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Friday, September 05, 2008

Gli Usa ripartono, l'Europa no

Se quella di cui soffre l'economia americana è una recessione, in Europa c'è da mettersi le mani nei capelli. La convinzione diffusa è che la crisi finanziaria abbia colpito più gli Stati Uniti che l'Europa, inducendo addirittura qualcuno a dare per morto il capitalismo e ad enfatizzare il ritorno dell'interventismo statale. Ma intanto l'Ocse rivede al rialzo le stime di crescita del Pil Usa (1,8% nel 2008) e al ribasso quelle dell'area euro (1,3%). Tra i Paesi del G-7, neanche a dirlo, l'economia più lenta è quella italiana. Il tempo sembra dare ragione a chi, come Oscar Giannino, alcune settimane fa pronosticava che gli Stati Uniti si sarebbero ripresi più in fretta di noi europei.

Il prezzo del petrolio continua a scendere (oggi a 106 dollari al barile) e il dollaro a rafforzarsi. La bolla speculativa, dunque, si sta sgonfiando, «ma l'Europa non riparte», come osservava un paio di giorni fa Giacomo Vaciago su Il Sole24 Ore. Il «gioco non-cooperativo» di Stati Uniti ed Europa ha regalato «benefici netti» ai Paesi produttori di materie prime, che invece di ringraziare usano i soldi per invadere i Paesi vicini. Si poteva agire diversamente, non lasciando «solo alle autorità americane il compito di attaccare la bolla speculativa». Ora i prezzi delle materie prime sono in ribasso, mentre il dollaro è in ripresa. «Gli Usa sono riusciti a "passare" all'Europa quella che altrimenti sarebbe stata la loro recessione», come l'Ocse ha puntualmente registrato.

7 comments:

Phastidio said...

Beh, si, il dato di oggi sul mercato del lavoro americano mostra che gli Usa si stanno effettivamente riprendendo più in fretta dell'Europa...

JimMomo said...

L'Europa continua a crescere meno, specie l'Italia che è ferma.
Certo, la notizia di oggi non è buona, ma la stima del Pil, il petrolio che scende e il dollaro che si rafforza sembrano un'inversione di tendenza. O no?

Phastidio said...

Premesso che il dato di oggi non è caduto dal cielo ma rappresenta l'accelerazione di una tendenza negativa in atto da tempo, bisogna considerare che l'Ue, dall'introduzione dell'euro, ha creato più impieghi degli Usa. E che nel 2008 gli Usa hanno perso finora 600.000 posti di lavoro, mentre paesi come Germania, Francia e persino Italia hanno invece creato occupazione. Il petrolio che scende è positivo, perché aumenta il reddito spendibile. Il dollaro che si rafforza è una pessima notizia, se solo pensi che è stato l'export netto ad aver determinato quasi tutta la crescita del secondo trimestre (3,1 su 3,3 per cento), mentre la domanda interna è ormai in condizioni di recessione manifesta, malgrado le esaltazioni del solito pittoresco supporter sul dato del pil Usa. Senza entrare troppo nei dettagli, la crescita potenziale americana è più alta di quella della Ue. In questo momento il gap rispetto al pieno impiego delle risorse è maggiore negli Usa che in Europa.
Quanto all'Italia, mi pare cresca meno dell'Ue da circa tre lustri. Sono i risultati delle mancate liberalizzazioni e di errori marchiani di politica economica. Come quello che sta commettendo l'attuale governo, che persegue una politica fiscale restrittiva durante una recessione globale. Questi sono i risultati di avere un commercialista all'Economia, immagino..

JimMomo said...

Chi è il "solito pittoresco supporter sul dato del pil Usa" a cui ti riferisci?
Quanto all'Italia, ormai la non-crescita è una non-notizia :-(

Phastidio said...

Come, chi è?? Vedo che negli ultimi tempi mi leggi poco e nulla... :)

Anonymous said...

Si parla di Camillo, con cui Phastidio mi pare sia eccessivamente severo.

Luigi Ferdinando

JimMomo said...

Be', negli ultimi tempi mi sono assentato dalla rete per un po' di vacanze ;-)

Se trattasi di Camillo, mi pare che Christian negli ultimi tempi sia concentrato sulle primarie.