suo misero abuso edilizio. La sinistra che si indigna per il condono lo fa vomitare, dice, perché lui invece avrebbe votato Silvio solo per quello.
    :: Il borsino ::
    diffidate delle imitazioni
  • Arabia Saudita, spiragli
  • Iraq, sei mesi dopo, "non ci lasciate"
  • Giovanni Paolo II, 25 anni/1, 25 anni/2, 25 anni/3. Grande statista e comunicatore
  • De Gasperi, le scelte più importanti
  • Minoli, per l'eccellente speciale su De Gasperi, ma il ritorno di Mixer slitta di un anno. Perché la Rai lo tiene in formalina e nessuno dice niente? Si è perso qualcosa??
  • Andreotti, ospite fisso da Vespa, pure vispo
  • Fernet Branca e mazze da golf, sempre utili
  • robottino dell'anno, parteciperò al concorso
  • L'Onu, ingenuamente: come mai riunite il Consiglio di sicurezza per condannare un raid aereo contro postazioni armate, che non ha fatto vittime, e avete dormito quando si trattava di un raid suicida che ha fatto fuori una ventina di persone in un ristorante di Haifa? Impresentabile
  • Arafat e Abu Ala, cip e ciop. Aperta la stagione della caccia
  • Violante, «non è più in grado di tessere intrighi». Il processo imbastito contro Andreotti ha rafforzato la mafia: tempo, energia, denaro pubblico sperperati e tolti alla persecuzione dei veri criminali
  • Il consigliere D'Erme, a forza di giocare con gli stronzi...
  • Qui, c'è molta confusione. E c'è chi si diverte a giocare a monopoli
  • achtung achtung, borsino in arrivo sul binario 4

    Tuesday, October 14, 2003

    Riepilogo per i distratti/2
    Sei mesi dopo la liberazione dell'Iraq «c'è un manipolo di fedeli al dittatore che, insieme ai fascisti arabo-islamici, vuole restaurare la dittatura e uccide chi si impegna per un Iraq libero e democratico». Paul Bremer, l'amministratore dell'Autorità provvisoria, pur riconoscendo i problemi di sicurezza a Baghdad, ha presentato la relazione sui primi sei mesi di presenza in Iraq. I risultati, snobbati dalla stampa internazionale, sono sul sito ufficiale: cpa-iraq.org. Leggi "L'Iraq è libero"
    Il Foglio
    Riepilogo per i distratti/1
    Articolo di Robert Kagan e Bill Kristol su Weekly Standard. "Why We Went to War"
    Camillo
    "Ahnuld's Third Way. A New Politics?"
    Le considerazioni di Andrew Sullivan sull'elezione di Terminator a Governator: «The election of body-builder-actor Arnold Schwarzenegger as governor of the largest state in the U.S. is both less and more remarkable than it seems.» Leggi tutto
    Andrew Sullivan

    Monday, October 13, 2003

    Medio Oriente. «Eppur si muove»
    Primo passo verso la democratizzazione in Arabia Saudita. Una componente elettiva sarà prevista nei prossimi consigli municipali. Le prime elezioni nella storia della monarchia assoluta annunciate dal principe ereditario Abdullah. Leggi
    RadioRadicale.it

    Thursday, October 09, 2003

    :: Il borsino ::
  • Fini, idee liberal sull'immigrazione, provocazione o diversivo?
  • Schwarzenegger 'terminatore' della California, vai e ammazzali tutti!
  • Capezzone, ha fatto sapere che comincia ad andare in palestra
  • Zambrotta, «C'è del marcio in Danimarca». E pure nella Juve
  • Michele, che dire, in salita da 4 borsini. Il candidato ideale, votalo!
  • Aldo Moro
  • Hector Cuper, ha martoriato Moratti per avere degli esterni, ha fatto mandar via Ronaldo, ora l'Inter sa con chi prendersela. Mazzate sulle gengive
  • Massimo Moratti, una brava persona, ci mette cuore e soldi... ma pure tante cazzate. Ormai un monumento vivente alla jella
  • Matteo Marchesini, il «nulla nullificante» prende vita (aria fritta e acqua in polvere). Chi lo conosce lo evita
  • robba, missing in action durante lo speciale Br
  • braind, è convinto che «sotto Reagan è nato l'aids». Ancora molti colpi in canna
  • Siria/1 e Iran, siete avvertiti, attenti ai 'suppostoni' in arrivo
  • Siria/2, risoluzione anti-Israele nel cestino
  • I numerosi nobel italiani del 2003, giubilo nel mondo accademico. Proviamo uno scambio di ostaggi: i nostri cervelli in formalina per i cervelli stranieri
  • Arnold SchwarzeneggerSu Schwarzenegger. Esperimento interessante
    Per il segretario dei Radicali Capezzone, «ha potenzialità liberali e non conformiste. Starà a lui, ora, cogliere l'occasione fino in fondo, mostrandosi all'altezza della prova di governo, e lasciando da parte i toni demagogici che pure non sono mancati nella sua campagna elettorale». Nutriamo interesse per il «repubblicano» Schwarzenegger, perché «si è più volte dichiarato pro-aborto, contro le discriminazioni degli omosessuali e a favore della depenalizzazione delle droghe leggere» e per i suoi «riferimenti ad Adam Smith e a Milton Friedman. Quale leader "progressista" europeo può dire di sé altrettanto?». Il neoeletto governatore della California è «un politico che non ha paura di dire "meno Stato in economia", e, al tempo stesso "nessun passo indietro sui diritti civili"».
    RadioRadicale.it
    Tuttavia, mi sembra utile segnalare questa interessante e attenta analisi del voto californiano. Aspetti come sempre ambivalenti, positivi e nagativi, uno spunto di riflessione, non per giungere a delle conclusioni, ma per farsi delle domande. Qui l'articolo
    Leggi anche:
    La partita dei repubblicani
    "La sindrome di Taricone". E' snob pensare che attori o vip tutto muscoli siano per forza stupidi?
    Il Foglio

