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Tuesday, August 30, 2005

Le barzellette fanno ridere Putin. Noi meno

Le cronache ci hanno raccontato l'imbarazzante vertice Berlusconi-Putin. Il premier ne ha combinate di tutti i colori. Continuando a fare in modo penoso il piacione con il presidente russo mentre il contesto sta rapidamente cambiando. Non c'aspettavamo certo che strappasse un'improbabile sostegno della Russia sulla questione del seggio al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, ma almeno poteva mostrarsi meno accondiscente e fermo rispetto a un leader in rapida perdita di consenso interno ed estero (a maggior ragione se cambieranno, come sembra, le leadership di Francia e Germania). Di suo ci ha messo due frasi incredibili e gratuite: incoraggiando i rapporti russo-iraniano, fino a dire di non preoccuparsi perché fra una centrale nucleare e una bomba atomica «ce ne corre»; sdrammatizzando l'annuncio dell'invio di 50 tank russi all'Anp.

Berlusconi ha indubbiamente doti umane che lo hanno aiutato nelle relazioni con gli altri potenti, ma la politica estera non va avanti a barzellette e pacche sulle spalle. Evidentemente non ha ancora letto l'analisi intitolata emblematicamente "Il declino di Putin e la risposta dell'America", elaborata Anders Aslund del Carnegie Endowement. Ne parla oggi Il Foglio
«Il regime putiniano – scrive il direttore del programma per la Russia e l'Eurasia del think tank di Washington, specialista in economia dei paesi post comunisti ed ex consiglieri per i governi russo e ucraino - è andato peggiorando durante il primo anno del secondo mandato. Il sistema politico di Mosca soffre di un grave accentramento del potere, che sta portando con rapidità alla paralisi: è difficile prendere le decisioni giuste, quando tutte le informazioni importanti rimangono all'interno dell'entourage del Cremlino. Il rapporto con i mezzi di informazione va pure deteriorandosi: non sono più accettati giudizi negativi o anche solo imparziali. Anche se la sua popolarità personale resta alta, Vladimir Putin sta fallendo. Il potere del capo del Cremlino è molto più fragile di come generalmente è percepito. Gli Stati Uniti non dovrebbero esitare a promuovere la democrazia in Russia, senza rinunciare a coltivare in modo pragmatico gli interessi comuni (non proliferazione delle armi nucleari ed energia)».
Anche se di recente lo stesso segretario di Stato americano Condoleezza Rice si era detta preoccupata «dalla centralizzazione del potere del Cremlino a spese delle altre istituzioni come la Duma o il potere giudiziario», non molti analisti americani condividono questa analisi, temendo che troppe condanne a Putin scavino un solco tra Mosca e Washington, spingendo la Russia verso la Cina.

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