C'è da rimanere sconcertati dalle immagini della conferenza stampa del procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere. Moderando i termini e ricorrendo agli eufemismi, un personaggio che non è apparso esattamente la quintessenza dell'equilibrio, della serenità e della competenza. E c'è da rimanere sbigottiti dagli atti dei verbali della procura riportati questa mattina dai giornali (qui la Repubblica).
Non so dire degli altri esponenti dell'Udeur coinvolti, ma già l'idea che Bassolino sia stato vittima di una tentata concussione "psicologica" da parte di Mastella risulta ridicola. Nella frase contestata alla moglie di Mastella a stento si ravvisa un'ipotesi di reato, figuriamoci le motivazioni per un arresto, seppure ai domiciliari.
Chiarisco subito, perché il mio post di ieri non possa prestarsi ad equivoci, che non intendo mettere mani sul fuoco sull'innocenza dei Mastella, o assolvere le tremende responsabilità politiche dell'Udeur e della "casta", ma criticare un uso della carcerazione preventiva - nello specifico l'arresto della moglie di Mastella, soprattutto quello, del tutto ingiustificato - attraverso il quale si vuole condizionare un ministro e l'esistenza stessa di un governo eletto dai cittadini.
Per quanto Mastella e l'Udeur siano partecipi e responsabili, per quanto in minima parte, di un sistema di malapolitica, non è accettabile che a liberarci dalla "casta" siano i magistrati, così come non potrebbero esserlo - e in altri paesi lo sono - i generali o i colonnelli. Sarebbe vera liberazione, se un potere non eletto, che molte volte è coinvolto nelle faide politiche a livello nazionale e locale, condizionasse un governo e un parlamento comunque eletti, per quanto inefficienti e persino "corrotti"?
E' un problema di democrazia. Possiamo salvarci se ci dotiamo di regole e meccanismi istituzionali che innanzitutto tolgano ai partiti e restituiscano ai cittadini il controllo sugli eletti e sui governi. E dovremmo anche comprendere che, al di là dei moralismi, è l'eccessiva disponibilità di risorse pubbliche gestite dalla politica, l'espansione abnorme dei compiti dello Stato e degli enti locali, il controllo totale e pervasivo, statale e regionale, sui servizi pubblici, che generano gli appetiti e alimentano il sistema della lottizzazione e delle clientele, gestite attraverso appalti, consulenze, municipalizzate e quant'altro. Un sistema che non si sconfigge per via giudiziaria, perché migliaia di persone dovrebbero finire in galera. E non è credibile che sia colpito un piccolo partito come l'Udeur e non reti di potere come quella di Bassolino, delle Coop e in altre parti d'Italia, anche amministrate dal centrodestra.
Dai rifiuti alla sanità, dalle università ad altri servizi pubblici, soprattutto nelle regioni economicamente depresse, è ovvio che dove la legge attribuisce alla politica, ai partiti, il potere di nominare i vertici delle aziende, essi finiscono per spartirsi tutti i posti, fino ai portantini, agli spazzini e ai bidelli, ricevendone in cambio voti, se non denaro, edificando sistemi di potere difficilmente scalfibili.
Realisticamente chiediamoci sa la magistratura, qualsiasi magistratura, sia in grado di scardinare questo sistema. Perché è difficile sostenere che non appartenga alla discrezionalità di un politico far dipendere il proprio appoggio a una maggioranza, a un governo, anche dalla nomina di una personalità che si ritiene "qualificata". Il sistema di regole dovrebbe, semmai, mettere in condizione i cittadini di sanzionare politicamente il governo, centrale o locale, che abbia nominato persone non qualificate.
Qual è il modo per capire se dietro una raccomandazione, dietro certe "pressioni politiche", c'è l'intento di indicare una persona di valore, o di sistemare "amici" per riceverne favori? Non c'è altro modo che responsabilizzare chi decide, chi nomina e chi assume: responsabilizzarlo politicamente, se è un politico; dal punto di vista amministrativo, se è un funzionario. Ognuno sia chiamato a pagare in prima persona, anche perdendo il posto o il conto in banca, se la struttura di cui è responsabile produce risultati scadenti.
In altri paesi si fa addirittura a meno del concorso pubblico, perché gli amministratori pagano in prima persona i danni che derivano dall'accogliere raccomandazioni poco qualificate, che in questo modo risultano ridotte ai minimi termini, tali da non condannare le strutture all'inefficienza. Una questione di regole, non (o non solo) di morale.
