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Friday, November 21, 2008

La "laicità popolare" di Bossi

In questa intervista al Corriere, il "duro" per antonomasia della politica italiana, Umberto Bossi, mostra una sensibilità che non appartiene all'immagine che trasmettono di lui i media. Confessa che al padre di Eluana Englaro non saprebbe cosa dire:
«Uno parla in una realtà normale, quotidiana, e l'altro è da tutt'altra parte. È da solo su un altro pianeta... Qualcuno è capace di dire quello che deve fare a una persona che ha vissuto per sedici anni nel dolore totale? Di dare consigli a chi ha visto per sedici anni il dolore di una figlia? È troppo. Si getta la spugna».
Pur con i suoi eccessi, un linguaggio semplice, spesso rozzo, Bossi al contrario di molti altri politici riesce ad afferrare tutti i chiaro-scuri di una vicenda così drammatica. Il suo è assoluto buon senso, riconoscibile come tale dalle persone comuni. Linguaggio semplice e schietto, e comune buon senso, sono tra gli ingredienti della forza elettorale della Lega.

Bossi racconta che quando si è risvegliato dal coma e ha capito cosa gli era successo, ha affidato alla moglie il suo personale "testamento biologico": «Le ho detto che se mi fossi trovato nella condizione di non poter più decidere di me stesso, lei non avrebbe dovuto permettere accanimenti. Non avrebbe dovuto lasciarmi ai medici». Oggi, grazie al caso Englaro, sappiamo che tale testamento, orale, avrebbe valore. Continuerebbe ad averlo con una legge?

Ma ciò che più colpisce è che dall'intervista emerge un politico "laico", nel senso che sa convivere con il dubbio e la consapevolezza, rara nei politici, dei limiti della politica, del legislatore. Per Bossi è «la persona che dovrebbe decidere, nessun altro. Di certo, non i magistrati. E, io penso che neanche lo Stato possa entrare in certi campi». E allora, come se ne esce? «Non lo so. Non c'è una risposta. Per questo credo che il testamento biologico, alla fine, non si farà. Io una legge non la farei». Troppi gli elementi di «incertezza», e altissima la posta in gioco: la vita dei cittadini.

Bossi probabilmente non si rende conto di aver espresso una concezione libertaria dello stato e della legge. Ha fissato un principio generale: la persona dovrebbe decidere. Fermo restando il principio, non può esserci una medesima, univoca, risposta legislativa che valga per ogni particolare situazione. La volontà del paziente non può che essere accertata caso per caso, al di là di ogni ragionevole dubbio. Bisogna diffidare di una concezione intimamente "totalitaria" della legge come strumento onnisciente in cui possano essere previsti e compresi tutti gli infiniti casi in cui può manifestarsi la realtà umana. Significa consegnare le nostre vite, i nostri corpi, alla burocrazia.

E infine, Bossi parla della sua fede ritrovata, genuina, un pizzico ingenua. Ma con lo stesso buon senso popolare precisa: «Io penso che la Chiesa debba essere povera. Debba restare povera. Non deve impicciarsi di potere, meglio che pensi agli altari. Il potere deve essere laico».

3 comments:

mildareveno said...

Sul testamento biologico Bossi dice:

"Per prima cosa, una cosa del genere non dovrebbe essere fatta quando una persona è già malata. Perché lì la volontà è già deviata, dal dolore e ancor di più dalla paura. Mentre se lo si fa quando si sta bene, molto spesso è per motivi ideologici. Uno viene convinto dai mass media. Dai fetentoni come lei."

Ogni commento è superfluo.

Anonymous said...

il Senatùr è l'unico dei politici italiani che una qualche esperienza diretta col dolore di una malattia l'ha avuta.

Quello che dice è estremamente equilibrato e cmq anche se ha avuto degli eccessi ha sempre dimostrato di vederci molto più lontano degli altri, è pragmatico.

Emme

orietta said...

ma per legge non dovrebbe essere "obbligatorio" fare il testamento biologico, perciò il buon senso dovrebbe andare in binario con la dignità e la libertà della singola persona.