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Friday, October 26, 2012

Socialismo cattolico in carrozza con Montezemolo

Il flirt tra Fermareildeclino e ItaliaFutura si conclude così: alle idee liberiste Montezemolo ha preferito la potenza organizzativa dell'associazionismo cattolico-solidarista, quello che chiamo socialismo cattolico; a Giannino ha preferito Bonanni, la Cisl, le Acli, insomma il mondo di Todi, che da mesi era alla ricerca di "mezzi" per un impegno politico diretto, che non fossero però i vecchi arnesi Pdl, Udc e Pd, né un nuovo partito cattolico.

Hanno finalmente trovato un "passaggio", e sono saliti sulla "carrozza" di Montezemolo, che negli anni ha sfornato più di un manifesto-appello, una lunga sequenza di testi sempre più annacquati fino ad arrivare a quello democristiano di oggi, che è davvero una presa in giro. Serve sostanzialmente a sancire la nuova alleanza di interesse, con un elenco di firmatari che sembra una lista elettorale già scritta, ma nulla dice di concreto su come riformare il paese. E certo avere la Cisl, primo sindacato nel pubblico impiego, tra gli  azionisti di maggioranza non promette grandi spinte al cambiamento nella pubblica amministrazione e nella scuola.

Dietro la retorica anti-partitica e una pretesa «apertura alla società civile», va di moda invocarla anche se nella definizione può rientrare tutto o niente, sono riconoscibili specifici e molto particolari interessi - legittimi, per carità. Da notare che c'è subito una forte presa di posizione contro i «conflitti di interesse», come se molti dei firmatari non fossero espressione di associazioni e cooperative che hanno, ovviamente e legittimamente, i loro interessi economici.

Tra le tante ovvietà, si guarda all'avvento di una «Terza Repubblica», senza nemmeno delinearne i tratti istituzionali che si auspicano abbia, e si rivendica una «continuità» con il governo Monti, per «una stagione di riforme di ispirazione democratica, popolare e liberale». Il nuovo soggetto, insomma, ha la pretesa di professarsi allo stesso tempo democratico, popolare e liberale (culture politiche molto diverse che si dividono quasi tutto lo spettro politico, come accade nel PE). Un po' di tutto, e molto di niente, perché l'importante è esserci, a prescindere dal cosa fare, per un mondo non più disposto a delegare la rappresentanza dei propri interessi.

Il flirt con Fermareildeclino era coinciso con la fase di maggiore impronta riformatrice e liberale di ItaliaFutura. Comprensibile quindi un certo "stupore" nel vedere come dall'oggi al domani si sia trasformata (con un input di certo calato dall'alto, a proposito di democrazia e trasparenza interna) in un'operazione centrista, una ridotta di catto-solidaristi, con un manifesto moderatissimo quando lo stesso Monti ha spiegato che al nostro paese servono riforme radicali e non moderate.

Quanto a FiD, premetto che non ho aderito, pur coindividendo (quasi) tutto il programma, perché nonostante le ottime idee e persone per ora non mi sembra un soggetto in grado di sviluppare alcuna prospettiva politica, quindi condannato all'isolamento e al velleitarismo. Magari maturerà, ma non intende "sporcarsi le mani". Nel caso specifico però, per come la vedo da fuori, è ItaliaFutura che ha deciso di volgersi da tutt'altra parte, anzi forse proprio di scrollarsi di dosso FiD, e non Giannino e compagni ad aver fatto gli schizzinosi. A questo punto, se proprio bisogna "sporcarsi le mani", perché altrimenti non si va da nessuna parte - e io credo che sì, bisogna sporcarsele - tanto vale farsi coraggio e partecipare alle primarie del Pdl, almeno andare a vedere il bluff, piuttosto che salire in carrozza con Montezemolo e Bonanni.

UPDATE ore 17:40
In questo post Andrea Romano smentisce la ricostruzione di Oscar Giannino, che sarebbe stato messo a conoscenza del testo del manifesto due settimane prima e non all'ultimo momento. Al di là di come siano andate le cose tra di loro, mi pare che effettivamente il punto sia il giudizio sul governo Monti, come spiega Romano: da superare, per Giannino e i suoi, da assicurarne la "continuità", per i montezemoliani. Resta da capire 1) quale sia realmente, in concreto, l'agenda Monti se il professore non chiederà esplicitamente agli italiani di essere rimandato a Palazzo Chigi; 2) quali siano, in concreto, le riforme che sosterrà l'alleanza Montezemolo-Todi; 3) come si possa pensare di riformare il paese con uno dei sindacati che ha opposto resistenza persino alle timide riforme avanzate dal governo Monti in questo scorcio legislatura (per non parlare dei danni di cui si è reso responsabile nei decenni).

