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Monday, October 12, 2009

Il Lodo Alfano sospendeva, e se la Corte aprisse alla prescrizione?

Se fossero vere le indiscrezioni delle ultime ore riportate dall'Ansa e da la Repubblica, ci troveremmo di fronte al paradosso che il Lodo Alfano avrebbe garantito maggiormente la prosecuzione dei processi nei confronti di Berlusconi rispetto allo scenario che si andrebbe delineando dalla sua bocciatura. Con le sue motivazioni, infatti, la Corte costituzionale potrebbe involontariamente aprire la strada alla prescrizione nei processi in cui siano coinvolte le alte cariche dello Stato o i parlamentari. In pratica, la Consulta non avrebbe accordato una sospensione dei processi per le alte cariche dello Stato, ma richiamandosi alla sua sentenza n. 451 del 2005 sul "caso Previti", raccomanderebbe una programmazione delle udienze, in modo tale da non pregiudicare il sereno svolgimento della loro funzione pubblica da una parte, né il loro inalienabile diritto di difesa.

In quella sentenza i giudici costituzionali scrissero che il giudice ha "l'onere di programmare il calendario delle udienze in modo da evitare coincidenze con i giorni di riunione degli organi parlamentari". Un principio da estendere al caso di alte cariche dello Stato sottoposte a processo penale: i processi a Berlusconi, ad esempio, andrebbero avanti, ma i giudici avrebbero l'obbligo di fissare, d'intesa con il premier, un calendario delle udienze che tenga conto degli impegni istituzionali del presidente del Consiglio, in modo da evitare coincidenze e non comprometterne il diritto di difesa. Ma se consideriamo l'agenda fittissima di un premier, questa sentenza, da sola, spianerebbe la strada alla prescrizione laddove il Lodo Alfano, invece, ne sospendeva i termini per tutta la durata della carica.

Secondo le stesse indiscrezioni, nelle motivazioni la Consulta auspicherebbe una legge sulla programmazione delle udienze nel caso di processi ad alte cariche dello Stato o a parlamentari e sarebbe sufficiente, stavolta, una legge ordinaria, non costituzionale. Ovvio che nelle intenzioni della Corte questa legge dovrebbe anche prevedere il prolungamento dei termini della prescrizione, ma nel frattempo? In assenza di essa, rimane il principio a tutela dello svolgimento della funzione pubblica del premier.

Se queste fossero davvero le indicazioni della Corte, sarebbe sì tutelata la loro funzione pubblica, ma le alte cariche dello Stato non sarebbero protette da iniziative meramente persecutorie e delegittimanti da parte della magistratura politicizzata, un problema costituzionalmente rilevantissimo di cui i giudici della Consulta hanno deciso comunque di lavarsi le mani. Qualsiasi sia l'espediente giuridico escogitato e proposto dalla Consulta, il governo vada avanti nello sciogliere per via costituzionale i diversi nodi gordiani che soffocano la nostra impalcatura istituzionale, per ripristinare quel corretto equilibrio tra i poteri dello Stato interrotto nel 1993, ma che forse non abbiamo mai avuto.

4 comments:

lotarino said...

il Parlamento è stato sviato nella sua azione legislativa. Ha approvato una norma seguendo dettami poi smentiti dallo stesso organo che li aveva formulati.
http://www.loccidentale.it/articolo/storia+e+cronaca+di+un+lodo+abortito.0079504

Domiziano Galia said...

I festini a Palazzo Grazioli saranno conteggiati come impegni istituzionali?

JimMomo said...

Sì, a questo punto penso proprio di sì :-)

Anonymous said...

"il Parlamento è stato sviato nella sua azione legislativa. Ha approvato una norma seguendo dettami poi smentiti dallo stesso organo che li aveva formulati."

sì, se uno crede a gasparri si convince che le cose stiano così, peccato che così non è...
http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/?r=135020

è travaglio che legge la prima sentenza della consulta. così, giusto per schiarirci le idee.