Pagine

Thursday, January 22, 2004

Che faranno i riformisti di Khatami?
«Due mandati inconcludenti alle spalle e tutti i sogni di rinnovamento rimasti carta straccia, i rivoltosi attendono uno sguardo benevolo della comunità internazionale e del paese sfiduciato verso il loro tardivo braccio di ferro». Il seguito popolare dei riformisti, che oggi ingaggiano la battaglia per le (loro) candidature, sembra vicino a quota 0. «Corteggiata, blandita, implorata per il bene superiore della nazione, la tanto invocata società civile non risponde. "Il Parlamento non ha potere decisionale. La nostra partecipazione alle elezioni non servirebbe che a rafforzare il potere degli apparati non democratici", ha detto Abdollah Momeni, leader della maggiore associazione studentesca». Si aprono le porte per nuove forme di opposizione?

Ipotesi di distensione con gli Usa: un bene o un male? C'è poco da dubitare sulla strumentalità delle aperture del regime degli ayatollah: una tregua con gli Usa pur di migliorare l'economia e rimanere in sella. «"Un giorno o l'altro le relazioni tra l'Iran e gli Stati Uniti saranno riallacciate", ha dichiarato a Le Figaro il potente segretario per la sicurezza nazionale Hassan Rowhani, demiurgo dell'accordo sul nucleare. Dalla capitale Mohammed Hossein Adeli, viceministro degli Esteri, rilancia sulle sanzioni e chiede all'Amministrazione Bush ulteriori "passi concreti"». Potrebbe essere l'addio del regime change, o l'inizio della fine degli ayatollah. «Chi avversa il dialogo con la Repubblica islamica si prepara a dire addio al sogno del regime change a stelle e strisce, paventa il rinsaldarsi dell'establishment e il soffocamento delle alternative democratiche. Chi crede alla strategia dell'engagement promette che l'apertura dell'Iran finirà in ultimo per allentare e poi consumare inesorabilmente la presa dei mullah». Leggi tutto

Proposta. L'astensionismo alle prossime elezioni potrebbe tagliare la testa al toro. L'Ue potrebbe mandare degli osservatori.
Emma Bonino Alto Commissario Onu per i diritti umani
Magara... Ne riparla oggi Il Foglio. Sarebbe la candidatura dell'Italia, ma la Farnesina non vuole fare pressioni, perché, dice, sono controproducenti, "Annan deciderà da solo". Mi pare che all'Onu le cose girino esattamente il contrario, chi rompe più i cojoni, l'ha vinta. I sostegni sono autorevoli: Bobbio, Cossiga, Prodi, Fassino, Andreotti, Rutelli. Lei la persona in assoluto più adatta, ma oltre a non vederci chiaro nel comportamento del governo italiano, diffido di Annan, che fino ad oggi non ne ha combinata neanche una giusta, peggio di Rutelli, che almeno ultimamente si sta svegliando dal letargo che lo avvolge dalla nascita. Leggi sul Foglio

Intanto, la Bonino non si ferma. Ha partecipato al Cairo alla conferenza "Donne e Parlamenti". Un suo resoconto radiofonico su Radio Radicale (tra breve l'audio).
StaseralaRomabatteràilMilan!
Ecco fatto, l'ho detta.

Wednesday, January 21, 2004

Empasse Iran
Gli iraniani vogliono un paese moderno e secolare, ma il tentativo riformista sembra essersi esaurito, privo ormai di seguito popolare. La tattica dei guardiani della rivoluzione, che hanno prima bandito dalle elezioni migliaia di candidati riformisti per poi riammetterne 200, sembra aver avuto il successo sperato: la divisione del fronte riformista e la delusione della gente (nessuno si è mosso a Teheran per difendere i candidati di Khatami esclusi). E la premio Nobel Shrin Ebadi ha esplicitamente chiesto le dimissioni del presidente Khatami, osservando che se violenza ci sarà non sarà per colpa del popolo. Con il declino dello sfogo-illusione riformista alla Khatami si aprono le porte a nuove forme di opposizione, forse più radicali, meno probabilmente violente. L'Occidente deve sostenerle senza esitazioni, con denari, parole e posizioni chiare, informazione. Il regime change va indotto, non si può rinviare. Israele e Pakistan dialogano a Roma? Lo dice oggi il Riformista.
George W. BushMa battere questo presidente non sarà facile
In Iraq il lavoro non sarà lasciato a metà. Senza Saddam il mondo è più sicuro.
Dopo la recessione, gli attacchi terroristici, gli scandali della finanza e le incertezze della guerra, grazie al Congresso, che ha agito per stimolare l'economia con la riduzione delle tasse, «l'economia è forte e sta crescendo più forte».
La 'difesa attiva' del popolo americano è la maggiore responsabilità dell'Amministrazione. «I nostri soldati nel mondo rendono l'America più sicura».
Snocciola i risultati, un discorso elettorale, perché sa bene di non potersi fidare dei democratici, e tutti i motivi per un secondo mandato. I temi chiave, sicurezza ed economia, sono suoi.
Il testo integrale
Il testo in italiano, tradotto per Il Foglio da Aldo Piccato
Primarie democratiche da guardare con interesse
Le primarie americane per decidere lo sfidante democratico del presidente Bush si decideranno all'ultimo caucus, la lotta è apertissima. Ma la sconfitta di ieri in Iowa del "girotondino" Dean conferma la scarsa attrattiva di soluzioni demagogiche e populiste a problemi estremamente seri come la sicurezza, per la quale i cittadini americani non sembrano aver voglia di scherzare. La pacatezza e la moderazione di John Kerry (e del giovane Edwards) hanno quindi prevalso sulla faziosità rabbiosa e l'ipocrita appeal pacifista di Howard Dean. Adesso sarà interessante vedere anche le mosse del generale Wesley Clark, che torna in partita, ma dovrà cambiare approccio. E non sempre chi vota si fa convincere dalle macchine elettorali più ricche e potenti (con l'appoggio di Soros, di Gore, di Jimmy Carter, dei sindacati), a patto che per gli altri candidati non siano un alibi per un vuoto di idee. I delegati hanno scoperto il bluff, usato il cervello e non il cuore, perché sanno che così si può sperare di dare filo da torcere a Bush, che avrebbe gioco facile con un avversario al limite dell'antipatriottismo e che infatti dopo ieri deve rivedere i propri piani. «Saggi democratici», dice David Frum su National Review.
Qualche commento, sul Foglio:
La calma fredda di Kerry funziona e Clark si ricorderà di essere generale?
Dean perde le staffe, non basta un girotondo per vincere. «Il dottor Dean e la sua retorica pacifista piacevano, entusiasmavano, come in un girotondo appunto, ma quando il gioco si è fatto serio non hanno convinto, nonostante la poderosa organizzazione» e gli "autorevoli" sostegni.
La lezione americana. «Gli Stati Uniti non saranno Atene ma la lunga corsa a ostacoli iniziata fra i farmers dello Iowa è quanto si avvicina di più a una scelta consapevole e motivata di quella base che in Europa è un inutile mito. E' l'unico modello conosciuto di politica in diretta che coinvolge milioni di persone». «In fondo gli Stati Uniti non sono altro che un'Europa riuscita».
il Riformista:
Perde il girotondino Dean. Anche lo Iowa va al centro
Rutelli ci prova
Non sarà facile e se sarà un bluff si vedrà presto. Intanto, dopo essersi smarcato dalla demagogia sugli alpini in Afghanistan e il ritiro delle truppe dall'Iraq, arriva la proposta di Rutelli sulle pensioni («Non possiamo andare senza una proposta al dibattito parlamentare»), e io ci aggiungerei il cambiamento della posizione ufficiale del gruppo alla Camera sulla fecondazione assistita. Vantaggi: privo di scorza ideologica, di base giacobina, e, soprattutto, di poteri forti cui render conto. Difetti: bello e vuoto, spesso bluffa. «In gioco il diritto di veto della Cgil e la leadership riformista a sinistra» e Sul Rifomista di oggi anche una lettera di cicciobello Francesco.