    Wednesday, October 08, 2003

    Che immagine avete del nostro premier Berlusconi? Robba lo vede come il neo-governatore Schwarzenegger. Lo speciale è quasi finito, ma... c'è solo un superstite, robba l'abbiamo persa.
    Con Israele, paese aggredito, non più oppressore
    Sembra che la risoluzione di condanna del raid israliano di domenica, sottoposta al Consiglio di Sicurezza dell'Onu dalla Siria, sia affondata, nel cestino, senza bisogno del veto Usa. Nazioni Unite e Unione europea, amiche del vecchio e compromesso leader Arafat e sensibili alla causa palestinese (anche se di fatto la danneggiano), ma indifferenti al dolore di Israele, potrebbero aver compreso il messaggio lanciato con il raid. Segnale diretto, e recepito (con le dichiarazioni di Bush per ribadire il diritto all'autodifesa), anche dagli alleati americani, che negli ultimi tempi avevano preteso troppo. La Siria nella lotta al terrorismo «sta dalla parte sbagliata. Dalla parte del terrorismo». Per tenere alzata la guardia nella lotta contro il terrorismo non c'è altro modo. Ed eliminare il terrorismo, gli Stati terroristi, è condizione non sufficiente, ma necessaria per dare ai palestinesi una pace e una patria. Dopo l'11 settembre, l'America, non Israele, ha sancito il metodo di difesa dell'Occidente dal terrorismo: colpire i terroristi dovunque si nascondano, qualunque Stato li ospiti.
    Road map morta e sepolta? Probabile, il primo adempimento è stato, per l'ennesima volta, rigettato dal nuovo premier palestinese Abu Ala, che si è subito affrettato a dichiarare di non avere alcuna intenzione di disarmare e smantellare le organizzazioni terroristiche.
    L'Onu? Il suo ruolo, il suo fallimento, tutto nella domanda dell'ambasciatore israeliano al segretario generale Kofi Annan: come mai riunite il Consiglio di sicurezza per condannare un raid aereo contro postazioni armate, che non ha fatto vittime, e avete dormito quando si trattava di un raid suicida che ha fatto fuori una ventina di persone in un ristorante di Haifa?
    Culturalmente estranei
    John Bolton, dopo gli incontri all'Aspen Insitute Italia. «L'Europa, contrariamente a quanto accaduto nella prima parte del XX secolo, vive in un mondo di pace e questa è una cosa splendida. L'America vive nel resto del mondo che non è così pacifico. Gran parte delle incomprensioni che vediamo oggi sulle due sponde dell'Atlantico deriva proprio da questa diversa percezione del mondo in cui viviamo».
    «Noi crediamo fortemente nel legame con la Nato e con l'Europa, semmai siamo preoccupati che nei paesi europei questo atteggiamento non sia ricambiato».
    «Questa storia di non ascoltare gli alleati e del fare tutto da soli andrebbe meglio raccontata. Perché
    credete che ci siamo sottoposti a quell'interminabile esercizio diplomatico all'Onu se non per far contenti gli alleati? C'erano risoluzioni che potevano consentirci un'azione immediata che invece abbiamo rinviato per mesi». C'era di mezzo la questione della "legittimità". «L'America non riconosce alcuna autorità al di sopra della propria Costituzione. Non crediamo che l'Onu sia l'unica fonte di legittimazione. Da dove – ad esempio – può venire la legittimazione di un futuro governo iracheno se non dagli stessi iracheni? La legittimazione alla fine dei conti siamo noi stessi, è qualcosa che attiene alla nostra libertà individuale».
    ... E questo qualcosa è culturalmente estraneo alla politica europea.

    Monday, October 06, 2003

    Uscivo dal portone, giungevano insieme in quel momento Adri e R.. Eravamo tutti eleganti, per un matrimonio, o un funerale. Più lontano Marco, portava con sé dei girasoli. «Sto andando alla radio», spiego a R., che però mi dice di aspettare, per vedere se serve. Lui intanto si va a fare un altro piatto di spaghetti. «No - lo fermo per un braccio - andiamo a berci qualcosa insieme piuttosto».

    Friday, October 03, 2003

    :: Il borsino ::
  • Blair, e il suo spessore politico
  • Berlusconi e Tremonti, arrivano 'ste riforme!?
  • Andreotti e Cossiga, simpatici nonnetti
  • Vasco, troppo giusto sugli spinelli
  • Michele, se lo merita, mi ha sopportato
  • Noi quattro, perché siamo dei 'bravi ragazzi'
  • Il Cepu, presto un nuovo illustre iscritto
  • Aldo Biscardi
  • I Sindacati, sciopericchio pro-forma. Persa una buona occasione per non prendere per il culo i lavoratori
  • Il ministro Gasparri, appena aperto bocca gli hanno votato contro
  • Veltroni, che sfiga! Povero Uolter
  • La nuit noire, che sfiga! Noi poveracci in bici
  • Pecoraro Scanio, rompe ancora dopo il black out. Disse no al nucleare. Indecente
  • I Radicali, in silenzio dopo il black out. Dissero no al nucleare. Dignitosi
  • 'Panama gomme', per l'incendio. Doloso?
  • Chi ci guadagna
    La legge Gasparri. Non so se sia una legge sbagliata, magari è la più giusta e lungimirante possibile, ma so chi se ne avvantaggia e saprò giudicare. Come in passato. Leggi
    il Riformista
    Senti chi parla/2
    La riforma delle pensioni? A sinistra molti sanno che è necessaria, ne sono consapevoli fin dal 1994, ma temono che ad avere il coraggio di farla sia Berlusconi. Leggi. E D'Alema parlava pure meglio.
    Il Foglio
    Senti chi parla/1
    Alcuni estratti del discorso del premier britannico Tony Blair al Congresso laburista del 30 settembre. «In una mano l'America, nell'altra l'Europa». Leggi
    Il Foglio