Lucidissimo, nel far emergere tali aspetti, l'articolo di Marco Imarisio oggi sul Corriere della Sera, che a differenza di Carlo Bonini, riportando stralci dai verbali, coglie il punto debole dell'inchiesta di Santa Maria Capua Vetere.
«Il metodo, in buona sostanza, è quello di far pesare i propri voti per ottenere vantaggi. L'ordinanza del tribunale... è un elenco di queste pratiche. È la descrizione del governo capillare del territorio operato da persone che fanno riferimento ad un piccolo partito, l'Udeur. Clemente Mastella viene palesemente considerato il dominus di ogni minima operazione compiuta in Campania. Evocato, citato, secondo i giudici ognuno dei reati contestati viene compiuto in nome e per conto suo. Ma questo legame diretto, se esiste, sta nelle intercettazioni del Guardasigilli, non allegate all'ordinanza», ma che la procura chiederà al Parlamento di poter utilizzare.
«Dall'ordinanza, risulta chiara la ragnatela di interessi targati Udeur in Campania. In alcuni casi risulta difficile la distinzione tra episodi penalmente rilevanti e basse pratiche politiche. Appartengono sicuramente alla prima categoria le falsificazioni delle graduatorie per i concorsi pubblici e le manovre sugli appalti. Altri, come l'episodio nel quale Camilleri si fa stracciare una multa per eccesso di velocità dal sindaco del Comune di Alvignano, con la complicità di un vigile, sono soprattutto indicativi di una mentalità clientelare, sintomi di malcostume politico. L'esempio illuminante è la tentata concussione ai danni di Antonio Bassolino», smentita tra l'altro dallo stesso governatore.
Il reato individuato sembra essere quello, inesistente nei codici, di "pressioni politiche". Che forze e uomini politici esercitino reciprocamente, in funzione del loro potere di ricatto in un dato momento e situazione, pressioni politiche per avere poltrone, è politica. Brutta politica, in molti casi, da cui non possiamo però difenderci con una cattiva idea, moralistica e anti-liberale, di giustizia.
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Thursday, January 17, 2008
Wednesday, January 09, 2008
La banda degli onesti e capaci
Random Bits riporta i dati sugli emolumenti corrisposti alla dirigenza del Commissariato per l'emergenza rifiuti, dal 1998 al 2003 cresciuti da 16 mila euro a oltre 1 milione. Si comincia con Rastrelli (1998) a quota 16.638 euro. Già con Andrea Losco (1999) si passa a 106.000 euro. Ma è con Bassolino che si registra il salto di qualità: nel 2000, 250 mila euro; nel 2001, fino a 698 mila euro! Ma, ironizza Random Bits, «visti i brillanti risultati nella lotta alla monnezza, persino l'umile e schivo Bassolino decide che in fondo un piccolo, simbolico premio se lo merita, e così non solo non lascia (la poltrona) ma anzi raddoppia (lo stipendio)»: 1.130.000 euro (2002); 1.140.000 euro (2003).
Sempre più ragionevole appare così la proposta di Decidere.net sulla responsabilità patrimoniale del pubblico amministratore: «Chi sbaglia, paga (o paghi). Nel caso in cui un amministratore agisca con dolo o colpa grave, e arrechi un danno all'ente pubblico e/o a terzi, deve essere chiamato a rispondere anche in termini patrimoniali».
Sempre più ragionevole appare così la proposta di Decidere.net sulla responsabilità patrimoniale del pubblico amministratore: «Chi sbaglia, paga (o paghi). Nel caso in cui un amministratore agisca con dolo o colpa grave, e arrechi un danno all'ente pubblico e/o a terzi, deve essere chiamato a rispondere anche in termini patrimoniali».
Tuesday, January 08, 2008
L'immondizia come allegoria di un sistema di potere
A oltre una settimana dagli scontri di Pianura (Napoli), ieri sera in tv il sottosegretario Letta e il ministro Pecoraro Scanio mostravano di saperne meno di uno spazzino e di una casalinga infuriata in collegamento: erano appena tornati dalle vacanze e si vedeva; dopo una settimana di scontri il Governo, (con i su citati suoi esponenti) non era in grado di rispondere alle preoccupazioni dei manifestanti e lasciava la polizia a scontrarsi con la folla senza neanche aver deciso se la discarica di Pianura dovesse essere riaperta; le ragioni degli abitanti di Pianura non mi sembravano infondate, anche perché nel merito non ho sentito esponenti di governo contraddirle, tanto che oggi, infatti, il nome "Pianura" non compare tra i siti individuati nel nuovo piano governativo: forse perché rientra negli "altri siti individuati dalle autorità competenti"?
