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Friday, June 06, 2008

I padroni dell'università. E c'è chi s'indigna per Fiore

Dalla cronaca di Massimo Numa, su La Stampa:
Alla fine ha rinunciato. Niente esame di procedura penale, il terz'ultimo prima della laurea. Augusta Montaruli, 24 anni, studentessa di legge a Torino e dirigente di An-Azione Giovani, ieri mattina è stata affrontata da un gruppetto di autonomi, decisi a impedire le prove d'appello per ricordare gli incidenti alla Sapienza. Lei gira da quattro anni sotto scorta. Tre amici che la proteggono da insulti e anche aggressioni fisiche. «Sono abituata a questo clima, ma oggi era proprio impossibile. Ho ceduto per difendere gli studenti nella mia situazione. Assurdo».
Continua
E il Merlo s'indigna per Fiore. Ma scommettiamo che questo episodio di Torino, ben più grave di una rissa tra estremisti e di un convegno sulle foibe, non riceverà la stessa attenzione.

Thursday, June 05, 2008

Il Merlo che se la prende solo per un Fiore

E' francamente sconcertante il lungo sfogo, oggi su la Repubblica, di Francesco Merlo contro Roberto Fiore. Non che il leader di Forza Nuova mi sia simpatico. Anzi. Merlo vorrebbe «restaurare» il principio che «nelle università italiane si può parlare solo per titoli e per competenze». Giusto, ma quando mai è stato così? Nelle richieste di Fiore di parlare di foibe nelle aule universitarie Merlo vede una «montante strategia del finto convegno storico, che ha la rissa e la violenza politica come reali obiettivi». Una strategia di cui Merlo si accorge oggi perché è Fiore ad attuarla, ma che studenti dell'estrema sinistra praticano da anni: convegni che di scientifico hanno ben poco usati come oggetti contundenti per colpire Israele, gli Stati Uniti, il capitalismo, i nemici ideologici. Personaggi dalla biografia giudiziaria almeno paragonabile a quella di Fiore hanno calcato le scene accademiche e politiche serviti e riveriti.

Del «rapporto che c'è tra la politica e la scienza» Merlo si preoccupa solo oggi che l'estrema destra chiede spazi di «agibilità politica» negli atenei. Quegli stessi spazi che da decenni sono "occupati", a volte anche illegalmente e con la forza, dall'estrema sinistra, senza che Merlo e gli altri intellettuali di sinistra si siano mai scandalizzati. Sono d'accordo con lui: «L'università italiana dovrebbe vietare l'abuso di agibilità politica» che alimenta un clima di violenza. «In nome dell'università, e non dell'antifascismo o dell'anticomunismo». Ma dovrebbe vietarlo a tutti gli «ultrà», sia di destra che di sinistra, non solo a Roberto Fiore.

Thursday, March 06, 2008

Prima che ci minaccino, ci autocensuriamo

Torna d'attualità la censura fondamentalista, ma questa volta si tratta addirittura di autocensura. Dopo la pellicola che costò la vita a Theo Van Gogh (Submission), e le vignette danesi su Maometto, un altro film, "Fitna", del deputato olandese Geert Wilders, sulla ferocia del Corano, accostando l'islam integralista al nazismo.

Il premier olandese Jan Peter Balkenende incolpa sin d'ora Wilders per le reazioni violente cui potrà dar luogo e il suo governo sta cercando qualunque cavillo per censurare il film: «Sanzioni economiche, attacchi, minacce. Chi porterà la responsabilità di tutto questo è lo stesso che ora sta creando le ragioni per tutto questo». Persino il segretario generale della Nato, l'alleanza militare più potente del mondo, ha paura di un film: «Mi preoccupa il fatto che le truppe possano trovarsi sotto attacco a causa di un film», ha dichiarato l'olandese Jaap de Hoop Scheffer.

Il film non è ancora uscito, nessuno lo ha visto, ancora nessuna minaccia o aggressione da parte islamista. Eppure, già scatta l'allarme. E proprio l'allarme, più che il film, potrebbe attirare l'attenzione e far scattare le reazioni dei fanatici. Spesso i tentativi di censurare un film si rivelano anche uno dei migliori modi per promuoverlo. Insomma, se così stanno le cose i fondamentalisti hanno già vinto, ci hanno già tolto la nostra cara vecchia libertà d'espressione, senza colpo ferire.

