Pagine

Monday, November 10, 2008

Il voto per Obama come voto patriottico

Concedetemi questa piccola soddisfazione. Mi sembra che Anne Applebaum, autorevole commentatrice del Washington Post, abbia fornito sul Daily Telegraph della scorsa settimana una lettura della vittoria di Obama molto simile a quella che ho tentato di esporre nel post Generation Obama. Secondo Anne Applebaum, la vittoria di Obama era «inevitabile». Ma la spiega, più che per le sue proposte politiche, per la voglia dell'elettorato di colore, ma anche dei bianchi, persino di qualche conservatore, di «fare la storia», eleggendo il primo presidente di colore. Un numero incredibile di americani di colore, per la prima volta nella storia recente, si è recato a votare. Ma ancor più importante, osserva, anche molti americani bianchi sono stati attratti da Obama, e persino alcuni repubblicani bianchi.

«Una vecchia amica, una repubblicana irriducibile, sposata ad un altrettanto irriducibile repubblicano, anche piuttosto noto, mi ha confessato di aver votato Obama», rivela la Applebaum. «Sebbene avesse i suoi dubbi, il giorno delle elezioni ha scoperto che la decisione era facile. Più che facile: edificante. Quando è uscita dal seggio, aveva le ali ai piedi, perché aveva appena votato per il primo presidente nero. "E questa non è poca cosa", mi ha scritto: "Forse le vale un po' di tasse in più". Non solo democratici, indipendenti, non solo indecisi, ma anche veri repubblicani erano mossi dalla prospettiva di un presidente nero - e così disgustati dall'amministrazione Bush - che hanno deciso di votare Obama». La sua retorica «inclusiva, centrista, bipartisan» ha prevalso persino sulla sfilza dei suoi voti da sinistra liberal in Senato.
«Questa elezione non è stata storica nel senso che presentava agli americani una sorta di scelta epocale tra due presidenti che avrebbero avuto enormi differenze politiche, e che avrebbero preso decisioni molto diverse. Chiunque fosse entrato alla Casa Bianca avrebbe avuto possibilità limitate, poco spazio di manovra. Non ho alcun dubbio che un McCain compirebbe molte scelte simili a quelle di Obama su molti temi... Tuttavia, è stata una elezione completamente diversa da ogni altra e ha prodotto un'euforia che non ho mai visto prima nella politica americana».
«Quando il primo presidente di colore è salito sul podio, con la prima First Lady di colore al suo fianco, era impossibile non sentire che qualcosa di profondo era davvero cambiato». La Applebaum ricorda le parole pronunciate da Obama: «Se c'è ancora qualcuno che ancora dubita che l'America sia un posto dove tutto è possibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri Padri Fondatori sia ancora vivo ai giorni nostri, stasera ha la sua risposta». E anche McCain se n'è accorto. Nel suo «gentile e memorabile» discorso di concessione ha elogiato Obama per aver saputo «ispirare le speranze di tanti milioni di americani che prima credevano, sbagliandosi, di avere poco interesse o poca influenza nell'elezione di un presidente americano».

«Mi sono del tutto convinta adesso - prosegue la Applebaum - che alla fine per Obama essere nero non è stato uno svantaggio. Al contrario, si è rivelato enormemente vantaggioso, una delle chiavi della sua vittoria». Perché la vittoria di Obama «ha permesso agli americani di credere, ancora una volta, che gli Stati Uniti sono ancora una nazione virtuosa. E non si tratta solo di piacere all'estero, sebbene sia cosa di non poco conto: si tratta di essere certi che siamo ancora, come spesso ci siamo detti, un esempio per le altre nazioni», quella «città sulla collina» che risplende.

Per la maggior parte degli americani che hanno votato Obama non si è trattato di eseguire banalmente ciò che dettava il politically correct, o di una scelta dettata da una sorta di "razzismo" invertito - favorire Obama come compensazione, o "affirmative action", per il colore della sua pelle - ma di un'opzione davvero patriottica, di rilanciare al mondo e a se stessi il messaggio del senso profondo e dei principi su cui si fonda la democrazia americana. Dimostrare che in America «nulla è impossibile» - e cosa più di un presidente di colore avrebbe potuto provarlo? - è la prima medicina che gli americani hanno deciso di prescrivere alla politica e a loro stessi per potersi risollevare dalla crisi economica.

2 comments:

il Politico.it said...

Ciao a tutti, e un saluto all'autore del blog. Vorrei invitarvi a visitare questo nuovo sito-giornale on line dedicato alla politica italiana (e a molto altro): si chiama il Politico.it e lo potete visualizzare all'indirizzo www.ilpolitico.it
Aspettiamo i vostri commenti (in coda agli articoli e via posta elettronica).
Se poi voleste anche aggiungerci al vostro elenco di link, ne saremmo felici.
Ciao, e grazie!

Giancarlo said...

Ti è andata bene, pensa che fregatura se avesse vinto MC Cain ;)