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Tuesday, November 13, 2007

Processo al lessico

Castaldi firma un post che non meriterebbe attenzione, ma non riesco a far finta di niente quando vedo una penna geniale della blogosfera incappare in un abbaglio solo perché sente lo stimolo impellente, direi quasi fisiologico, di incasellare qualcuno in un cliché. Lo stereotipo sarebbe del tipo "quello che va coi fascisti impara a esprimersi come i fascisti". La cosa che mi addolora di più è accorgermi di quanto sia scarsa, anche in chi dovrebbe conoscermi, la stima per JimMomo, fino al punto da ritenermi facilmente preda di un tale istinto conformista. Ma procediamo con ordine.

Quanto alle responsabilità di quanto è accaduto domenica, di prima mattina e non di pomeriggio, nell'area di sosta di un Autogrill, dubitavo dell'incredibile casualità del proiettile partito involontariamente mentre l'agente correva e ipotizzavo, invece, che l'agente avesse comunque voluto mirare all'auto per fermarla. Pare che ci abbia visto giusto, stando a quanto dice il capo della polizia Manganelli a Giuseppe D'Avanzo, oggi su la Repubblica.
«Non c'è dubbio che, dopo un primo colpo sparato in aria, il secondo è stato esploso con il braccio teso in avanti... La volante vede da lontano, dalla carreggiata sud, il tafferuglio nell'area di servizio in carreggiata nord. Nessuno è in grado di capire che sia una rissa tra tifosi. Non ci sono vessilli, non ci sono bandiere, non ci sono slogan. C'è soltanto un gruppo di ragazzi che si picchiano. L'iniziativa migliore è dell'agente che attiva la sirena: in genere, è sufficiente per convincerli a chiuderla lì. E infatti i ragazzi smettono e si allontanano in fretta. L'altro agente, però, crede di essere testimone di un delitto più grave di una rissa e, da lontano, spara in aria e spara una seconda volta. Ripeto, con il braccio teso, in un'azione che ho definito maldestra».
Ciò che Castaldi presenta come un «esempio» delle resaponsabilità da me individuate sono in realtà considerazioni generali sul «disastro di incompetenza e inefficienza» che polizia e magistratura dimostrano in molteplici ambiti, ben oltre il mondo del calcio, nel garantire la legalità.

Castaldi ci ha abituati a copia-incolla degli scritti altrui più fedeli al loro significato letterale, ma può darsi che in questo caso sia stato io a spiegarmi male. «Non è il consueto Jimmomo - scrive - è un Jimmomo che per "garantire l'ordinato e legale svolgimento di eventi pubblici" pensa che le forze di polizia debbano sparare, e accontentiamoci al momento che "dovrebbero" farlo "fuori dagli stadi"».

Ma il collage stravolge il senso dell'originale, mi mette in bocca qualcosa che non ho scritto. Mi limitavo a constatare, in un periodo tra due punti e virgola, che le forze di polizia si dimostrano spesso «incapaci di garantire l'ordinato e legale svolgimento di eventi pubblici». Mi rendo conto che possa risultare più ambiguo il passaggio in cui scrivo che «soprattutto fuori dagli stadi» vediamo la polizia «arretrare», mentre non scrivo affatto che «soprattutto fuori dagli stadi» si debba sparare. Credo, questo sì, che le forze di polizia debbano comunque essere capaci di non consegnare gli stadi e le strade in mano ai violenti.

Pretendo il risultato, i mezzi (tra i quali lo stato di diritto contempla anche l'uso della forza) li trovino i professionisti del settore della sicurezza. Volevo solo dire: quando ce ne sarebbe davvero bisogno, in caso di aggressioni o rapine, gli agenti non sparano, mettendo in pericolo loro stessi e spesso facilitando la fuga dei banditi; poi però ecco il rambo o il maldestro che spara a casaccio.

«Ogni persona perbene sottoscriverebbe quello che scrive Jimmomo», premette Castaldi. Sarebbe assurdo invece sottoscrivere quanto mi si attribuisce, cioè che si dovrebbe sparare fuori dagli stadi. Un'affermazione così generica non avrebbe senso e sarebbe irresponsabile. L'arma da fuoco è l'ultima risorsa in mano ai tutori dell'ordine pubblico e l'opportunità/necessità del suo utilizzo va valutata caso per caso.

Precisato questo, le successive righe di Castaldi chiariscono che la sua intenzione era quella di dimostrare quanto la mia prosa fosse mutata dopo e in conseguenza dell'avvicinamento di Capezzone e Decidere.net al centrodestra, e in particolare a Forza Italia.

Mi si contesta «un lessico che si compiace di non pochi luoghi comuni di una certa destra: il "disfacimento di questo paese" è da imputare a "sociologismi da salotto, una malintesa tolleranza, una debole cultura dell'autorità e della legalità"».