Tuesday, January 20, 2004

John Kerry+++Sorpresa! democratica. Una campagna vera, tutto può accadere. John Kerry, un candidato decente, si aggiudica le primarie democratiche in Iowa, battuto Howard Dean (evviva!), solo terzo, si ritira il piatto Gephardt.
Kerry 38%
Edwards 32%
Dean 18%
Gephardt 11%
Meno Spinelli. Barbara Spinelli, come gran parte del giornalismo italiano, si è bevuta il cervello. Christian Rocca l'ha colta con le mani nel vasetto di marmellata. Meno spinelli, cara Barbara.
Stasera il discorso di Bush sullo stato dell'Unione
Non a caso anticipato, in piena campagna per le primarie democratiche. Illustrerà la fase due del programma dell'amministrazione. Iraq, esportazione della democrazia, guerra al terrorismo, ma soprattutto la grande crescita economica e un piano per arricchire la nuova classe media.
Il Foglio
La sinistra "travagliata"/1
La questione è il coraggio dei leader
Ferruccio De Bortoli risponde sul Riformista alla lettera-appello di Cafagna, Pansa, Pasquino. Salvati. «C'è un pubblico moderato, moderno ed europeo, non visceralmente antiberlusconiano, e non romanticamente giacobino, che vorrebbe semplicemente conoscere idee, programmi e candidati di un'opposizione seria e responsabile. (...) Per valutare con il criterio razionale e il metro dell'interese comune, costi e benefici di una politica riformista». Invece, i leader del centrosinistra temono il marchio e il giudizio girotondino e massimalista sulla purezza del loro opporsi, come se semplicemnte «opporsi sia più nobile che amministrare». «La società civile non è solo un girotondo». All'ultima riunione girotonda abbiamo visto un Fassino avvilito e bastonato in cerca di indulgenza da un noto regista della benemerita società civile: non affiderei ad un uomo così il governo del mio Paese, almeno Berlusconi ha le palle. E le elezioni si vincono con-vincendo i moderati, la maggioranza silenziosa, questo lo sanno anche i bambini. emblematico, per De Bortoli, il "caso Parmalat": la sinistra ha difesto Fazio (anche Tanzi all'inizio) e non i risparmiatori derubati, alle tasche vuote ci ha pensato Tremonti. Diciamolo con franchezza, nel merito e nei metodi, i girotondini sono elitari e beceri populisti, espressione di un moralismo ossessivo che ricorda la destra cristiana americana. Coraggio leader! Rutelli ci prova qui e qui, anche qui.
La sinistra "travagliata"/2
Che teneri i Balilla
Abbiamo tutti sorriso con tenerezza di fronte ai servizi dei telegiornali che riportavano la notizia delle manifestazioni dei giorni scorsi contro la Moratti. Non entro nel merito, non tutti i torti hanno in questo caso i manifestanti, ma trovo sconcertante la strumentalizzazione e l'uso dei minori che si è fatto portando in piazza centinaia di piccoli alunni delle elementari. E rabbrividisco se penso che, come accadeva settanta anni fa, sono stati indottrinati e convocati dai loro insegnanti, che alla stregua di commissari politici, hanno ridato così vita ad adunate di regime, ai sabati fascisti, con tanti piccoli, teneri balilla. Anche questo è il frutto di questa sinistra "travagliata" e populista. Di questa classe di insegnanti dobbiamo solo spaventarci. Senza alcun approfondimento impartisce il suo politically correct ai propri alunni, sia contro la Moratti, sia per la pace ("quale non ha importanza, cio che conta è che ci lascino in pace"). E' un'ondata peggiore della precedente: ai sessantottini si sono aggiunti i settantasettini. I frutti di allora sono tutti qui. E qualcuno la chiama pure la mejo gioventù!
La Capitale
La politica delle feste, delle serate culturali, delle manifestazioni estive sta mostrando la corda, caro Veltroni. I due vecchi problemi di Roma rimangono tutti, se possibile peggiorano. Su traffico e trasporti, risultati 0. Ma lei ha la soluzione in tasca, vero? Già, che bella pensata, la circolazione a targhe alterne, che genio. Solo ad un politico di professione, che spende tutti i giorni della propria vita lavorativa a tentare di risolvere i problemi della collettività può venire in mente una così originale ed equa soluzione. Mi chiedo, ma è pagato per questo, signor sindaco? Che stupidini a non pensarci prima, ad affannarci sui mezzi pubblici, sui parcheggi, sui vigili in strada, sui lavori pubblici, sulla segnaletica. Che bisogno c'era quando la soluzione è a portata di mano? Troppo traffico? Non prendete l'auto. Mal di denti? Non mangiate. Me lo sentivo che c'era la fregatura, che dopo le buone cose fin qui fatte avrebbe mostrato tutta la sua demagogia.
Chi è causa del suo mal pianga se stesso
Altro che riforme, Governo vicino alla rottura.

Monday, January 19, 2004

Friday, January 16, 2004

Il modello iraniano
Su cosa si regge e come va abbattuto. Dal Foglio: «E' un modello che tempera il più duro totalitarismo con il decantamento delle contraddizioni politiche tramite una sorvegliata rappresentazione della volontà popolare. E' un modello che ha funzionato perché dal 1997 in poi, con la vittoria di Khatami, la crisi politica della Repubblica islamica ha trovato una valvola di sfogo in un riformismo impotente. In questo contesto, ovviamente, non si è mai realizzata alcuna riforma, ogni volta cassata vuoi da Khamenei, vuoi dal Consiglio dei guardiani. E' un'esperienza inedita di "riformismo" octroyé, controllato dal regime, funzionale soltanto a preservare lo Stato totalitario. In Occidente non si è compresa dinamica e troppo spesso si è accreditato Khatami quale detentore di un potere reale (Bush ha cessato di crederlo e gli studenti iraniani con lui). Oggi viene impedita la candidatura di 83 deputati riformisti e di migliaia (3-4 mila) di altri candidati: «Il segnale è dato: lo Stato totalitario giudica ormai raggiunto il limite di tolleranza verso le spinte riformiste». Si comincia a fare sul serio. Leggi tutto
La società civile? Non è solo un girotondo
Lettera al Riformista
Powell triste. Getta la spugna?
Tempi duri per la colomba-realista, è probabile che in un secondo mandato un rimpasto lo lascerebbe fuori. Sia chiaro, preferiamo Colin Powell a James Baker.
Ferrara invita il "Cav." ad «una certa congruenza tra parole e fatti».
L'Istat? Indietro, come tutto il Paese
Riascolta Tremonti (da RadioRadicale.it) alle Commissioni Finanze e Attività produttive di Camera e Senato. «Bankitalia ha sottovalutato il caso Parmalat». Sul tavolo le lettere, il carteggio ministero dell'Economia-Banca d'Italia, che inchiodano Fazio. Soluzioni: authority che operino per funzioni ed in primo luogo un'autorità unica che abbia la competenza sul risparmio. Dibattito in Parlamento e apertura all'opposizione: Fassino, Letta e Amato alla finestra. Visto dal Foglio, visto dal Riformista
La Telekom Serbia alla fase 2
Ora che si passa ad indagare sulle responsabilità politiche (saranno sentiti Prodi, Dini, Fassino, Micheli e Trantino ha dichiarato chiusa la "fase Marini") e che la Commissione potrebbe diventare una cosa seria, ovviamente tutti scappano, centrosinistra in testa, e si mira ad affossare. Il tutto avrebbe avuto più credibilità se si fosse partiti subito da qui.

Thursday, January 15, 2004

Left Obsessions
Le forti motivazioni morali che da sempre sono alla base dell'impegno politico di tutti noi, per molti, di questi tempi, diventano sempre più ossessioni che invadono il campo della psichiatria.
Ossessionata da Berlusconi, la sinistra italiana è ormai incartata su se stessa. Se ne rende conto il senatore Franco Debenedetti, che commenta al Foglio la bocciatura del Lodo Maccanico: «E' l'ennesima sconfitta del partito degli avvocati di Berlusconi, ed è un peccato perché io l'avevo scritto che il problema dell'improcedibilità temporanea per le alte cariche istituzionali c'era, e meritava una soluzione condivisa che non incorresse in scomuniche. Dal no della Corte viene un vantaggio innegabile per l'opposizione, ma c'è anche il rischio che per noi della sinistra riformista tutto diventi più difficile, con la ripresa del girotondismo e dell'antiberlusconismo risolto in chiave giudiziaria, una ripresa dello scontro politico tra i due poli in grande stile compromette nuove regole essenziali che sembravano a portata di mano: quelle sul controllo dei mercati e quelle di riforma costituzionale e della giustizia». Per la sinistra è «un rischio molto forte. Che si rilanci il girotondismo giudiziario proprio quando aveva perso fascino e presa. E che ciò avvenga proprio nei mesi decisivi per porre le basi di un partito riformista, il rischio è di restare invece con una babele di sigline e siglette». «La questione è se riprenderà piede la tentazione di impostare tutto il resto della legislatura martellando Berlusconi sui processi che gli si riaprono. Un doppio pericolo, anche. Primo perché quand'anche si rivelasse vincente nelle urne – e in passato non lo è stato – l'antiberlusconismo giudiziario il giorno dopo aver vinto le elezioni lascerebbe intonso il capitolo di che cosa fare al governo, un problema il cui mancato chiarimento già portò alla caduta di Romano Prodi. Secondo, ci manca solo che a un governo che ha impegnato parte rilevante della legislatura a varare leggi ad hoc ne segua uno di segno diverso che spendesse eguali energie nello smontarle una ad una. Dell'Italia, ce ne vogliamo occupare?».
Ossessionati da Bush, come George Soros, il cui unico scopo di vita è non vederlo rieletto e
ossessionati dai neocons, la cui influenza all'interno dell'amministrazione Bush è stata sovrastimata, per non citare tutti i luoghi comuni, sfatati esaurientemente da Max Boot, su Foreign Policy: Leggi tutto.
Palermo - I settori politici («Gli accusatori di Andreotti e Dell'Utri, in difficoltà per lo scandalo Ciuro, non fanno nomi - ma il nome è: Violante») che hanno legittimato la "primavera" di processi politici palermitani partiti dall'era Caselli si sono ritirati, lasciando con il culo scoperto i pochi fedelissimi procuratori siciliani anti-Grasso. Questa l'esternazione del pm Ingroia a Primo Piano. Sul Foglio di oggi: «L'Unità ha pubblicato una lunghissima lettera – quasi una controsentenza – inviata da Caselli e dai suoi tre ex sostituti al presidente della Repubblica e al Csm perché facciano sapere al Parlamento, alla Cassazione e a tutto il vasto mondo che "il processo Andreotti andava comunque fatto". Tanto è vero, vi si legge, che la Corte d'appello di Palermo, presieduta da Salvatore Scaduti, ha prescritto – ritenendole quindi provate – le mafioserie commesse dal solforoso senatore a vita negli anni della mafia ruggente, quella di Stefano Bontade e Tano Badalamenti, di Salvo Lima e dei cugini Nino e Ignazio Salvo. Ma c'è un ma. Che tiene insieme sia il messaggio di Ingroia che la lettera di Caselli. Il senatore Andreotti, dopo essersi liberato dei 24 anni di carcere piovutogli addosso per Pecorelli, ha presentato alla Suprema corte un secondo ricorso con il quale chiede l'annullamento anche di quella parte della sentenza Scaduti che lascia una "mascariata" sulla sua lunga carriera di uomo politico. Cosa succederebbe se la Cassazione – che già ha smentito tredici volte, che scalogna, le dichiarazioni di Tommaso Buscetta, pietra angolare di tutte le accuse di Caselli – spazzasse via anche quest'ultima nube? Apriti cielo. Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, potrebbe aprire la cartellina, ancora custodita in cassaforte, nella quale un diligente ufficio di ragioneria ha assommato, voce dopo voce, i costi del processo del secolo. Una cifra da capogiro: 87 (dicesi ottantasette) miliardi di vecchie lire: tanto per gli avvocati dei pentiti, tanto per le trasferte dei magistrati, e coì via elencando. Niente di scandaloso: la giustizia ha costi che non si discutono, anche quando assolve. Ma il processo Andreotti – e Ingroia indirettamente lo ammette – non era un processo e basta. Era il processo che avrebbe dovuto dare la spallata politica. Era un processo che "la magistratura non poteva tenere sulle sue spalle da sola"».
Chirac giacobino, non laico
Il Papa contro la legge antivelo di Jacques Chirac. «Insieme a un riconoscimento del valore della laicità dello Stato, come "distinzione tra la comunità politica e le religioni", contesta invece il "laicismo", che punta a confinare la fede nella sfera privata, negando cittadinanza alla "dimensione sociale della religione"». Anthony Giddens, neolaburista, che non ha niente a che vedere con gli ambienti cattolici, «considera la proibizione dei simboli religiosi, a cominciare dal velo islamico, controproducente. Le ragazze delle famiglie musulmane potrebbero essere a quel punto tolte dalla scuola pubblica e mandate nelle scuole coraniche, perdendo una prospettiva di libertà. Così si rafforzeranno le tendenze fondamentaliste». Ragionamento diverso, pragmatico, ma arriva alla stessa conclusione del Papa: «"l'interdizione sistematica riecheggia quello stesso fondamentalismo che si vuole combattere"; per il pontefice romano il laicismo chiracchiano "mette in pericolo il rispetto effettivo della libertà di religione". Ambedue, in sostanza, considerano la laicità un dovere dello Stato, non una condizione da imporre ai cittadini. Si vede che esprimono tradizioni che non sono state colonizzate dal giacobinismo». Leggi tutto
Il Foglio

