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Thursday, February 14, 2008

Da solo, "ma anche" male accompagnato

Veltroni (qui a sinistra in una vignetta di Angese) sembra essere riuscito nel miracolo di correre sia da solo che male accompagnato. Berlusconi, riconosce oggi Stefano Folli su Il Sole 24 Ore, «è stato fin qui coerente con la premessa: in pochi giorni si è liberato dell'equivalente in voti di quasi 9-10 punti percentuali. Prima la Rosa Bianca... poi Storace, infine l'Udc. Se si sommano tra loro, raggiungono sulla carta una quota ragguardevole. Segno che Berlusconi ha davvero molta fiducia in se stesso, nei suoi sondaggi e nella bontà dell'operazione di sfoltimento... Viceversa, Veltroni ha cessato di correre da solo».

Ma qui non intendiamo impiccarlo a una coerenza che alle volte in politica può rivelarsi solo miopia. E' nella sostanza politica che l'apparentamento con Di Pietro non convince. Una deroga all'imperativo di correre da soli poteva anche essere sostenibile, ma imbarcando Di Pietro Veltroni mostra di aver ceduto per un pugno di voti, che qualche sondaggio gonfiato attribuisce a L'Italia dei Valori, a scapito della tanto decantata «coesione» progrmmatica.

Avranno anche siglato un accordo solido, ma all'interno del Pd i settori che respingono la cultura giustizialista dell'ex pm sono ampi e non ininfluenti. Non sono affatto contenti Arturo Parisi, Rosy Bindi, tanti prodiani, una parte degli ex Ppi, socialisti come Caldarola («è una scelta che nega la nostra cultura politica... mi sembra difficile stare nello stesso partito») e liberal come Polito («proprio non riesco a immaginarmi nello stesso gruppo parlamentare di Di Pietro»), che ieri ha spiegato i suoi tre "no".

Insomma, Veltroni ha privilegiato i voti (presunti: a nostro avviso Di Pietro ne avrebbe presi di più, grazie a girotondini e grillini, correndo da solo) alle culture politiche dei radicali e dei socialisti, che a quel punto sarebbero state eccezioni più coerenti dal punto di vista del profilo riformista del Pd. Apparentandosi a Di Pietro anche l'immagine del Pd cambia e certo chi si aspetta nella prossima legislatura una riforma della giustizia non è da quella parte che può rivolgere le proprie aspettative.

«Tutto questo significa che si è riaperto il processo di costruzione del Pd, che senza dir niente a nessuno si sono rimesse in discussione scelte compiute da regolari congressi, votando solenni documenti in cui si diceva cosa doveva essere il Pd e da quali forze era composto», osserva Polito. Quindi, per giustificare un'alleanza elettorale con Di Pietro si «cambia la natura» del Pd e se ne cambia pure la linea politica, certo non in senso liberale. «Dall'alleanza con Di Pietro desumo che il Pd si schiererà non solo contro la legge sulle intercettazioni annunciata dal centrodestra, ma anche contro la sua stessa riforma, voluta dal suo governo in questa legislatura».

2 comments:

galpal said...

per un CASINI che ora andrà, forse, a far casino altrove (ma occhio xchè al SENATO il rischio è di perdere regioni importantissime!) a me preoccupano molto i "berluscones" e i "parrucconi" che ci troveremo ancora una volta a Roma, se non facciamo qualcosa, e subito.
Vi invito a leggere e sottoscrivere la mia lettera aperta al Presidente Silvio BERLUSCONI.
http://UpL.ilcannocchiale.it/post/1783026.html

Lamiadestra said...

Suvvia Jim, non siamo ingenui....
Ci sono sempre quelle famose intercettazioni sulle banche (per non parlare delle coop...) da far rimanete chiuse nel cassetto... quale metodo migliore, se non allearsi col partito delle procure?
E poi il Travagli(o)ato addetto stampa del capo di IdV già scrive per il giornale del partito...