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Wednesday, February 13, 2008

Da soli, "ma anche" con Di Pietro

«Con questa o con un'altra legge elettorale, il Partito democratico correrà da solo», annunciava Veltroni tempo fa. Ma da oggi sarà il caso di precisare: Da solo, "ma anche" con Di Pietro... (guarda) e chissà con quanti altri. Non è da escludere infatti che alla fine i radicali accettino di candidare tre donne nelle liste del Pd (Bonino, Bernardini e Coscioni), ché in fondo Pannella è altruista.

L'accordo tra Pd e Di Pietro è stato appena concluso. «In senso tecnico», precisa l'ex pm, ma non si capisce cosa intenda dire, visto che precisa subito: «Con Veltroni abbiamo fatto un accordo non solo elettorale, ma programmatico, politico e progettuale. Programmatico perché alcuni punti salienti del nostro programma, come la non candidabilità dei condannati, saranno patrimonio comune di queste liste...»

L'Italia dei Valori parteciperà alle prossime elezioni politiche con il proprio simbolo in coalizione con il Partito democratico. Dopo il voto, gli eletti confluiranno nello stesso gruppo parlamentare del Pd, iniziando «un percorso che porterà in futuro alla possibilità di una nostra confluenza in un unico partito».

E così Veltroni ha ceduto. Ma non è solo un problema di coerenza, come spiega bene il senatore Polito: «Sono tre volte contrario alla scelta del Pd di apparentarsi sulla scheda elettorale con il partito di Di Pietro. Primo: perché così facendo si afferma che la cultura politica del nuovo partito si sente più vicina al giustizialismo dell'ex pm che al liberalismo dei radicali e dei socialisti. Secondo: perché il partito di Di Pietro è un partito personale che già alle passate elezioni non andò tanto per il sottile nella scelta dei candidati e creò al Senato non poche turbolenze nella maggioranza, soprattutto sui temi della giustizia. Terzo: perché se anche il Pd vincesse le elezioni, per governare avrebbe bisogno dei parlamentari eletti con Di Pietro, con buona pace della vocazione maggioritaria».

Adesso il timore è che anche Berlusconi possa cedere nei confronti dell'Udc, pressato da quel 3/4% in più che Di Pietro ha sommato ai voti del Pd.

Intanto prosegue, anzi si accentua, lo strano atteggiamento dei grandi giornali - su tutti il Corriere - che fino a ieri invocavano coraggio, cambiamento, semplificazione del quadro politico, e ora sembrano indulgere nel difendere le ragioni dei "piccoli" contro la furia dei "cattivoni", Pd e PdL, che vorrebbero farli fuori. Tra i due litiganti, Berlusconi e Casini, si mette addirittura in mezzo l'unica mamma rimasta, quella del leader dell'Udc: "Era così bello vederli giocare insieme..."

E ci si mette anche Pierluigi Battista, che invita PdL e Pd a «prestare una parte dei loro formidabili apparati per aiutare, su fronti opposti, Giuliano Ferrara e Marco Pannella a raccogliere le firme necessarie alla presentazione delle loro liste solitarie».

Non si capisce perché Ferrara e Pannella dovrebbero costituire «una cosa ben diversa dai micropartitini che proliferano dietro un capo, un territorio da controllare, una clientela da soddisfare, una marginale rendita di posizione». Sono forse anche peggio, perché accreditandosi come indiscussi e solitari condottieri di un'unica battaglia aspirano a guadagnare visibilità per loro stessi. E sanno bene che solo visibilità otterranno.

E se ciascuno dovesse presentare una lista per ogni «tema culturale» che sente importante, cosa accadrebbe?

Ieri a Porta a Porta Berlusconi è apparso insolitamente infastidito dall'iniziativa di Ferrara, e l'ha stroncata. "Ma come, mi sto facendo il c... per mettere 18 partitini d'accordo nel PdL e questo qui me ne aggiunge un altro?" Ma anche sul tema dell'aborto Berlusconi sembra avere pochi dubbi: non dovrebbe entrare nella campagna elettorale.

«Ferrara in questi ultimi tempi è stato rapito da questa sua missione e intende, contro il mio consiglio, presentare una lista che si chiamerà "Lista per la vita" o "Cultura della vita". Io non credo che questo sia un problema da inserire dentro delle elezioni politiche, penso che sia un problema che attenga alle coscienze e che quindi debba restare fuori dall'agone politico. Ho cercato di dissuaderlo, vedremo con quali risultati». E poi, rispondendo a una domanda di Battista: «Io sto dedicando i giorni e purtroppo anche le notti e concentrare 18 sigle politiche in una e adesso l'amico Giuliano Ferrara ne propone una in più lui? Credo che veramente questo vada contro quella che è la nostra strategia, che corrisponde al volere degli italiani. Non credo che questa missione che Giuliano si è dato trovi in politica il palcoscenico giusto per essere portata avanti. Ho indicato la strada delle Nazioni Unite e credo che quella sia la strada che si deve perseguire».

Un modo diplomatico e amichevole per dirgli: "Fuori dalle palle!"

2 comments:

Fabio said...

Ieri a Porta a Porta Berlusconi è apparso insolitamente infastidito dall'iniziativa di Ferrara, e l'ha stroncata. "Ma come, mi sto facendo il c... per mettere 18 partitini d'accordo nel PdL e questo qui me ne aggiunge un altro?" Ma anche sul tema dell'aborto Berlusconi sembra avere pochi dubbi: non dovrebbe entrare nella campagna elettorale.

Jim, credo che non sia così, sia Bondi ieri con un Ansa che poi Berlusconi, hanno chiesto che Ferrara entrasse nella lista del PdL e dal Senato combattesse le sue battaglie...

Anonymous said...

Jim, guarda la presenza di tutti i partitini da corsa in solitaria da una diversa ottica: si dividono le briciole e si annullano a vicenda (soprattutto quelli che potrebbero correre con istanze simili, vedi lista ferrara e udc) non superando lo sbarramento.