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Sunday, December 11, 2016

Quali profughi? Il grande inganno dell'accoglienza

Corriere di oggi, pagina 25, andatevi a leggere quanto pesano i profughi siriani sull'ondata migratoria che arriva in Italia (dati 9 dicembre 2016)... Come? Sì, avete letto bene, la Siria non figura nemmeno tra le nazionalità dichiarate al momento dello sbarco... Poi rileggetevi le recenti dichiarazioni del commissario europeo Avramopoulos ("Se confrontiamo Italia e Grecia vediamo che fino all'80% dei migranti che attraversano il Mar Egeo sono profughi, mentre la maggioranza di quelli che arrivano in Italia dal Mediterraneo centrale, anche in questo caso l'80%, sono irregolari"), incrociatele con il dato sulle espulsioni dall'Italia (sempre Corriere di oggi, "espulso solo uno su dieci"), e capirete perché l'emergenza immigrazione in Italia è tutta nostra, non c'entra nulla il "dovere morale" di accogliere i profughi ma dipende dalle assurde politiche dei nostri governi, e questo spiega perché sul tema siamo completamente isolati in Europa.

Immigrazione senza fondo che, insieme alla stagnazione economica, è anche la principale causa della caduta di consensi al Governo Renzi (e, quindi, della sconfitta referendaria che gli è costata Palazzo Chigi). La Merkel l'ha capito e si è ricandidata per un quarto mandato non senza aver cambiato musica proprio sull'immigrazione.

UPDATE 16 dicembre
Il Financial Times ha preso visione di un documento di Frontex, l'agenzia europea per i confini esterni, in cui si accusano le ong che operano nel Mediterraneo di collusione con gli scafisti... Ma del primo complice, il governo italiano, ancora non si sono accorti... Per ora.

Friday, October 04, 2013

Basta giornate della vergogna

Anche su L'Opinione

Mi scusi presidente Napolitano. Mi scusi signor Papa Francesco. Scusatemi signori ministri e signori direttori dei giornali più responsabili e pensosi d'Italia. Ma "vergogna" a chi? Quando si esclama "Vergogna!" è sottinteso che qualcuno debba vergognarsi, quindi sarebbe corretto precisare chi si dovrebbe vergognare. Invece non è chiaro a chi fosse rivolta la vostra indignazione, anche se una vaga idea purtroppo me la sono fatta. Ma io non mi vergogno, né come italiano né come europeo. Provo pietà, certo, per gli innocenti morti in mare a Lampedusa, ma nessun senso di colpa o responsabilità, né personale né collettivo.

E credo che noi in Italia abbiamo i media, i giornalisti, i politici, i presidenti, i papi più ipocriti di tutto il mondo, che in queste drammatiche situazioni non sanno fare altro che sfoggiare una retorica pelosa e vigliacche strumentalizzazioni, incapaci di guardare in faccia e chiamare i problemi con il loro nome.

Andrebbero bandite tutte le strumentalizzazioni, quelle di chi polemizza con gli avversari politici, ma anche di chi ne approfitta per partire all'attacco della legge Bossi-Fini, che davvero non c'entra nulla con quanto è capitato. E comunque, quanti oggi puntano l'indice contro quella legge sono gli stessi che non qualche anno fa, ma nei giorni scorsi non si sono recati a firmare il referendum per abolirla, impedendo che raggiungesse il numero di firme necessarie, dunque dovrebbero solo tacere.

Non è l'Italia, e nemmeno l'Europa a doversi vergognare, ma sono i nuovi mercanti di schiavi e i governi dell'Africa e del Medio Oriente che quando va bene condannano i loro popoli alla miseria, tra corruzione e malgoverno, quando va male calpestano i loro diritti, li violentano, li derubano e li massacrano in guerre fratricide. Su di loro ricade la vera responsabilità di questa e di altre tragedie, e del dramma dell'immigrazione in generale. E ormai da decenni non c'è più nemmeno l'alibi del colonialismo ad alleggerire le loro colpe. Quando il Papa si reca in visita nelle zone più povere della terra, oltre che abbracciare i bisognosi si ricordi di gridare "vergogna" all'indirizzo dei loro governanti.