5 comments:

Paolo Orlandi said...

condivido tutto tranne su di un punto,
quello nel quale dice che FID ha poco spessore al momento.
Bene io mi butto, sono prof. di Marketing e FID è una mucca Viola
se esplode... esplode,
altrimenti amen
star lì a morir democristiani mi sono stufato.
D'altronde nn essendo un partito ancora parteciperò al bluff delle primarie del PDL.
Vedremo chi si candiderà.
saluti

Anonymous said...

Trovo sensata l'affermazione: "[FiD] non mi sembra un soggetto in grado di sviluppare alcuna prospettiva politica, quindi condannato all'isolamento e al velleitarismo", ma dubito fortemente che avvicinarsi al Pdl, presentandosi alle primarie, possa essere una soluzione.
Se è pur vero che nel Pdl ci sono dei sinceri liberali, questi sono pochi, pochissimi, e tutti nella base, senza quasi rappresentanti politici nella dirigenza. Qualche liberale c'è pure nel Pd, tanto varrebbe presentarsi alle loro primarie. Infatti, cercare di disfarsi o mettere in minoranza l'ala più a sinistra del Pd non risulterebbe più difficile o problematico che contenere le varie correnti del Pdl che nulla -nulla!- hanno a che fare con il liberalismo: yes-man berlusconiani, residuati del PSI, conservatori di provenienza MSI restati al '43, ex-radicali convertiti che credono l'esecutivo stia dall'altra parte del Tevere. Come già detto queste correnti per nulla liberali costituiscono la grande maggioranza del Pdl e controllano il partito.
Questa era la mia opinione, che nulla conta, però sembra vicina a quella di Boldrin (FiD), che già alla nascita del Pdl parlava dei “sinceri liberali” che tentano di entrare nel Pdl come di “utili idioti” destinati ad essere irrilevanti. [qui: http://www.libertiamo.it/2009/03/23/libertiamo-o-scherziamo-seminerio-e-boldrin-discutono-di-noi/]

Cordiali Saluti

paulkarl

JimMomo said...

Sarà che ne ho viste troppe di mucche viola esplodere. Tutto o niente non è coraggio, è non mettersi in gioco. Quando parlo di "sporcarsi le mani" non parlo di alleanze vecchia maniera, ma di sfruttare modi per guadagnare centralità mediatica.
Saluti

JimMomo said...

Tanto meno mi riferivo ad entrarci, nel Pdl. Qui si tratta di cercare di non ridursi a fare monologhi ma di cercare il corpo-a-corpo, la dialettica, di essere là dove, ovunque sia, si discute di cosa debba essere, e cosa dovrebbe proporre, il centrodestra, che ora è materia informe che può essere plasmata. Non bisogna avere a che fare con le correnti del Pdl, ma cercare di raggiungere i suoi elettori delusi sì.

Anonymous said...

Capisco. Condivisibile l'idea di raggiungere elettori delusi del Pdl.
Mi sembra però si veda il problema dal lato sbagliato: FiD forse non si "sporca le mani", ma la classe dirigente del Pdl è totalmente sorda alle proposte di Fid (ma appunto perché gente che nulla ha a che fare con il liberalismo dovrebbe interessarsi a proposte liberali?)
Inoltre, ad un livello pratico, se FiD si presenta alle primarie Pdl, probabilmente non potrà andare oltre un pur buon risultato di minoranza: che fare dopo? Abbandonare tutti e presentarsi autonomamente alle elezioni politiche?
Il problema di fondo a mio modo di vedere è nella base elettorale del Pdl che temo formata per grande maggioranza da conservatori ancora spaventati dai "comunisti" (intendo conservatori sociali soprattutto, non conservatori in senso economico) e non da "sinceri liberali". Questa base non può che riversare i propri voti su politici appartenenti alle deleterie correnti di cui si parlava prima, piuttosto che su un programma liberale come quello di FiD.

paulkarl