Wednesday, January 14, 2004

Lodàti
Lodo a te, Corte Costituzionale. La notizia del giorno sui blog
Da sempre attenta alle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, anche la blogosfera commenta la notizia della bocciatura del Lodo Schifani. I pareri sono diversi così come il grado di approfondimento delle notizie: dalla semplice euforia alle tabelle che confrontano il sistema di garanzie vigente in Italia con quelli vigenti in Europa e negli Usa. Qualche esempio in questo servizio di RadioRadicale.it

Da sottoscrivere
Il "regime", l'"autocrazia" di Berlusconi «ha basi meno solide di quel che appaia a prima vista. Dopo dieci anni di impegno in politica, due elezioni vinte, sette anni di opposizione, al mediocrate restano, più o meno (e vediamo adesso per quanto tempo), i suoi soldi e le sue aziende, che non è poco, ma nient'altro. I poteri neutri, nonostante gli sforzi di galantuomini come Tonino Maccanico, ideatore del lodo che ha preso nome dal senatore Schifani, non hanno alcuna intenzione di concedere un centimetro di terreno all'ipotesi di una regolare alternanza alla guida del governo, magari determinata dal voto popolare. (...) D'altra parte non è facile districarsi nel coacervo dei poteri consociativi italiani, che si sono sempre accaniti con particolare golosità, com'è ovvio, sui referendum e sui risultati sgraditi delle elezioni. Anche i soldi, quelli veri, quelli tutelati e garantiti dal partito bancario che orienta il sistema economico e consolida eventuali debiti, girano più intorno alla confraternita di centro sinistra che dalle parti di Berlusconi, inteso come leader e non come imprenditore. I giornali, vogliamo parlarne? E le tv, a parte derrate di ruffiani cronici già pronti alla riconversione, sono talmente impermeabili alla voce del padrone mediatico che lo stesso sogna di rimettere in vigore gli spot. Insomma, a Berlusconi dopo un decennio resta soltanto il potere derivante dal voto popolare. Ecco perché, da uomo pratico, ha rimilitarizzato il suo sorriso, si è messo in forma in villeggiatura e si prepara ad affrontare una lunghissima campagna elettorale contro i poteri forti che prendono a schiaffi lui e tutti i riformisti miserelli che si mettono tra di lui e i girotondi, in maschera o in toga. Così si governa l'Italia. Complimenti».Leggi tutto
Iraq. Dibattito tra i liberal interventisti
Raccontato dal Foglio.
Ne è valsa la pena? Alla luce del mancato ritrovamento di armi di sterminio, le ragioni dell'intervento sono ancora valide? Se lo chiedono intellettuali della sinistra americana favorevoli all'intervento: Bill Keller, il direttore del New York Times, che li aveva definiti «quelli del club non-posso-credere-di-essere-diventato-un-falco», Christopher Hitchens, Thomas Friedman, Kenneth Pollack, Fred Kaplan, George Packer.
Il mancato ritrovamento delle armi di distruzione di massa - «Il vergognoso comportamento nel 2002-2003 dei membri del Consiglio di sicurezza Onu (in particolare della Francia e della Germania) è stata la prova finale che il containment non sarebbe durato a lungo: Saddam avrebbe ricostituito i suoi programmi di distruzione di massa, anche se in un futuro più lontano di quando pensassimo». Ma «la vera arma di distruzione di massa è la dittatura»
Le ragioni del conflitto - «Il motivo dichiarato, il motivo morale, il motivo giusto e il motivo reale».
Bush e la contraddizione neocon-realisti all'interno dell'amministrazione - Paul Berman, autore di "Terrore e Libertà", spiega come Bush stia perdendo «la guerra di idee, la più importante». Il terrorismo fondamentalista è l'ultimo lascito dei totalitarismi del Novecento, «ciò non vuol dire che il presidente sia una creatura delle compagnie petrolifere, come direbbe la sinistra alla Noam Chomsky». Tuttavia, «a parte qualche ottimo discorso, Bush non ha mai fatto in modo che qualcuno prendesse sul serio le sue parole sul futuro democratico e liberale di quelle società. Un po' perché i suoi nemici non vogliono prendere in considerazione l'ipotesi che possa aver detto cose intelligenti o stimolanti ma, d'altra parte, lui stesso fa poco per dare consistenza a quei discorsi. Mi chiedo, per esempio, per quale motivo non sia ancora riuscito a far nascere una televisione di prima qualità in lingua araba?». Già, le armi nonviolente di attrazione di massa.
Leggi tutto

Tuesday, January 13, 2004

Bufalate made in U.S.
L'ex ministro del Tesoro Usa Paul O'Neill torna al centro dell'attenzione dei media con un libro di retroscena scomodi per l'amministrazione Bush (soprattutto riguardo l'Iraq). Ma è un ritorno, perché, come ricorda la Cnn, lo era già durante il suo mandato per le sue storiche gaffe. Le sue pseudo-rivelazioni sull'Iraq sono risibili. C'è chi le ritiene la prova della deriva militarista americana (riascolta).
Non c'è di che rallegrarsi. E così il lodo Schifani (che in realtà è il lodo Maccanico-Ciampi, bocciati anch'essi) è illegittimo, viola la Costituzione. Facile violare l'articolo 3 (uguaglianza dei cittadini), ridicolo riscontrare la violazione dell'articolo 24 (diritto alla difesa) - sarebbe leso il diritto alla difesa degli imputati eccellenti ai quali la norma sospende i processi a carico per la durata del mandato. Ma ben gli sta al Berlusca, se l'è voluta. Era comprensibile, ed è stata anche in parte utile, la norma ad personam per difendersi dall'attacco giustizialista e proteggere la propria azione di governo, democraticamente scelta dai cittadini, ma quella di leggine di comodo non poteva essere l'unica strategia: sono rimaste nel cassetto le riforme della giustizia per i cittadini. E l'immunità andava reintrodotta nella Costituzione. Oggi, dunque, la beffa, che rischia davvero, per la prima volta in questa legislatura, di provocare un nuovo ribaltone. Sembra un'occasione troppo ghiotta per la Lega per sganciarsi, o comunque per far casini, cosa che è già da giorni nell'aria (Bossi ha denunciato il "tradimento" del governo sulla devolution). Berlusconi potrebbe anche reggere allo spintone della Corte, ma poi arriverà quello degli elettori. Il cav. ha pensato a se stesso, difficile che i cittadini non se ne siano accorti, e oggi viene punito, lo sarà un domani, ma non c'è di che rallegrarsi. Ci attendono la rivincita del giustizialismo giacobino e girotondino, della magistratura militante, e una nuova stagione di conflittualità tra poteri dello Stato, di veleni tra le fazioni (consapevolmente cercata dalla Corte scalfariana), che servono solo a stroncare la già moribonda trasformazione in senso democratico e riformista della sinistra italiana e a ritardare la transizione del sistema politico. E ad essere in crisi sono anche gli organi costituzionali di garanzia, la cui indipendenza non è davvero più sostenibile da alcuno.
Who's Putin
1972
Una rassegna stampa sulla conferenza di Sana'a. Ne ha scritto anche Magdi Allam sul Corriere della Sera.

Spostiamoci in Iran, dove Khatami minaccia dimissioni in massa degli esponenti riformisti se il Consiglio dei guardiani, l'organo conservatore che ha bocciato i candidati riformisti alle elezioni politiche del 20 febbraio, non revocherà la propria decisione. Sembra acuirsi la crisi politica in Iran, uno scontro che sembra interno al regime piuttosto che premonitore di volontà di riforme. I riformisti di Khatami stanno cercando, da alcune settimane, di accreditarsi, all'estero come presso la propria opinione pubblica, come la "faccia pulita" del regime, speriamo solo che non sia mera lotta per il potere. La presidenza Khatami ha infatti finora deluso le aspettative sia dei propri elettori sia di quanti in Occidente speravano nel cambiamento. Soros e il premio nobel Ebadi continuano a puntare su di lui, piccoli gesti di disgelo tra il governo iraniano e l'amministrazione Usa, ma in molti sono convinti che il regime degli ayatollah non sia emendabile e che concedere fiducia e forza a Khatami sia controproducente.

Monday, January 12, 2004

Sana'a: due silenzi imperdonabili?
Alla conferenza di Sana'a, organizzata dal governo yemenita e da Non c'è pace senza giustizia si sono recati settecento delegati, a fronte dei duecentocinquanta previsti alla vigilia, provenienti da tutti i maggiori paesi arabi e islamici della regione e da decine di ong occidentali e arabe. Temi: democrazia, diritti umani, Corte penale internazionale (Leggi gli aggiornamenti su RadioRadicale.it). Non ho seguito i lavori, ma pare che al centro sia stata la questione dell'"esportazione della democrazia" nel mondo arabo. Il presidente della Repubblica dello Yemen Ali Abdulleh Saleh, aprendo la conferenza, ha spiegato che lo Yemen è ancora lontano dall'obiettivo della piena democrazia e che tuttavia può essere d'esempio, perché sia chiaro che «nessuna soluzione che viene dall'esterno può considerarsi opportuna». Palese il riferimento alla soluzione statunitense per l'Iraq (non a caso la delegazione del Governo provvisorio iracheno è stata accolta con un po' di freddezza) e rappresenta un punto di vista comune a molti riformisti nel mondo arabo.

