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Wednesday, August 19, 2009

E' tempo di affrontare la questione fiscale

«Cercheremo di ridurre le spese dello Stato per tagliare le imposte e per far sentire agli italiani di non vivere in uno Stato tiranno che opprime i cittadini ma in uno Stato libero e amico». Parole di Silvio Berlusconi nell'ultima intervista rilasciata al settimanale Chi. La speranza è l'ultima a morire, ma sono trascorsi anni (e due legislature) e Berlusconi non ha ancora mantenuto la sua promessa più importante.

C'è da sperare che sia la volta buona, perché la "questione fiscale" è uno dei principali freni alla crescita e non c'è ripresa globale a cui possiamo sperare di agganciare la nostra economia se non ci liberiamo dei freni a casa nostra. La situazione attuale è quella descritta da Antonio Martino, oggi su Libero:
Il nostro Paese ha un sistema tributario indifendibile: aliquote da confisca producono un gettito irrisorio, l'elusione, erosione ed evasione sono la regola e quanti non riescono a sottrarsi alla penale di aliquote assurdamente alte finiscono col produrre, investire, risparmiare e lavorare meno di quanto farebbero altrimenti. Il Paese cresce meno di quanto potrebbe, l'erario incassa sensibilmente meno di quanto altrimenti farebbe, i contribuenti privi di scappatoie vengono tartassati ed i furbi la fanno franca. Questa situazione non va gestita, va cambiata radicalmente e subito. Non mi si venga a dire che c'è la crisi e quindi non possiamo cambiare: è vero il contrario, che proprio perché siamo in crisi non possiamo permetterci il lusso di un sistema fiscale irrazionale.
(...)
L'Italia ha bisogno di un fisco semplice, trasparente, basato su aliquote ragionevoli, dove chiunque sia in grado di adempiere ai suoi obblighi fiscali senza il rischio di finire distrutto dalle eccessive pretese del fisco. Un sistema che favorisca e non impedisca il lavoro, il risparmio, l'investimento e l'intrapresa economica. Pensate che se fosse possibile abolire tutte le scappatoie fiscali un'aliquota unica del 19% renderebbe più dell'attuale groviglio di aliquote da confisca e opportunità di farla franca. L'evasione è un reato e va sempre combattuta, ma il modo più efficace di combatterla non è quello di inasprire pene che resteranno sempre teoriche ma di renderla meno conveniente.
(...)
Abbassiamo quindi drasticamente le aliquote e chiudiamo il maggior numero possibile di scappatoie: l'Italia riprenderà a crescere, le entrate tributarie aumenteranno e non dovremo continuare ad assistere al pietoso spettacolo di un Paese composto da furbi e tartassati.
In un altro articolo, sempre di oggi ma su Il Foglio, Martino suggerisce di non aspettare che qualcuno faccia da "locomotiva" della ripresa: «L'interdipendenza esiste ma la soluzione ai problemi di un paese deve essere cercata prima e soprattutto al suo interno: se le politiche sono giuste il paese ritroverà la via della crescita anche in assenza di impulsi provenienti dall'estero, se sono sbagliate non sarà l'andamento del resto del mondo a tirarlo fuori dai guai».

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