Ne parla sul Corriere di oggi, il solito Magdi Allam:
«... Ciò di cui dobbiamo preoccuparci tutti è esattamente l'opposto: la salvaguardia della nostra libertà d'espressione in un mondo globalizzato e la libertà di essere pienamente noi stessi a casa nostra, qui in Europa e in Occidente. Ebbene dobbiamo purtroppo prendere atto che questa nostra libertà è già compromessa, perché non siamo riusciti a sconfiggere il terrorismo dei tagliagola e stiamo subendo il ricatto del terrorismo dei taglialingua. Noi abbiamo il diritto e il dovere di affermare e di difendere una civiltà dove a un film si replica con un film, a un discorso si risponde con un discorso, a un evento culturale si reagisce con un evento culturale. Noi abbiamo il diritto e il dovere di tutelare uno stato di diritto dove al limite si può rappresentare la propria contestazione sporgendo denuncia in tribunale, ma mai e poi mai dichiarando una guerra diplomatica e terroristica.
(...)
I veri profanatori dell'islam non sono Wilders, Benedetto XVI o Israele, così come non lo erano Theo van Gogh, Daniel Pearl e Orfana Fallaci. Lo sono invece gli stessi musulmani che disconoscono a tal punto la sacralità della vita da non esitare a massacrare altri musulmani facendosi esplodere anche nelle moschee, a costringere i cristiani a convertirsi con la violenza, a uccidere tutti gli ebrei e gli israeliani perché non avrebbero diritto ad esistere. Eppure l'Occidente continua a dialogare e legittimare i terroristi e i regimi nazi-islamici che li sostengono, al pari degli stati musulmani che boicottano e minacciano pur continuando a professarsi "moderati". Se l'Occidente ha una colpa, ebbene è che è stato finora fin troppo accondiscendente e remissivo con gli estremisti e i terroristi islamici... non auto-censuriamoci addirittura prima ancora che ci minaccino. Non arrendiamoci al diktat dei taglialingua prima ancora che facciano la loro comparsa i tagliagola».
Su la Repubblica, la ex deputata olandese di origine somala Ayaan Hirsi Ali, sceneggiatrice di Submission, costretta a lasciare l'Olanda perché non protetta:
«Non è ammissibile indietreggiare davanti alle minacce, abdicando ai diritti fondamentali della nostra Costituzione. Vedere che il governo olandese vuole risolvere il problema posto da questo film con la censura è vergognoso.
(...)
E' la controprova che l'islam è una religione portatrice di un'ideologia politica intollerante e violenta. In qualche modo, viene confermata la critica di Wilders al Corano.
(...)
Capisco i sentimenti dei fedeli, ed è legittimo dissentire. I musulmani che vivono in Occidente devono però abituarsi a sopportare opinioni sgradevoli o antitetiche alle loro. Questa è la democrazia.
(...)
Il primo ministro Jan Peter Balkenende ha sbagliato. Con i continui appelli, ha dato ancora più pubblicità a questo video. Avrebbe dovuto ignorarlo, non è dal governo che dipende l'uscita di film, libri o articoli».
E Francesco Merlo, da sinistra, invoca «una comune strategia di forza tranquilla che proibisse la censura per pavidità. E che facessimo sapere a tutti i paesi musulmani e a tutti gli estremisti religiosi del mondo che mai rinunzieremo alla libertà di espressione, alla critica e alla satira, anche delle religioni, e che non accetteremo un ritorno all'inquisizione e alla punizione delle eresie, al medioevo islamico, a costo di diventare tutti infedeli, tutti registi, tutti sbeffeggiatori di Maometto».

