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Friday, January 25, 2008

L'annunciata fine dell'utopia prodiana

Non è per correttezza istituzionale che Prodi ha voluto parlamentarizzare la sua agonia fino all'ultimo, ma per spirito vendicativo, per lasciare dietro di sé le macerie politiche del diluvio. Correttezza istituzionale vuole senz'altro che una crisi politica di governo sia affrontata e discussa dalle forze politiche nelle sedi istituzionali appropriate e a alla luce del sole, al cospetto dei cittadini. Ma il presidente Napolitano stesso, in quanto garante delle istituzioni, aveva suggerito a Prodi le dimissioni perché nella correttezza istituzionale rientra anche la tutela della legislatura, con la conseguente possibilità di dotare il Paese di una nuova legge elettorale che assicurasse una maggiore governabilità. Di questa esigenza, degna anch'essa di tutela dal punto di vista istituzionale, Prodi si è totalmente fregato e ha voluto assestare il suo ennesimo sfregio, che prelude ad altri atti vendicativi che avranno come sede e oggetto il Partito democratico e Veltroni, individuato - al pari di D'Alema nel '98 - come reale responsabile della sua caduta. Ma Veltroni oggi, come D'Alema allora, hanno semplicemente agito di fronte a una manifesta incapacità di governo. Che fare, se nessuno è al timone della nave?

Non sappiamo dire, in un Paese in cui neanche le sconfitte più atroci e clamorose segnano la fine delle carriere politiche, se ieri sera abbiamo assistito alla morte politica di Prodi. Magari resusciterà, come avversario di Veltroni nel Pd, come capocorrente scissionista, o come promotore di una lista in miniatura dell'Unione, che raccolga ulivisti di ferro e cuspuglietti prodizzati, come socialisti, radicali, dipietristi, verdi, comunisti italiani, sinistra democratica, con questi ultimi tre che dovrebbero comunque preferirgli la "Cosa rossa".

Ogni crisi politica, e ogni sconfitta, ha una causa di fondo e una scatenante. Quella scatenante è senz'altro l'attacco giustizialista che ha colpito Mastella, che per quanto infastidito da referendum, Pd e quant'altro, non crediamo avrebbe mai mollato la sua prestigiosa poltrona governativa. Settori giustizialisti della maggioranza e della magistratura, gelosa dei propri privilegi corporativi, arrembante e avida di potere moralizzatore sulla politica, avevano deciso da tempo di "purificare" la maggioranza di governo individuando in Mastella e nel suo partito l'unico capro espiatorio. A costoro deve innanzitutto dire grazie Prodi.

Ma, come dicevamo, esiste anche una causa di fondo. Ed è riguardo ad essa che entrano in gioco il Pd e Veltroni, ma non nel senso complottista che si intende comunemente. L'accelerazione della nascita del Pd e della discesa in campo di Veltroni come leader si devono a una presa d'atto da parte dei riformisti del centrosinistra - Ds e Margherita - del fallimento del governo e dell'idea di centrosinistra su cui poggiava: il prodismo, la cui fine avevamo decretato con molto anticipo, guarda caso poco prima che fosse avviata la costruzione del Partito democratico, progettato per sostituirsi ad esso. Persino alla luce dei risultati elettorali dell'aprile 2006, con quegli otto punti di vantaggio persi in poche settimane (e dodici in pochi mesi), era possibile preconizzare che il prodismo potesse tramontare ancor prima del berlusconismo.

In questo senso sì, Prodi può "prendersela" con il Pd veltroniano, anche se la sua caduta, più che dei ristretti margini numerici della maggioranza in Senato, è la conseguenza del crollo, del fallimento alla prova dei fatti, di quella che avevamo definito "utopia prodiana", l'idea cioè che l'Ulivo, alleandosi con la sinistra comunista e massimalista, potesse non solo "cacciare" Berlusconi e vincere le elezioni, ma anche governare il paese. "Senza l'ala radicale non si vince, ma con l'ala radicale non si governa". L'impegno dei vertici del centrosinistra negli ultimi dodici anni è stato sempre volto a smentire la seconda di queste due proposizioni. Mai si era tentato di smentire la prima, ma proprio per questo è nato il Pd. Questo «schema tattico ha dominato il bipolarismo italiano in questa lunga transizione», ammetteva mesi fa Veltroni, riferendosi alla eterogenea Unione prodiana, afflitta da paralisi decisionale.