    Wednesday, October 01, 2003

    Scatto d'orgoglio o vera svolta?
    Berlusconi e Tremonti sulle pensioni convincono, i sindacati si oppongono pro-forma, per non perdere la faccia, con uno sciopericchio di rito, ma ben sanno della necessità della riforma. Ricordiamo tra l'altro come appoggiarono la riforma Dini, non risolutiva e assai penalizzante (decurtò le pensioni). Mi chiedo: meglio portare gli anni di contributi a 40 e l'età pensionabile a 65, o vedersi tagliata la pensione dal 92 all'80 per cento dello stipendio?
    E il centrosinistra che farà, visto che a farci i conti in tasca e ad invocare la riforma è la Commissione europea guidata dal futuro candidato premier? Metterà la testa nella sabbia o parteciperà a migliorarne il testo?
    Sappiamo però che per risolvere davvero la questione previdenziale in Italia, e dunque anche quella del debito pubblico, occorre aumentare la percentuale di occupati e far accedere i giovani nel mondo del lavoro con qualche anno di anticipo rispetto a quanto accade oggi. Comunque un balzo in avanti del Governo dopo il pantano partitocratico nel quale il premier era sprofondato: scatto d'orgoglio o vera svolta riformista? Vedremo.
    Critiche neocons a Bush
    «I neoconservatori continuano a criticare George W. Bush sulla guerra in Iraq con argomenti "di sinistra", quasi a voler dimostrare ai poco attenti giornali internazionali che il movimento neocon, ammesso che esista, non ha affatto "sequestrato" la politica estera americana né può essere confuso con l'ala estrema della destra repubblicana». L'articolo. E sul Weekly Standard così David Gelernter.
    Camillo
    Liberation: Prodi il peggiore
    «Editoriale del giornale della sinistra francese contro Prodi, "il peggior presidente di sempre della commissione", e contro la stampa italiana che, eccezione fatta per il Giornale, "ignora questa triste realtà" soltanto perché, essendo "in maggioranza ostile alla coalizione di governo, crede che Prodi sia la sola speranza credibile per la sinistra di sostituire l'attuale presidente del Consiglio". Libé spiega anche "l'evidente conflitto di interessi" di Prodi che sembra voler "complicare la vita di Berlusconi" per non far firmare la nuova Costituzione europea a Roma, durante il semestre italiano di presidenza». L'articolo
    Camillo
    Blair con Clinton, Blair con Bush
    «Quella profonda "complicità politica" fra Tony Blair e Bill Clinton, che scattava ogni volta che i due principali leader del mondo anglofono si incontravano, e quell'"amicizia fraterna" che legava i dioscuri internazionali del centrosinistra riformista anni 90, sono i cardini del più potente "founding myth", mito fondatore della "Terza via", sempre citato in modo nostalgico dai democrats e dai laburisti di sinistra, quando guardano lo stato dei rapporti fra Blair e il successore di Clinton. Ma, secondo un nuovo libro di Peter Riddell, il più autorevole commentatore politico del Times londinese, si tratta di un falso storico: Blair trovava Clinton irritante e "patronizing" nella sua sicumera, e preferisce di gran lunga trattare con il più terra terra Bush». Tutto l'articolo
    Il Foglio
    Schroeder si riallinea. "Chirac, auf Wiedersehen"
    «Non dirà mai "il mio amico Bush", ma manterrà la promessa di aiutarlo in Iraq. Fa felice la Cdu: riforme bipartisan». Tutto l'articolo
    Il Foglio

    Tuesday, September 30, 2003

    La nuit noire
    Ore 3.20. Usciamo da palazzo Falconieri al numero 1 di via Giulia, dietro piazza Farnese. Le prime gocce di pioggia si trasformano rapidamente in acquazzone. Giunti sotto palazzo Farnese... stun e salto nel buio. Subito le prime grida divertite, da finto panico a giubilo, a fracassare e far volare bottiglie a piazza Campo de' fiori. Le sagome spettrali dei palazzi, i vicoli oscuri e umidi di pioggia, scorazziamo fradici con le nostre bici per le vie del centro fino a casa. Ciascuno cercava di sgonfiare la propria ansia con fasulle battute ironiche. Ore dagli occhi avidi e gli animi cupi. Roma così, spogliata, ma invisibile, e nostra.

    Monday, September 29, 2003

    Mi sto innervosendo. Ormai è tardi. Dobbiamo escogitare il modo per uscirne fuori, vender cara la pelle, fargliela pagare. E' ora di finirla di fare la parte dei 'bravi ragazzi'. Ormai è tardi.
    Fronte del PortoLa valle dell'Eden
    Aveva collaborato con Tennessee Williams per la messa in scena di 'Un tram chiamato desiderio', con Arthur Miller per 'Morte di un commesso viaggiatore'. Poi 'Fronte del porto', 'La valle dell'Eden', 'Splendore nell'erba'. Ieri Elia Kazan è morto nella sua casa di Manhattan, a New York, all'età di 94 anni. Negli anni '50 il regista denunciò alla commissione per le attività antiamericane del senatore Joe McCarthy alcuni suoi compagni del partito comunista, in cui aveva militato negli anni Trenta. Quando nel 1999 gli fu attribuito l'Oscar alla carriera, a Hollywood non mancarono le polemiche. Nato a Costantinopoli nel 1909, Kazan si trasferì insieme con i genitori greci negli Stati Uniti pochi anni dopo. Studiò teatro all'università di Yale. Nel 1934 si iscrisse al partito comunista e fino alla Seconda guerra mondiale fece attività politica in circoli di sinistra.

    Friday, September 26, 2003

    :: Il borsino ::
  • Sir Blair, scuse ufficiali dalla Bbc
  • Putin, oggi laureato honoris causa alla Sapienza. Per l'alto contributo alle scienze demografiche dimostrato nella crisi cecena
  • L'europeo dell'anno, colpisce al cuore le pulzelle davanti allo schermo
  • Il comitato dei Radicali, da oggi un 'membro' che farà la differenza
  • Il nostro amm. del., oggi ha fatto un affare
  • Prodi, pure su Eurostat?! si dia una calmata
  • Berlusconi a Wall Street, fa ridere, ci sta simpatico, ma non convince
  • Il min. della Salute Nirchia, come mai in tutti i governi italiani i ministri della Sanità e dell'Istruzione sono di gran lunga i peggiori??
  • Barbara Palombelli, Francesco non ti ha raccontato proprio niente sugli spinelli??
  • Il Milan, io avrei puntato sul rilancio di Rivaldo
  • I senatori, "maleducati e... sporcaccioni!"
  • Tifosi violenti, spaventati dal monito di Ciampi
  • Il nostro amm. del., ops... gli è sfuggito un dettaglio
  • Alex Del Piero

  • Scuse ufficiali...
    ... e senza mezzi termini per i servizi del suo giornalista d'inchiesta. La notizia
    Guardian
    Quando ad essere smentita è l'informazione ufficiale
    Cambia, al giorno d'oggi, il concetto stesso di controinformazione. to be continued issue. L'articolo
    1972
    "Chirac l'ègoiste": orgogliosamente IO
    «Affonda l'Onu, la road map e l'Europa. Ma dal punto di vista francese, in che cosa sbaglia?». Uno spunto interessante di Daniele Bellasio. L'articolo (colonna di sinistra).
    Il Foglio
    Per ora né finanziaria, né Governo
    Troppo vero. Qui l'articolo
    il Riformista
    Invece, in Francia ecco cosa decide il Governo.
    Il Foglio
    "Interrogativi senza risposta"
    Sabino Cassese ancora su «tv, Autorità garanti e silenzi del Parlamento». Da dietro le quinte, aggiungiamo noi, Berlusconi deve temere qualche agguato. Tutto l'articolo
    Corriere della Sera

    Wednesday, September 24, 2003

    :: Il Borsino ::
  • Il Cav. Berlusconi, bravo! all'Onu niente gaffe, è già un buon risultato

  • Il nostro caro direttore, complimenti per l'abbronzatura

  • Doc.di.Straord.Att., bel taglio di capelli

  • Adriano braind, perché lo so io
  • Kofi 'barboncino' Annan, che racconta balle al mondo, ma tanto conta come il due di picche