Presente al meeting anche Saad Eddin Ibrahim, dissidente egiziano: «E' inutile negarlo - ha osservato anch'egli - gli arabi musulmani hanno una pessima considerazione degli Stati Uniti. Quindi l'Unione Europea è il partner più adatto per avviare un percorso democratico che parta dall'Occidente, ma proponga un approccio diverso da quello americano»: abbandonare l'approccio militare adottato dagli Usa, perché le minacce non servono ed è più utile il dialogo. L'Unione europea inoltre, potrebbe tendere una mano alla società civile araba che rappresenta la linfa vitale della democrazia» e «contribuire allo sviluppo dei media arabi in modo che questi diventino più oggettivi e professionali. Gli europei, insomma, ci aiutino a creare un'informazione libera e indipendente». Analogo discorso per il sistema giuridico. Un appello rivolto anche ai «partiti politici europei, perché aiutino i partiti arabi nello sviluppo della loro forma organizzazitiva e nella mobilitazione». Tutto bello e giusto, ma dov'è questa "buona" Europa? Esiste davvero da qualche parte? Che attenzione ha riservato a questo appuntamento? E ad altri simili? Primo silenzio.

Inevitabile che si parlasse anche di Palestina: «Fermare le violazioni contro i fratelli palestinesi», è stato l'auspicio rivolto sia dal presidente della Repubblica Saleh, sia dal segretario della Lega araba, Amr Moussa. «Israele si ostina a dare una risposta negativa alla giusta richiesta di uno Stato palestinese indipendente con capitale Gerusalemme». ??? Moussa non sembra certo aggiornato, non che me l'aspettassi, su chi si ostina a non compiere i passi indicati dalla road map. Israele, insiste, «commette violazioni quotidiane dei diritti dei palestinesi», ad esempio, «il muro che sta costruendo è una violazione del diritto penale internazionale sulla quale si potrebbe richiamare l'attenzione della Corte penale internazionale». Ed ecco che delle due, l'una: o si ha un'idea distorta della giovane Corte o si materializzano le perplessità Usa nei suoi cofronti.

Aspettiamo la dichiarazione conclusiva di domani, che dovrebbe sancire «un obbligo politico, non certo legale» di governi e società civile insieme, a sottolineare la necessità di realizzare quel complesso sistema di principi, leggi e comportamenti che «porteranno un futuro migliore ed una cooperazione internazionale per un maggior dialogo tra le civiltà». Significherà democrazia nel mondo arabo? Probabilmente non ancora. A prescindere dai suoi risultati concreti l'appuntamento yemenita rappresenta un precedente di capitale importanza per quanti credono possibili riforme democratiche in Medio Oriente con metodi diversi dall'uso della forza militare occidentale. Tuttavia, ad una prima e superficiale occhiata, ci si può rammaricare di un secondo silenzio, dopo quello prodotto dalle istituzioni europee: possibile che sia totalmente mancata, negli interventi di oggi, una buona dose di autocritica da parte degli stessi paesi arabi? Anche le ong sembrano cadere in questo equivoco. Quasi che i destini dei popoli arabi si giochino nelle capitali occidentali (i "cattivi" di Washington e i "buoni" di Bruxelles) e non siano invece nelle mani dei governi autocratici della regione. Ci si attende questo o quell'approccio, ma sempre un «percorso che parta dall'Occidente»: "l'America è cattiva, dicunt, e deve cambiare atteggiamento, l'Europa invece è più buona, ma deve impegnarsi". E gli arabi? Non vedono ancora la necessità di cambiare loro stessi e i Paesi in cui vivono? Mi aspetto questo da Sana'a: una presa di coscienza maggiore.
In attesa di sapere come i media hanno coperto quello che rimane un evento eccezionale nel panorama politico mediorientale, possiamo solo sperare di non dover, domani, parlare di un terzo silenzio.

Friday, January 09, 2004

Sana'a Inter-Governmental Regional Conference on Democracy, Human Rights and the role of the International Criminal Court
Special page and Live Web Broadcast in arabic and in english by RadioRadicale.it
Weblog: Notes from the Sana'a Inter-Governmental Regional Conference

Great expectations on the core event of this initial 2004 for the Middle Est that brings the arab world to pay attention to democracy, human rights and ICC. Governmental delegations from several arab and european countries, ong and civil society will arrive in Yemen where the media are just ready to cover this «new wave» of political innovations.
  • From January the 10th to the 12th;

  • by ong No Peace without justice together with the yemenit Government and the European Commission;
  • Delegations leaded by foreign ministers and ministers of justice from important countries like Iraq, Algeria, Giordania, Marocco, Pakistan, Arabia Saudita, Sudan, and many others;

  • the ong representants will not give birth to a parallel conference, as it's usual during this kind of events, but intervene as much as the delegations of the other countries;

  • Important participations like the Nobel price for peace Shirin Ebadi;

  • Al Jazeera will broadcast the opening ceremony live, Cnn, Bbc, Al-Aribya together with 60 journalists worldwide are about to cover the event as well;
  • Da il Riformista Em.Ma: «Chi stampa i certificati di società civile?»
    «Abbiamo appreso che la convention, organizzata da girotondi e movimenti, si aprirà con la parola d'ordine "facciamoci del bene", in contrapposizione ad una pratica ulivista riassunta nel "facciamoci del male". A lanciare il nuovo slogan è Nanni Moretti che, a Piazza Navona, puntando il dito su Rutelli, D'Alema e Fassino, gridò alla folla «con questi si perde». Buon segno. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo la lista per le europee: si aspetta un'interpretazione autentica delle indicazioni di Prodi date con l'intervista a Repubblica. Lista di tutti quelli che si riconoscono nell'Ulivo? I verdi e i comunisti di Cossutta hanno però ribadito il loro no. Di Pietro dichiara di scendere in campo da solo. Nella lista, la "società civile" la rappresenteranno Flores, Moretti e Pancho? Di Pietro, il quale è deputato europeo ed è stato ministro e senatore del collegio rosso del Mugello, è capo di un partitino, ma rappresenta la "società civile". Fassino, Rutelli e Boselli no. E non abbiamo capito in quale momento Occhetto sia transitato dalla società politica (è stato segretario del Pci e del Pds) a quella civile. E soprattutto: chi distribuisce a tutti i certificati? Fuori il nome».
    Fate il vostro gioco
    Lascia sempre più sgomenti il caso Parmalat. Una grossa voragine si sta per aprire nei caveau delle banche. Fazio che sembra addirittura godere è inquietante (esiste un dogma di infallibilità di Bankitalia?). Inquietante la sinistra che non è dalla parte dei risparmiatori, ma che difende apertamente Fazio, si astiene dai giudizi su Tanzi e soci (chissà perché! - non solo politica, ma questione soprattutto di soldi e poteri economici). Qualcosa sotto c'è. C'è il credito che in Italia è indirizzato non dalla ricerca del profitto, ma secondo l'appartenenza a "famiglie" e cordate politiche (tra il camorristico e il piduistico), chissà quanto trasversali, mutevoli e sotterranee, tavoli di potere dai quali si manovrano a piacere i giornalisti della grande stampa. A seconda degli interessi, a seconda delle stagioni. Fate il vostro gioco.
    Modello americano/1
    «Come sbugiardare i corbellatori sociali, vasta e animosa categoria di divulgatori politici. Per loro la crescita americana è truccata e in realtà a star meglio è solo una minoranza di ricconi. In Europa sono socialisti, cattolici antimercato e "destrisociali", a braccetto con ulivisti immoderati in salsa varia. Perché la nostra economia è più efficiente e la nostra società più equa, di quella americana si intende. Una presunta superiorità del modello sociale europeo, si impernia sul trito luogo comune della società americana troppo diseguale». Ma cosa sono davvero i "poveri" americani? A provare a dare una risposta è uno studio della Heritage Foundation: ben 35 milioni nella fascia di reddito più bassa. Vediamo però come se la passano: «Il 46 per cento di essi è proprietario della casa in cui vive, il 73 per cento ha un'automobile, il 31 per cento ne ha 2, il 76 per cento dispone di un impianto di aria condizionata (30 anni fa era il 36 per cento in tutti gli Usa), il 99 per cento ha almeno un frigorifero, il 65 per cento la lavatrice e il 74 per cento almeno un microonde, il 97 per cento una tv a colori, il 56 ne ha "almeno 2" e il 63 ha la tv via cavo o satellitare, il 78 per cento videoregistratore e Dvd e il 25 per cento ne ha "almeno due e un impianto a grande schermo". L'abitazione ha in media 3 camere da letto e garage oltre che bagno, non risale a prima del 1967 e vale in media 86 mila dollari. Solo il 6 per cento dei 35 milioni di "poveri" vive in sovraffollamento abitativo, il 67 per cento dispone nella propria abitazione di due vani in media per componente del nucleo familiare. I 42 metri quadrati abitativi disponibili "per povero americano" (la media nazionale è più del doppio) superano i 39 in media disponibili per le "classi medie" britannica, francese e tedesca». I problemi esistono, sono nell'indebitamento familiare e la politica "compassionate" di Bush serve. Leggi tutto
    Modello americano/2
    La politica di Bush dicevamo. Debito pubblico al 4 per cento del pil, la ricchezza americana usata in massima parte per coprire le spese sociali, «le spese militari hanno inciso per il 45 per cento».
  • «Ad oltre dieci milioni di immigrati illegali nuovi e ampi diritti, oltre agli stessi benefici di legge di cui godono gli impiegati legali americani, inclusi il minimo garantito e il giusto processo»;

  • Cresce il numero delle green card, «l'ambitissima carta verde che dà diritto a vivere e lavorare negli Stati Uniti»;

  • «Quattrocento miliardi di dollari, in dieci anni, per medicine gratuite agli anziani»;

  • «Gli investimenti sulla scuola, aumentati del 78 per cento»;

