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Thursday, February 14, 2008

La campagna elettorale parte con le solite omissioni

Partiti nuovi, facce vecchie e, per ora, anche programmi vecchi. Non mi pare che sia stato notato, ma per ora i cavalli di battaglia elettorali a cui Berlusconi e Veltroni si sono affidati nel loro esordio televisivo a Porta a Porta sono i medesimi del 2006: l'abolizione dell'Ici sulla prima casa fu il gran "botto finale" di Berlusconi e gli sgravi fiscali fino a 2.500 euro per ogni nuovo nato somigliano a quel bonus bebè (ve lo ricordate?) che Prodi sbandierava per commissionare figli a pagamento.

E' ancora presto per rassegnarsi, ma a fronte della positiva tendenza bipartitica avviata con la nascita del Pd e la lista del PdL, questa campagna elettorale è partita con il piede sbagliato sul piano dei contenuti.

E ieri sera Veltroni ha lanciato una proposta demagogica e assistenzialista. Uno stipendio minimo di 1.000 euro garantito ai giovani precari. Innanzitutto, introdurrebbe una rigidità difficile da tradurre nella pratica in un contesto quale quello del lavoro flessibile (mille euro anche per i part time di poche ore al giorno?). Ma soprattutto, fissare una soglia minima è un grosso rischio, perché per esempio nel Sud il mercato potrebbe ribellarsi alimentando ancora di più il lavoro nero, al quale sarebbero comunque costretti a ricorrere tutti coloro che nel bisogno accetterebbero di lavorare per meno di mille euro in zone dove il costo della vita è inferiore alla media. E nel caso in cui intervenisse il governo a integrare il salario dell'azienda per portarlo a quota 1.000, ci troveremmo di fronte a dei dipendenti parzialmente pubblici il cui lavoro però va ad arricchire dei privati. Inoltre, questa integrazione statale potrebbe configurare anche un aiuto di stato indiretto alle imprese, in violazione delle norme Ue sulla concorrenza. E chi spiegherebbe a un operaio del Nord, che magari prende 1.300 euro dopo vent'anni di lavoro, che a un giovane co.co.pro di Potenza alla prima occupazione lo Stato garantisce 1.000, in una città in cui i mutui e la vita costano la metà?

Piuttosto, Veltroni dovrebbe spiegare ai giovani lavoratori precari che dice di voler aiutare come mai il governo che fino a ieri il Pd ha sostenuto ha aumentato fino al 26,5% i loro contributi (per finanziare le pensioni ai 58enni!). Vorrei sapere in quale altro Paese uno stipendio inferiore ai mille euro, che a mio avviso dovrebbe essere totalmente esente da tributi, viene decurtato di un quarto, più le tasse.

Ecco il tema che per ora Veltroni, ma anche Berlusconi, hanno solo sfiorato. C'è la detassazione degli straordinari e degli aumenti di produttività, su cui i due maggiori partiti sembrano convergere, ma sono briciole. Nessuno dei due si è ancora presentato davanti agli elettori affrontando il nodo cruciale del binomio tasse-spesa pubblica. L'economia, la società italiana, soffre di asfissia, è letteralmente soffocata dalla macchina statale. Servirebbe un progetto di tagli alle tasse e alla spesa pubblica non di un punto di Pil, ma di almeno 10 nell'arco della prossima legislatura. Ma i nostri politici con le loro proposte dimostrano di non aver ancora compreso che lo Stato è parte del problema, non della soluzione.

Bisogna parlare chiaro e tondo agli italiani: nessuno pensi che una volta al governo avrà la forza e la legittimazione necessarie per prendere decisioni coraggiose, se prima non avrà preso impegni precisi con gli elettori ricevendo un mandato inequivocabile.

Anche il tema delle privatizzazioni è ancora assente dalla campagna elettorale, nonostante proprio l'altro giorno il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, abbia ripetuto quanto siano determinanti per la riduzione del debito pubblico. Le privatizzazioni sono ferme e non ne parla più nessuno, notava oggi Gianni Dragoni, su Il Sole 24 Ore.

Il tema del merito e della meritocrazia, della mobilità sociale, viene affrontato in modo puramente demagogico, senza spiegare ai cittadini quali regole dovrebbero essere introdotte per far funzionare ogni settore della vita del nostro Paese - dal lavoro all'università, dall'impresa alla politica - in modo meritocratico. Quali privilegi e rendite di posizione andrebbero smantellati in tutti i campi.

Oggi, sempre su Il Sole 24 Ore, Carlo Carboni ha avvertito che non basta il merito acquisito "sulla carta". In Francia, ha ricordato, «la legittimazione del ceto politico e amministrativo si "costruisce" a partire dal merito educativo» dispensato dalle grandi scuole per l'ammistrazione pubblica, ma gli stessi francesi si stanno rendendo conto che anche il loro sistema «tende a chiudersi in relazioni autoreferenziali, in reti di conoscenze» impenetrabili.

Un sistema basato sul merito non può fare a meno della concorrenza e della competizione "sul campo", le quali però comportano che ci siano degli "sconfitti" temporaneamente messi "fuori gioco", perché possano affermarsi elementi nuovi temporaneamente vincenti, in un sali-scendi che crea mobilità sociale. Ne sono consapevoli i cittadini italiani che si lamentano? Sanno cosa sia davvero, e cosa comporti, la meritocrazia? E i nostri politici sono preparati a spiegarglielo?

4 comments:

Anonymous said...

E' più laico un partito che va da Capezzone a Giovanardi o un partito che non va dalla Binetti alla Bonino?

JimMomo said...

Bella domanda, un po' off topic rispetto al post, ma avremo modo di parlarne.

offtopic said...

Infatti è una domanda di offtopic.
Ciao.

kipponappo said...

Federico, come mai il buon Capezzone si vede e si sente così poco?