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Thursday, April 09, 2009

Usa-Iran, via alle danze

Come previsto, l'Iran ha detto sì a colloqui diretti con gli Stati Uniti, nei quali non ha nulla da perdere. Proprio ieri il segretario di Stato Hillary Clinton aveva annunciato che «da questo momento in poi» gli Stati Uniti parteciperanno ai negoziati sul nucleare iraniano. Ci si aspettava una risposta, o almeno qualche indicazione di massima sull'atteggiamento iraniano, dal discorso che avrebbe pronunciato oggi Ahmadinejad inaugurando il primo impianto di produzione di combustibile nucleare a Isfahan. Così è stato.

Celebrando i progressi del programma nucleare (tra cui le 7.000 centrifughe installate nella centrale di arricchimento di Natanz, e i due "nuovi tipi di centrifughe" più potenti sperimentati), Ahmadinejad ha detto che l'Iran è aperto a negoziati sul nucleare con gli Stati Uniti e con le altre potenze occidentali, ma a condizione che siano basati sulla «giustizia» e sul «rispetto dei suoi diritti». E tra questi diritti c'è quello al nucleare: la comunità internazionale non deve cercare di costringere Teheran a sospendere l'arricchimento dell'uranio.

«Siamo pronti ad avere colloqui con l'Occidente... Salutiamo l'appello [del presidente degli Stati Uniti] per un mondo libero dalle armi nucleari e siamo anche pronti a pagare il nostro prezzo in proposito. Ma ho un consiglio per il nuovo presidente: cambi la retorica del suo predecessore nei confronti dell'Iran e lavoriamo sulla base del rispetto e della giustizia».

A questo punto i colloqui diretti ci saranno. Gli Stati Uniti rinunciano alla precondizione della sospensione dell'arricchimento dell'uranio, come già annunciato a suo tempo da Obama in campagna elettorale e come suggerito dai "realisti". E' un azzardo, perché gli ayatollah hanno dalla loro il fattore tempo ed è molto probabile che i negoziati falliranno per la volontà iraniana di dotarsi della bomba. Sarà cura di Obama capire prima possibile le reali intenzioni di Teheran, e tirare le somme del suo tentativo senza farsi impantanare in un dialogo il cui unico obiettivo da parte dell'Iran fosse quello di prendere tempo per mettere la comunità internazionale di fronte al fatto compiuto dell'atomica sciita.

Condividiamo quindi le considerazioni di Emanuele Ottolenghi sulla mossa dell'America di Obama:

«Il punto di questo esercizio non è di umiliare l'America e concedere nella retorica quanto gli iraniani ci chiedono nella sostanza. Il punto è un altro - che gli iraniani vogliono ottenere il loro posto al sole senza fare le dovute rinunce e i necessari aggiustamenti, contando di riuscirci o con la forza o per l'inedia diplomatica occidentale che non li fermerà. E l'America deve convincere i suoi alleati di aver fatto ogni tentativo - con le buone, s'intende - per persuadere l'Iran ad adottare un nuovo corso prima di passare all'estremo rimedio. Obama deve avere in testa ben chiara la sua strategia, e ci auguriamo che essa comprenda i seguenti elementi. Primo, il tempo è denaro - non sprecarlo permettendo ai tempi della diplomazia di addormentare il senso d'urgenza che deve guidare il negoziato con Teheran. Secondo, coordinati con gli alleati, elaborando in anticipo le prossime mosse comuni. Sarebbe bello che il dialogo porti gli sperati frutti - ma occorre pensare in anticipo anche a cosa si fa se le cose vanno male. Terzo, ricordati che anche le grandi civiltà si macchiano di nefandezze - in Iran queste non mancano oggi come in passato, e la ferocia del regime iraniano terrorizza i nostri amici e alleati nella regione. Non fare nulla dunque, nel dialogo con Teheran, che possa in qualche modo far sì che essi si sentano abbandonati. E infine, quarto, stabilisci chiari criteri e linee rosse che permettano all'America e ai suoi alleati di sapere quando è il momento di chiudere i giochi e passare ad altri sistemi persuasivi».

2 comments:

Anonymous said...

"condividiamo" chi? Ti leggi da solo e ti dai pure del voi?

GMR said...

Si chiama plurale modestiae ed esprime appunto modestia, non arroganza.