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Wednesday, April 01, 2009

Non cedere alla tentazione di spendere in deficit

Anche l'Ocse è piena di comunisti? Da come ieri Berlusconi ha apostrofato l'organizzazione («Prima non sono stati capaci di prevedere la crisi e poi fanno previsioni negative. Ma state zitti...») sembrerebbe pensarla così. La colpa dell'Ocse è aver stimato, nel suo rapporto di marzo, il PIL dell'Italia in calo del 4,3% nel 2009. Per effetto del calo del PIL, il rapporto deficit/PIL potrebbe salire al 5% e addirittura al 6 nel 2010. Infatti, si osserva nelle pagine del rapporto dedicate all'Italia, l'estensione degli ammortizzatori sociali e gli aiuti alle famiglie a basso reddito decisi dal governo non hanno influito negativamente sulla spesa, essendo stati compensati da tagli su altre voci.

A beneficio della polemica politica interna, il governo potrebbe accontentarsi di rivendicare che secondo l'Ocse «ci sono limiti alle misure fiscali» dell'Italia, e «con un alto debito pubblico e un mercato» dei titoli di stato «nervoso», «non molto di più può essere fatto». Sul lato della spesa, insomma, l'organizzazione sembra riconoscere che, dato il debito pubblico, il governo ha già fatto quanto poteva. Piuttosto, suggerisce, dovrebbe focalizzarsi sul consolidamento del bilancio nel lungo termine, accelerando o estendendo la riforma delle pensioni e migliorando l'efficienza della pubblica amministrazione.

Proprio nel momento in cui l'Ocse riconosce al governo di aver speso quanto poteva, Berlusconi per la prima volta ipotizza di spendere aumentando il deficit: «Se dovessimo sfondare il tetto del deficit e del debito per affrontare spese importanti lo faremo». Si prepara quindi a sovvertire l'unico aspetto fin qui apprezzabile della politica di Tremonti, la cautela sul fronte del deficit e del debito. In piena recessione il rapporto deficit/PIL tende ad aumentare anche a deficit invariato, perché diminuisce il PIL. Quindi, mettersi ad aumentare il deficit mentre il PIL cala, con un debito già oltre il 100%, è letteralmente suicida e il cosiddetto downgrade del debito finirebbero per pagarlo gli stessi che il premier vorrebbe aiutare con la spesa in deficit.

Più che dai dati e dalle previsioni sulla crisi economica, Berlusconi è spaventato dalla possibilità di una crisi di consenso politico. E' un errore comune, e comprensibile, nei momenti di crisi, quello dei governi che sia negli Stati Uniti che in Europa cercano di non perdere consensi assecondando le pulsioni populiste, da una parte contro il mondo della finanza, dall'altra aumentando la spesa sociale. Ma se in un momento di crisi gli ammortizzatori e le politiche sociali vanno certamente rafforzati, i governi non dovrebbero dimenticare che il vero obiettivo non è garantire a tutti generosi sussidi di disoccupazione, ma favorire la ripresa economica in modo che tutti tornino a lavorare (per esempio, potremmo deciderci a varare quelle riforme a "costo zero" di cui avremmo bisogno).

1 comment:

Polìscor said...

Non credo che sia la paura di un calo di consensi elettorali a preoccupare Berlusconi: sa benissimo che non esiste alternativa, come hanno capito ormai anche tutte le cape toste italiane.
Quindi, le motivazioni del suo comportamento vanno ricercate altrove.