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Tuesday, September 02, 2008

Il punto su "Iraq libero"

Riporto integralmente questo articolo di Christian Rocca su Style perché credo che chiuda l'argomento. L'ho scritto innumerevoli volte anche su questo blog: la proposta "Iraq libero", l'esilio di Saddam Hussein, non aveva alcuna possibilità di realizzarsi. Non perché Bush voleva a tutti i costi la guerra (nella telefonata con Aznar dice espressamente che preferirebbe non sparare un colpo), ma perché Francia, Germania, Russia e le piazze pacifiste erano dalla parte di Saddam, nel senso che lo volevano al potere, e gli hanno fatto credere di poter fermare gli Stati Uniti.
Marco Pannella da anni parla di una sua fantasmagorica proposta "Iraq Libero", ovvero di una soluzione politica della crisi irachena che, con l'esilio di Saddam, avrebbe evitato la guerra. Se Pannella leggesse il libro di Douglas Feith, "War and decision", appena uscito in America, potrebbe liberarsi di questa storia e passare prontamente ad altro.

I fatti: Pannella aveva lanciato la sua campagna il 20 gennaio 2003, un giorno dopo che La Repubblica aveva titolato in prima pagina che a Washington stavano lavorando all'ipotesi di "un esilio dorato" per Saddam (parole di Donald Rumsfeld, mica di Marco Cappato). Col tempo, Pannella si è dimenticato che "Iraq Libero" era nei piani della Casa Bianca ben prima che in quelli dei radicali e anche che la meravigliosa idea di sbarazzarsi di Saddam senza guerra non è andata in porto per il piccolo particolare che il medesimo Saddam, forte delle rassicurazioni del presidente francese Jacques Chirac e del valoroso popolo della pace, pensava di farla franca. Qualche tempo fa i giornali hanno pubblicato la trascrizione di una telefonata tra George W. Bush e l'ex premier spagnolo Jose Maria Aznar precedente la guerra. La lettura di quel testo conferma tutto, malgrado Pannella l'abbia interpretato come la prova che Bush (cioè l'autore originale della proposta di Pannella) non volesse l'esilio di Saddam.

Nel marzo del 2003, pochi giorni prima dell'intervento armato, gli americani offrirono ancora una volta a Saddam la possibilità di lasciare l'Iraq in 48 ore. La risposta ufficiale del suo ministro degli Esteri, Naji Sabri, è stata questa: "L'unica strada per evitare la guerra è che se ne vada il primo guerrafondaio del mondo". Intendeva Bush, più o meno la stessa posizione odierna di Pannella, il quale addirittura cerca una sponda politica in Dennis Kucinich, una specie di Giulietto Chiesa dell'Ohio, noto per aver visto gli Ufo nel giardino dell'attrice Shirley McLaine e per aver mandato in bancarotta, da sindaco, la città di Cleveland.

Ora Pannella chiede al Congresso americano di indagare su "Iraq libero". In realtà non ce n'è bisogno, perché il libro di Feith spiega tutto. Feith era il vice di Rumsfeld al Pentagono ed è ovviamente di parte. Ma il suo libro è inconfutabile, perché si basa sui documenti ufficiali dell'Amministrazione, opportunamente desecretati e riportati in copia fotostatica. Feith ha anche aperto un sito, waranddecision.com, dove ha messo decine di altri documenti. A pagina 539 del libro c'è un memo del Pentagono, datato 23 agosto 2002, dal titolo "Amnistia e cambio di regime" con l'elaborazione della strategia per evitare la guerra e concedere l'esilio a Saddam. Sul sito, invece, si trovano le dettagliatissime 4 pagine "Strategia dell'ultimatum, esilio come alternativa alla guerra" (4 marzo 2003) con il piano diplomatico per l'esilio e la bozza di una risoluzione Onu che garantiva a Saddam e 13 suoi parenti e sodali l'immunità per i loro crimini. Saddam preferì di no. Urge campagna: "Pannella libero".
Aggiungo solo una nota e una osservazione. Il piano di esilio che Saddam sarebbe stato pronto ad accettare (secondo Gheddafi che lo avrebbe detto a Berlusconi!?) prevedeva che l'ex dittatore portasse con sé mille uomini (10 mila secondo un'altra versione), un miliardo di dollari e tutte le informazioni sulle armi di distruzione di massa (che anche lui fosse convinto di averle?). Praticamente uno stato intero, quasi una provocazione, se fosse vera. Inoltre, l'esilio di Saddam era solo la prima parte della proposta di Pannella. La seconda, l'amministrazione controllata dell'Iraq da parte dell'Onu, sarebbe stata un disastro alla luce della guerra terroristica che è stata scatenata da al Qaeda e da altri gruppi dopo la caduta del regime. Un protettorato Onu non avrebbe retto una settimana.

1 comment:

Giuliano Ghezzi said...

complimenti, una ricostruzione ben fatta e documentata, che soprattutto ha il merito di dimostrare come il Pannella leader delle battaglie di civiltà sia ormai un ricordo del passato