  • Leggi tutto
    Questo si può, solo se si produce ricchezza invece di schiamazzare ai girotondi e raccontare barzellette per non pensare alle riforme.
    Modello italiano
    I salari in Italia sono bassi. I danni delle politiche del passato (il modello assistenzial-corporativo) e la necessità di rinnovare la politica dei redditi. Ma servono liberalizzazioni, riforme (delle pensioni) e contratti decentrati. I sindacati tornino a fare il loro mestiere o si facciano da parte. Leggi tutto
    Il modello euro-italian-ulivista
    Il capogruppo tedesco del Ppe al Parlamento europeo Hans-Gert Poettering ha convocato una conferenza stampa in cui ha duramente condannato l'uscita di Romano Prodi contro il semestre di presidenza italiana dell'Ue, definita «inaccettabile», e ha minacciato conseguenze che potrebbero avere esiti imprevedibili. «Se Prodi non farà retromarcia, questa situazione potrebbe portare a un'escalation», ha ammonito, alludendo neanche troppo velatamente alla possibilità che il Parlamento europeo infligga alla Commissione Prodi la stessa sorte che toccò a quella guidata da Jacques Santer: l'obbligo alle dimissioni. «Non esiste che il presidente della Commissione intervenga così massicciamente nella politica italiana: è un abuso della sua posizione», ha aggiunto. «Prodi si sta comportando così per ragioni interne, forse per le sue ambizioni politiche. Se si vuole candidare – ha continuato – si deve dimettere, ma ritengo che sarebbe irresponsabile. Prodi dovrebbe ritenere esplicito non finire il mandato prima di novembre 2004. Ci aspettano discussioni cruciali, dobbiamo essere certi che l'azione della Commissione sia efficace». Il 14 gennaio Prodi sarà chiamato a spiegarsi in aula.
    Rai: palinsesti liberi e non censure
    «Come disse Giuliano Amato, la sinistra considera la Rai "cosa sua", e tratta la questione di questo combriccolare cortile di casa con evidente supponenza, da molti anni e sotto tutti i regimi». E' bene «evitare provvedimenti censori a danno di Deaglio, che deve però accettare le conseguenze della sua libertà e dell'impiego fazioso che ne fa (cioè le critiche)». «La destra televisiva, berlusconiana, mediocratica soffre di un paradossale complesso di inferiorità nell'informazione, e combatte un avversario, la sinistra esperta del vecchio partito Rai», bravissima a trovare facce che bucano i teleschermi. La tentaazione al controllo non è la strada giusta. Leggi tutto

    Thursday, January 08, 2004

    Altro contributo alla Community of Democracies
    Di Max M. Kampelman, nella pagina degli editoriali del Wall Street Journal. La carta costitutiva delle Nazioni Unite pone al centro della missione e dell'azione dell'organizzazione assicurare democrazia e diritti umani ai popoli, come base per raggiungere gli obiettivi della pace e della sicurezza. Le Nazioni Unite hanno fallito in questo loro ruolo primario, occorre una riforma. I Radicali di Emma Bonino e Marco Pannella sono in buona compagnia nel promuovere la creazione di una Comunità delle democrazie che agisca all'interno e per mandato dell'Onu per assolvere a questi compiti. Opinionisti leftist o neocons, think tank, dal Council on Foreign Relations alla Freedom House, autorevoli settori dell'amministrazione Usa, di estrazione democratica o repubblicana, si pronunciano spesso, con sempre maggiore convinzione, per dare forza a questo progetto. Una Comunità delle democrazie potrebbe avere quattro compiti: a) promuovere la democrazia e i diritti umani laddove sono conculcati da dittature; b) consolidare le istituzioni democratiche nelle giovani democrazie; c) monitorare lo stato della democrazia e dei diritti nelle democrazie avanzate; d) studiare modelli di sviluppo democratico ed elaborare nuovi strumenti di democrazia e partecipazione. Gli strumenti? Quelli nonviolenti delle armi di attrazione di massa.
    Ai miei amici "riformisti", con imbarazzo per loro
    «Questo partito riformista deve essere proprio indigesto, se in tanti, con tanto
    zelo, si industriano a trovare un modo fantasioso e originale per impedirlo». Leggi tutto
    La credibilità come forza di governo richiede il coraggio delle leadership. I
    segnali continuano a farmi disperare, nonostante sentiamo il bisogno di alternative.
    Amici, come fate a convincermi che l'Ulivo è una cosa seria?
    Solo uno dei nuovi fronti di speranza del 2004
    La distensione tra India e Pakistan non sembra cosa effimera. La nuova costituzione afghana, le scadenze che si avvicinano in Iraq, in Medio Oriente segnali multipli da Sharon, dall'Egitto, dalla Siria, dall'Iran, dalla Libia. Il 10 gennaio la conferenza su democrazia e diritti umani nello Yemen. E se fosse anche merito dell'effetto domino del cowboy di Washington?

    Wednesday, January 07, 2004

    Anche l'Iraq si muove
    Le nuove scadenze (sei mesi) per il passaggio di poteri agli iracheni. Ricordando che la gatta frettolosa fa i gattini ciechi.
    Nuovo Afghanistan
    Sul quotidiano Il Foglio una serie di analisi sulla nuova carta costituzionale afghana approvata domenica.
    "Com'è nata la Carta con presidente all'americana e quote alla francese"
    Bush si prepara le prossime mosse di politica economica
    Pensando alla rielezione, tanto pragmatismo e una ripresa promettente.

    Sunday, January 04, 2004

    Nasce il nuovo Afghanistan
    Dopo più di vent'anni di guerre, accordo raggiunto nella Loya Jirga sul testo della nuova Costituzione. Lo storico momento giunge dopo faticose trattative tra i delegati delle diverse etnie del Paese, più volte vicini alla rottura. Sarà un sistema presidenziale forte voluto da Hamid Karzai, ma non mancano i compromessi. Donne e uomini uguali davanti alla legge. A giugno le prime elezioni. Prezioso e senza sosta il lavoro di mediazione e di consulenza svolto dai funzionari americani e delle Nazioni Unite, guidati dal rappresentante speciale dell'Onu Lakhdar Brahimi e dall'ambasciatore americano Zalmay Khalilzad. Maggiori dettagli
    RadioRadicale.it

    Saturday, January 03, 2004

    Cosa si muove tra Stati Uniti e Asse del male
    «Una delegazione non ufficiale va in Corea del Nord, un'altra umanitaria in Iran con la senatrice Elizabeth Dole». E' importante mostrare di cosa è fatto l'Occidente, penetrare le cortine di ferro per raggiungere il cuore di popoli isolati. «I conti veri con l'asse del male si faranno dopo le elezioni presidenziali, alla fine dell'anno».
    Il Foglio annuncia l'uscita di due «manuali». I neoconservatori Richard Perle e David Frum - "An End to Evil. What's Next in the War on Terrorism" - tracciano un manifesto di sfide non troppo future, consegnano un «manuale per la vittoria» contro il terrorismo: le critiche al blocco conservatore interno all'ammnistrazione, le radici del terrorismo, il rischio dell'Onu, i finti alleati Arabia Saudita e Francia, cosa fare con i nemici Iran, Siria, Corea del Nord. Invece, per l'ex ambasciatore di Reagan nell'Ungheria comunista Mark Palmer - "Breaking the Real Axis of Evil: How to Oust the World's Last Dictators by 2025" - bisogna far fuori 43 dittatori per far incamminare del mondo verso libertà e democrazia. Non esclude le guerre o l'uso della forza, ma indica le armi nonviolente: «La vera forza da usare è il potere popolare. Ha funzionato sempre, in ogni continente e con ogni cultura». Finanziare gruppi pro democracy, fondare una Comunità delle democrazie e un nuovo sottosegretariato per la democrazia, all'interno del Dipartimento di Stato.
    Dall'arresto del mullah Krekar, una «storia dei talebani curdi anello di congiunzione tra al Qaeda e Saddam».
    L'Europa di Prodi è l'antimodello/2
    Il presidente del Congresso ebraico mondiale Edgar Bronfman e il presidente del Congresso ebraico europeo Cobi Benatoff accusano apertamente la Commissione Europea di antisemitismo, avendo diffuso i risultati di quel «mediocre» sondaggio nel quale Israele viene giudicato dagli europei come il maggior pericolo per la pace del mondo, ma non di una ricerca sul ruolo delle minoranze musulmane in azioni di antisemitismo in Europa. «L' antisemitismo - affermano gli autori dell'articolo che verrà pubblicato lunedì sul quotidiano britannico Financial Times - si può manifestare in due modi: con azioni e inazioni: la Commissione europea è colpevole di ambedue». «Prima la Commissione ha rilasciato i risultati di una ricerca carente e pericolosamente incendiaria che pretende di indicare Israele come il maggior pericolo per la pace nel mondo. Poi ha censurato uno studio commissionato dal suo stesso Centro di Monitoraggio che riferiva della partecipazione di minoranze musulmane in incidenti di crescente antisemitismo europeo. Diciamolo francamente: ambedue le azioni erano politicamente motivate».
    Il Congresso ebraico mondiale ha pubblicato un rapporto sull'antisemitismo nell'Ue (analisi paese per paese) e annunciato il prossimo inizio di una campagna mondiale per assicurare l'approvazione all'Onu di una risoluzione di condanna dell'antisemitismo.
    L'Europa di Prodi è l'antimodello
    Gli Usa corrono, l'Europa è ferma, senza alibi, e Prodi parla di «rivoluzione europea»? Ma se proprio lui è l'alfiere del protezionismo, del tecnocraticismo, del dirigismo, dell'Europa di Vichy. La Sua Europa (non nel senso che la colpa è tutta sua) è un insuccesso, è la storia a dirlo. Verrà qui in campagna elettorale a raccontarci la sua visione di Europa a crescita 0. Già caro Prodi, non c'è solo l'Italia di Berlusconi, tu che hai combinato di meglio?
    India-Pakistan, prove di dialogo
    Il primo ministro indiano Atal Behari Vajpayee è giunto oggi a Islamabad, in Pakistan, per la prima visita negli ultimi cinque anni, in occasione del summit della Saarc (Associazione per la cooperazione regionale nell'Asia del Sud). Le condizioni sembrano favorevoli per la ripresa di un dialogo sulla questione del Kashmir. In un'intervista pubblicata ieri, il primo ministro indiano si è detto fiducioso che la contesa, iniziata nel 1947, possa risolversi quanto prima: «Sono ottimista, ma ci deve essere un cambiamento radicale nelle posizioni del Pakistan», ha detto a India Today.
    Antifascismo. Le "dieci paginette" di Marco Pannella

    Friday, January 02, 2004

    Notizie pacifiste/2
    Dall'Iraq post Saddam non giungono solo cattive notizie, ma i nostri zelanti giornalisti nostrani preferiscono di gran lunga quelle che avvalorano le visioni catastrofiste del «ecco a voi il nuovo Vietnam americano». Questi i risultati di un sondaggio recentemente condotto sulle opinioni degli iracheni.
    Camillo/Healing Iraq
    Notizie pacifiste
    La proposta è stata avanzata dal presidente francese Jacques Chirac all'ultimo Consiglio europeo di Bruxelles (12 dicembre), presieduto dall'Italia: il prossimo Consiglio Affari generali esamini la possibile revoca dell'embargo sulla vendita di armi alla Cina. La richiesta di revoca, appoggiata dal cancelliere tedesco Schroeder e dal presidente della Commissione europea Prodi, è stata però bocciata dal Parlamento europeo (18 dicembre) con una risoluzione votata da Ppe, Pse, Eldr, Verdi e Radicali-Lista Bonino. Contrari i "pacifisti" di Bertinotti e Cossutta, che insieme ai loro colleghi neo-comunisti ritenevano in questo caso opportuno il tanto odiato commercio di armi.
    Ciampi irritante
    Il suo messaggio presidenziale di fine anno esprime il sonno politico e il letargo sociale di questo Paese. Venti minuti per non dire niente, poteva usarne 5 per fare solo degli auguri (e magari graziare Sofri), senza annoiarci con un buon-sensismo sbrodolone, con le ipocrisie istituzionali, sotto le quali nasconde anomalie costituzionali. Un nulla irritante, come quel suo augurio ai giovani, roba da far rabbrividire: «Svegliarsi presto al mattino, per godere del risveglio della natura». Ma si vada a ritirare lui in campagna, RIDICOLO!

