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Thursday, February 28, 2013

Il boom di Grillo grazie agli elettori del Pd

Non avendo a disposizione strumenti per un'analisi dei flussi elettorali, mi sono affidato al buon senso, e all'analisi politica fondata sui dati elettorali e sul turnout di centrodestra e centrosinistra nelle precedenti elezioni (2006 e 2008). Il risultato è questo articolo, la cui tesi (gli «elettori di Grillo sono per 2/3 di sinistra») ieri pomeriggio, mentre scrivevo, veniva confermata dall'analisi dei flussi dell'Istituto Cattaneo, che oggi è nascosta a pagina 23 del Corriere, dopo che prima e dopo il voto sondaggisti, stampa e politici di sinistra hanno sostenuto che il M5S pescava voti in egual misura a sinistra e a destra.

Non è così, come ho cercato di spiegare: il Pd ha perso voti quasi solo verso Grillo, mentre il Pdl ha perso elettori soprattutto verso l'astensione e verso Monti. E probabilmente bisogna sommare gli astenuti di oggi rispetto al 2008 a quelli del 2008 rispetto al 2006, perché gli astenuti del 2008 erano della sinistra radicale che oggi sono tornati alle urne per votare Grillo. Gli elettori di Grillo sono per i 2/3 di sinistra, meno di 1/3 da centrodestra e Lega. Che poi si tratta degli elettori che nel 2008 la Lega aveva a sorpresa strappato alla sinistra in Veneto e nelle regioni rosse.

L'analisi è confermata anche dai flussi dell'Istituto Cattaneo in 9 città:
«Nella maggioranza delle città considerate il principale tributario è rappresentato dal Partito democratico... Nel complesso il M5S ha sottratto molti voti al Pd, mentre ha inciso solo marginalmente (e solo nel Sud) sull'elettorato del Pdl».
Per il Cattaneo il secondo "contributore" di voti al M5S è la Lega e il terzo è l'Idv. Sulla Lega, bisogna ricordare il boom del 2008, quando superò quota 3 milioni di voti dal milione e 750 mila del 2006, grazie ad una notevole capacità di penetrazione - concordarono le analisi - presso l'elettorato di centrosinistra, persino nelle regioni "rosse". Con ogni probabilità è accaduto che gran parte di questi elettori sono tornati a sinistra, ma con Grillo. «C'è poi un flusso che viene al M5S dalle estreme, sia di sinistra che di destra».

Per quanto riguarda il Pdl, rileva l'Istituto Cattaneo, «nel Centro-nord non cede praticamente voti al M5S; nel Sud cede voti a Napoli (ma in misura nettamente inferiore al Pd), nettamente a Reggio Calabria, ma non a Catania». Quindi gli elettori del Pdl hanno scelto Grillo in misura molto marginale e localizzata, a macchie di leopardo. Dove sono finiti, dunque, i voti del 2008 del Pdl? «Anche in questo caso i dati evidenziano un duplice registro, che separa Centro-nord da Sud. Nella prima zona i flussi evidenziano Scelta civica di Monti come area prioritaria di destinazione dei transfughi del Pdl. Questo vale in tutte le 6 città del Centro-nord analizzate. Nel Sud invece è l'astensione la principale destinataria delle perdite del Pdl».

Insomma, la base elettorale naturale di Grillo sta, in ordine crescente di voti, negli astensionisti di lungo corso, nei giovani al primo voto, nella sinistra radicale (Idv compresa) e nella Lega. I fattori che hanno determinato il "boom" del M5S, che gli hanno permesso di passare da un 15-17% al 24-25, sono stati i voti del Pd e il contemporaneo forte calo dell'affluenza.

Elettori di Grillo per 2/3 di sinistra

Anche su L'Opinione e Notapolitica

Se con i loro sondaggi non hanno saputo intercettare quel 5% di elettori in più che hanno votato Grillo rispetto al 19-20% quotato alla vigilia, perché dovrebbero essere in grado di intercettarlo oggi per farsi spiegare quale partito questi elettori avevano votato alle precedenti elezioni? E' lecito dubitare, quindi, delle analisi sui cosiddetti flussi che stanno circolando in queste ore. Qui proveremo un approccio diverso, cercando di desumere da dove sono arrivati i voti a Grillo incrociando i dati delle due precedenti elezioni politiche: quelle del 2008, quando a massimizzare la partecipazione al voto fu il centrodestra, e del 2006, quando invece fu il centrosinistra a fare il pieno di voti. Siccome una cosa è certa, non potremo mai sapere come hanno votato in passato i quasi 3 milioni che si sono astenuti rispetto al 2008 (oltre 4 milioni rispetto al 2006), assumiamo come ipotesi ragionevole che dopo 4 anni di governo dell'odiato Berlusconi, dagli esiti fallimentari anche per chi l'ha votato, e un anno di misure impopolari e recessive da parte del governo tecnico, il turnout, ossia la mobilitazione, sia stata quest'anno molto più favorevole al centrosinistra che al centrodestra, mentre l'esatto contrario si può ipotizzare nel 2008, dopo i due anni della travagliata Unione prodiana.