  • Monsieur le president Chirac, che non cita l'Italia come possibile new entry nel Consiglio di sicurezza

  • Quelli di report su Raitre, per l'ignobile trasmissione goebbelsiana di ieri sera

  • Adriano braind, perché lo so io
  • Ormai si rischia la farsa
    Ieri quel barboncino di Kofi Annan, buono per i salotti buoni delle buone coscienze della sinistra mondiale, è stato capace di rifilare l'enorme balla dell'Onu garante della pace e della stabilità mondiale negli ultimi 58 anni. Ma quando mai? Dove è vissuto quest'uomo, cameriere di Willy il principe di Bel-Air? Non mi dilungo con l'ampia lista di insuccessi e inadempienze catastrofiche dell'organizzazione da lui presieduta, ma ormai le Nazioni Unite hanno perso la faccia, sono in-credibili, i principi enunciati dalla gloriosa carta di S. Francisco sono violati dalla maggior parte dei suoi Stati membri e Annan non si fa molti scrupoli mi pare: riformi l'Onu e poi ne riparliamo. A garantire, non la pace, che non c'è stata affatto, ma una minima stabilità globale, è stata la guerra fredda. E a portare avanti i principi universali sanciti dalla carta dell'Onu, la democrazia e la libertà, sono stati gli Stati Uniti e i loro alleati. "Con Bush in un altro mondo", insiste come insiste Chirac, mentre il Berlusca si è fatto imbavagliare per non spararle grosse anche in mondovisione e il suo discorso così correct faceva tenerezza. Un messaggio per tutti: siete lì per affrontarle le sfide.
    I ceceni capiranno - La Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza di Roma è pronta a consegnare al presidente russo Vladimir Putin una bella patacca dal nome laurea in honoris causa, e con il beneplacito del Cav. Chissà cosa si nasconde dietro questa alta decisione accademica di cui non si sentiva affatto il bisogno. In Facoltà sono però sicuri che i ceceni capiranno.
    Dopo gli ultimi rilanci del faccendiere di Anguillara Igor Marinielli, trovatisi di fronte a nuove acrobazie legali, i capi dei movimenti di guerriglia per la LDRIES hanno deciso di sospendere la tregua recentemente raggiunta e di riprendere la lotta armata fino alla rimozione dell'entità stupida. La nuova trattativa aperta con il Duetto riguarda la possibilità di un suo esilio nella nuova serie dello sceneggiato italiano Vivere, nella parte di un manager incasinato, ingenuo e vittima di terribili intrighi femminili. Nei prossimi giorni verranno diffusi i dettagli dell'operazione, tuttora allo studio dell'avv. Cesarotti Previtielli, che pare debba coinvolgere anche nuovi personaggi femminili provenienti dagli ambienti più sofisticati dell'archivismo e del giornalismo radiofonico nazionale.

    Tuesday, September 23, 2003

    Il nuovo Iraq
    1972 segnala quello che definisce "uno dei più straordinari racconti sulla realtà irachena del dopo-Saddam". «Johann Hari è un giornalista dell'Independent, il quotidiano britannico che con più veemenza si è schierato contro la guerra in Iraq. Ma Johann Hari è soprattutto un professionista che all'ideologia preferisce l'analisi della realtà. Tre amici di Hari – Sama, Yasser e Abtehale, giovani iracheni in esilio a Londra da oltre vent'anni e membri dell'IPO (Iraqi Prospect Organisation per la democrazia in Iraq) - la scorsa estate hanno rimesso piede nella loro patria liberata. Al loro ritorno in Gran Bretagna hanno descritto quel che hanno visto e sentito.» La storia per intero. Alcuni estratti.
    1972
    "La tv che voleva suonarle a Blair è stata suonata"
    Editoriale di Giuliano Ferrara. In un Paese dove le cose funzionano seriamente, luce è stata fatta e c'è chi ne paga le conseguenze. La commissione d'inchiesta ha concluso, come finalmente ammesso anche dalla Bbc, che ad essere una bufala era il servizio di Andrew Gilligan in cui si accusava il governo Blair e non il dossier anti-Saddam. Gilligan perderà la sua funzione alla Bbc e... niente girotondi!
    Il Foglio
    Medio Oriente. Frammenti di storia
    Un professore palestinese, personaggio nient'affatto marginale, Tawfik Abu Bakr scrive sul giornale dell'Anp Al Ayyam invitando ad imparare da Israele come si costruisce uno Stato. Basta portare in trionfo gli "amanti della morte", basta con la "cultura dell'autoinganno" e la politica autolesionista del 'tutto e subito' che porta al disastro la causa palestinese. Per realizzare uno Stato palestinese e la pace occorre "sacrificare l'impossibile al possibile". Il 2° articolo
    Il Foglio
    "Il lupo nella tana liberal del New Yorker"
    Paul Wolfowitz alla New School University intervistato da Jeffery Goldberg, giornalista del New Yorker esperto in Medio Oriente, Africa ed Europa. Non è stata una passeggiata per il sottosegretario neocon. L'articolo
    Il Foglio
    "I nodi costituzionali della Legge Gasparri"
    Editoriale di Sabino Cassese. «Il disegno di legge Gasparri opera su un caso interessante di contraddizione tra una tecnologia (futura) che consente di moltiplicare i canali e le offerte, producendo le condizioni per l'apertura del mercato e ponendo le premesse per risolvere il problema del pluralismo, e una situazione (presente) di forte concentrazione. Un innesto chiaro tra presente e futuro, con date certe sulla fase di passaggio e conseguenze sicure ed automatiche in caso di inadempimento, potrebbero evitare un ulteriore intervento della Corte costituzionale.»
    Corriere della Sera

    Monday, September 22, 2003

    S & L
    E' stato il mio primo matrimonio ebraico. Intenso, suggestivo, romano, caciarone. Intimi, semplici, ricchi di simboli sia il rito in Sinagoga, sia la preghiera collettiva prima della cena. Ho indossato, e poi ovviamente trafugato, la semplice kippot data in dotazione all'ingresso del Tempio. Immancabile la zia giunta per l'occasione da Israele. La cena, squisita e abbondante, si è aperta e conclusa con danze sfrenate. Particolarmente allegre quelle ebraiche. Gli invitati formavano un grande circolo danzante dentro il quale venivano stretti gli sposi. Seduti sulle loro sedie, S & L venivano sollevati più volte da decine di braccia festose. Non sono mancati revival e anni '60, come anche Macché ce frega, macché ce 'mporta.... Alla fine della festa, l'ultimo canto, l'emozionante Tikva. Lunga e felice vita insieme ai due bellissimi e simpaticissimi sposi, Simone e Letizia.
    Wesley Clark, l'unica alternativa
    Ottima cosa che Bush junior abbia un valido concorrente alle prossime elezioni presidenziali. E' un ex generale, comandante della Nato e protagonista della guerra contro Milosevic nel 1999. Un democratico, ma non aspettatevi un pappamolla. L'articolo
    1972
    Fermare il terrore allora si può, se volesse Arafat
    Quell'Onu che ignora e calpesta la sua stessa carta costitutiva e l'Europa sempre più decadente e cinica difendono il terrorista Arafat, che candidamente ammette in Tv di essere in grado, se lo volesse, di fermare il terrorismo. L'intervista
    1972