Si parla di «tre termovalorizzatori o gassificatori»: per quello di Acerra la gara di appalto terminerà il 31 gennaio e da lì occorrerà almeno un anno per la sua entrata in funzione. Per quelli di Santamaria La Fossa e Salerno ci vorrà ancora più tempo.
Guai se altre regioni dovessero accettare, «per solidarietà», di ospitare nei propri cicli rifiuti l'immondizia partenopea. Perché passata l'emergenza, nulla cambierebbe. E' questo il momento di apparire "leghisti". Il tempo è scaduto ed è ora che i campani avvertano sulle loro spalle tutto il peso delle loro scelte collettive. E quanti quelle scelte non le hanno condivise alzino la voce. Non si può sempre approfittare dell'erba del "vicino".
I tre maggiori responsabili di una situazione vergognosa per l'immagine dell'Italia intera (Bassolino e Iervolino, da un decennio amministratori locali di Napoli e della Campania, e Pecoraro Scanio, per i suoi veti sui termovalorizzatori) rifiutano di dimettersi.
I danni economici di questo scandalo per una città come Napoli, nei termini di un sensibile calo di attrattività turistica, si contano in milioni di euro. Si discuta di introdurre la responsabilità patrimoniale del pubblico amministratore: chi sbaglia e arreca un danno, paghi.
Il problema di Napoli e della Campania è un sistema di potere che ha distrutto la società civile. Un numero enorme di napoletani e campani vive direttamente di politica o di spesa pubblica. Per ogni spazzino a Milano ce ne sono tra 20 e 25 a Napoli. Un proliferare di consorzi, municipalizzate, cooperative, società di servizi, tramite cui gli amministratori curano le proprie clientele sperperando denaro pubblico. Non è camorra questa? La camorra non ha bisogno di scendere nelle strade a tirare sassi, perché è già negli appalti, nei cda, nei consigli comunali, nelle discariche illegali, nei terreni venduti a peso d'oro.
Ma la magistratura napoletana, che pure sta indagando su Bassolino, sembra molto più solerte in altre stravaganti inchieste.
E nonostante un danno d'immagine irrecuperabile per il Governo Prodi e il centrosinistra, nessun leader nazionale del Partito democratico osa chiedere le dimissioni di Bassolino e Iervolino, perché quel sistema di potere, quel bacino di clientele alimentato dal denaro dei contribuenti, alla fine dei conti serve.
Quei cumuli di immondizia sono la migliore allegoria della maleodorante politica che da anni sta soffocando Napoli e la Campania e rischia di infettare il resto del Paese.
Si parla di «tre termovalorizzatori o gassificatori»: per quello di Acerra la gara di appalto terminerà il 31 gennaio e da lì occorrerà almeno un anno per la sua entrata in funzione. Per quelli di Santamaria La Fossa e Salerno ci vorrà ancora più tempo.
Guai se altre regioni dovessero accettare, «per solidarietà», di ospitare nei propri cicli rifiuti l'immondizia partenopea. Perché passata l'emergenza, nulla cambierebbe. E' questo il momento di apparire "leghisti". Il tempo è scaduto ed è ora che i campani avvertano sulle loro spalle tutto il peso delle loro scelte collettive. E quanti quelle scelte non le hanno condivise alzino la voce. Non si può sempre approfittare dell'erba del "vicino".
I tre maggiori responsabili di una situazione vergognosa per l'immagine dell'Italia intera (Bassolino e Iervolino, da un decennio amministratori locali di Napoli e della Campania, e Pecoraro Scanio, per i suoi veti sui termovalorizzatori) rifiutano di dimettersi.
I danni economici di questo scandalo per una città come Napoli, nei termini di un sensibile calo di attrattività turistica, si contano in milioni di euro. Si discuta di introdurre la responsabilità patrimoniale del pubblico amministratore: chi sbaglia e arreca un danno, paghi.
Il problema di Napoli e della Campania è un sistema di potere che ha distrutto la società civile. Un numero enorme di napoletani e campani vive direttamente di politica o di spesa pubblica. Per ogni spazzino a Milano ce ne sono tra 20 e 25 a Napoli. Un proliferare di consorzi, municipalizzate, cooperative, società di servizi, tramite cui gli amministratori curano le proprie clientele sperperando denaro pubblico. Non è camorra questa? La camorra non ha bisogno di scendere nelle strade a tirare sassi, perché è già negli appalti, nei cda, nei consigli comunali, nelle discariche illegali, nei terreni venduti a peso d'oro.