«C'è un po' di tutto questo», scrivevo (ma non solo questo, ovviamente), «nel lento disfacimento di questo paese». Ora, sarebbe più interessante capire se questi luoghi comuni contengano o meno un fondamento, cioè se trovino un qualche riscontro nella realtà. Perché se così fosse, cosa importerebbe se li facessero propri la destra o la sinistra? E siamo così sicuri che tali "luoghi comuni" siano rigettati da alcui ambienti "di sinistra" e, soprattutto, estranei ai cittadini che si definiscono "di sinistra"? Colpevolizzare, come ho fatto con un po' d'anticipo e con scarsi elementi, l'agente che ha ucciso Sandri, è atteggiamento diffuso, in queste ore, in una "certa destra"?

La cosa più odiosa è che Castaldi vede nel mio post un «retouche allo stile» che imputa a una mia supposta necessità di «entrare nell'Officina di Forza Italia». Dunque, non mi si contesta il merito di ciò che avrei scritto (ma che in realtà neanche ho scritto), ma il metodo, il «come» lo avrei scritto. Perché? Perché «lo sottoscriverebbero con più slancio certi perbenisti della CdL». Con la mia prosa rischierei di «scivolare nel qualunquismo fascistoide» e ritrovarmi «sopra un palco accanto a Ignazio La Russa».

Mi sono ritrovato a sostenere una coalizione con Bertinotti e Diliberto, perché ho creduto che là dentro i politici in cui confidavo potessero condurre battaglie liberali. Se ve ne fossero le condizioni, sarei pronto ad assumermi il rischio di fare altrettanto tra Calderoli e La Russa.

Ma Castaldi arriva buon ultimo nel giudicare la mia prosa «qualunquismo fascistoide», eppure - strano - fino ad oggi sembrava non essersene accorto. Lo pensa da sempre il suo amico Bordin e un mio articolo molto più esplicito di questo, sugli stessi temi, fu oggetto, mesi fa, in tempi non sospetti, di una polemica con i radicali Michele Rana e Francesco Pullia. Naturalmente replicai al primo e al secondo.

Dunque, oggi che è funzionale a criticare implicitamente una mia (presunta) scelta politica, dipinta naturalmente a priori nel modo peggiore, allora Castaldi si accorge della mia prosa «fascistoide». Chiunque può giudicare se in questi mesi la mia prosa sia davvero "scivolata": sarà diretta, rozza, qualunquista, povera, scadente, ma è quella che è. Non si dica, questo no, che mi metto a studiarla a tavolino per sembrare "di destra" o "di sinistra".

La cultura della legalità «non è né di destra né di sinistra». Nel mio post non si sostiene il contrario e, soprattutto, ritengo che manchi, in diverse forme, sia a destra che a sinistra. E' curioso, invece, che proprio chi sostiene che i liberali non siano né di destra, né di sinistra, né di centro, ma ammette che al limite ci si possano trovare, a destra, a sinistra, o al centro, sia così sbrigativo nel ritirare la patente di liberale. Non sarebbe un bel vedere, amico mio, caro Malvino.

15 comments:

Anonymous said...

Castaldi, che sempre mi cancella, ha raschiato via anche questo mio commento al suo (di lui) post, che avevo elaborato con l'aiuto di Don Lisander, un mio amico:
"Uh corvaccio!" rispose colui. "Corvaccio!corvaccio!" risonò all'intorno.

salvio said...

Nell'era della comunicazione due amici (?) non si capiscono.

JimMomo said...

No-no, Salvio, io ho capito benissimo cosa mi si contesta.

Anonymous said...

Non conta nulla: ma Jim hai ragione da vendere.
il punto e duplice come ben individui tu: da un lato l'incompetenza e l'impreparazione delle foza dell' ordine e dall' altro la schizzinosita ( a essere benevoli) di alcuni a sentire parlare di repressione dell' illegalità da parte di chi in una concezione liberale ha il monopolio dell'uso della forza: lo stato con le sue forze dell' ordine.
A cosa si sono ridotti i radicali.. a dare del fascista....
mah

Anonymous said...

Stima per Punzi e stima per Castaldi (anche se talvolta sembra esagerare). Ma stavolta Castaldi si è lasciato scappar via la penna.
Tra amici succede. Ci si occupa con più veemenza di coloro che si ascoltano. Dove c'è indifferenza non c'è critica e neppure amicizia.

Anonymous said...

Stima per entrambe i contendenti.
Tra amici succede di non capirsi.
Dove c'è indifferenza non c'è critica ma neppure amicizia.
Stavolta ha ragione Punzi.