Per dodici anni Prodi è stato l'unico possibile interprete e collante dell'eterogeneità della coalizione. Il prezzo pagato nell'arco di questo lungo periodo è stato l'incapacità della sinistra di fare i conti con se stessa, di accorgersi di quanto fosse ingombrante il suo passato, seppure oggi nella veste di uno statalismo e di un antagonismo post-ideologici, e quindi di diventare forza di governo.

Se in nessun paese europeo la sinistra democratica e liberale governa insieme a quella neocomunista ci deve pur essere un motivo. Il superamento di questa anomalia solo italiana, era ovvio, passava per il fallimento dell'"utopia prodiana".

Il Partito democratico avviava la sua missione storica, una nuova e alternativa idea di partito di centrosinistra, "di governo", a "vocazione maggioritaria", l'ha definito Veltroni, con l'imbarazzo di chi non poteva sbarazzarsi di un disastroso presente che aveva contribuito a realizzare, dovendo tuttavia obbligatoriamente preparare un futuro diverso. Le contraddizioni prima o poi non potevano che esplodere, ma non per una sleale concorrenza da parte di Veltroni nei confronti di Prodi, quanto per il fallimento manifesto di quest'ultimo.

5 comments:

Antonio Candeliere said...

Il governo Prodi è caduto perchè Veltroni ha voluto che cadesse!

giancarlo said...

Se Prodi è colpevole di non aver agevolato la revisione della legge elettorale, Berlusconi che tale legge ha fatto è innocente?

Sergio de Jugoslavia said...

mo' sta a vede che la colpa è di quel cazzaro de Veltroni.
Sinistri, ma fate le persone serie !
E se anche così fosse si tratterebbe di un suicidio per procura, visto che er PD lo ha voluto Prodi ! e già,e secondo voi Veltrò stava a farse logorà per coprì tutte le c. der Mortadella.
Anche un cieco capiva che sarebbe finito per implosione. Veltroni, faccia un monumento a Mastella, gli ha tolto le castagne dar fuoco

Sergio de Jugoslavia said...

-Pronto, buonasera, vorrei prenotare un tavolo per quattro
-Prego, dica
-Segni BLAIR,FORTUNA ZAPATERO + GORE
Va bene, fatto.Che nome metto ?
Metta Utopia, Pannulla Utopia.
-Perdoni la curiosità, Utopia è il nome?
-Sì, ma anche il cognome.
-Ah. Per segni intende il verbo, vero?
-Certamente. Buonasera.
-Buonasera a lei.

Sergio de Jugoslavia said...

27 gennaio 2008

-Pronto, avrei una prenotazione da fare.
-Prego, dica.
- Segni Gandhi,ma ancora: Martin Luther King, Karl Popper ed Emanuele Kant.
-Scusi, ma mi prende in giro ?
-No
-Ah certo, ora ricordo,lei è quello che mesi aveva prenotato per quattro:Zapatero,Blair,Fortuna e Gore, e poi non è venuto. Lei è stato scorretto, poteva almeno telefonare.Non ci si comporta così.
-Ha ragione, ma stavolta le assicuro che con questo poker d'assi non le tirerò un pacco.Ho in tasca un'utopia di quelle che te la raccomando. Se tutto va bene facciamo le riforme 'meregane nel giro di un annnetto.
-Ah, beh, se lei vuole fare il 'meregano ... mi scusi, ma non sarà mica er sor Pannella ?
-Sì, sono Pannulla, meregano d'Italie. E con me c'è l'europeo dell'anno, mica cotiche. Europeo continentale, ma anche un po' meregano e russo. Sa l'ho provato Voleva essere provato.
-Vabbè, ma è l'ultima volta che accetto la prenotazione sulla fiducia, qui dobbiamo lavorare, lei ci fa perdere tempo. Segni è sempre il verbo, vero ?
-Certamente, Segni è il verbo. Si figuri che il Segni, l'altro, contina a fare i referendum. Ma come si fa a puntare sui referendum. ? Senza di me, poi ?