Friday, January 18, 2008

Lo Stato al massimo della sua espansione

"Cercasi radiologo targato Ds". "AAA. Cercasi pediatra vicino An". "AAA. Cercasi neurochirurgo convintamente Udc". «Dovrebbero avere l'onestà di pubblicare annunci così, i partiti: sarebbero più trasparenti. Perché questo emerge dalle intercettazioni della "Mastella Dynasty": la conferma che la politica ha allungato le mani sulla sanità. Padiglione per padiglione, reparto per reparto, corsia per corsia... è in corso da anni, ma diventa sempre più combattuto e feroce, un vero e proprio assalto dei segretari, dei padroni delle tessere, dei capicorrente al mondo della sanità. Visto come un territorio dove distribuire piaceri per raccogliere consensi».

Scopre l'acqua calda Gian Antonio Stella. E davvero serviva un caso Mastella per far rimanere sbigottito Francesco Merlo. La mala-politica delle clientele e delle raccomandazioni portata alla luce in queste ore non è forse già da tempo, molto tempo, una realtà sotto gli occhi dei cittadini, che semmai i grandi giornalisti hanno avuto qualche "pudore" di troppo nel raccontare?

«Ad ogni intercettazione, ad ogni retroscena, ad ogni rivelazione non viene fuori il reato della politica, ma la mancanza di dignità della politica. E la dignità, almeno per noi, vale più del Diritto», ma la mancanza di dignità non è penalmente perseguibile.

Dunque, Merlo si pone finalmente la domanda giusta su tutta questa vicenda: «Può un giudice dar corpo giudiziario all'umore popolare - e qualunquista - contro lo strapotere della politica?» Si risponde che «da quel che sinora è venuto fuori, quest'inchiesta sembra appartenere alla famiglia delle inchieste di Potenza, a quelle indagini italiane, sempre più frequenti, che non al codice penale rimandano ma al moralismo ideologico e alla giustizia spettacolo, alla ruota del pavone. Perciò, come dicevamo, in questa vicenda giudice e imputato finiscono con il somigliarsi».

Purtroppo, ecco come conclude il suo articolo, mancando l'ultimo miglio, Francesco Merlo: «Oggi contro il familismo di Stato, contro i cugini delle mogli, contro gli oncologi di partito, sembra che il qualunquismo abbia scelto le procure. Alle fine tutti pensano di essere lo Stato. Dobbiamo rassegnarci che non ci sia lo Stato, ma un affollamento di surrogati di Stato?»

Non si tratta di «surrogati di Stato», non è che «non ci sia lo Stato», è proprio questo che abbiamo davanti lo Stato all'ennesima potenza. Ma sarebbe più corretto dire, per non confondere potenza con efficienza, lo Stato al massimo della sua espansione.

Ciò che davvero ci acceca, ci impedisce di cogliere le radici del problema, è l'idealizzazione dello Stato, come se davvero fosse un ente dotato di moralità e imparzialità proprie. A gestirlo sono pur sempre, e saranno sempre, gruppi di privati. Abolirlo, dunque? Certamente no, perché certe sue funzioni sono insostituibili. Ma cominciare ad avere consapevolezza di ciò che realmente lo Stato è: un male necessario, sopportabile a piccole dosi, purché i gruppi di privati chiamato a gestirlo siano eletti democraticamente e sostituibili; purché le risorse della collettività e gli ambiti di intervento a loro affidati siano ridotti allo strettamente necessario.

A chiarire alla perfezione il concetto è Stefano Magni:

«Dove è tutto lo scandalo per Mastella? E' vero che la sua famiglia usava la burocrazia statale come casa propria? E' vero che nominava i suoi amici e i suoi fidi a capo di enti pubblici e ospedali? Non è detto che queste cose su cui si sta indagando siano vere. Ma se lo fossero? Sarebbe ordinaria amministrazione: si chiama Stato. Lo Stato è l'insieme dei politici, ciascuno con i propri interessi privati, più o meno pericolosi per gli altri. Se affidi un'attività importante come la sanità allo Stato, non puoi aspettarti di meglio: saranno i politici a scegliere i dirigenti e anche i medici, in base a criteri che decidono loro (magari il merito, magari l'amicizia o la parentela). Se affidi la scelta delle aziende che devono fornire un servizio allo Stato e non ai consumatori, avrai per forza le tangenti sugli appalti. E vince l'azienda che paga di più il politico che deve scegliere».
Così i politici tutelano i propri interessi: «Posti di lavoro, anche importanti, in cambio di voti. Voti che gli servono per avere più potere, distribuire posti di lavoro e benefici a un maggior numero di persone che, in cambio, gli daranno ancora più voti». E il circolo si chiude.