Pur con tutte le contraddizioni e le difficoltà finanziarie al nostro interno accogliamo tutti a braccia aperte, tolleriamo culture e religioni diverse. Anche violente, e anche se non riceviamo lo stesso trattamento. Il diritto d'asilo è riconosciuto e praticato sia in Italia che in Europa. Soccorriamo ogni anno decine di migliaia di profughi, e altrettanti li aiutiamo da lontano con aiuti umanitari. Integriamo milioni di immigrati, permettendo loro di lavorare, e offrendo servizi molto costosi: sanità, istruzione, sussidi. Abbiamo le nostre regole. Migliorabili? Certo, ma umane e in linea con quelle degli altri paesi europei, reato di clandestinità compreso, e per durezza lontane anni luce da paesi civilissimi e da sempre apertissimi all'immigrazione come gli Stati Uniti. In Europa si potrebbe collaborare di più per gestire il fenomeno dell'immigrazione? E' vero, i paesi del centro e del nord Europa ci lasciano un po' troppo soli, ma nemmeno loro è la colpa della tragedia che piangiamo oggi al largo delle nostre coste.

Ne abbiamo abbastanza di queste giornate dell'ipocrisia e della vergogna. E' un'Italia, un'Europa, e un Occidente in generale in cui si cerca la pagliuzza nei nostri occhi e non si nota la trave negli occhi altrui. Ci vergogniamo di quello che siamo, di quello che facciamo, siamo sopraffatti dal senso di colpa per le fortune che ci siamo procurati con l'ingegno, la fatica e la civiltà. Questa è la causa più grande dei nostri mali di questi tempi, del nostro immobilismo. Questo è il malessere dell'anima che rischia di trascinare la civiltà occidentale sulla via del declino.

Wednesday, May 13, 2009

Immigrazione, quanti pulpiti con le carte poco in regola

Come al solito è stata una settimana di gran confusione e gigantesche demagogie sul tema dell'immigrazione. Innanzitutto, cominciamo col dire che la politica dei cosiddetti "respingimenti" è autorizzata dall'Ue e da anni praticata dai paesi membri. Ce lo ricorda Maria Giovanna Maglie, oggi su il Giornale:
«Dal 2005 al 2008 l'Unione europea ha mandato indietro centocinquantamila immigrati clandestini... Molti altri sono stati rimpatriati a forza in operazioni di difesa delle frontiere decise a Bruxelles e concordate da singoli Paesi, in prima fila le richieste della Spagna del socialista Zapatero... Nella sola estate 2006, le forze di polizia italiana hanno partecipato con quelle di Spagna, Malta, Francia, Belgio, Grecia a quindici operazioni, come la Poseidon, Amazon, Hera I ed Hera II, Hera III e Nautilus. Nel 2007 il flusso di immigrati bloccati, respinti o rimpatriati di forza sotto l'egida dell'Unione europea è cresciuto sostanzialmente, e così nel 2008».
La novità è che per la prima volta questa politica viene attuata con la Libia, perché finalmente c'è un accordo di collaborazione a lungo cercato, e in modo bipartisan, tra Roma e Tripoli, nonché fortemente sostenuto dal Frontex, l'agenzia europea per la difesa delle frontiere.

L'Ue. Bisogna ammettere che ad alimentare la confusione ha contribuito anche la Commissione Ue, che ha reagito tardivamente e timidamente alle accuse piovute sul governo italiano. Ma alla fine il commissario Ue alla Giustizia, Jacques Barrot, ha spiegato che i respingimenti sono «fatti usuali». Certo è che in questo frangente, pur non facendo altro che applicare politiche europee, l'Italia si è ritrovata sola. Un po' per il disinteresse degli altri governi europei che non vivono con la stessa drammaticità e frequenza il problema degli sbarchi clandestini, anche se l'immigrazione è di tutta evidenza una questione che riguarda tutta l'Europa; un po' per l'imbarazzo di dover polemizzare con istituzioni che godono di un alto prestigio morale - anche se spesso immeritato - presso le opinioni pubbliche europee, come l'Onu e la Chiesa.

E' per lo meno curioso che in un primo momento l'Italia sia stata accusata di razzismo, o per lo meno di violare basilari principi umanitari, mentre ben presto lasciando da parte i clandestini le critiche si sono concentrate sul rispetto del diritto d'asilo, l'unico argomento a cui gli accusatori del governo italiano possono - sia pure capziosamente - appellarsi. Qualsiasi persona dotata di intelligenza o buona fede può rendersi conto da sola che è impossibile accertare al largo del Mediterraneo, a bordo di un barcone, se ci sono persone che chiedono asilo politico e se ne hanno effettivamente diritto, quando il più delle volte si tratta di pratiche che richiedono mesi.

Né possiamo spalancare le nostre coste ai barconi, di fatto incoraggiando gli "scafisti", sotto il ricatto morale dell'eventualità che su un centinaio di clandestini un paio abbiano diritto all'asilo politico. Non si capisce poi perché chi ha le carte in regola per ottenere asilo politico nel nostro paese dovrebbe affrontare un viaggio così costoso e rischioso sui barconi dei trafficanti di clandestini? E' ragionevole presumere che siano casi isolatissimi. E tra l'altro in Italia da anni aumentano in maniera consistente le accettazioni delle richieste d'asilo.