Ma la magistratura napoletana, che pure sta indagando su Bassolino, sembra molto più solerte in altre stravaganti inchieste.
E nonostante un danno d'immagine irrecuperabile per il Governo Prodi e il centrosinistra, nessun leader nazionale del Partito democratico osa chiedere le dimissioni di Bassolino e Iervolino, perché quel sistema di potere, quel bacino di clientele alimentato dal denaro dei contribuenti, alla fine dei conti serve.
Quei cumuli di immondizia sono la migliore allegoria della maleodorante politica che da anni sta soffocando Napoli e la Campania e rischia di infettare il resto del Paese.
Friday, January 04, 2008
Bassolino e Iervolino, la vergogna dell'Italia siete voi!
Nella Napoli sommersa dall'immondizia c'è l'immagine più emblematica, più di qualsiasi editoriale del New York Times, del «degrado apocalittico», come l'ha definito oggi Francesco Merlo, su la Repubblica, in cui versa l'Italia.E Francesco Merlo da sinistra accusa la sinistra e chiede al Governo di avere il coraggio di usare anche la forza per ristabilire la legalità scavalcando l'incapacità e la corruzione della politica locale.
E' come se Prodi e Amato «non sapessero che cosa sta accadendo a Napoli e in Campania»; come se «non capissero che in una delle nostre più grandi regioni e in una delle più belle città del mondo la spazzatura sta seppellendo la democrazia e la sinistra italiane». E a Napoli Antonio Bassolino e Rosa Russo Iervolino «non ci vengano ancora a parlare di lotta alla camorra, di rinascita, di sogno meridionale. E smettano per sempre di declamare il loro impegno morale contro la criminalità organizzata. Il punto è che un amministratore del territorio che non riesce a risolvere i problemi del territorio si deve dimettere. E dunque o la Iervolino e Bassolino trovano subito una soluzione tecnica e politica alla spazzatura di Napoli oppure si tolgano davanti...».
Così si sfoga oggi Merlo, che ha ben presente di chi è il fallimento politico che si consuma oggi a Napoli e nella Campania:
«... nella spazzatura di Napoli c'è infatti la decomposizione di quell'antropologia che ci aveva fatto sognare, l'illusione che i bravi tecnici della sinistra, gli onesti funzionari della sinistra, i competenti e appassionati amministratori della sinistra sarebbero riusciti là dove erano falliti i Lauro, i Gava, i De Mita. E invece quella vecchia Napoli oggi si vendica su di noi. Guardiamo quella spazzatura e non capiamo come sia possibile che essa non laceri la coscienza civile dei nostri uomini di governo e della nostra sinistra. Perché l'orrore non diventa emergenza nazionale?»Sul Sole 24 Ore anche Guido Gentili invoca le dimissioni di Bassolino e della Iervolino, rappresentanti di un sistema di potere che governa su Napoli e la Campania ormai da quindici anni. «Dove sono in questo caso gli industriali che pure in Sicilia, contro il pizzo e la mafia, hanno cominciato ad alzare la testa? Dove sono i sindacati? Dov'è la Chiesa? Dove sono gli "intellettuali", i professori universitari e non? Dove sono i cittadini che ancora credono nello Stato? Quanto alle istituzioni pubbliche locali - a partire dal presidente della Regione, Antonio Bassolino, e dal sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino - non ci chiediamo neppure dove siano. Perché a fronte di questa vergogna che va in onda sulle televisioni di tutto il mondo, esse avrebbero già dovuto prendere atto, da tempo, del loro fallimento. Lasciando le loro poltrone».
Thursday, May 24, 2007
Politica spazzatura
Non tanto che Visco abbia fatto quel che più d'un generale della Guardia di Finanzia lo accusa di aver fatto - cioè di aver imposto con la minaccia la rimozione dei comandanti della GdF in Lombardia che avevano osato indagare sulla scalata a Bnl di una società, Unipol, legata al suo partito - ma che una volta beccato sia ancora lì, tranquillo al suo posto, con governo e coalizione al completo a fargli da scudo; l'emergenza rifiuti, il degrado e la criminalità a Napoli, che non hanno impedito a Rosa Russo Iervolino e ad Antonio Bassolino - che da sindaco prima, da governatore poi, ha avuto nelle mani un potere pressoché assoluto per vent'anni - di entrare a far parte del Comitato dei 45 per il Partito democratico; e gli allarmanti dati Istat sull'aumento della povertà in Italia. Sono tutti segni dell'inarrestabile decadimento del nostro ceto politico.Puzza di politica l'immondizia partenopea, come ha ben detto Gian Antonio Stella, come puzza di partitocrazia l'arroganza del viceministro Visco, che abusa della carica pubblica che ricopre per punire chi nello svolgimento del suo dovere si trova a "intralciare" i disegni finanziari del suo partito.
