Scelte di bassissimo profilo da parte dei capi di Stato e di governo dell'Ue per le cariche, introdotte con il Trattato di Lisbona, di presidente permanente del Consiglio europeo e rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue: il premier belga Herman Van Rompuy, che non rischierà certo di oscurare con la sua personalità e il suo carisma gli altri leader europei, che potranno continuare indisturbati a offrire l'immagine di un'Europa vuota e divisa, senz'anima; e la semi-sconosciuta Cathrine Ashton, che non ha alcuna esperienza di politica estera (si è occupata di welfare), e pochissima di politica tout court, essendo stata solo sottosegretario all'Istruzione, per un anno leader dei laburisti alla Camera dei Lord, prima di essere catapultata a Bruxelles, poco più di un anno fa, come commissaria al commercio.
E' evidentemente prevalsa la logica "euroburocratica" (con in mano il manuale Cencelli e un occhio alle "quote rosa") di non attribuire peso politico alle due nuove cariche. Oggi a Bruxelles non sono stati nominati un presidente e un ministro degli Esteri, quanto piuttosto un segretario e una portavoce. Peccato che i leader europei non abbiano compreso quanto potesse contare essere rappresentanti nel mondo da una figura riconoscibile e di una certa statura politica. Possiamo sempre consolarci per aver evitato D'Alema. Quella sì sarebbe stata una beffa, oltre al danno di non vedere Blair presidente.
Thursday, November 19, 2009
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