Ed è comprensibile che la gente sia indignata, ma gli esiti possibili di questa indignazione diffusa e dello scollamento tra politica e cittadini sono due, «uno estremamente negativo, l'altro estremamente positivo». Quello negativo sarebbe «la pretesa di moralizzare la politica». Ma «chi opta per questa soluzione invoca a gran voce la dittatura militare o un maggior potere epuratore dei giudici». In entrambi i casi, meno democrazia e un regime, che gli stessi moralizzatori avranno contribuito a creare, «molto più facilmente corrompibile, proprio perché ha la facoltà di controllare gli altri, ma non si autocontrolla».

L'esito «estremamente positivo, invece, è la richiesta di liberarci dallo Stato e dalle sue pratiche. Perché lo Stato ci succhia risorse e ci restituisce inefficienza, quindi meglio fare da soli. Una tendenza di questo tipo potrebbe concretizzarsi con una forte richiesta di autonomia locale, di meno tasse e di molte meno regole, in modo da limitare i danni che i politici possono farci».

Bisogna intraprendere presto questa via, «prima che monti l'ondata di antipolitica autoritaria».

Friday, January 04, 2008

Bassolino e Iervolino, la vergogna dell'Italia siete voi!

Nella Napoli sommersa dall'immondizia c'è l'immagine più emblematica, più di qualsiasi editoriale del New York Times, del «degrado apocalittico», come l'ha definito oggi Francesco Merlo, su la Repubblica, in cui versa l'Italia.

E Francesco Merlo da sinistra accusa la sinistra e chiede al Governo di avere il coraggio di usare anche la forza per ristabilire la legalità scavalcando l'incapacità e la corruzione della politica locale.

E' come se Prodi e Amato «non sapessero che cosa sta accadendo a Napoli e in Campania»; come se «non capissero che in una delle nostre più grandi regioni e in una delle più belle città del mondo la spazzatura sta seppellendo la democrazia e la sinistra italiane». E a Napoli Antonio Bassolino e Rosa Russo Iervolino «non ci vengano ancora a parlare di lotta alla camorra, di rinascita, di sogno meridionale. E smettano per sempre di declamare il loro impegno morale contro la criminalità organizzata. Il punto è che un amministratore del territorio che non riesce a risolvere i problemi del territorio si deve dimettere. E dunque o la Iervolino e Bassolino trovano subito una soluzione tecnica e politica alla spazzatura di Napoli oppure si tolgano davanti...».

Così si sfoga oggi Merlo, che ha ben presente di chi è il fallimento politico che si consuma oggi a Napoli e nella Campania:
«... nella spazzatura di Napoli c'è infatti la decomposizione di quell'antropologia che ci aveva fatto sognare, l'illusione che i bravi tecnici della sinistra, gli onesti funzionari della sinistra, i competenti e appassionati amministratori della sinistra sarebbero riusciti là dove erano falliti i Lauro, i Gava, i De Mita. E invece quella vecchia Napoli oggi si vendica su di noi. Guardiamo quella spazzatura e non capiamo come sia possibile che essa non laceri la coscienza civile dei nostri uomini di governo e della nostra sinistra. Perché l'orrore non diventa emergenza nazionale?»
Sul Sole 24 Ore anche Guido Gentili invoca le dimissioni di Bassolino e della Iervolino, rappresentanti di un sistema di potere che governa su Napoli e la Campania ormai da quindici anni. «Dove sono in questo caso gli industriali che pure in Sicilia, contro il pizzo e la mafia, hanno cominciato ad alzare la testa? Dove sono i sindacati? Dov'è la Chiesa? Dove sono gli "intellettuali", i professori universitari e non? Dove sono i cittadini che ancora credono nello Stato? Quanto alle istituzioni pubbliche locali - a partire dal presidente della Regione, Antonio Bassolino, e dal sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino - non ci chiediamo neppure dove siano. Perché a fronte di questa vergogna che va in onda sulle televisioni di tutto il mondo, esse avrebbero già dovuto prendere atto, da tempo, del loro fallimento. Lasciando le loro poltrone».

