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Tuesday, February 05, 2008

Questo blog supporta McCain e Obama

Questo il mio endorsement per le primarie Usa, a pochi minuti dall'inizio del Super-Tuesday.

McCain, perché dopo l'uscita di scena di Giuliani ci sembra il più preparato ed esperto. Protagonista a sorpresa, nel campo repubblicano, letteralmente resuscitato politicamente vincendo le primarie nei primi piccoli stati in cui si è votato e in Florida, battendo Romney e il front-runner Giuliani. E' uno spirito indipendente, capace di sostenere posizioni bipartisan, quasi un "eretico" tra i Repubblicani, al di fuori dell'establishment del partito ma in sintonia con l'anima più profonda dell'America. Reduce del Vietnam, la guerra l'ha combattuta davvero e sa cos'è. L'unico ad aver avuto il coraggio, in tempi non sospetti, di insistere sull'Iraq, criticando la gestione Rumsfeld prima, invocando il cambio di strategia che sta dando frutti poi. Responsabile e determinato in politica estera e sulla sicurezza, attento alle tasse e alla spesa pubblica, alla competitività dell'economia in politica interna, ha ricevuto i "pesanti" endorsement di Giuliani e Schwarzenegger.

Obama, perché è vero che la sua linea su diversi temi cruciali è ancora incerta e ambigua (per esempio, civetta con i pacifisti sulla guerra in Iraq ma i suoi discorsi rivelano una visione interventista in politica estera, e un'idea muscolare della leadership americana nel mondo, che riecheggiano FDR e Kennedy); è vero che il suo breve record al Senato non ci aiuta a inquadrarlo bene; è vero che rispetto a Hillary ha meno esperienza e non sappiamo di chi si circonderebbe alla Casa Bianca; è vero che si tratta di scegliere tra le prestazioni - la velocità, lo scatto in avanti, nell'incertezza del "nuovo" - e l'affidabilità; ma è anche vero che rispetto alla "piagnona" la sua campagna ci è piaciuta di più e la retorica ha la sua importanza.

Ma Obama è il protagonista indiscusso di queste primarie. Ha saputo catalizzare su di sé l'attenzione dei media e degli elettori, costruirsi un'immagine suggestiva, elettrizzante; ha saputo trasmettere un messaggio unitario e ottimista sul futuro dell'America, scandito dalle parole "hope" e "change", e vivacizzato dai ritmi gospel dei suoi discorsi. «Non ci sono giovani e vecchi, bianchi e neri, gay ed etero, ispanici, asiatici e americani nativi, non ci stati rossi conservatori e stati blu liberal, ma ci sono gli Stati Uniti d'America». C'è del magnetismo, nei suoi occhi e nel suo ampio e includente sorriso, che travalica gli schieramenti e le differenze, che potrebbe aiutarlo a prendere decisioni difficili, non scontate, che prescindano dai banali schemi di sinistra e di destra.

E non sono da poco, per quanto mi riguarda, gli endorsement di Robert De Niro e Scarlett Johansson... :-)
"Yes We Can" è divenuto lo slogan della campagna di Obama, che alcune star hanno trasformato in un video rap per sostenerlo.

E noi qui in Italia... dovremmo rappare "No, nun gliela famo!"

Stiamo assistendo a una corsa per la Casa Bianca tra le più avvincenti e combattute, ma anche tra le più partecipate, a dispetto del luogo comune che vuole gli americani politicamente apatici. Per tutti i candidati una prova massacrante. E alla fine ne rimarrà uno.

Un «esempio di democrazia al lavoro», per il professor Rudolph Rummel, che sul suo blog, Democratic Peace, scrive: «C'è chi sente che stiamo perdendo le nostre libertà, che il paese è in declino, che viviamo in una dittatura democratica dove in realtà non abbiamo scelta. Ma lasciate da parte le vostre emozioni e guardate cosa sta accadendo». Attraverso le primarie, gli americani stanno scegliendo il loro candidato per la Casa Bianca. «I candidati devono passare attraverso dibattiti, interviste, strette di mani, baci ai bambini. Ciascuno può presentarsi ed essere ascoltato, e visto». E ciascuno viene «affettato», «fatto a pezzi» da commentatori, politologi, editorialisti, e gente comune.

Poi, chi ottiene la nomination per il proprio partito avrà davanti una lunga campagna per la presidenza. Il vincitore, osserva il prof. Rummel, «sarà stato messo a dura prova durante questa ardua battaglia. Avrà incontrato ogni genere di persone, visto ogni angolo di questa nazione, affrontato tutti i maggiori temi che si troverà di fronte come presidente. Sarà stato capace di gestire una lunga e complessa campagna, dovrà aver avuto la salute per sopravvivere a tutto questo, aver saputo pensare velocemente ed essere un abile diplomatico». E «che prova!», esclama il prof. Rummel: «Ce ne può essere una migliore per determinare cosa i cittadini vogliono, chi meglio può rappresentarli? Che incredibile sistema democratico abbiamo. Nessun comitato di esperti politici potrebbe escogitarne uno migliore». Riguardo la sua scelta, il prof. Rummel non ha dubbi: «Appoggio chiunque diventi presidente in questo modo».

3 comments:

adriano said...

Ma come fai a supportare tutti e due, è come se dicessi io sto con la papessa Ratzy e con quella boccolona di Vladi. Suvvia... nemmeno Tzuni sarebbe d'accordo!

Io personalmente starò sempre dalla parte di nonna rettile Barbara, se va via il suo figlioletto prediletto chi le farà più quelle buone apple pie d'America?

adri said...

Scusa ma poi la parola endorsement mi fa venire la stipsi... capperi si dice appoggio, siamo in Italia non a Savannah, Georgia

davide said...

Manno' Adriano non c'e' tutta questa differenza, anzi, potrebbero quasi scambiarsi di partito, se solo Obama non fosse nero.