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Monday, January 28, 2008

La vera vittoria sarà di chi si rinnova

Prodi o elezioni, era la minaccia che fino a qualche settimana fa veniva sbandierata ai quattro venti da tutti i principali maggiorenti del Pd, come prova della lealtà nei confronti del premier in carica. Un'ora dopo la caduta di Prodi, per gli stessi tornare subito alle urne diventava una sciagura, la «cosa peggiore» che si potesse pensare.

Ci vuole una nuova legge elettorale. Su questo ci sono pochi dubbi, ma su quale legge nessuno si espone. Sembra quasi che qualsiasi vada bene e che ci si divida tra sostenitori dell'attuale e promotori di una riforma, quale che sia. Se ci fosse un accordo di massima sull'assetto politico che questa nuova legge elettorale dovrebbe determinare, ci vorrebbero un paio di settimane per approvarla. Peccato che proprio il Pd sia diviso tra le correnti ad oggi più rappresentate in Parlamento (dalemiani, Popolari, rutelliani), per la bozza Bianco (sul modello tedesco), e il segretario e i suoi fedelissimi, per una versione più maggioritaria, come il vassallum. Ciascuna delle parti è spinta da un'idea diversa di Pd: per gli uni, un partito maggioritario che si allei dopo il voto, a seconda delle congiunture e delle convenienze, con la sinistra o con un "grande centro"; per gli altri, un partito maggioritario che corra e governi da solo.

Riconoscere la necessità di una nuova legge elettorale non vuol dire che vada bene una qualunque. Il modello tedesco consoliderebbe il ritorno a un sistema dagli esiti proporzionali. Dunque, se non fosse possibile approvare una legge maggioritaria e tendenzialmente bipartitica, a mio avviso sarebbe preferibile rimandare la discussione alla nuova legislatura, quando nel Pd la linea prevalente sarà quella bipartitica di Veltroni.

L'attuale legge elettorale ha accentuato l'instabilità connaturata nella coalizione prodiana, ma a ben vedere il suo effetto distorsivo ha giocato a favore di Prodi, e non contro. Non siamo partiti da una situazione in cui a fronte di una vittoria nelle urne, la legge ha prodotto una maggioranza numericamente striminzita in Senato, come erroneamente si pensa. Al contrario, l'Unione ha perso le elezioni per il Senato, ciononostante vedendosi attribuire una maggioranza, seppure risicatissima, di seggi. Dunque, Prodi e i suoi ministri dovrebbero esser grati a questa legge, che gli ha concesso di rimanere per venti mesi al governo, perché se il premio di maggioranza fosse stato assegnato a livello nazionale (come volevano Calderoli e la CdL) e non regionale (come ha voluto Ciampi), da subito il centrodestra si sarebbe trovato in maggioranza al Senato.

L'altro argomento per cui tornare subito al voto sarebbe la «cosa peggiore» è che bisogna affrontare le emergenze (le molte) che affliggono il nostro Paese, tra l'altro in un contesto economico internazionale di possibile recessione. Semmai, questo sembra un argomento a favore delle "elezioni subito", proprio per dare al Paese un governo politicamente responsabile, forte del sostegno e della legittimazione popolare per effettuare le scelte necessarie.

E tra i grandi giornali il Corriere della Sera è l'unico che si è sfilato dal coro che in questi giorni invoca un "governo per le riforme". Sergio Romano, motivando perché non si dovrebbe perdere altro tempo, ha ricordato come lo stesso Prodi abbia voluto determinare, facendosi sfiduciare dal Senato, le condizioni per una soluzione della crisi «conforme» agli interessi dell'opposizione, cioè le elezioni, mettendo così i bastoni tra le ruote a colui che ha individuato quale maggiore responsabile della sua caduta: il Pd di Veltroni.

Dal "retroscena" di Francesco Verderami, oggi sul Corriere, pare che Berlusconi e il Pd dovranno infine piegarsi dinanzi alla volontà del Quirinale di fare un tentativo, incaricando Marini o Amato per un governo "di scopo" (una nuova legge elettorale) e a termine. Aspettare un altro paio di mesi e votare a giugno sarebbe la mediazione tra le due posizioni - le elezioni subito, invocate da Berlusconi, e tra 8/12 mesi, come propone Veltroni. Certo, se Berlusconi si rifiutasse di appoggiarlo, tale governo sarebbe tutto fuorché quello che il presidente della Repubblica desidera per il Paese.

Veltroni anche oggi è tornato a chiedere all'opposizione di pazientare ancora 8/12 mesi. Un modo per ricordare che se anche le forze politiche non trovassero un accordo, entro il 15 giugno verrebbe comunque votato il referendum, vero obiettivo del segretario del Pd in merito alla legge elettorale.

Al di là delle apparenze, non c'è accordo nel Pd, neanche sul proseguimento della legislatura, e confermo che mi pare di vedere la posizione di Veltroni più compatibile con quella di Berlusconi. D'Alema, Marini e Rutelli sanno che votando subito sarebbe sconfitta certa ma, quel che è peggio, gruppi parlamentari e partito "veltroniani". Per questo vogliono innanzitutto buttare la palla avanti e, prima o poi, se sarà possibile, arruolando l'Udc far approvare una legge elettorale il più possibile ricalcata sul modello tedesco. Viceversa, Veltroni vorrebbe sì, innanzitutto, arrivare al referendum, ma si prepara ben volentieri alle elezioni anticipate, perché sa che votando entro l'estate si risparmierebbe la lunga guerra di logoramento che i suoi avversari gli stanno preparando nel partito e potrebbe plasmare il partito e i gruppi parlamentari.