    Tuesday, December 30, 2003

    Buon Anno Nuovo a Tutti!!!
    Arrivederci nel 2004!
    La rivincita. Milosevic eletto deputato
    Quel processo all'Aja che non si voleva come una nuova Norimberga è diventato per il boia del Balcani una vetrina preziosa che gli ha garantito la rielezione come deputato a Belgrado. Né quel processo ha evitato il risentimento nazionalista dei serbi. Insomma, ora il dibattito su come processare Saddam si arricchisce di una riflessione in più. Questa potrebbe essere una, ma non è detto che sia quella definitiva.
    Sui risultati delle elezioni serbe
    Della seria buone letture, a voi, dibattito sulla storia
    Con Paolo Mieli e Giovanni De Luna.
    Il Foglio

    Monday, December 29, 2003

    Terromoto in Iran. Arrivano i nostri
    Per la prima volta da decenni militari americani in Iran. Ma per portare aiuti umanitari alle popolazioni colpite dal terremoto. Teheran ha accettato ufficialmente le offerte di aiuto del 'falco' Armitage. Calorosa l'accoglienza per il volto buono dell'America. Verso un regime change nonviolento?
    Caso Parmalat visto da fuori
    «Lo scandalo Enron è "peanuts", noccioline, in confronto allo scandalo Parmalat. Non so se ci avevate pensato, ma il buco dei conti di Tanzi equivale allo 0,8% del Pil nazionale».
    Poco da brindare e Capodanno
    Cresciamo poco e senza fiducia. E fanno solo sorridere Governo e opposizione.
    il Riformista
    Riecco il Silvio Berlusconi Show
    Il gioco che Berlusconi conosce meglio è quello delle campagne elettorali. Ce lo dovremo sorbire. E' iniziata la corsa verso le europee 2004 e le politiche 2006.

    Wednesday, December 24, 2003

    Buon Natale e buone feste a tutti voi!
    «Chi tollerò Piazzale Loreto accetti la visita dentistica a Saddam»
    Parla il filosofo francese André Glucksmann: «Una volta dissipata la gioia per la cattura di Saddam Hussein, ho paura che una parte dell'Europa soccomberà di nuovo al suo demone favorito: cogliere in fallo gli Stati Uniti, in nome del sacrosanto principio di sovranità. Ma il diritto d'ingerenza in nome dei diritti umani, se è un peccato capitale agli occhi dei cultori della sovranità alla Carl Schmitt, è un dovere ineludibile secondo la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo». Leggi tutto.

    Mubarak apre a Sharon, la Libia non è una sorpresa, il lavoro paga
    «In una settimana, scettici e pessimisti della strategia americana ne hanno di spunti su cui riflettere. La cattura di Saddam. Il sì dell'Iran alle ispezioni nucleari. Gheddafi che a sorpresa rinuncia alle armi chimiche e nucleari dopo nove mesi di trattativa con Londra e Washington. Il ministro degli Esteri egiziano che incontra Sharon e lo invita al Cairo dopo anni malgrado il no delle fazioni armate palestinesi. Il prossimo a doversi muovere è Bashar Assad, la Siria non può restare isolata, e da quanto so i britannici ci stanno lavorando alacremente».
    Qui si fa finta di niente, non dico di crederci, ma almeno che se ne parli. L'Europa è tremendamente distante: dicesi isolazionismo pacifista.
    Prima si rideva di Bush: "Dov'è Saddam?". Ora esce fuori che: "Tanto Saddam non contava più niente". Contava eccome.
    Parlavo degli scioperi selvaggi naturalmente. I prefetti precettano, i giudici assolveranno le eventuali violazioni con una pacca sulle spalle, considerando «l'alto valore sociale e civile» delle proteste. E' il richiamo della famiglia.
    Allora ricominciamo con una proposta concreta. Illegale lo sciopero selvaggio: già oggi il diritto di sciopero nel settore dei trasporti pubblici è regolato per legge, ma basta con le precettazioni che non servono a niente. Chi non rispetta le regole viola il proprio contratto e l'azienda ha facoltà di licenziare.

    Parlavo anche di Parmalat naturalmente. Mi sembra evidente che i problemi sono il sistema bancario e creditizio, la gestione familiare - come la robba di Verga - delle aziende italiane, i controlli. Ma le banche in Italia sono private o statali? Perché sembra quasi che gestiscano denari non propri, che distribuiscano e ricevano favori, piuttosto che cercare profitti e investimenti. Meglio: se un pinco pallino qualsiasi come me va sotto di 100 euro lo chiama il direttore, per aprire un mutuo devo ipotecare la dentiera, se un piccolo o medio imprenditore chiede un credito deve dimostrare di non avere contravvenzioni non pagate, se però chiede soldi un grande gruppo megaindebitato, allora i cordoni della borsa si aprono. Varrà anche qui il magico richiamo della famiglia? Il potere economico in Italia, una questione di famiglie e di partiti, di assistenzialismo e di tutti che ci guadagnano la loro fetta, liberismo neanche a parlarne, risparmiatori cornuti e mazziati.
    Comunque, qualcuno dica a Rutelli che le modiche al falso in bilancio non c'entrano una sega!.
    Ancora sul pluralismo consociativo
    Cosa c'è dietro il crac dei Tanzi, l'analisi di Renato Brunetta

    Sono solo due botte di qualunquismo

    Su presidente! Domani è Natale, dovremmo essere tutti più buoni, conceda la grazia a Sofri, si faccia un regalo di buon senso e legalità!

    Monday, December 22, 2003

    In un Paese in cui l'ha vinta chi non rispetta le regole, in cui se non appartieni a una casta non conti niente, ma proprio niente, in cui la democrazia è corporativa, al modo dei fasci e delle corporazioni, al modo anche un po' mafioso, chi ha il doppio voto e chi niente, chi mente e chi riesce. Oggi i compagni piangono Tanzi, «poveretto», e se ne fottono dei risparmiatori, degli investitori, dell'inflazione e tutto il resto. Però se Berlusconi c'aveva il buco alle Cayman... Ma lui non è di famiglia. to be continued
    Altro che Gasparri. Diciamola tutta
    «Promemoria su come in Italia s'è governato con decreti salva aziende».
    Il soldato americano
    La persona dell'anno secondo Time.

    Friday, December 19, 2003

    Shanghai, mercato
    Shanghai, mercato (luglio 2002)
    Prontuario per rispondere ad altre irritanti buone notizie provenienti dall'Iraq
    Christian Rocca è comunque un ragazzo sensibile e dall'animo gentile. Si preoccupa che chi la pensa diversamente da lui possa comunque trovare argomenti per sostenere le sue posizioni. Un vero democratico. Questo giochino dimostra come spesso intraprendere discorsi sull'Iraq o sulla poltica estera con certi individui sia del tutto tempo perso, un loop mentale che porta all'intorpidimento. Se vi è capitato di sentirvi pronunciare quele frasi, è il momento di preoccuparvi: leggete qualche buon libro, navigate su internet.
    "Beyond Therapy: Biotechnology and the Pursuit of Happiness"
    Il presidente del Consiglio di Bioetica americano Leon R. Kass all'American Enterprise Institute.
    Camillo

    Thursday, December 18, 2003

    La chiave: «Chi invoca il pluralismo come se fosse sinonimo di libertà e concorrenza non sa di che cosa parla»
    «Nella tradizione europea è assimilabile al corporativismo. In Italia è partitocrazia». E' questo il punto, lo mette a fuoco Angelo Panebianco.
    Da noi, «pluralismo non ha mai significato vera competizione e non ha mai avuto come fine la libertà degli individui, ma quello di garantire sfere d'influenza. Il pluralismo è una condizione della libertà, ma può anche entrare in conflitto con essa. Il pluralismo, inteso come presenza di una diversità di attori istituzionali e sociali, è condizione necessaria ma non sufficiente per avere un regime di libertà. Nell'accezione anglosassone la preoccupazione per gli eventuali esiti negativi del pluralismo per la libertà è molto sentita, «perché è sempre viva la percezione che quella pluralità di gruppi può diventare oppressiva degli individui. Lo diventa quando i gruppi, anziché competere, colludono. Ciascuno si ritaglia la propria area d’influenza e poi ci si mette d'accordo. A questo punto le libertà non sono più tutelate, e i gruppi diventano oppressivi dei singoli. Finisce quella libera concorrenza tra gruppi che è tutela indiretta delle libertà individuali».
    «Largamente identificabile col corporativismo, il termine pluralismo viene usato per addolcire una parola screditata dai fascismi». Un esempio? «Da noi l'importanza della corporazione è tale che persone in assoluta buona fede pensano che, in una società liberale, quello che conta sia l'indipendenza della magistratura. In una società liberale autentica, quello che conta è invece l'indipendenza del singolo giudice. Qui invece, dove la visione è di tipo corporativo, bisogna assicurare prima di tutto l'indipendenza dei gruppi corporati».
    «Storicamente, quindi, e proprio nel campo dell'informazione radiotelevisiva, il termine "pluralismo" si connota come antitesi della competizione, all'insegna della spartizione collusiva di zone d'influenza». Ecco perché nessuno toccherà mai né Rai né Mediaset. Mettiamoci l'anima in pace.

