Pagine

Thursday, January 22, 2009

Vittime e strumenti della propaganda nazista di Hamas

Vittime loro malgrado della propaganda nazista di Hamas sono stati i civili innocenti di Gaza. Strumenti, più o meno consapevoli, ne sono stati le agenzie dell'Onu, UNWRA in testa (quella per i rifugiati palestinesi, i cui portavoce ormai non si distinguono più da quelli di Hamas), le ong per i diritti umani e la stampa internazionale.
«I più coraggiosi si erano organizzati e avevano sbarrato le porte di accesso ai loro cortili, inchiodato assi a quelle dei palazzi, bloccato in fretta e furia le scale per i tetti più alti. Ma per lo più la guerriglia non dava ascolto a nessuno. "Traditori. Collaborazionisti di Israele. Spie di Fatah, codardi. I soldati della guerra santa vi puniranno. E in ogni caso morirete tutti, come noi. Combattendo gli ebrei sionisti siamo tutti destinati al paradiso, non siete contenti di morire assieme?". E così, urlando furiosi, abbattevano porte e finestre, si nascondevano ai piani alti, negli orti, usavano le ambulanze, si barricavano vicino a ospedali, scuole, edifici dell'Onu. In casi estremi sparavano contro chi cercava di bloccare loro la strada per salvare le proprie famiglie, oppure picchiavano selvaggiamente».
Per chi l'ha sempre saputo non fa un grande effetto il bel reportage di Lorenzo Cremonesi, oggi sul Corriere della Sera, che si è preso la briga di andare a verificare le cifre diffuse da Hamas e ha raccolto le tragiche testimonianze degli abitanti della Striscia di Gaza sulla loro lotta per non farsi usare come "scudi umani" dai miliziani di Hamas.
«Volevano che sparassero sulle nostre case per accusarli poi di crimini di guerra».

«Praticamente tutti i palazzi più alti di Gaza che sono stato colpiti dalle bombe israeliane, come lo Dogmoush, Andalous, Jawarah, Siussi e tanti altri avevano sul tetto le rampe lanciarazzi, oppure punti di osservazione di Hamas. Li avevano messi anche vicino al grande deposito Onu poi andato in fiamme. E lo stesso vale per i villaggi lungo la linea di frontiera poi più devastati dalla furia folle e punitiva dei sionisti».

«Gli uomini di Hamas si erano rifugiati soprattutto nel palazzo che ospita gli uffici amministrativi dello Al Quds. Usavano le ambulanze e avevano costretto ambulanzieri e infermieri a togliersi le uniformi con i simboli dei paramedici, così potevano confondersi meglio e sfuggire ai cecchini israeliani».
«E' stato difficile raccogliere queste testimonianze», scrive il giornalista del Corriere: «Chi racconta una versione diversa dalla narrativa imposta dalla "muhamawa" (la resistenza) è automaticamente un "amil", un collaborazionista e rischia la vita». Ma i pochi che parlano «forniscono dettagli ben circostanziati».

«Un altro dato che sta emergendo sempre più evidente visitando cliniche, ospedali e le famiglie delle vittime del fuoco israeliano», è che in realtà i morti potrebbero essere molti meno dei 1.300 denunciati dagli uomini di Hamas e dai funzionari dell'Onu e della Croce Rossa locale. E' «sufficiente visitare qualche ospedale per capire che i conti non tornano - aggiunge Cremonesi - molti letti sono liberi». Potrebbe venir fuori un altro scandalo come nel 2002 a Jenin. «I morti potrebbero essere non più di 500 o 600. Per lo più ragazzi tra i 17 e 23 anni reclutati tra le fila di Hamas che li ha mandati letteralmente al massacro», dice un medico dell'ospedale Shifah.

Un dato confermato anche dai giornalisti locali: «Lo abbiamo già segnalato ai capi di Hamas. Perché insistono nel gonfiare le cifre delle vittime? Strano tra l'altro che le organizzazioni non governative, anche occidentali, le riportino senza verifica. Alla fine la verità potrebbe venire a galla. E potrebbe essere come a Jenin nel 2002. Inizialmente si parlò di 1.500 morti. Poi venne fuori che erano solo 54, di cui almeno 45 guerriglieri caduti combattendo».

Infine, sfatiamo un altro luogo comune che abbiamo sentito ripetere durante la guerra. Non è vero che i giornalisti non potevano andare a Gaza. Non potevano andarci scortati dalla truppe israeliane e attraverso i confini israeliani, ma perché i pigroni non se la sono sentita di farsi invitare da Hamas?

1 comment:

Anonymous said...

Roma, 22 gen. (Apcom) - L’esercito israeliano ha dichiarato oggi che le vittime palestinesi dell’offensiva "Piombo Fuso" su Gaza sono circa 1.300, di cui molte sono uomini armati affiliati a gruppi radicali. Lo riporta il Jerusalem Post facendo riferimento al reportage dell’inviato a Gaza Lorenzo Cremonesi pubblicato sul Corriere della Sera di oggi, secondo cui il numero delle vittime complessive non supera la soglia di 600.