Friday, May 18, 2007

Terra bruciata intorno al Ps francese e ai Radicali italiani

La famiglia allargata del presidente franceseNon c'è neanche bisogno di una decisione formale. Il "collaborazionista" Bernard Kouchner è da ritenersi escluso automaticamente dal Partito socialista francese, secondo una regola d'altri tempi che descrive bene quale sia l'anticaglia di cui è fatto il Ps, relitto del secolo delle ideologie. «Si è di fatto escluso, è una cosa automatica, come quando uno si presenta contro un candidato del proprio partito», spiega con naturalezza il segretario Hollande.

La verità è che il Ministero a Kouchner brucia ai socialisti, che intorno a sé vedono sempre più terra bruciata. Jouyet, oggi segretario di Stato agli Affari Europei, non ha mai militato nel Ps, ma era stato vice capo di gabinetto dell'allora primo ministro socialista Jospin. Per 30 anni è stato amico di Hollande. Si può restare amici avendo idee politiche diverse? Diremmo di sì, eppure... «Ho perso un amico, perché è al servizio di un governo contro il quale combatto», ha detto Hollande. Quanto a Besson, l'ex segretario nazionale per l'Economia del Ps oggi segretario di Stato per la Valutazione delle politiche pubbliche, Hollande lo aveva già definito un «traditore» tempo fa.

Insomma, invece di chiedersi non se vi sia qualcosa che non va nel partito che guida, se non vi sia una inadeguatezza di fondo della sua proposta politica, Hollande reagisce additando i "traditori".

La cosiddetta "apertura" di Sarkozy a personalità di sinistra, tuona, è un «inganno». Il governo Fillon è «un governo di destra». Certo, ma questo lo sanno bene gli esponenti socialisti che sono entrati a farne parte. Il fatto che dovrebbe indurre Hollande a qualche riflssione è che costoro hanno ritenuto le risposte di un presidente e di un governo di destra alle sfide che ha di fronte la Francia più convincenti di quelle socialiste.

Ma la pietra dello scandalo rimane Kouchner, tanto che l'ex ministro della Sanità socialista ed ex capo della missione Onu in Kosovo viene chiamato a dare spiegazioni su Le Monde: «Intendo continuare a rimanere a fianco degli oppressi», assicura. «Conosco le tue convinzioni e non ti chiedo di rinnegarle», gli ha detto Sarkozy lo scorso 10 maggio, quando gli ha telefonato per proporgli la guida della diplomazia francese. «Gli ho detto che ero socialista, da vent'anni sostenitore della socialdemocrazia, che avevo sempre votato a sinistra e che avrei sempre continuato a farlo. Gli ho ricordato che avevamo delle divergenze, in particolare sull'adesione della Turchia all'Unione europea».

Sono seguite altre conversazioni, altrettanto franche. «Sei mesi fa, quando Glucksmann lanciò il ticket Sarko-Kouchner venne preso per paz­zo o per provocatore», ricorda Il Foglio.

Pur senza condividere il tono dell'allora diplomazia francese, Kouchner dice a Le Monde di essere sempre stato contro la guerra in Iraq. Il fatto è che altrettanto netta era la sua opposizione a Saddam (4 febbraio 2003). «Essere neutrali tra la vittima e il carnefice equivale ad essere complici del carnefice... è molto facile essere pacifisti sulla pelle delle minoranze massacrate».