Anonymous said...

Te l'ho scritto da me e te lo ripeto qui: "Ogni persona perbene sottoscriverebbe QUELLO che scrive Jimmomo; il fatto è che, per COME lo scrive, lo sottoscriverebbero con più slancio certi perbenisti della Cld". (Chiave: l'enorme distanza tra l'essere perbene e l'essere perbenisti).
Tu stesso, nel titolo, fai capire d'aver capito che io ti rimproverassi il lessico: te l'ho scritto da me e te lo ripeto qui: "sociologismi da salotto", "malintesa tolleranza", "debole cultura dell’autorità e della legalità" a me puzzano di qualunquismo di destra, fascistoide (bada bene, ho detto "-oide").
Poi, Federi', se hai voluto afferrare, hai afferrato, sennò fa niente.
Ai due "offtopics" (che non ho capito se sono la stessa persona, brutta abitudine di non firmarsi con un nome e un cognome o almeno con uno pseudonimo): bravi, siete tifosi poco intemperanti, di questi tempi merce preziosa.
A Erasmo: quello che pensi, quello che scrivi, col cuore in mano, non me ne può fregare di meno; detto senza affanno, pianamente: sei cretino, non mi interessi, mettiti l'anima in pace. Ciò nonostante, continua a leggermi, mi titilli il counter.

Anonymous said...

Manco firmavo, scusa, sono Malvino.

Anonymous said...

Se non è pseudonimo "offtopic"!!!

Il commento m'è uscito doppio perchè il primo pareva non essere passato ed il maltempo e le schifose linee telecom m'avevano scollegato. Quando ho inviato il secondo.... ci siamo capiti, no?

E poi, perchè darmi del bravo tifoso poco intemperante?
Io sono un'anima candida e di gran cuore con un pensiero buono per tutti e per ciascuno. E tifo solo per la Ferrari e la Ducati, le uniche cose rosse che adoro... perchè si muovono.
;-)

Anonymous said...

Egregio signor Malvino delle beghe tra amici non mi interessa.
Non ho l' onore e il piacere di conscere nè Lei, nè il signor Jim.
leggo questo blog perche è interessante ed esprime punti di vista che nella maggior parte dei casi condivido o ritengo interessanti.

Il Suo blog signor Malvino è scritto molto bene, la sua è scrittura suggestiva proprio perchè non sempre chiara.
Ma fatico coi miseri strumenti culturali che possiedo a capirla pienamente
Ascolti però:
i sociologismi da salotto sono un problema e dirlo non è di destra ne' nei toni, nè nella sostanza.
I sociologismi da salotto sono compari del non decidere, funzionali al chiagni e fotti.

La debole cultura della legalita? sisi è un problema, rilevarlo non ci fa necessariamente antropologicamente uguali a la Russa, mi creda.
perche il male esiste e io lo chiamo illegalita e non penso di essere un fascista con o senza l' oide.
e il sottoscritto vuole vivere in un paese che riconosca che la pena di carcere prima che riabilitare, deve innanzitutto riparare riparare il danno inflitto alle vittime.,e proteggere la societa' da coloro che non hanno scrupoli nel violare la legge.
Forse è l'ora di aprire un associazione che pensi davvero ed anche ad Abele: non so propongo _- qualcuno aiuti Abele-
Nessuno tocchi Caino ha le sue ragioni sacrosante, ma qualcuno aiuti Abele che ne pensa?
sono irrimediabilmente fascistoide pure io?

alessandro
roquenublo.splinder.com

Anonymous said...

No, ovviamente, come non lo è Jimmomo, mai detto. Ho detto solo che quella infilata di figure retoriche echeggiavano luoghi comuni della peggiore destra, e che me ne dispiaceva sentirle partorire da Jimmomo. "Sociologismo" invece che "sociologia"; l'aggettivo "malinteso" accanto a "tolleranza" (è un binomio da Dominus Jesus); la cultura "debole", il che lascerebbe intendere che esistano culture "forti"; questo, e un serpeggiante umore da uomo d'ordine, m'ha dato fastidio. E l'ho detto. Punto. Anzi, no. Mi sta sul cazzo il vittimismo.

Malvino

Anonymous said...

Continui a leggermi anche lei, Dottore. So che lo fa.

Anonymous said...

Dopo avere auspicato un maggior uso del manganello, ora scrivi che le forze dell'ordine non sparano quando serve. Davvero c'è da augurarsi che sparino di più? E' interesse del cittadino comune che volino più pallottole?

Se vuoi fare il "rigorista" metti giù le armi e prendi esempio da Cicciomessere.

Anonymous said...

Interessante. Ma proseguite senza allusioni personali. Accapigliatevi in terza persona.

azzilandro said...

prova