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Friday, September 25, 2009

Aung San Suu Kyi, giallo sulla sua posizione riguardo le sanzioni

Su il Velino

La leader democratica birmana, Aung San Suu Kyi, agli arresti domiciliari dopo la condanna subita lo scorso agosto, sarebbe pronta a collaborare con i leader della Giunta militare birmana perché siano alleggerite le sanzioni economiche contro il Paese. A sostenerlo è il suo portavoce e avvocato, Nyan Win, citato dalla Cnn. Ma sulla reale posizione del Premio Nobel per la Pace riguardo le sanzioni contro il regime sta montando un giallo. In precedenza, infatti, Suu Kyi si era fermamente opposta a qualsiasi alleggerimento delle sanzioni. E d'altra parte, anche il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, per ora ha negato di voler revocare le sanzioni, nonostante il nuovo approccio di apertura al dialogo con il regime.

Adesso, invece, in una lettera indirizzata al generale Than Shwe, Suu Kyi sosterrebbe di essere pronta a cooperare in questo senso, secondo quanto afferma oggi il suo portavoce e avvocato, rivelando di aver lavorato con lei alla stesura della lettera, anche se sarà inviata alla giunta solo tra qualche giorno. La leader dell'opposizione birmana vorrebbe prima informarsi su quante e quali sanzioni gravano sul Paese e su quali stanno avendo un impatto negativo sulla popolazione. Aung San Suu Kyi non ha mai parlato di «alleggerimento» delle sanzioni contro la giunta militare birmana, perché «non è nella posizione per decidere» in materia, affermava solo una settimana fa lo stesso Nyan Win, avvocato della Nobel per la pace ed esponente di primo piano del suo partito, rettificando a The Irrawaddy quanto rivelato il giorno prima dal senatore Usa Jim Webb.
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UPDATE (28 settembre): E' proprio così. Aung San Suu Kyi ha ceduto alle pressioni e ha inviato una lettera al capo della Giunta militare, il generale Than Shwe, chiedendo il permesso di incontrare gli ambasciatori occidentali in Birmania per discutere la possibilità della fine delle sanzioni occidentali contro il regime. Nella lettera spiega di voler cooperare con la Giunta birmana per ottenere la revoca delle sanzioni da parte degli Usa e delle altri Paesi occidentali e di voler a questo scopo ascoltare i pareri degli ambasciatori di queste nazioni in Birmania.

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