    Sunday, September 21, 2003

    Il '68 dei ragazzi 'normali'
    Ci si chiedeva l'altra sera alla trasmissione Infedele di Gad Lerner se la generazione del '68 in Italia avesse avuto successo o se invece avesse fallito, mancando di permeare la società dei propri ideali e di occupare posizioni di potere in politica. Quel movimento sarebbe stato catalizzato dalle ideologie e i suoi ideali sarebbero caduti, inghiottiti, nel buco del terrorismo.
    I prodotti culturali e politici della generazione del '68, a mio avviso molti positivi, ma anche molti estremamente negativi, si sono imposti e costituiscono parte della linfa della società in cui viviamo oggi. Quel movimento portava con sé anche il terribile esito del terrorismo. Tuttavia, mentre le ideologie totalitarie e gli assassini che ne sono stati affascinati sono stati sconfitti dalla storia, sono stati i centinaia di migliaia di "bravi" ragazzi, subito scomparsi di scena allora, ad aver portato con sé, nel corso degli anni, nell'anonimato, e con le loro vite "normali", i valori, i progressi, i frutti di quell'epoca. Questi ultimi, le loro storie, meritano la nostra attenzione oggi, mentre per troppo tempo siamo stati ad ascoltare i ricordi deliranti delle ex br. Noi abbiamo spiegato loro, e non viceversa, la storia ci ha fatto capire i perché, non le loro azioni criminali.
    Il governo zombie e nessun governo ombra
    Il governo Berlusconi è pressoché fallito. Si avvia, come ogni altro governo dell'Italia repubblicana e della II Repubblica, dopo le promesse e le ambizioni iniziali, a galleggiare fino a fine legislatura barcamenandosi con riformicchie e aggiustamenti, nel tentativo, come sempre vano, di rivincere le elezioni. Le ultime speranze sono legate alle riforme istituzionali. La spinta riformistica si è esaurita avendo prodotto qualche bel topolino. Nessun danno è stato arrecato ai diritti dei cittadini e ai principi della Costituzione. I danni di oggi, per i quali si sono tanto scalmanati i girotondisti e gli ulivisti, sono di vecchia data, e né centrodestra né centrosinistra hanno mai dimostrato di preoccuparsene se non per propaganda. Nessuna riforma della giustizia nell'interesse del cittadino, ma solo piccole misure, legittime, in qualche caso condivisibili nel merito, ma attuate per salvare il solo Berlusconi dalla magistratura politicizzata. Debole la riforma del mercato del lavoro, "strutturale" col c.... quella delle pensioni, una beffa. Buone le leggi antidirigiste per le grandi opere. Attenuanti: il sistema Europa in crisi (ha ragione Ferrara: «un’Europa fiacca, irrilevante, stagnante»), l'euro, l'11 settembre, il debito pubblico italiano alto, preso in eredità dalla storia, che non permette di per far crescere l'economia facendo leva sul deficit. La politica estera è un'altra questione. Partita sotto i buoni auspici dello sganciamento dall'asse franco-tedesco per schierarsi con Usa, Gran Bretagna, Spagna e Paesi dell'est europeo, vive ora, proprio sotto il semestre italiano dell'Ue, nuove profonde incertezze e irrilivanze, a parte la cerimoniale firma a Roma del nuovo 'predicozzo' costituzionale Ue. Ma non può essere tutto facile, a chi governa viene chiesto di risolverli i problemi, non di declamarli. Ci teniamo la concertazione, i condizionamenti e i giochi di coalizione, il premier cabarettista senza più autorità né leadership in Cdm, la svolta e il nuovo slancio che non arrivano mai. Gli stessi elettori della CdL giudicheranno dalle cose che c'erano da fare e non sono state fatte; non dalle promesse, né dalla propaganda avversaria. Sono passati quasi 3 anni, ne passeranno 5, l'Italia è sempre più in ritardo, le cose ancora tutte da fare, e quando arriverà la mazzata la responsabilità sarà di tutti. Speriamo per lo meno che dal centrosinistra ci regalino un'alternativa accettabile e non troppo puzzolente.

    Saturday, September 20, 2003

    Note(S)
    Se ci ripenso mi sento sicuro. Ve lo potrei raccontare. Mi sento all'oscuro nelle mie perlustrazioni mentali. Esco dalla porta sul retro, mi scordo del resto, 26 cent, le bionde sul tavolo non ci sono più. La mia T-shirt anche le sere di ottobre me la ricordo bene, a sentir fresco. I fari delle auto si rincorrono sull'asfalto bagnato. Sfffffsssssccchhhh

    Karma police, arrest this man
    He talks in maths
    He buzzes like a fridge
    He's like a detuned radio

    Karma police, arrest this girl
    Her Hitler hairdo is
    Making me feel ill
    And we have crashed her party


    Tutto racchiuso in dei particolari. Troppo comodo, troppi particolari, vissuti tutti minuto dopo minuto. L'arresto di una marcia funebre di rose. Puntare, ridere. Uscito di scena poco fa, con il dito ancora fumante, dal ridere. Ho messo da parte qualcosa. Pezzi di carta, scarabocchi, ma non qualche minuto per perdermi.

    All my life, I worshipped her
    Her golden voice, her beauty's beat
    How she made us feel
    How she made me real
    And the ground beneath her feet
    And the ground beneath her feet

    And now I can't be sure of anything
    Black is white and cold is heat
    For what I worshipped stole my love away
    It was the ground beneath her feet
    It was the ground beneath her feet


    Se ci ripenso vacillo. La voce, lo schermo, la rabbia. Un segreto ancora troppo nascosto. Non si può cancellare. La madre lo sa. Racconti di vecchi in fin di vita, sul palmo di una mano. Occhi che gettano la sfida oltre la siepe. Laggiù si può morire

    Sono io la morte e porto corona,
    io Son di tutti voi signora e padrona
    e così sono crudele, così forte sono e dura
    che non mi fermeranno le tue mura.
    Sono io la morte e porto corona,
    io non di tutti voi signora e padrona
    e davanti alla mia falce il capo tu dovrai chinare
    e dell 'oscura morte al passo andare.
    Sei l'ospite d'onore del ballo che per te suoniamo,
    posa la falce e danza tondo a tondo:
    il giro di una danza e poi un altro ancora
    e tu del tempo non sei più signora.

