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Monday, December 15, 2008

Pensioni, banco di prova del tasso di riformismo nel governo e nel Pd

L'equiparazione dell'età di pensionamento delle donne a quella degli uomini, a 65 anni, non è un tema su cui aprire una riflessione o un dibattito, ma una sentenza da applicare. La Corte di Giustizia dell'Unione europea, come previsto da anni, ha sanzionato l'Italia per quella che, a livello comunitario, è considerata una discriminazione ai danni delle donne. Dunque speriamo che Brunetta non si accontenti di aver aperto il dibattito, ma che provveda immediatamente a mettere in regola la pubblica amministrazione.

Chi stesse ancora ridendo del fatto che si possa considerare un danno per una donna smettere di lavorare 5 anni prima degli uomini, farebbe meglio a tornare serio e a considerare alcuni dati. Sì, certo, la maternità, i figli, badare alla casa, le donne si usurano più degli uomini, diranno in tanti. Però le donne vivono mediamente quasi dieci anni in più degli uomini e invecchiano meglio.

Ma andarsene via dal lavoro 5 anni prima degli uomini significa per le donne non poter ambire alla stessa carriera e allo stesso stipendio, e di conseguenza doversi accontentare di una pensione più povera. Per gli uomini la pensione equivale mediamente al 64% dell'ultimo stipendio, mentre per le donne solo al 46%, la differenza maggiore tra tutti i Paesi europei. In Italia i salari delle donne sono di un terzo inferiori a quelli degli uomini a parità di mansione. Ed è noto che ad oggi, con il sistema contributivo, solo guadagnando bene durante la vita lavorativa è pensabile trascorrere una vecchiaia economicamente tranquilla. La maggior parte delle donne esce dal mercato del lavoro con la pensione di vecchiaia e solo poche (il 17% del totale) con quella di anzianità. L'importo medio mensile delle pensioni di vecchiaia delle donne è pari al 52% di quello degli uomini. Negli ultimi 10 anni l'importo medio delle pensioni degli uomini è cresciuto del 41% mentre quello delle donne solo del 35%. Cos'altro serve perché questa disparità nell'età di pensionamento sia considerata a tutti gli effetti una discriminazione penalizzante per le donne?

Se c'era ancora bisogno di una prova del fatto che in Italia la sinistra politica e sindacale è per lo più conservatrice, se non addirittura reazionaria e antisociale, basta guardare le reazioni scandalizzate alle parole di Brunetta. «Un'idea demenziale», per Ferrero. Ma se Ferrero è il segretario di Rifondazione comunista, non molto diversa è l'aria che tira in casa dei sedicenti "riformisti": «Improvvisazioni spot», dice Vittoria Franco, ministro ombra del Pd per le Pari opportunità. Ma è più indicativo dello scarso tasso riformista del Pd che Massimo D'Alema definisca addirittura una «barzelletta» le dichiarazioni di Brunetta. Minacciosa la Cgil: «Provocazione intollerabile. Non ci provi». Quella dell'equiparazione è da tempo una delle battaglie radicali, ma vediamo con stupore che la Bonino non si scalda più di tanto, accogliendo le parole di Brunetta con un tiepido "Sì, ma", invece di cavalcare il tema. A venire fuori però è anche la peggiore destra, quella per la quale in fondo le donne è meglio che se ne tornino a casa a stirare: «Brunetto-scherzetto», ha tagliato corto Calderoli.

Sarebbe invece da tradurre in realtà anche il secondo ragionamento di Brunetta:
«Usciamo dall'ipocrisia, se affermiamo che l'invecchiamento attivo è un obiettivo di bene pubblico è necessario che tutti insieme ci applichiamo per raggiungere questo obiettivo. Si dovranno sentire la Confindustria e i sindacati, poi chi deve governare governi... Recuperando alla vita lavorativa attiva la classe di età 55-65, recuperiamo il 10% dello spaventosamente basso tasso di occupazione italiano. Questo significa 2,5 milioni di posti di lavoro in più, il che vuole dire incrementare il gettito fiscale e il Pil del paese».

2 comments:

mildareveno said...

L'equiparazione è giusta, però mi pare che Brunetta si dia la zappa sui piedi quando parla di "2,5 milioni di posti di lavoro in più", perché la sinistra può obbiettare che non si tratta di nuovi posti di lavoro per gente che non ne trova e che questa misura renderà più difficile trovare lavoro.

Comunque non si vede perché uomini e donne non debbano andare in pensione alla stessa età.

Anonymous said...

Brunetta è un fenomeno e D'Alema non ne azzecca una