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Friday, April 03, 2009

La strategia minoritaria del Pd

D'Alema, Bersani, il segretario Franceschini, 115 parlamentari, la benedizione dei veltroniani. Alla fine tutti in piazza appassionatamente insieme al sindacato più anti-moderno e conservatore dell'occidente. Quella Cgil che domani manifesta, tra le altre cose, contro la riforma contrattuale accettata invece da Cisl e Uil. Ci sarà, o ha comunque aderito convintamente, tutto lo stato maggiore del Pd, che si appiattisce sempre di più sulle posizioni anacronistiche della Cgil.

E questo dovrebbe essere il partito riformista che si propone per governare l'Italia? Un partito che in quanto a riformismo si fa scavalcare da Cisl e Uil?

Al contrario di molti penso che rispetto ai sondaggi catastrofici (20-22%), il Pd alle europee riuscirà a recuperare, forse persino ad avvicinarsi al 29-30%, quanto basta per sentirli festeggiare la "grande" rimonta in arrivo.

Ma in un sistema ormai saldamente bipolare e quasi bipartitico, per capire se un partito è davvero competitivo non bisogna guarda solo a quanti voti, ma anche a quali, e dove li va a pescare. La strategia di questi mesi, accentuata ancora di più dopo le dimissioni di Veltroni, è quella di recuperare voti a sinistra. Ebbene, non sono quelli i voti con i quali possono pensare di arrivare a guidare il Paese.

Il Cav. e il PdL possono - per ora - dormire sonni tranquilli, perché magari al 30-35% in qualche anno ci arrivano di nuovo, ma con quella strategia di certo non vanno oltre.

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