    Thursday, September 18, 2003

    La Bbc chiede scusa. Sexed up le accuse contro Blair
    «Camillo segnala la conclusione di una vicenda che, non conclusasi come i più speravano, è scomparsa dai media italiani. La Bbc chiede scusa, ammette di aver sexed up le sue accuse a Blair e Campbell, e di aver commesso errori e imprecisioni. Era ieri e anche oggi su tutti i giornali inglesi, di sinistra, di sinistrissima e di destra. Zero (con un'eccezione) sui giornali italiani, i cui editorialisti continuano a scrivere che Blair ha falsificato i dossier.»
    Camillo

    Wednesday, September 17, 2003

    Tuesday, September 16, 2003

    Telekom-Serbia. Speciale di RadioRadicale.it
    Alla ricerca delle responsabilità politiche. La ricostruzione dell'operazione, la questione politica, con tutte le audizioni in Commissione d'inchiesta dall'archivio di RadioRadicale.it. «Il governo di allora deve rispondere all'opinione pubblica di un'operazione finanziaria che si è rivelata oltre che fallimentare, soprattutto una generosa elargizione e un consistente aiuto al regime criminale di Milosevic». Vai allo speciale
    RadioRadicale.it
    Capezzone "sbarca" in America
    «Il segretario di Radicali italiani Daniele Capezzone è negli Stati Uniti per presentare il suo libro Uno shock radicale per il 21mo secolo. Fitta agenda di conferenze (alla Casa italiana della New York University e all'American Enterprise Institute a Washington) e incontri (con think-tank, direttori di giornali, al Dipartimento di Stato). Oltre alla presentazione del libro, obiettivo della visita è stabilire degli importanti contatti per compiere un passo deciso verso l'Organizzazione mondiale delle democrazie e per far conoscere il complesso delle iniziative radicali». Il programma delle conferenze e degli incontri
    RadioRadicale.it

    Monday, September 15, 2003

    Fico o irritante. Il film di Bertolucci The Dreamers è ben poca cosa. E' però spassoso e divertente a tratti. Certe scene sensuali. Ti prende, ti stuzzica la fantasia, ma in fine dei conti hai sempre l'impressione che ha giocato con i soliti luoghi comuni. E' fico e mi è piaciuto. Mi piaciono questi filmetti. La colonna sonora era splendida (tutti capolavori rock e blues dell'epoca), ma banale (non compratevi il cd, i brani li avrete quasi tutti). E poi ha ragione robba: "La parte sana, viva e veramente rivoluzionaria è l'america". La 'vecchia' Europa non fa che rivivere cliché borghesi e giacobini. Irritante per zeccacce e fighetti pariol-morettiani.
    Prima di A. Avete notato le nuove divise degli arbitri?? Hanno vinto lo scudetto... Già proprio come la Juve, se lo sono meritato.

    Saturday, September 13, 2003

    Il mondo difende Arafat, ma non aiuta la pace
    E Israele sbaglia. Basta con questi annunci che provocano solo solidarietà intorno all'anziano leader. Si passi direttamente all'azione. Sui rischi

