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Monday, July 02, 2007

«Un senso di saturazione» (e di nausea)

Come si può pretendere dai giornali che riferiscano dei lavori dell'ultimo Comitato di Radicali italiani prestando attenzione anche ai contenuti e alle proposte politiche, quando Marco Pannella ha dedicato due interventi in tre giorni, ciascuno di oltre un'ora, ad attaccare Capezzone, trasformando il processo a Capezzone nell'evento politico del Comitato? Come poteva un cronista non imperniare il suo pezzo sul "caso Capezzone" o, piuttosto, sul "caso Pannella"?

Uno dei momenti più squallidi e umilianti è stata la fase di votazione della mozione-gogna a firma Pannella e altri contro Capezzone. La mozione è passata a maggioranza (28 contro 7, e 3 astenuti) nel tardo pomeriggio, quando ormai l'assemblea si era svuotata a causa dei rientri: assente oltre la metà dei membri. Il livore e il linguaggio scurrile di Pannella all'indirizzo di chiunque sollevasse obiezioni e preoccupazioni la dice lunga di uno stato d'animo, una sorta di trance, di ossessione paranoica, che nel bunker romano di Torre Argentina coinvolge - e non poteva essere altrimenti - il corpo mistico e antropologico in comunione e in con-passione con il leader carismatico.
«... il carisma è sempre indiscutibile, nel senso che chi ne discute non lo accetta come tale: i radicali fedeli a Marco Pannella, al massimo, sono disposti ad ammettere che di carisma si tratti; ma ad invitarli a discutere se questo carisma si sia sempre tradotto, o attualmente si traduca, in una linea politica decente equivale ad un insulto, come la peggiore blasfemia, contro il loro leader carismatico e – soprattutto – contro la loro intera storia.

E grazie al cazzo, mi permetterei di dire. Se, infatti, la storia di un partito politico si incolla al pensiero, alla vita, alle azioni e perfino agli umori di un leader carismatico che le infonde carisma dalla fondazione ad oggi, è ovvio che la storia di quel partito, ed il partito stesso, si identifichino con quel leader. E non parliamo della situazione finanziaria del partito, in questi casi: materialmente, dalla macchina minuta a quella grossa, il partito appartiene al leader. E' quindi "naturale"... che... sia... di fattuale proprietà di Marco Pannella. Questo tessuto relazionale fa di ogni radicale un utente della macchina grossa e minuta; utente nella fattispecie di militante... nella piena disposizione della macchina grossa e minuta, se soldato obbediente e fedele al capo o, sennò, no.

... se la linea politica di un partito del genere deve essere giocoforza coincidente con pensiero, vita, azioni e perfino umori del capo militare, la milizia potrà essere solo del genere che prende forza dal carisma; chiunque discuta il carisma diventa automaticamente un soldato infedele, un traditore; tollerarne la presenza diventa insopportabile, come un'offesa nella carne viva del leader, cioè, dell'intero partito; le membra non potranno che obbedire a ciò che il capo dice, o si intuisce pensi (non è difficile intuirlo, quando si è nel flusso di una potente empatia); si farà a gara per assecondarne il riflesso autoritativo... discutere su una linea politica voluta e decisa dal leader carismatico, e automaticamente empatizzata dai militanti, farà di chi ne discute uno che la mette in discussione; e che, dunque, mette in discussione il carisma del leader; che è leader in virtù del suo carisma; insomma, vorrà dire che mette in discussione la persona stessa del leader.

Si badi bene: si tratta del leader di un partito che ha messo a disposizione la sua macchina grossa e minuta a disposizione di colui che ora si rivela, con ciò, un traditore. Scatta un altro riflesso: la grazia amministrata dal carisma, nel punto in cui essa non restituita come gratitudine (che può essere restituita solo come obbedienza, meglio se sentita), non è solo tradimento, è tradimento sommamente infame, perché tradimento di un soldato ingrato. Questo uso della grazia, che è concessa al radicale (o gli è ritirata) per mezzo del carisma del leader, è quanto mi ha consentito di chiudere la mia personale esperienza tra i radicali... Uso della grazia che è (se latamente inteso) clericale».
(Luigi Castaldi, 29 giugno 2007)

E' quindi la carenza di laicità interna a inquinare le dinamiche interne ai radicali, a impedire al partito come collettivo di discutere e decidere la linea politica razionalmente e lucidamente. In una parola: laicamente.

Oltre al deputato Bruno Mellano, tra i pochi a votare contro la mozione, Silvio Viale, non certo tra i simpatizzanti di Capezzone, ha espresso in un comunicato il suo dissenso, definendola «mozione della vergogna, che avrebbe meritato il miglior ostruzionismo dei tempi d'oro dei radicali».
«Siamo nel campo della psicologia della parapolitica. Chiedere la gogna, dietro il paravento della "casta" o della disciplina nella critica ai radicali ed al governo, oltre che essere illiberale, totalitario e giustizialista, non fa onore ai valori del partito radicale... La mozione anti-Capezzone evidenzia l'insofferenza di molti dirigenti radicali verso ogni dissidenza interna, che non si configuri come pura testimonianza formale... ha il sapore di una rappresaglia preparata con cura da quel briccone di D'Elia.

Nel merito, voglio solo ricordare a D'Elia e soci che la qualità di un politico è giudicata da molte cose e non solo dalle presenze in aula. Su questo avevo anch'io criticato Capezzone, ma non mi sognerei mai di sostenere che Marco Pannella non sia un grande eurodeputato solo perché è, probabilmente, poco presente alle commissioni. Sta a Marco, come a Daniele, decidere le priorità. Sta a noi criticare eventualmente le priorità, ma nessuna critica può cancellare i 28 voti che hanno scritto una delle pagine più vergognose della storia radicale».
Pacato ma tagliente, ed emblematico, anche il dissenso espresso da Maria Gigliola Toniollo, sindacalista della Cgil (esattamente non il massimo dell'affinità con l'ex segretario radicale) che un secondo dopo l'approvazione della mozione si è autosospesa dalla Direzione, non tanto in solidarietà con Capezzone, ma non riconoscendo più «questo partito». Eppure, la sua dichiarazione, resa al termine della votazione, non risulta dalla registrazione video disponibile su RadioRadicale.it.

4 comments:

Anonymous said...

ciao federico, ho apprezzato tantissimo il tuo coraggioso intervento al comitato. Apprezzo tantissimo anche questo articolo...però devo correggerti: l'intervento di autosospensione di Maria Gigliola Toniollo è documentato su Radio Radicale (almeno nella versione video). L'ho appena visto.

Saluti
e complimenti per il tuo bellissimo blog.

Anonymous said...

e pensare che avevo pensato di venire a prestare da semplice iscrito il mio contributo (gratuito) in quella che credevo fosse la torre d'Avorio della democrazia (Via di Torre Argentina). GiÀ precedenti comitati mi avevano un po' tolto l'illusione. Ma quest' ultimo comitato è stato proprio il massimo. Non ci metterò mai piede lì dentro...almeno finchè ci sarà quel concentrato di antidemocrazia che rappresenta pannella. È stata una triste pagina della storia radicale! Vi prego non lasciate il partito in mano ai quei matti. C'è una grossa fetta di radicali che sperano nei Mellano, Punzi, Viale, ecc. Vi prego non mollate. La patente di Radicale non la dà PAnnella...almeno questo Pannella.

JimMomo said...

Grazie, può darsi che lo abbiano recuperato. Quando ho scritto il post la registrazione mi si interrompeva.

adriano said...

Figghi miei, come state messi male!!!!

baci