    Wednesday, December 17, 2003

    "Il benedetto editoriale"
    Mi ero promesso di postare un buon numero di editoriali usciti sulla stampa italiana riguardo la cattura di Saddam. Forse li ripescherò, ma per ora preferisco segnalare il bollettino del Memri, lasciando spazio ai commenti della stampa irachena e araba. Il prestigioso quotidiano indipendente iracheno Al-Zalman per esempio, titola il suo editoriale «La caduta di Saddam è completa e il sole ritorna a splendere in Iraq». Ovviamente, non sono tutti dello stesso tenore.
    Qui estratti degli articoli
    Memri
    Speciale «Iraq libero»
    La mia ultima fatica on-line.
    «Con la cattura dell'ex dittatore Saddam Hussein, annunciata domenica 14 dicembre dall'Autorità provvisoria della coalizione in Iraq, si apre una nuova fase del dopoguerra iracheno. Fin dal 20 gennaio, mentre la comunità internazionale e le piazze si dividevano sulla pace e sulla guerra, il leader radicale Marco Pannella lanciava una sua proposta per la soluzione della crisi. L'esilio del dittatore e un'amministrazione fiduciaria dell'Onu in Iraq per garantire libertà, democrazia e diritti agli iracheni. Nonostante l'adesione della maggioranza assoluta dei parlamentari italiani, il Governo si è rifiutato di farla propria. "Iraq libero" si poneva come unica vera alternativa alla guerra. Opposta alla logica dei pacifisti, perché aveva come obiettivo la vera pace, ovvero la democrazia, la libertà, i diritti umani per gli iracheni. Opposta anche all'approccio dell'amministrazione Bush, che sottovalutava la forza dell'arma di attrazione di massa nonviolenta che era quella di un'edificazione chiara di un processo di conversione del regime iracheno in una democrazia. Un salto di qualità nella politica dell'Onu: la democrazia e i diritti come paramentro e obiettivo della sua azione e della politica estera degli Stati occidentali, un primo passo verso l'Organizzazione mondiale delle democrazie.
    Questo speciale, realizzato da RadioRadicale.it, ricostruisce le fasi della campagna "Iraq libero", dal 20 gennaio ad oggi, mettendo a disposizione degli utenti tutti i documenti audiovideo del nostro archivio, approfondendo gli aspetti e i passaggi che a causa della censura mediatica sull'iniziativa non sono stati conosciuti, e spiegando l'attualità della proposta e il suo significato di fondo. Molti dei documenti di testo sono invece il frutto del lavoro dell'intera redazione internet nel corso della primavera scorsa, quando gli eventi della crisi furono coperti mentre alla guida del sito c'era Rino Spampanato.»
    RadioRadicale.it

    The "free Iraq" campaign. Full story of Marco Pannella and Radical Party plan: exile for dictator Saddam Hussein and Onu provisional administration in Iraq for freedom, democracy, human rights of iraqi people.
    Milena Gabanelli, la giornalista di Report, avete presente? Trenitalia l'ha citata in giudizio. Sarebbe stata lesa l'immagine dell'azienda a causa di un'inchiesta svolta dal suo programma dopo l'incidente di Casalecchio, in cui ci furono 1 morto e 150 feriti e tre inchieste ufficiali aperte. Nell'ambito degli incontri svolti a Cattolica sul giornalismo intitolati "Dietro la notizia", la Gabanelli è tornata sulla vicenda. L'audiovideo.

    Tuesday, December 16, 2003

    Ingiustizia è fatta
    Senza movente, senza arma del delitto, incerta la provenienza dello sparo (decine di finestre compatibili), testimonianze sotto minaccia, due condanne per insufficienza di prove. Solo sputi merita la sentenza definitiva sul caso Marta Russo. Ingiusta per gli imputati, indecorosa per la vittima. Disonore su tutta la magistratura italiana. La giustizia va completamente riformata e quando le forze politiche si decideranno a farlo sarà sampre troppo tardi. Separazione delle carriere innanzitutto: i giudici non hanno il coraggio di contraddire i colleghi accusatori. Riforma dell'avanzamento di carriera. Nuova riforma del processo. Decurtazione dello stipendio al terzo grave errore giudiziario. Messa al bando e divieto di ricostituzione per le attuali associazioni dei magistrati. Riforma del Csm. Svelato l'imbroglio: "Scattone e la diplomazia della Cassazione".
    Bravo presidente!
    Gasparri sottoterra. Berlusconi un bambino capriccioso

    Sunday, December 14, 2003

    Preso!
    Ora lo si obblighi a firmare la resa. Riconoscergli lo status di belligerante e ottenere la sua resa incondizionata consentirebbe di ritenere giuridicamente fuori-legge coloro che continuassero a minacciare le forze delle coalizione e la popolazione. E' giusto che sia processato dagli iracheni. "Il tiranno è in ceppi. Ne valeva la pena"

    Un bel risveglio questa domenica.
    «Ora, bisogna ubriacarsi. Ora, bisogna che ognuno
    a forza beva»: Saddam è in ceppi.

    Saturday, December 13, 2003

    Europa, ancora vergogna
    La Cig sembra avviarsi ad un fallimento, per fortuna. Ma quale Unione può nascere senza ideali, senza visione, semplicemente cercando di far collimare interessi partigiani accontentandosi di un artificio costituzionale in grado solo di non far venire alle mani? Lo stop del processo d'integrazione è oggi evidente a tutti e governare un'Europa a 25 con gli strumenti odierni significa perdere posizioni sullo scenario globale. La nostra spocchia inoltre, ci impedisce i necessari mea culpa. Un disastro annunciato.
    Rutelli falso e demagogico
    Editoriale su il Riformista. Il giornale di Polito ha già lanciato una campagna per il referendum abrogativo di parti della legge appena approvata sulla fecondazione assistita: «per cambiare la legge e non per guerre di religione». Questi punto per punto i cambiamenti da votare. Intanto Socci ha superato il limite, meriterebbe una sberla e comunque ci ha fatto due palle la sua trasmissione "di clausura" e lui si è definitivamente «santorizzato», è davvero ora di cacciarlo via a pedate.

    Il problema però è che durante le elezioni politiche di questi temi non se ne è voluto parlare, come se gli elettori non avessero avuto diritto a conoscere come avrebbe votato la "coscienza" del deputato che si accingevano ad eleggere. . Anche oggi il rischio è che venga messo tutto più o meno a tacere per non intaccare il fragile equilibrio che tiene incollato il centrosinistra in vista della lista unica per le europee.

    Friday, December 12, 2003

    Sofri: «Poveri radicali, niente di cui pentirsi»
    Dalla sua rubrica su Panorama, un'interessante riflessione sui radicali. ***Da leggere
    Privi di ogni moralità. Gli appalti per la ricostruzione dell'Iraq. L'amministrazione Usa, tramite il suo probabile nuovo segretario di Stato Paul Wolfowitz, ha detto 'no' alla partecipazione di aziende degli Stati che si sono opposti all'intervento armato. Due neocons, Kagan e Kristol, criticano la scelta, sono fiduciosi che Bush ci ripenserà. Comprensibili le ragioni delle scomposte e irritate reazioni. Non facciamo gli ipocriti. E' ovvio che molti ci guadagneranno, con il denaro dei contribuenti americani e sui bisogni del popolo iracheno, ma pretendere che ciò non avvenga sarebbe solo un dispetto nei confronti di milioni di iracheni usciti da un terribile regime. Né la decisione di escludere dagli appalti Francia, Germania, Russia, Cina e Canada danneggerà in alcun modo la ricostruzione. Migliaia di forti e ottime aziende di decine di nazioni parteciperanno, miliardi di dollari, quasi la somma del piano Marshal che contribuì a ricostruire l'Europa intera dopo la seconda guerra mondiale, saranno investiti. Piuttosto si deve osservare l'estremo cinismo di chi ora vorrebbe persino guadagnarci su. Schroeder, Annan, Chirac e gli altri sono privi di ogni moralità. Non solo si sono opposti fermamente alla liberazione del popolo iracheno da un'orrenda tirannide, perché di questo si è trattato, non avendo fino ad oggi nessuna considerazione dei diritti di quella gente, neanche si sono degnati di spedire un soldato per stabilizzare e pacificare il Paese nel timore di legittimare ex post l'intervento. Ma ora che è il momento degli affari si scordano di tutto e piombano a corpo morto come avvoltoi. E' il momento più basso della diplomazia di bassa realpolitik di questi signori e dell'Onu: 'lotta al terrorismo, democrazia, diritti non ci frega niente, noi partecipiamo ai banchetti', ma il gioco è così scoperto che può solo scandalizzare. E poi scusate, perché tanta improvvisa voglia di andare in Iraq? Gli americani non stanno perdendo il dopoguerra in un nuovo Vietnam?

    Thursday, December 11, 2003

    Manifestazioni contro il terrorismo a Baghdad
    Ieri si è tenuta, ed è stata un grande successo (secondo Al Jazeera più di diecimila persone) una manifestazione di iracheni contro il terrorismo. Qui un breve resoconto in italiano tratto dal blog di Zeyad, eccezionale reporter che meriterebbe dodicimila premi. Qui cosa ne ha scritto Omar sul suo blog. Qui le foto della manifestazione contro il terrorismo, contro le tv arabe e contro chi definisce "resistenti" gli assassini fascisti. Il giorno dopo. Solo il Corriere in Italia ne ha dato notizia.
    Fonte: Camillo

    Wednesday, December 10, 2003

    Fecondazione assistita: Ha ragione Rocca
    e Ferrara è tornato sulle trincee ideologiche.
    Caro Christian. Indubbiamente, come spesso accade, i partiti legiferano passando, in questo caso letteralmente, sul corpo dei cittadini, ma più della convinzione conta l'uso che viene fatto di questa legge: riposizionamento politico-elettorale-ideologico, questione di immagine. Davvero avvilente, vadano tutti a farsi fottere.
    "La sinistra dei diritti s'è fermata a Rutelli. Una maggioranza assistita divide l'Ulivo", su il Riformista.
    «Che palle la nostra meglio Gioventù
    ... molto meglio il vecchio Jack», Guia Soncini. Lo sceneggiato è una cagata, come al solito, come molte produzioni televisivie e cinematografiche italiane. Però mi piace l'idea di raccontare i pezzi della storia contemporanea del nostro paese attraverso le vicende personali di gente comune. Che poi, come dice Guia, tanto comuni non sono, ma ci hanno almeno provato. Un altro passo avanti c'è, non c'è più la militanza ideologica che ha sempre tormentato il film del genere. Per ora ci accontentiamo, anche se rimane la fastidiosa militanza generazionale.