    Le conseguenze della mediocrazia
    Il Foglio

    Thursday, September 11, 2003

    Magdi AllamPenne mercato. Le 'bombe' di JimMomo
    Era il 24 aprile scorso quando diedi per vicino il trasferimento di Magdi Allam dalla Repubblica al Corriere. Direi che la strategia del 'giocatore' si è rivelata vincente. Qui la 'bomba' del 24 aprile
    Della serie, non avevamo dubbi
    Queste le verità di Ferlaino (e le nostre già da molto tempo). Così vanno le cose nel tragicomico mondo del pallone. E indovinate oggi il potere chi ce l'ha? E ci lamentiamo che non riusciamo a vincere i mondiali? Qui l'intervista
    A me il film è piaciuto, ma Merlo ha ragione
    Secondo me Francesco Merlo, l'autore del commento che segue sul film di Bellocchio 'Buongiorno, notte', ha dato una lettura del film in chiave politica, mentre a mio avviso il linguaggio cinematografico usato da Bellocchio è tale da non accostare il film a tesi politiche o a pretese ricostruzioni complottarde. A me il film è piaciuto, proprio perché l'ho seguito con questa predisposizione. Tuttavia trovo che Merlo abbia ragione, sia sulla figura della Braghetti, sia sul clima intellettuale che circonda oggi i terroristi.
    «Dunque di nuovo saremmo scemi, noi che già allora eravamo scemi perché antidemocristiani ma democratici. Dunque ora saremmo scemi perché non capiamo, anzi non sappiamo e neppure immaginiamo quanti bei sogni di libertà facevano, tra un omicidio e l'altro, i criminali delle Brigate rosse. E, scemi come siamo, benché pazientemente ce lo spieghino un film celebratissimo, la Braghetti, la Faranda, Il Foglio, e persino l'Unità, ancora oggi non vediamo com'era bello e simbolico e candido il sogno di riscatto e di purezza che la brigatista, carceriera e assassina di Moro, fece poco prima di partecipare alla sua uccisione.
    E chissà dopo la morte di Moro cosa ancora sognò, prima di commettere gli altri delitti, questa stessa signora Braghetti, che ora fa la scrittrice ed è l'ispiratrice del film di Marco Bellocchio, "Buongiorno, notte", che noi a Venezia non avremmo premiato neppure se ci fosse piaciuto, perché non se ne può più dei pazzi che devono anche avere ragione, di queste anime aride che non sognano ma delirano, visto che i sogni veri sono privati e solo i mostri non hanno privato ma ambientano le loro visioni sulla panchina di Lenin o sulla locomotiva proletaria, e nel sonno vedono la faccia di Stalin e sentono il coro dell'Aida, Schubert e i Pink Floyd. Questi sono sogni? Chissà come ci resterebbero male Fellini e Buñuel... Insomma non ne possiamo più di questa psicologia degli assassini, che avrebbe bisogno più di un infermiere che di un regista cinematografico. D'altra parte siamo scemi anche perché non ci convince che sarebbe bastata una scoppoletta a fermarli, e che gli assassini di Moro non erano mostri ma mostriciattoli sognatori, e che anzi c'era una delicatezza nascosta in loro, come un fiore nel corpo di una iena, e che il vero mostro stava invece altrove, nel sottofondo dello Stato, nel doppio Stato che con una mano combatteva e con l'altra proteggeva le brigate rosse, come ha raccontato Adriana Faranda al Giornale e all'Unità : «Ancora mi chiedo perché non ci hanno mai preso. Eravamo l'anello debole, abbiamo consegnato decine di lettere, eravamo così vulnerabili e non capisco perché non ci prendevano». Insomma, erano, in fondo in fondo, tutti buoni i protagonisti di quei terribili giorni di morte. Tutti buoni, ci suggerisce questa ricostruzione psicanalitica, tranne il Papa, Andreotti e il Pci. E' come se ci fosse una stessa tensione che corre tra la Faranda di allora e alcuni giornali di oggi, tra i quali incredibilmente l'Unità, ovviamente di ora e non certo di allora, che fu il giornale della fermezza dello Stato (tutto intero), quello del compromesso storico, quello che fece giganteggiare sul piedistallo della democrazia e della civiltà un leader politico discutibile come Aldo Moro. E va bene che siamo in tempi di moralismo politico semplificatorio che, a testa bassa, non sopporta le mediazioni e le articolazioni complesse, ma davvero non si capisce perché i brigatisti debbano parlare così tanto, visto che l'unica cosa che sanno fare in più di noi è ammazzare qualcuno, e dunque forse dovrebbero ascoltare noi piuttosto che parlare a noi. Si afferma invece una specie di sottocultura che li rende protagonisti, e che accoglie le loro foto segnaletiche non nelle stanze del Museo Pitrè, quello dei briganti siciliani, ma nei dibattiti della vita civile. Chissà dunque cosa sognò Maria Laura Braghetti prima di uccidere ancora, due anni dopo l'assassinio di Moro. Chissà come fu onirica la sua notte il 12 febbraio 1980, poche ora prima che ammazzasse come un cane il professore Vittorio Bachelet in un altro di quei vigliacchi agguati che ovviamente non sono agguati e criminalità, ma rivoluzione, lotta di classe, ideologia, religione. E chissà com'erano dolci le kapò naziste quando sognavano nel loro letto, tra una tortura e l'altra. Spiace doverlo dire con crudezza ma se fossero dignitosi, Maria Laura Braghetti, Adriana Faranda, Valerio Morucci e tutti - ma proprio tutti - gli altri brigatisti, tutti assassini in libertà, dovrebbero farsi dimenticare, piuttosto che partecipare al dibattito sull'ingegneria istituzionale, sul regime che fu e su quello che avrebbe potuto essere. E se fossimo dignitosi noi, che bene abbiamo fatto a liberarli per civiltà giuridica e per generosità sociale, ora li relegheremmo in un obitorio culturale. Non è dignitoso, non è educativo, non è giusto e non è nemmeno interessante che proprio loro ci vengano a raccontare come e perché la morte di Moro ha cambiato l'Italia. In piena sintonia con i sogni della Braghetti e con le tesi della Faranda, un fondo dell'autorevole, e solitamente ragionevole, compagno Bruno Ugolini sull'Unità («Moro, e se lo avessero liberato?»), ci ha spiegato che «con Moro vivo, Berlusconi Previti e Bossi non sarebbero comparsi all'improvviso a fare il bello e il cattivo tempo in questo paese». L'astuzia del doppio Stato insomma ha usato la Faranda per rifilarci Berlusconi e Previti. Quale Letta e quale Ferrara!, ora finalmente sappiamo con chi prendercela: con la Faranda, con l'ingenuità della Faranda, povera donna. Anche l'Unità di oggi avrebbe dunque voluto salvare Moro, trattare con le Br di allora, fermare il secondo Stato, lo Stato della fermezza, vale a dire il Pci? L'Unità di oggi contro l'Unità di ieri? Lilliput contro Berlinguer? Inutile chiedere in quale ideologia sognatrice si siano dissolti i drammi umani e familiari, reali e duraturi dei cinque proletari della scorta di Moro. In cambio di quale chiacchiera politologica e per quale aberrante ragione si potrebbe dimenticare il sangue di quella mattina? Un poco meno visionari di Ugolini, i brigatisti si sono limitati a farfugliare che se avessero restituito Moro ai suoi familiari invece di ucciderlo, non ci sarebbe stato bisogno di attendere la caduta del muro di Berlino, le inchieste di tangentopoli, il referendum di Mario Segni e tutto il resto per liberare l'Italia. Ma liberarla da che cosa? Non è vero che in quel covo Moro e i suoi assassini erano prigionieri di una stessa miseria nazionale. Moro era un uomo che faceva politica, che non trattava la classe operaia con i cannoni di Bava Beccaris o con le milizie padronali, era un interlocutore anche dei ceti poveri, un interlocutore politico e non un sequestratore o un bombardiere. La figura di Moro, morte compresa, appartiene alla storia della politica italiana. Quella dei suoi assassini alla criminologia che, grazie a Dio, non è più razzismo lombrosiano. E infatti il presunto regime non ha fucilato i brigatisti, li ha sottratti anche all'ergastolo, e non riserva ai loro cervelli la conservazione in formalina. Ma tutti questi microfoni e cineprese, questo compiacerli, e tutto questo sdolcinarli e somministrarceli in un dibattito psicopolitico che, va detto chiaro, non interessa a nessuno, salvo a qualche allievo di Freud e di Lombroso, sono altrettanto aberranti, forse persino peggio della formalina.»

    Corriere della Sera
    Non demonizzare i neocons
    Di falsi miti sui neocons a qualcuno fa comodo nutrirsi, per altri è più faciel che riflettere. Qualcosa di buono però ci deve essere. Leggi l'articolo
    Il Foglio
    11 settembre, "se l'America abbia scherzato o no"
  • Le opinioni di Ranieri, Panella, Rocca, Ottolenghi, Giannino, Sofri

  • "Dove l'America non ha scherzato"

  • Il Foglio
  • Gianni Riotta: «Due anni dopo non siamo più tutti americani» (ascolta l'audio all'interno dello speciale)

