Wednesday, October 22, 2008

Veltroni la butta in caciara

Niente da fare. Non ci arrivano. Non possono arrivarci. E' sempre la solita storia. Il Pd sta ripetendo tali e quali gli errori commessi dall'Ulivo negli anni passati all'opposizone tra il 2001 e il 2006. Si oppone alle riforme del governo dal lato sbagliato, cioè non chiedendo più coraggio, più tagli alla spesa, ma schierandosi per la difesa dello status quo. Non solo difende l'indifendibile, la scuola pubblica devastata dalle logiche sindacal-burocratiche come da anni dimostrano gli studi dell'Ocse, ma non riesce ancora ad afferrare il concetto di legalità.

«Giù le mani dalla scuola», grida in aula Anna Finocchiaro, quando a tenere «giù le mani dalla scuola» non dovrebbe essere il governo democraticamente eletto, cui spetta il dovere di affrontare i problemi della scuola, ma dovrebbero essere i gruppi di facinorosi che stanno occupando scuole e facoltà.

E non esiste un'occupazione «pacifica». Manifestazioni e scioperi sì, fanno parte della libertà d'espressione, ma le occupazioni no, perché chi non è d'accordo con le proteste e vuole continuare ad andare a lezione, a studiare e a dare esami, ha tutto il diritto di continuare a farlo. Mi sembra di un'evidenza cristallina. E i blocchi stradali e ferroviari? Quelli in nome di cosa si giustificano?

E' grave, piuttosto, che un partito di livello nazionale, che pretende di dirsi "di governo", fiancheggi interruzioni di servizio pubblico e atti illegali. Le illegalità non vanno tollerate in alcun caso. In campagna elettorale Veltroni aveva promesso che il suo Pd avrebbe assunto un atteggiamento di fermezza anche nei confronti delle "piccole" illegalità, ma evidentemente ci stava prendendo in giro, si trattava di bassa propaganda.

«E' ancora possibile dimostrare in questo Paese? Organizzare manifestazioni? Indire manifestazioni come quella che faremo il 25? E' possibile o no?». Con la spudoratezza di cui solo lui è capace, Veltroni tenta di mistificare le parole di Berlusconi. Certo che manifestare è «il sale e l'essenza della democrazia», ma Berlusconi non ha mai detto di voler mandare le forze dell'ordine contro i manifestanti, ha solo avvertito che impedirà l'interruzione dei servizi pubblici da parte di chicchessia, che è sempre una violenza: «Non permetteremo l'occupazione di università e di scuole, perché non è una dimostrazione di libertà, non è un fatto di democrazia ma è pura violenza nei confronti degli altri studenti, delle famiglie, delle istituzioni e nei confronti dello Stato».

A «soffiare sul fuoco», e a diffondere disinformazione, è stato Veltroni, aiutato dagli organi di stampa amici, nel tentativo di riempire la piazza del 25 ottobre. Serviva un po' di "fuoco" e l'ha attizzato, ma in questo modo la sinistra sedicente "riformista" non verrà mai a capo del suo atavico problema di credibilità. Coltivando i suoi istinti peggiori, le pulsioni più retrograde, per riempire le piazze nei momenti di maggiore depressione, il Pd non acquisirà mai la cultura di governo necessaria per divenire maggioranza nel Paese e governare.

18 comments:

Anonymous said...

parole sante.


ciao.

io ero tzunami

Anonymous said...

Condivido anche le virgole.

Luigi

Anonymous said...

Nelle università occupate di cui ho conoscenza le lezioni continuano (e si aggiungono anche lezioni accessorie all'aperto o tenute da dottorandi e ricercatori).

Ovviamente chi impedisce di entrare, studiare e frequentare le lezioni in modo violento è fuorilegge e un criminale.

Questa è l'occupazione pacifica, per ovviare alla disinformazione diffusa e al mancato dibattito parlamentare.

Il governo "democraticamente eletto" in uno stato di diritto non fa leggi, le esegue.

La legge 133 è un decreto ministeriale (che sta per essere convertito in legge senza dibattito parlamentare) che concede alle università la possibilità di trasformarsi in fondazioni private, sotto ricatto del taglio del 20% del FFO e della riduzione del corpo docente.

In uno stato democratico chi protesta non dovrebbe essere minacciato dal governo.

Informatevi prima di fare i cagnolini dell'informazione televisiva.

Mauro

Anonymous said...

PS: Se Veltroni si fa vedere in piazza, non ne esce vivo dai fischi...

(sempre Mauro)

Matteo said...

PER MAURO. Da dove nasce il sacro terrore che nutrite nei confronti della trasformazione dell'universtà in fondazioni?

Cioé, se stessimo parlando di un'università che funziona da Dio cosi e che il governo vuole smantellare....