    Sunday, December 07, 2003

    Cosa hanno in comune Tunisia, Marocco, Ecuador, Senegal, Cuba, Argentina, India, Ungheria, Stati Uniti e Italia? Da questi Paesi provengono i musicisti dell'orchestra Piazza Vittorio, un'orchestra messa su da Mario Tronco degli Avion Travel. Ieri sera si sono esibiti all'ex mattatoio di Testaccio. Pubblico in visibilio. La manifestazione era "Etnica", un susseguirsi di artisti provenienti da più parti del mondo, culminata con l'entrata in scena dell'ensemble dell'esquilino. Brani dal ritmo trascinante, sfrenato, dominati di volta in volta da sonorità indiane, sudamericane, arabe, tutte perfettamente fuse e armonizzate, e comunque ben distinguibili in ciascun pezzo. La sala cominciava ad essere fumosa e i faretti colorati fendevano l'impercettibile coltre per andare a cadere sui musicisti. Dovunque voltassi lo sguardo, pareva di essere a un tavolo nella penombra di un club dell'Avana, in uno splendido palazzo del Rajastan, in uno dei cafè che danno sui caotici vicoli di Tangeri, o circondato da suonatori indios sull'altipiano andino. Contagiosa l'allegria di quei ragazzi, il complice intrecciarsi dei loro sguardi e dei tratti somatici, l'energia e la loro voglia di raccontarsi. Ciascuno un fenomeno nel tormentare gli strumenti tipici della propria terra, ma anche nei canti a squarciagola, mentre le mani si vedevano letteralmente sparire sulle percussioni. Tre bis, applausi e inchini a ripetizione. Superlativi, immigrants.

    Friday, December 05, 2003

    «Trasformismo: Sistema Politico o Vizio Nazionale?»
    Giovanni Sabbatucci ne parla nel suo ultimo libro. «Il trasformismo come sistema», questo il titolo dell'ultimo libro dello storico Giovanni Sabbatucci, che cerca di fare il punto su quella che Ernesto Galli della Loggia, intervenuto alla conferenza stampa di presentazione, ha chiamato la «anomalia centrista» della politica italiana.
    Alice, per RadioRadicale.it

    Thursday, December 04, 2003

    Guerra al terrorismo, «esportare» la democrazia. Divisione dei compiti
    Una razionale (paradossale ma fino ad un certo punto) divisione dei compiti interna all'Occidente. La mia è ovviamente solo un'ipotesi suggestiva. Ma lasciamo le cose come stanno, lasciamo al contribuente americano l'onere di difendere militarmente gli Stati Uniti e i paesi democratici contro le minacce globali che vengono dalle dittature. E l'Europa? L'Europa si tenga stretta la Nato, collabori con gli Usa per adeguarla alle nuove sfide, senza creare contraltari, mantenga gli attuali bilanci per le difese nazionali. Punti invece tutte le sue risorse, più o meno quanto, in percentuale di Pil, gli Stati Uniti spendono per la difesa, nell'I-Bombing. Investa sulll'arma innovativa dell'attrazione di massa: bombardare d'informazione e comunicazione laddove le dittature hanno bisogno della mancanza di conoscenza tra i propri cittadini.
    Fecondazione assistita: e c'è chi invoca la "libertà di coscienza"...
    «Ancora scontro tra i cattolici e i laici del centro sinistra. Imbarazzo fra i laici della Cdl. Si torna ad invocare la "libertà di coscienza" per nascondere di fronte ai cittadini le responsabilità dei partiti e delle coalizioni, denunciano i radicali».
    RadioRadicale.it
    "Scrap the U.N., create League of Democracies"
    Di Jonah Goldberg, editore National Review.
    E' una buona cosa un nuovo sostegno per un'Organizzazione mondiale delle democrazie. Ma è proprio da scartare l'Onu, o è riformabile?
    Rumsfeld a Bruxelles, nella «vecchia Europa»
    «Nel mondo non c'è più memoria, purtroppo. Sono stato nella Corea del Sud. Una giovane giornalista di una quarantina d’anni, una brava e informata signora che fa il suo mestiere in un paese libero, mi ha chiesto: ma perché i giovani sudcoreani dovrebbero rischiare la pelle con voi in Iraq? Avevo appena sostato, nel corso di una cerimonia, davanti a una stele in ricordo dei caduti della guerra di Corea, dove c'era il nome di un mio compagno di scuola. Le ho risposto. Questa domanda me l'avrebbe dovuta porre un giornalista americano quando il mio compagno di scuola venne in Corea a rischiare la sua pelle. Guardi dalla finestra, signora, guardi a Seul quanta elettricità, quanta energia, quanta luce di un paese prospero e libero. Sa che cosa si vede al Nord, nel paese di Kim, dal satellite? Le mostrerò la foto: è tutto buio, tutto nero». Donald Rumsfeld
    Leggi tutto l'articolo
    Ripresa Usa a +9,4%. L'"odiato consumatore americano"
    «C'è molta più intelligenza a indebitarsi approfittando di tassi mai così bassi, per comprare case, auto e gadget elettronici oggi, e per trainare oltretutto la crescita del mondo intero, che a tenere il 24 per cento delle attività finanziarie ferme in banche inefficienti e senza che il governo tagli le tasse, come facciamo noi». Leggi tutto

    Wednesday, December 03, 2003

    D'Alema ha abdicato. Se ci sei batti un colpo
    Bisogna riconoscere a Fini di saper esercitare all'interno del suo partito una leadership reale che interviene come guida nell'evolversi della cultura politica di An. E' dovere dei leader di partito nei confronti della «base», come dei grandi statisti per i propri cittadini, porsi come figure rappresentative, ma anche saper tracciare delle linee guida, evolutive, sviluppare politiche in contatto con il resto della società e che sappiano interpretare al meglio le sfide del presente. Fini ci prova, è criticato, risponde, va avanti. Con coraggio, con la fiducia che i suoi sanno fargli. A sinistra purtroppo, non accade altrettanto. D'Alema, con lui la dirigenza che si dice riformista dei Ds, non ha saputo «creare» cultura politica di governo e di responsabilità. L'ultimo esempio: l'Iraq. Il D'Alema dell'ingerenza umanitaria in Kosovo senza l'Onu che autorizzava le azioni dei bombardieri italiani contro il regime di Milosevic, per propaganda e opportunismo è invece rimasto succube della sinistra pacifista del suo partito sulla crisi irachena. Una «base» sempre più «conservatrice» e massimalista appare fuori controllo. Ancora oggi, di fronte all'Iraq libero, all'unanimità del cordoglio degli italiani per i carabinieri caduti e alle posizioni della Chiesa, che continua a definire «missione di pace» l'azione delle truppe occidentali in Iraq, il presidente dei Ds ha scelto di rinviare la decisione sulla richiesta di ritiro delle truppe che giunge dalla sinistra pacifista e insiste a dire che «combattere il terrorismo con la guerra è come spegnere il fuoco con la benzina», e a chiedere una «svolta» che chiami in causa l'Onu (già c'è stata una risoluzione unanime, e comunque non è la coalizione che si oppone ad un maggiore coinvolgimento). D'Alema e la dirigenza riformista hanno abdicato dal loro naturale ruolo di leadership: a volte bisogna dimostrare coraggio, mettersi in gioco, convincere, a costo di provocare fratture. Attenuante: le logiche interne al vecchio Pci e all'area culturale post-comunista. Qui i conti col passato non si sono ancora fatti. L'avversario interno, ancor più di quello esterno, è colpito dallo strumento della demonizzazione.

    Tuesday, December 02, 2003

    Accade anche
    «Il 13 dicembre manifestazione per la "resistenza" irachena con preti, nazi e no global».
    Perché fate bene a restare con Fini e a non dar retta a Storace
    Il viaggio di Fini in Israele. Era una visita preparata da molto tempo. Un'occasione per un nuovo passo del suo partito verso la modernità e il pieno riconoscimento democratico. Un'occasione da non sciupare. Dal punto di vista storico è naturale che le sue dichiarazioni siano state più che discutibili, ma la politica purtroppo, o per fortuna, ha le sue scorciatoie, i suoi vicoli stretti. In quella situazione la semplificazione usata da Fini era obbligata e sacrosanta: un solo gesto di esitazione nella risposta, un accento solo un poco più problematico avrebbe vanificato l'obiettivo del viaggio, che anzi si sarebbe ritorto contro il vicepremier, penalizzando l'immagine di An molto più del lecito. Una risposta che avesse voluto cogliere la complessità della storia sarebbe apparsa in quel contesto come un'apologia. E' miope non riconoscerlo. Berlusconi poi, non è eterno, il percorso di costruzione del Fini leader di un centrodestra moderato deve proseguire, è interesse di tutti.
    La buona fede non basta
    L'accordo di Ginevra rappresenta un contributo encomiabile nel dibattito politico e intellettuale sul conflitto tra israeliani e palestinesi. E' fuor di dubbio la buona fede e l'anelito di pace dei suoi estensori. Ha però il valore di mera testimonianza. Bisogna riconoscere che il cuore è più leggero quando si offrono concessioni da «irresponsabili», sapendo cioè che non si sta sottoscrivendo un accordo vincolante per i destini del proprio popolo. Di certo l'accordo verrà strumentalizzato contro il governo israeliano. Né si possono incolpare di questo i promotori dell'iniziativa. Il pregiudizio anti-israeliano pre-esiste e se ne assumono la piena responsabilità gli strumentalizzatori. Per il resto, nulla cambierà: la pace dipenderà sempre dalla sincera volontà della leadership palestinese di rinunciare al terrorismo, prima che dalle questioni di merito.
    Powell ha smentito Berlusconi sulla Cecenia. «La Russia deve garantire il rispetto dei diritti umani anche quando combatte il terrorismo e mantiene la propria integrità territoriale». Sono «rapporti credibili» quelli che documentano abusi in quella regione. Vedi Cav.? Essere «amici» della Russia e di Putin non significa foderare gli occhi di prosciutto.
    RadioRadicale.it