  • Corriere.it

    Wednesday, September 10, 2003

    bandiera Usa11 settembre 2001, due anni dopo
    On-line lo speciale di RadioRadicale.it, arricchito di nuovi documenti audiovideo. Vai allo speciale
    «11 settembre 2003 - New York. Due anni fa, le 9 del mattino. Un aereo colpisce una delle due torri gemelle del World Trade Center. L'impatto è devastante. Alcuni minuti dopo, un secondo aereo colpisce l'altra torre e un terzo il Pentagono. Seguirà il crollo di entrambe le torri, migliaia le vittime. Da allora, gli Stati Uniti sono in guerra, una guerra contro il terrorismo internazionale che il presidente Bush ha preannunciato essere molto lunga. In Afghanistan, con l'appoggio e la partecipazione della comunità internazionale, ha inizio la caccia a Bin Laden, ospitato dal regime dei Talebani. Poi è la volta dell'Iraq di Saddam Hussein, accusato di essere in possesso di armi di distruzione di massa, nella convinzione che la sua caduta avrebbe aiutato la ripresa del processo di pace tra israeliani e palestinesi e contribuito a ridisegnare in senso democratico la geografia politica del Medio Oriente. Rispetto alla iniziale solidarietà internazionale la guerra di Usa e Gran Bretagna in Iraq ha provocato laceranti divisioni in seno all'Onu e all'Europa, mentre la pacificazione e la ricostruzione del paese vivono oggi le fasi più difficili.
    Al centro di riflessioni e dibattiti in questi due anni l'influenza delle teorie e degli esponenti new conservative nell'amministrazione Bush, il ruolo degli Stati Uniti nel nuovo ordine internazionale, tra multilateralismo e unilateralismo, le inadeguatezze dell'Onu e le spaccature in seno al suo Consiglio, le divisioni tra gli Stati europei e tra alcuni di essi e gli Usa, il tentativo della road map per il Medio Oriente e i nuovi rapporti degli Stati Uniti con i Paesi della regione, le tesi, popolari presso ampi settori delle opinioni pubbliche europee, che l'11 settembre sia una mostruosa creazione dei servizi segreti o che sia stato il fio pagato per le politiche imperialiste Usa.»
    RadioRadicale.it

    Tuesday, September 09, 2003

    Berlusconizzando. "Berlusconi goes to China"
    1972 ci segnala un articolo di Moisés Naìm su Foreign Policy. «Come il primo ministro italiano può ricostruire la sua immagine e rivoluzionare le industrie italiane.» Leggi tutto
    Foreign Policy
    Cinismo contro moralismo, l'America 2 anni dopo l'11 settembre
    "Consigli britannici all'America per fare un impero liberale"
    Saggio di Paul Johnson
    "Proposta di girotondo contro il west di un Bush che somiglia a un altro B."
    Saggio di Lewis H. Lapham
    "Ovest contro Ovest"
    Estratto dal nuovo libro di André Glucksmann
    Il Foglio, 6 settembre, segnalato da Camillo
    87 miliardi di dollari per l'Iraq
    L'editoriale di oggi di Giuliano Ferrara ci spiega che Bush non si ritira sull'Iraq, nonostante la sfida sia ambiziosa, ma rilancia: «Non faremo come in Libano e in Somalia, spenderemo quanto è necessario al nostro impegno in Iraq, fronte avanzato della lotta al terrorismo, per la sicurezza nostra e del mondo libero, per la democrazia in Medio Oriente.» Ha definito quella del presidente americano «una risposta sobria e chiara: guardate, ha detto, che andiamo di nuovo all'Onu per esigere responsabilità dall'Occidente e dalle nazioni libere, come abbiamo fatto invano prima della guerra, ma ci andiamo perché vogliamo rafforzare il nostro progetto, non per abbandonarlo.»
    «La cifra di 87 miliardi di dollari fa capire tangibilmente che la gita all'Onu non è una mezza ritirata, ma una sfida (con ulteriori pericoli di impantanamento segnalati giustamente dai neoconservatori, che però dovrebbero mangiare qualche bistecca di realismo anche loro).»
    L'Europa egoista e irresponsabile è il vero ostacolo al multilateralismo. «Una nuova dimensione multilaterale nascerà solo quando l'Europa capirà che non è essenzialmente l'America a dover condividere le responsabilità (e i contratti per la ricostruzione), cosa a cui è più che pronta da sempre, è l'Europa a dover condividere il progetto americano di cambiare in modo plausibile ma solido e sicuro la geografia politica del mondo da cui sono usciti i bin Laden e i Saddam e altre gigantesche figure di canaglie sulla scena internazionale.» Leggi tutto
    Il Foglio
    Perla. "La vera storia della tragedia cilena scritta da chi c'era e ha capito"
    «La leggenda del golpe imperialista (e un paragone odioso di Ken Loach) stroncati da un articolo coraggioso.» Leggi tutto
    Il Foglio

    Monday, September 08, 2003

    Adriano SofriSpeciale Adriano Sofri
    Ci hanno lavorato per tutto Agosto quei pazzi di RadioRadicale.it (oltre a JimMomo, mik, braind, robba, Diego, Marco per la veste grafica). Ottimo lavoro, tanti documenti storici inediti, introvabili, preziosissimi. Utili approfondimenti. Link allo speciale
    RadioRadicale.it
    Buongiorno, notte. braind giudica il film di Bellocchio "mediocre". "... non basta a dirci qualcosa di nuovo. Né a farci alzare dalle poltroncine con un rinnovato senso di giustizia".
    E' invece un ottimo film. Chi ha sempre voglia di indignarsi, ma a senso unico, chi ha bisogno di "rinnovare" il proprio senso di giustizia (?), chi ha bisogno di tesi sempre nuove e avvincenti, resterà deluso da un film più intimista e fantasioso, dove è assente la solita presunzione di dover sostenere le ritrite ricostruzioni complottarde fingendo un documentarismo che degenera nella farsa. Il film di Bellocchio invece, pur utilizzando preziosissimi documenti Rai dell'epoca, non pretende di dirci 'ecco, io so come sono andate veramente le cose', ma racconta, con fantasia, una storia dove i complotti lasciano la scena ad una più semplice, più credibile e più tragica umanità.
    Certo, poi è sempre molto antipatico vedere il favorito che non vince adirarsi con l'arbitro. Commento che mi convince di più su robba.

    Friday, September 05, 2003

    Già, sono tornato. Ahimé
    Hong Kong: ritirata la legge anti-sovversione
    «Le autorità di Hong Kong hanno ritirato a tempo indeterminato il progetto di legge in materia di sicurezza e sovversione. Il testo proposto, denominato 'Articolo 23', aveva suscitato proteste di massa da parte della popolazione, preoccupata di veder ulteriormente ristrette le libertà individuali nell'ex colonia inglese, tornata dal 1997 sotto la giurisdizione di Pechino.» La notizia
    Cnn.it

    Monday, September 01, 2003

    Loutro', Creta. Siamo giunti in questo sperduto villaggio di pescatori in battello, l'unico modo in cui e' raggiungibile. Ma ne e' valsa la pena: mare verde e turchese in mezzo agli scogli, tabepne in fila sul piccolo porticciolo su cui si affacciano bianchissme casette con le finestre azzurre. Montagne brulle sovrastano la semplice umanita' raccolta in quest'angolo di mondo. Venivamo dalle sabbie rosa della caraibica Elafonissi. Saluti a tutti quanti, ma da internet non mi stacco, visto che anche qui a Loutro' c'era una postazione ad attendermi.