Ma la realtà é che gia oggi l'università italiana, nel suo complesso é sommersa di soldi. (leggetevi l'ultimo libro di perotti prima di azzardare a contestare questo dato) e ha una produzione scinetifica e didattica che in media fa schivo (con piccole eccezioni ovviamente).

Ed allora di cosa avete paura? perché fate le barricate per difendere questo status quo?

JimMomo said...

Mauro, ecco le tue occupazioni pacifiche: http://jimmomo.blogspot.com/2008/10/le-occupazioni-pacifiche.html

Riguardo i poteri del governo, spero che tu non sia uno studente di giurisprudenza o sc. politiche, altrimenti saresti l'ennesima dimostrazione del fallimento delle nostre università.

Se ci sono dei "cagnolini", questi sono gli studenti che senza neanche accorgersene stanno facendo un grosso favore a rettori e docenti che vogliono continuare ad alimentare sperperi e privilegi gestendo senza alcun controllo e responsabilità, e con scarsi risultati, enormi somme di denaro pubblico. Non a caso, molti rettori sostengono attivamente le proteste.

L'università è come Alitalia, un pozzo senza fondo in cui è controproducente investire un cent finché non ci sarà una riforma seria. E una riforma seria dovrebbe fare in modo che le università vengano finanziate sulla base dei risultati che producono. I risultati si possono accertare sia attraverso autorità pubbliche sia attraverso il mercato.

Se fosse per me, abolirei immediatamente il fondo ordinario. Trasformerei le università in fondazioni privatistiche e istituirei un fondo pubblico che le finanzia a seconda dei risultati e della capacità di attrarre capitali privati; e i docenti non dovrebbero più essere dipendenti pubblici, ma dovrebbero essere in tutto e per tutto dipendenti delle fondazioni universitarie con contratti privatistici.

Anonymous said...

veltroni ripropone la medesima politica fatta dall'opposizione nel periodo 2001 - 2006, non comprendendo come il fallimento del governo prodi sia stato il frutto delle decisioni assunte in quel periodo.

meglio farebbe a cercare di elaborare una strategia di mediazione tra governo e professori e studenti, rinunciando però al comodo e caldo (per il momento) abbraccio con il mondo della protesta.

raf

Anonymous said...

@MATTEO
Il sacro terrore che si nutre verso la trasformazione delle università in fondazioni di diritto privato è dovuto alle seguenti preoccupazioni:

1) il provvedimento non è parte di una riforma organica. La trasformazione in fondazioni non annulla baronati e non migliora qualità della ricerca né della didattica. I professori ordinari non vengono toccati, né la loro autonomia. Non vengono istituiti controlli o valutazioni.

2) Con la trasformazione in fondazioni di diritto privato, le università si tolgono di mezzo i vincoli per imporre maggiori tasse universitarie. Attualmente il vincolo è basato sul 20% del FFO. Con questa trasformazione, non essendoci più vincoli, le nuove università potranno imporre tasse di immissione molto alte, evitando l'accesso per reddito. La legge 133 non impone alcun limite in tal senso, né viene contemplato.

3) Il taglio di 1.5 M€ al FFO e il blocco del turn-over è chiaramente finalizzato a mettere le università, anche quelle virtuose come il Politecnico di Torino dove io lavoro come dottorando anche 12 ore al dì, con le spalle al muro per essere costrette a trasformarsi in fondazioni.

4) La cultura è libera, la ricerca deve essere libera e non finalizzata agli interessi di banche, finanziarie e multinazionali. In una situazione come quella italiana, dove non esiste concorrenza, trasparenza e una vera politica liberista, trasformare le università in fondazioni private è pericoloso e controproducente in tal senso. Ovviamente non per quelli che adesso governano o sono all'"opposizione".

5) il comma 2 e 3 dell'articolo 16 della legge 133/08 stabilisce che tutti i beni vengano trasferiti immediatamente dal Demanio alle fondazioni, senza contributi, senza imposte, né tasse. Almeno far pagare un bene pubblico ad un privato mi sembra il minimo, invece di svendere aggratis...

6) L'Italia spende nelle università molto meno di tutti i Paesi con cui si la ricerca italiana confronta quotidianamente in congressi, seminari, conferenze e riviste. Nonostante questo riesce a mantenere una produzione scientifica di elevata qualità, ma ovviamente in settori strategici sta perdendo quota sempre di più a causa dei tagli continui dei governi di "destra" e di "sinistra". Per far funzionare un'università serve aumentare i fondi, (e non le fondazioni), e serve qualcuno che controlli come questi soldi vengono spesi. Facile tagliare. E' come dire a tuo figlio "mangi male, quindi d'ora in poi salti la cena", invece che controllare la sua alimentazione.

