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Wednesday, February 24, 2010

L'errore madornale di Bonino è un dazio a Pannella

Con l'intervista di oggi a la Repubblica Pannella ha gelato il Pd: «Assolutamente no», gli elettori del Lazio «non possono avere la certezza di poter votare Emma. Quello che faremo non lo sappiamo noi e non lo può sapere nessun altro». La Bonino, dunque, potrebbe ancora decidere di ritirarsi dalla partita a causa delle illegalità nelle procedure elettorali denunciate dai radicali. Bersani, che porta la responsabilità di aver convinto il suo partito a sostenere la candidatura della leader radicale, ovviamente non può far altro che negare che ci sia un "caso Bonino", sostenere i radicali in una battaglia per la legalità «che merita ascolto», e garantire l'impegno degli amministratori locali del Pd per l'autenticazione delle firme a sostegno delle loro liste. Ma a questo punto esige una conferma della candidatura e la Bonino, pur non rinunciando al suo sciopero (per potersi guardare allo specchio e dire di aver «fatto di tutto per i diritti dei cittadini»), sembra volerlo rassicurare, dicendosi «persona leale» («se prendo un impegno lo porto a termine»). Parole che sembrano smentire l'ipotesi ritiro evocata (o forse minacciata) da Pannella.

Sabato, alla scadenza della presentazione delle liste, sarà tutto finito. Ma bisognerà vedere con quali strascichi nei rapporti con il Pd e quantificare i danni sulla campagna elettorale. Nel Pd infatti c'è chi ritiene che la battaglia legalitaria come tratto più riconoscibile della campagna possa risultare efficace nel momento in cui s'impongono fragorosamente all'attenzione dell'opinione pubblica nazionale inchieste su corruzione e riciclaggio. Ho sempre creduto invece che insistere sul profilo radicale della Bonino, già piuttosto marcato, avrebbe considerevolmente ridotto la sua capacità di mobilitazione dell'elettorato di centrosinistra e di attrazione di quello di centrodestra, in un modo che potrebbe risultare determinante, visto il testa a testa che risulta dagli ultimi sondaggi.

C'è da dire che la Bonino non è mai stata realmente in vantaggio. Se nelle prime settimane risultava dai sondaggi sopra alla sua avversaria di qualche punto era perché la Polverini era ancora poco nota. Ma quando gli elettori hanno cominciato a capire che era lei la candidata del centrodestra, l'illusione è finita e i margini tra le due candidate si sono avvicinati a quelli che dividono le due coalizioni. La mia personale previsione è che la Polverini vincerà di 4-5 punti (a meno di clamorosi autogol).

Ho fin dall'inizio sostenuto che la principale difficoltà della Bonino in questa campagna sarebbe stata quella di ottenere il totale e convinto appoggio da parte di tutto il Pd e dei partiti di sinistra, riuscire a mobilitare tutte le forze interne, e che per questo non avrebbe avuto alcun bisogno di insistere sul suo "brand" d'origine, già sufficientemente noto, perché se lo avesse fatto sarebbe emersa quella "diversità radicale" che rischia anzi di alimentare i malumori nei confronti della sua candidatura e alienarle sia i voti moderati che quelli di sinistra. «Non credo che commetterà questo errore», scrivevo alcune settimane fa. Mai avrei pensato che potesse caderci, eppure eccoci qua, sia pure per far piacere a Pannella, mosso evidentemente dall'invidia ma in difficoltà anche per una linea che traballa sempre di più.

Rivelatore un passaggio della sua intervista di oggi a la Repubblica: «Sia chiaro: la Bonino è la Bonino, non è mica una di loro. E' solo un'alleata che testimonia, con la sua candidatura, una virata positiva del Partito democratico». La Bonino è la candidata di tutto il centrosinistra, voluta dal Pd, e quale miglior modo, per rimarcare la sua identità radicale, se non farle mettere in gioco la sua campagna pur di prendere parte all'ennesima battaglia nonviolenta e legalitaria dei suoi compagni e di aiutare il suo partitino nella dura lotta delle liste minori in cerca di visibilità? La denuncia del "regime" e della non-democrazia italiana - almeno nei termini assunti negli ultimi anni, che portano Pannella a minacciare addirittura di restituire il passaporto e di andare in esilio all'estero - stenta a sembrare credibile al cospetto della carriera della Bonino: commissaria europea con Berlusconi, ministro del governo Prodi, ora vicepresidente del Senato e candidata del centrosinistra alla presidenza del Lazio. E' questa stonatura a preoccupare Pannella e lo sciopero della sete è un dazio che Emma (e il Pd) deve pagare per attenuarla.

1 comment:

Emanuele said...

Chi vincerà tra Bonino e Polverini?
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