Ma la differenza più rilevante tra Sarkozy e Kouchner in politica estera è sul problema dell'ingresso della Turchia nell'Ue. Contrario il primo, favorevole il secondo. «In ogni caso il processo iniziato sarà lungo», ricorda Kouchner, esprimendo la speranza che il presidente francese possa cambiare idea. Con Kouchner agli Esteri, il "jamais" di Sarkozy alla Turchia appare un po' meno "jamais". Certo, ricordiamoci che in Francia la politica estera la fa il presidente della Repubblica, da ora in poi affiancato da un Consiglio nazionale per la sicurezza. Il ministro è più un capo della diplomazia. Intanto, però, Sarkozy si è pur scelto un ministro degli Esteri a favore della Turchia in Europa. E lo stesso Kouchner non esclude ripensamenti. Staremo a vedere.

L'impressione è che con Kouchner agli Esteri la Francia possa assumere un'iniziativa forte per il Darfur. «Bisogna rapidamente formare un gruppo di contatto. La Francia non può agire sola, ma deve prendere l'inziativa», anche minacciando di boicottaggio le Olimpiadi di Pechino.

«Non devo niente ai partiti politici, niente - conclude Kouchner sulla sua scelta - ma ho il dovere di spiegarmi nei confronti dei giovani, di quelli che mi considerano un uomo politico diverso. A loro voglio dire che non tradisco il mio campo. Voglio dire che se ho accettato questo posto è perché ho la misura delle nuove disuguaglianze, le muove miserie del pianeta. Intendo continuare ad essere a fianco degli oppressi. Spero che i miei risultati servano da spiegazione. se un giorno la situazione diventasse per me inaccettabile, lascerò il governo. Per questo, conto sulla vigilanza dei miei amici».

Noi che non aderiamo alla politica del "tanto peggio, tanto meglio", ci auguriamo che Kouchner faccia bene e non abbia da essere deluso da Sarkozy e Fillon.

Coloro che non hanno emesso un sibilo sulla presenza di Kouchner nel Governo Fillon alla guida di un Ministero così importante come gli Affari Esteri sono i radicali, la Bonino e Pannella in particolare.

Ci ha pensato Enrico Rufi a sottolineare in modo implacabile le sempre più imbarazzanti contraddizioni. «Impressionanti» le somiglianze tra Kouchner e Bonino. «... Però lui ha due padrini come André Glucksmann e Bernard Tapie, e questo dovrebbe bastare a chi, qui da noi, salutò all'epoca come una vittoria politica per l'Italia e per la sinistra liberale e riformatrice la nomina di Bonino a Bruxelles», anche se decisa da Berlusconi. Quindi con ironia Rufi si chiede «se l'alter ego di Bonino riuscirà là dove hanno fallito gli altri due pannelliani ad honorem, che proprio da Pannella e dai neopannelliani sono stati invece liquidati come gli utili idioti del "pericolosissimo" Sarkozy».

Delusi dal Ps di Hollande e signora, persino i radicali di sinistra del Mouvement des Radicaux de Gauche «si avviano a voltar pagina e a riunirsi ai radicali "valoisiens", i radicali del sarkozista Borloo», ma «la sconfitta rischia invece di rimanere sterile per i radicali di sinistra nostrani, che non sembrano neppure preoccupati di farsi perdonare il "coup de poignard dans le dos", la pugnalata alle spalle, inferta ai cugini d'oltralpe. Quando nel suo testamento politico Pier Paolo Pasolini raccomandò ai radicali di essere sempre irriconoscibili, intendeva agli occhi dei benpensanti, non ai loro propri e a quelli di chi vuole loro bene, altrimenti come avrebbe fatto lui stesso a riconoscerli? Così, in attesa del "contrordine compagni!" che riconcilierà i radicali italiani con se stessi e coi sosia francesi, Kouchner al Quai d'Orsay sarà la cattiva coscienza berlusconiana e antisarko di Bonino e Pannella».