«Visco mi ha impartito l'ordine di avvicendare gli ufficiali (...) senza indicarne le motivazioni (...). Visco mi disse che se non avessi ottemperato a queste direttive erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro. Alla mia obiezione che sarebbe stato opportuno informare l'autorità giudiziaria di Milano, Visco mi ha risposto categoricamente che non avrebbe costituito alcun problema il non avvertirla o farlo successivamente... Poi incontrai il procuratore Minale che mi disse di essere quanto mai sorpreso e allarmato... e mi annunciò l'invio di una sua missiva per chiedere delucidazioni. Il 17 luglio il viceministro mi disse di non aver rispettato alcuna regola deontologica per non aver dato esecuzione istantanea a quanto mi era stato da lui ordinato».
Parole del Generale Roberto Speciale, che risultano da un atto giudiziario. Non è possibile prendersela con un quotidiano di opposizione che ha fatto il suo mestiere. Dunque, o Visco è in grado di smentire le dichiarazioni del generale, o dovrebbe dimettersi. In ogni caso, il Giornale ha portato alla luce comportamenti scorretti da parte di almeno uno tra due alti rappresentanti delle istituzioni.
Il fatto che non siano emersi elementi di reato a carico di Visco - e d'altra parte, come ha ricordato il Procuratore Blandini, l'indagine preliminare serviva a stabilire se avviare un procedimento disciplinare, che poi non fu mai avviato, nei confronti dei finanzieri rimossi, e non del viceministro - non significa che il suo comportamento dal punto di vista politico e istituzionale non sia tale da chiederne le dimissioni. Le dichiarazioni rese dal Generale Speciale non vengono smentite dal procuratore, il quale si limita a chiarire che non contengono elementi penalmente rilevanti. Politicamente sì, invece.
Mentre Rutelli riflette sul fatto che la liquidazione di un banchiere valga come gli stipendi del Senato - se non che la prima la pagano gli azionisti, cioè dei privati, e non i contribuenti - le conclusioni che i più traggono dalle inchieste sugli sprechi e i privilegi della «casta» politica appaiono pericolosamente ovvie e riduttive: «Dove ci sono privilegi assurdi, vanno rimossi. Dove c'è corruzione, va spazzata via». Semplice, no?
Fanno orecchie da mercanti i politicanti, se Mario Monti oggi è dovuto reintervenire per chiarire ciò che a una lettura attenta o non interessata del suo articolo del 22 maggio, appariva già chiaro: proponeva «l'esatto contrario» del governi dei "tecnici", spiegando come ciò che il nostro ceto politico pretende di definire "politica" non lo sia affatto, ma sia solo tecnicismo politicante.
Non solo quella politica, ne esistono tante di «caste» nella società italiana. Per liberarcene occorrono soluzioni strutturali, «il disarmo reciproco dei privilegi corporativi e delle chiusure verso gli esclusi», e altri principi su cui fondare la nostra organizzazione politica, economica e sociale, come il merito e la concorrenza.
Insomma, lo sforzo è quello di evitare che tutte le periodiche denunce della «casta» politica, e delle molte altre «caste» che per mantenere i propri privilegi impongono ai cittadini costi iniqui, si riducano a un'effimera campagna di moralizzazione e di trovare soluzioni "di sistema". Come quelle indicate da Monti, e quel «nuovo contratto sociale tra le generazioni» di cui parla Giuliano Amato, che però, essendo al governo, è chiamato a darsi una mossa in Consiglio dei ministri, piuttosto che a pubblicare saggi su riviste prestigiose.
Né è valido il giochetto smascherato da Piero Ignazi, sul Sole 24 Ore, per cui i nostri politici si difendono confondendo la sfiducia dell'opinione pubblica nel sistema dei partiti con pericolosi atteggiamenti anti-politici o, addirittura, di rigetto della democrazia. E' la partitocrazia anti-politica e anti-democratica, e per ciò va abbattuta.
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