Rispetto sia al 2006 che al 2008, quando alla Camera raccolse circa 12 milioni di voti, il Pd ne ha persi circa 3,3 milioni. L'intera area che definiamo della sinistra radicale (Rifondazione, Comunisti italiani, Idv, Verdi) raccolse nel 2006 ben 4,8 milioni di voti, che si ridussero a poco più di 3 milioni nel 2008 (Idv, Sinistra arcobaleno e altre formazioni comuniste minori), probabilmente penalizzata sia dall'astensione (in totale fu di 1,41 milioni in più rispetto al 2006), sia da elettori in uscita verso il Pd, ai quali Veltroni riuscì a prospettare una rimonta su Berlusconi. Oggi le liste che rappresentano la continuità con la sinistra radicale, Sel (Sinistra arcobaleno) e Ingroia (Idv + Comunisti italiani) si sono fermate a 1,85 milioni di voti. Insomma, rispetto al 2006, elezioni della massima mobilitazione degli elettori di centrosinistra, mancano oggi circa 3,3 milioni di voti del Pd e quasi 3 milioni della sinistra radicale.

La coalizione guidata da Berlusconi ha toccato il suo picco massimo nel 2008, superando i 17 milioni di voti. Ma nel suo complesso l'area di centrodestra, compresi l'Udc (2 milioni) e La Destra (0,9 milioni), sfiorò quota 20 milioni. Alla coalizione berlusconiana, di cui oggi fa parte anche Storace, mancano quindi quasi 8 milioni di voti. Di questi, 1,6 milioni sono stati persi dalla Lega Nord, 0,66 milioni da Storace, mentre i 2 milioni di voti dell'Udc dovrebbero essere più o meno confluiti nella coalizione Monti, che però ne ha conquistati di più: in tutto 3,6 milioni.

Per quanti voti del Pd possano aver preso la via della Scelta civica montiana e dell'astensione, è politicamente ragionevole ritenere che sia stato il Pdl, per i motivi che abbiamo spiegato prima, a pagare il contributo maggiore, in termini di voti persi, all'astensione e alla forza politica del professore. Così come è ragionevole ritenere che 1,8 milioni di voti persi dall'area della sinistra radicale tra il 2006 e il 2008, e l'ulteriore milione e oltre perso dal 2008 ad oggi, siano in gran parte rientrati dalla finestra di Grillo. Si può quindi stimare il contributo dell'elettorato di centrosinistra (Pd e sinistra radicale) al Movimento 5 Stelle in 4-5 milioni di voti (45-60% del totale dei suoi consensi).

Il che sarebbe confermato dalla distribuzione geografica del successo di Grillo. In particolare, il professor D'Alimonte sul Sole 24 Ore ha analizzato il passaggio di voti al M5S dalla sinistra radicale e dal Pd a Torino, ma le stesse conclusioni si potrebbero trarre osservando le performance nelle regioni "rosse". In Veneto, invece, al "boom" di Grillo, oggi primo partito in tutte le province, corrisponde il crollo della Lega, che era primo partito nel 2008. Ciò non significa che non abbia pescato anche dal Pdl e presso un elettorato di destra più sensibile al tema della moralità politica, ma bisogna ricordare che nel 2008 ci fu un vero e proprio "boom" della Lega, che passò da 1,75 milioni di voti del 2006 a 3 milioni grazie ad una notevole capacità di penetrazione - concordarono le analisi - presso l'elettorato di centrosinistra, persino nelle regioni "rosse".

Si può quindi stimare che verso il M5S siano confluiti la gran parte degli elettori persi dalla Lega (1,6 milioni), mentre in misura molto minore quelli che hanno abbandonato il Pdl (soprattutto quelli degli ex An che hanno condiviso le motivazioni della scissione di Fini ma poi non hanno votato per la piccola formazione dell'ex presidente della Camera): in tutto dal centrodestra 2-3 milioni di voti (il 20-35% dei consensi totali del M5S), un milione dei quali "rubati" alla sinistra dalla Lega nel 2008 e arrivati a Grillo oggi. Mentre la restante parte degli 8,7 milioni conquistati da Grillo (anche un 20%) potrebbero essere arrivati da giovani al primo voto e astensionisti di lungo corso.

Monday, September 24, 2012

Prendi i soldi e... dimettiti!