Probabilmente solo chi avrà la forza e il coraggio di rinnovarsi davvero e per primo, avrà l'occasione di una vittoria vera e duratura, non solo elettorale, ma anche di governo. Così oggi il Berlusconi che vediamo correre verso le urne ripresentando il centrodestra tale e quale al 2006 - se non più deteriorato di allora nei rapporti, personali e politici, tra i leader e i partiti - si offre di tenere in mano quel cerino con il quale Prodi si è già bruciato.

Le vittorie, quella vere, solide, sono di chi sa prepararle rinnovandosi durante il tempo trascorso all'opposizione. Ds e Margherita non seppero o non vollero rinnovare il centrosinistra durante il Governo Berlusconi, ripresentandosi nel 2006 con Prodi e la sinistra comunista; non ha saputo o voluto farlo il Cav. durante questi due anni. Sembrava ben intenzionato con "l'annuncio del predellino", finito però in un nulla di fatto. Adesso si prepara sì a tornare al governo, ma in un quadro instabile, sorretto da una maggioranza probabilmente meno ampia di quella della scorsa legislatura (30 senatori di margine, se va bene, invece di 50), una coalizione ancor più litigiosa, due alleati il cui obiettivo manifesto è quello di logorarlo personalmente. E se nell'arco di un paio d'anni facesse la fine di Prodi e si tornasse a votare, «noi saremmo pronti per una vittoria vera e duratura, gli unici ad esserci rinnovati», scommette Veltroni...

Lo sosteniamo da tempo: la probabilissima sconfitta elettorale equivarrebbe ad un disastro, se il Pd si ripresentasse più o meno nella stessa formula prodiana, ma addirittura palingenetica se invece corresse da solo. Fuori dell'Unione, infatti, il Pd potenzialmente può «pescare» 10 punti percentuali in più, pur perdendo le elezioni. Anche a Berlusconi, quindi, converrebbe il referendum per lanciare il PdL e correre da solo.

3 comments:

cumino said...

Questa storia dei 10 punti che può pescare il PD è stata messa in giro naturalmente senza verifica alcuna (e che verifica mai si potrebbe fare tra l'altro) ed è assurta già a verità inconfutabile. Eppure girano anche sondaggi da cui si ricava che il PD non assommerebbe nemmeno le sue componenti, tanto per dire. A mio avviso le due previsioni non fanno poi grande differenza. Bisogna vedere i contenuti. I quali francamente latitano, per ora. E prima dei contenuti occorreranno parole e atteggiamenti netti, i quali anche latitano, per ora. Anzi a dirla tutta le premesse non sono particolarmente entusiasmanti.
Sono perciò d'accordo con lei sull'assunto che chi si rinnova alla fine vincerà, ma meno sulla conclusione che allora vincerà alla fine Veltroni, in quanto si è rinnovato, a differenza del centro destra che si presenta con gli stessi problemi. Ma il PD non ha rinnovato nulla per ora. Maquillage non è rinnovamento.

Anonymous said...

buonasera jim.
buonasera a tutti.

sono stato assente per molto tempo...problemi di adsl...il lavoro...un figlio in arrivo...rapimenti alieni...l'invasione delle cavallette...poi, finalmente, il governo donascimiento in caduta libera e per miracolo...sono un uomo ritrovato, "rinnovato" anche in questo angolo di web ed è per questo...jim...che ti chiedo di essere indulgente con me, così tanto da permettermi ancora di usufruire di questo tuo spazio.

tornando alla caduta degli...dei...mi sembra che il più sublime di essi...veltroni...abbia espresso più o meno questo concetto ovvero, che al pd converrebbe andare alle elezioni subito, anche con questa legge elettorale e far governare la destra e compagnia bella per un biennio; passato questo periodo, infatti, dopo una gestione disastrosa della cosa pubblica, il governo boia creato dalla becera destra cadrebbe inesorabilmente per mai più sollevarsi. le successive elezioni, infatti, sarebbero "vinte" inesorabilmente dalla sinistra...rectius, dal pd...che apparirebbe - finalmente!!! - come l'unico partito rinnovatosi veramente.

più o meno è questo il concetto.

tu che ne pensi?

ma secondo te...veltroni ci crede a quello che dice?


ciao.


io ero tzunami.

Sergio de Jugoslavia said...

In teoria Anonymous avrebbe ragione, ma il rinnovamento passa per il proprio fallimento, non per quello altrui. Il Labour si rinnovò dopo i successi dell'era Thatcher, idem potrebbe avvenire in Francia( dove però Sarkozy è mercantilista e finto innovatore, ma i socilaisti sono alla canna del gas).
E' inutile sognare un PD che non esiste e che non potrebbe neppure esistere, indipendentemente dagli insuccessi della destra. LA classe dirigente del PD quella è : POST COMUNISTI E POST DEMOCRISTIANI. Se poi uno finge di pensare che a 60 anni uno politicamente si rinnovi ...
Se la destra fallisce il centrosx resta quello che è , cioè una m..da