E mentre è Massimo Nava uno dei più bravi a inquadrare Sarkozy, con i suoi punti di forza e le sue contraddizioni, a Francesco Merlo non sfugge la laica disinvoltura con cui il nuovo presidente si è presentato ai francesi e al mondo con la sua famiglia allargata:
«La foto di una bella e grande famiglia benedetta da Dio, di una moderna e riuscita famiglia di famiglie come ce ne sono tante, quella che è finita sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Due sono figli di lei, altri due sono figli di lui, il quinto è il figlio di entrambi... la prima famiglia di Francia, non ha il profumo dell'onestà peccaminosa che hanno, in questi casi, alcune importanti famiglie italiane, considerate sotto sotto come piccoli serragli, una facciata rispettabile per i vescovi biliosi e una gran massa di dettagli viziosi sui rotocalchi... La Francia è un paese cattolico ma i vescovi sono sereni, anche loro si accorgono che in quella foto non c'è Feydau ma c'è Truffaut, ci sono insomma tutta l'Autorità e tutta la Tradizione dell'amore».

Thursday, March 08, 2007

Diritti gay: il tempo della delega alla sinistra è finito

Criticando l'intenzione dei vescovi di convocare le divisioni del Papa, pare a fine marzo, in piazza San Giovanni, Francesco Merlo scrive un paio di frasi davvero efficaci nello spiegare come Ruini e la Chiesa siano i veri materialisti, sessuocentrici e sessuofobici. L'ipocrisia innanzitutto:
«Ruini organizza la piazza perché vuole che nelle famiglie rimanga celata la diversità e la dissonanza, che l'omosessualità venga coltivata appunto come vizio nascosto, con questa idea barbara e blasfema che Dio sia maschio e il diavolo sia invece pederasta, che il diritto non sia compatibile con l'omosessualità, che ci siano dei viali di Roma dove, anche nella notte di Pasqua, è opportuno che gli omosessuali si vendano nell'inferno del vizio, mentre è sempre inopportuno che due uomini o due donne si amino alla luce del sole, ed è pagano e antiitaliano che i loro diritti di coppia siano tutelati da una timidissima legge, che non è certo rivoluzionaria».
«Nella tormentata storia della liberazione sessuale dell'Italia, la famiglia, se è in crisi, non lo è certo a causa degli omosessuali. Al contrario, gli omosessuali proprio perché vogliono "affamigliarsi" la rilanciano, ne accettano il codice alto che non può essere ridotto da nessuno, neppure da Ruini, alla tecnica sessuale, al modo con il quale in camera da letto si uniscono due corpi. E' Ruini e non gli omosessuali a credere che l'uomo sia una pratica sessuale. Nessuna persona sana quando parla con qualcuno pensa alle sue parti basse e all'uso che egli ne fa. E l'Italia, che forse non è un paese molto morale, è però abbastanza sana: all'anarchia del vizio nascosto preferisce la civiltà dei diritti...»

Secondo la loro visione la vita non è che un processo biologico, dove l'anima scompare dalla scena; l'amore e la famiglia non sono che meccanica sessuale, senza spiritualità. Hanno paura dell'uomo. Ma com'è ridotta una religione che ha paura dell'uomo?

Tuttavia, conclude Merlo, «nessun organizzatore di piazze, nessun Ruini riuscirà a toglierci quel Cristo semplice che fu dileggiato in piazza proprio perché diverso. Si può essere omosessuali e non stare con Cristo, ma non si può neanche immaginare Cristo che manifesta contro gli omosessuali».

Se la Chiesa ha già tolto la propria delega politica ai partiti d'ispirazione cattolica e intende intervenire direttamente in difesa di quei principi ritenuti «non negoziabili», il movimento omosessuale sta per fare altrettanto con la propria delega alla sinistra. E lo fa con questo articolo davvero splendido di Aurelio Mancuso, su il Riformista, che forse è espressione di un momento di consapevolezza piena e di maturità politica completa da parte del mondo omosessuale: «Questi ceti politici della sinistra italiana devono sapere che il tempo della delega è definitivamente concluso e questa manifestazione del 10 marzo vi metterà il sigillo».

Né destra, né sinistra, ma al di là di destra e sinistra, la decisione è di "investire" nella società italiana.

Infine, nota per Benedetto Della Vedova, dei Riformatori Liberali, che sarà alla manifestazione del 10 marzo: i "Dico" «non dicono nulla», ma «è ora che le coppie omosessuali abbiano un riconoscimento giuridico... un riconoscimento di serie A». Peccato che poi, come spesso gli capita, cade in alcune evidenti contraddizioni.