Dite quello che volete, ma più passano i giorni e più abbiamo la conferma che il problema non è come i consiglieri Pdl hanno speso i fondi del loro gruppo. Quei soldi non dovevano proprio essere presi, né dal Pdl, né dagli altri gruppi, mentre invece se li sono presi all'unanimità, tutti i gruppi. Le dimissioni annunciate dei consiglieri Pd-Idv sono il massimo dell'ipocrisia e della viltà, suonano come un "prendi-i-soldi-e-scappa". Da un lato champagne e maschere da maiale, ma si può sapere come hanno speso i nostri soldi Pd, Idv, Sel e tutti gli altri? E perché non li restituiscono prima di andarsene?

Il concetto è ben espresso da Emma Bonino, in un'intervista a la Repubblica:
«Non dubito che con quei soldi il Pd non abbia fatto festini, magari avrà fatto concerti di musica classica. Tuttavia, vede, non è una questione - come dire - di eleganza. Il nodo è che i soldi quando arrivano al gruppo vengono utilizzati come fossero di proprietà privata. Sono destinati alle esigenze dei consiglieri, ma non a quelle della comunità. Poi se queste esigenze sono di farsi una biblioteca, pubblicare opuscoli o di ingaggiare escort questo dipende dai gusti che, per definizione, sono personali. Dire "non potevamo darli indietro" è penoso. Potevano. Anzi: dovevano».

Come anche qui ho cercato di spiegare, la questione è di etica pubblica, non di costume, o di "estetica" e gusti privati. Riguarda tutti, non solo il Lazio e non solo il Pdl. Soddisfa gli istinti più demagogici inveire sul peccatore e sul suo squallido spaccato, ma non porsi la domanda di come debellare, o almeno frenare, il peccato. Non è una differenza meramente concettuale. Nel primo caso si tende a individuare la soluzione nei controlli (quindi più spesa e più burocrazia), mentre i rimedi sono altri: abolire i finanziamenti pubblici ai partiti, in qualsiasi forma, e livellare gli stipendi degli eletti al pil pro capite degli elettori.

E responsabilizzare le autonomie, in modo che ogni euro che spendono hanno anche la responsabilità di andarselo a trovare e di farselo consegnare. Come scrive Luca Ricolfi, su La Stampa:
«Se il federalismo è vero federalismo, non può piacere al ceto politico. E se piace al ceto politico, è perché non è vero federalismo».

Thursday, June 17, 2010

Eurofollie ed eurotruffe

A quanto pare di capire il Parlamento europeo avrebbe dato il via libera ad un nuovo sistema di etichettatura degli alimenti per evidenziarne i valori nutrizionali, cioè la quantità di zuccheri, grassi, sale e calorie contenute in 100 grammi di prodotto. Più informazione, fin qui niente di male. Se non che una norma vieterebbe ai prodotti con una eccessiva presenza di zuccheri (non più del 10%), grassi saturi (non più di 4 grammi) o sale (non più di 2mg), di essere pubblicizzati con richiami salutistici o al benessere fisico. Insomma, se il prodotto è troppo dolce, non si potrà dire che "fa bene". Avete presente la pubblicità di Nutella pezzo forte della prima colazione degli Azzurri? Dimenticatevela.

Un problema non da poco per la nostra e altrui industria dolciaria, se l'Ue dovesse avviare una campagna terroristica obbligando ad apporre sulle etichette diciture come "provoca obesità", o "nuoce gravemente alla salute", come sulle sigarette. Non siamo ancora a questo punto, ma quel divieto è un primo passo verso quella direzione. Una norma che l'emendamento 191 avrebbe abrogato, se Sonia Alfano (Idv) e Leonardo Domenici (Pd) non avessero votato contro, unici tra gli eurodeputati italiani. La votazione infatti si è chiusa in parità (309 sì contro 309 no), quindi l'emendamento è stato respinto per un solo voto e il divieto confermato. Grazie.

Ma l'Europa non è nuova a simili scemenze: «A subire gli effetti delle normative comunitarie - accusa Coldiretti in una nota - lo scorso anno era stato un altro importante prodotto della dieta mediterranea come il vino per il quale... è stata autorizzata la possibilità di zuccheraggio per i paesi del nord Europa, ma anche la produzione e la commercializzazione di vini ottenuti dalla fermentazione di frutti diversi dall'uva come lamponi e ribes». Inoltre, in materia di formaggi la Commissione ha respinto qualche mese fa una proposta italiana per rendere obbligatoria l'indicazione di origine del latte impiegato nel latte a lunga conservazione e in tutti i prodotti lattiero-caseari. Altra contraddizione sospetta, l'obbligo di etichettatura dei prodotti agricoli impiegati per l'allevamento solo per la carne bovina, ma non per quella di maiale.

E' ovvio che la legislazione in questa materia viene orientata da blocchi di Paesi che si coalizzano per danneggiare i prodotti altrui e avvantaggiare i propri, per cui andrebbe del tutto abolita.