L'Onu. Ma vediamo se i pulpiti da cui sono venute le prediche hanno tutti le carte in regola per poter dare lezioni. Forse chi ha meno titoli per parlare è l'agenzia Onu per i rifugiati, dal momento che l'Onu è un'organizzazione ormai del tutto screditata per quanto riguarda la difesa dei diritti umani (con il Consiglio preposto monopolizzato e spesso presieduto dagli stati responsabili delle più gravi violazioni di diritti umani) e che l'Unhcr muove poco le chiappe - come ha dimostrato Davide Giacalone - per adempiere alla sua missione.

Il Consiglio d'Europa, che dovrebbe promuovere la democrazia, i diritti umani e l'identità culturale europea, si sente poco parlare e quando parla o lo fa a sproposito, come in questo caso senza neanche conoscere le deliberazioni del Consiglio dell'Ue, o troppo timidamente, quando ci sarebbe bisogno di una difesa a voce alta della democrazia e dei diritti umani (per esempio in Russia e Turchia). Tra l'altro, trovo che i media abbiano giocato un po' sulla confusione tra il Consiglio d'Europa e la selva di istituzioni europee dal nome simile. Magari qualcuno si sarà convinto che il governo italiano sia stato redarguito dall'Unione europea, mentre il Consiglio d'Europa è un'organizzazione esterna alle istituzioni Ue.

La Chiesa. L'entrata "a gamba tesa" della Chiesa contro il governo Berlusconi per la politica sull'immigrazione è paragonabile alle tante sui temi bioetici che ogni volta suscitano giustamente reazioni sdegnate. Accusando una legge democraticamente approvata, o in corso di approvazione, di violare i diritti umani, la Chiesa tenta di condizionare la legislazione italiana. Eppure, oggi, nessuno del Pd, della sinistra, e nessuno dei sedicenti "laici e liberali" si alza per denunciare l'ingerenza della Chiesa negli affari dello stato italiano. Evidentemente l'ingerenza della Chiesa preoccupa a intermittenza, a seconda del merito delle posizioni che esprime. Se per la Chiesa la distinzione tra immigrato e clandestino non ha alcuna rilevanza, così non è, e non potrà mai essere, per le leggi dello stato italiano. Peccato che nessun "laico" lo abbia fatto presente e che nessuno abbia difeso l'autonomia del Parlamento e del Governo italiani.

Il Pd. Altrettanto non titolato a scandalizzarsi è il Pd, che dovrebbe ricordare che l'accordo di collaborazione Italia-Libia ricalca il protocollo D'Alema-Amato del 2007, che oltre ai pattugliamenti nel Canale di Sicilia prevedeva il blocco dei barconi «alla partenza».

Il multiculturalismo. Infine, il "no" di Berlusconi a un'Italia «multietnica», che ha suscitato così tanto scandalo. L'opposizione anche questa volta ha voluto giocare con le parole. Nessuno - certo non Berlusconi ma neanche i leader della Lega - è contrario all'arrivo e alla permanenza nel nostro paese di immigrati regolari, che tra l'altro contribuiscono in misura consistente alla ricchezza nazionale. Treviso è senz'altro una delle città più "multietniche" d'Italia, dove si può dire che l'integrazione sia una realtà di successo. In questo senso l'Italia è certamente "multietnica" e nessuno si permette di metterlo in dubbio.

Ma "multietnicità", "multiculturalismo", così come "relativismo culturale", sono concetti che hanno anche un'altra accezione, soprattutto per le sinistre, che The Mote in God's Eye spiega bene in un suo post: un «mosaico di sette e gruppi tribali che condividono lo stesso territorio, ma ognuno rinchiudendo l'individuo nella propria ristretta visione del mondo». Spesso, in nome di una malintesa tolleranza, abbiamo accolto chiunque e chiuso un occhio su usanze e comportamenti contrari al nostro diritto basato sul rispetto della persona e dei diritti individuali. E accusando di "razzismo" chi chiedeva rispetto della legalità e maggiori controlli, abbiamo sacrificato sull'altare del relativismo la possibilità di una vera integrazione fondata su principi di convivenza civile condivisi.

Etnie diverse possono convivere sullo stesso territorio purché accettino di aderire al sistema di valori politici condivisi, alle leggi, all'identità civile della nazione che li ospita. Altrimenti il rischio è quello di trovarci di fronte a società tribalizzate, frammentate, prive di centro politico, dove molti gruppi culturali affermano la propria identità attraverso il vittimismo, il risentimento, l'ideologia politica. In una parola, la "balcanizzazione".