Se vuoi continuo...

Anonymous said...

@jimmomo
Sono un dottorando e mi occupo dell'ottimizzazione del processo di progettazione di sistemi spaziali. Lavoro nel Politecnico, in azienda e a contatto con le agenzie spaziali.
Come si dice, non sto a pettinare le bambole.
Mi sento di dover scendere in piazza perché coloro che sono pagati per discutere in Parlamento non lo fanno e la società civile è costretta a scendere in piazza per fare il loro lavoro. E so che è una perdita di tempo che mi costerà cara.
Se quelli di scienze politiche sono degli idioti e sono pieni di sinistroidi che non sanno che ca..o fare della loro vita e sanno solo protestare, non è affare mio, in quanto io non posso farci niente.

Oggi al Politecnico c'è stata una grande assemblea. Si è discusso per un'ora e mezza con tanto di preside di facoltà, di rettore, di rappresentanti di studenti, assegnisti, dottorandi, docenti e lavoratori.
Si è cercato di capire cosa comporta questa legge, di stabilire quale fosse il nostro pensiero e, accertato il dissenso, decidere come manifestarlo.
E' stato un momento che mi ha fatto riprendere fiducia nel potere del popolo e della democrazia.

Ovviamente anche in questo caso ci sono stati degli imbecilli che urlavano e facevano proclami ma, grazie al cielo, sono ancora pochi...

Non si può contestare il merito di una protesta per pochi imbecilli che urlano (ed è un loro diritto, se si vuole vivere in un paese democratico, altrimenti per impedire di protestare, basta mescolare tra la folla sempre qualche imbecille... ops).

Condivido con te la questione del controllo. Ma siamo così sicuri che le fondazioni lo garantiscono di più? Il pubblico non è solo quello che conosciamo oggi. Berkley (negli USA) è pubblica.

Ci sono tantissime cose da cambiare nell'università italiana. Tantissime. Ci lavoro quotidianamente, so che si sono un numero esagerato di problemi.
Proprio per quel motivo so che questa legge non li risolve, bensì li aggrava.

Se non ci credi... vedremo.

Anonymous said...

Ah, ovviamente sono il Mauro di prima, scusate se non ho firmato i due interventi.

Anonymous said...

E perchè le tasse universitarie al figlio di papà le dovrebbe pagare qual figlio di operaio che ha deciso di andare a lavorare a 14 anni per la necessità di portare i soldi in famiglia ? non sta scritto da nessuna parte che l'Università deve essere gratuita, anzi, più costa più gli studenti privilegiati perchè la frequentano cercheranno di finirla in tempi rapidi, vanno stabilite delle borse di studio per i meritevoli con un basso reddito, chi guadagna abbastanza per permettersi due auto a famiglia, vacanze ad ogni ponte estivo, seconda casa al mare, cellulare all'ultima moda rinunci a qualche puttanata, paghi l'Università quello che realmente costa e la smetta di fare il parassita. Scommettiamo che dopo sta più attento a come vengono spesi i SUOI soldi dalle Università e s'incazza se aprono una sede distaccata con tre studenti e tre corsi di laurea, con tanto di segreteria ?

Anonymous said...

Aggiungo che non si è mai visto un sistema dove i soldi vengono spesi in maniera indegna che si salvi dandogli altri soldi, l'unico modo per evitare altri sprechi è tagliare i trasferimenti obbligando chi li gestisce a concentrare le spese nelle cose necessarie. E' la stessa cosa dei trasferimenti agli enti locali che sperperano miliardi di euro in puttanate e clientele ma che quando gli vengono prospettati tagli inziano ad urlare che dovranno tagliare gli asili e gli ospedali. Non è vero e lo sanno benissimo. La gente si è rotta le palle e prima di pagare vuole vedere risultati, con questo sistema a parità d'investimenti abbiamo risultati tra i peggiori d'Europa. Prima di buttarci altri soldi cambiamolo.

JimMomo said...

Caro dottorando, si è mai chiesto perché è pagato così poco rispetto agli altri paesi europei nonostante la nostra spesa pubblica per l'università e la ricerca non sia affatto inferiore a quella dei maggiori paesi dell'Ocse?

Comunque, dove si sottoscrive il "modello Berkley"? Provi a proporre il "modello Berkley" alla sua assemblea, poi ne riparliamo. Non dico che lo stato non debba finanziare università e ricerca, dico solo che il fondo ordinaria è la logica più sbagliata possibile.

E lasciami dire pure che ho una discreta esperienza di come funziona l'università da dietro le quinte.

Anonymous said...

@jimmomo
Attento: tu dici

"la nostra spesa pubblica per l'università e la ricerca non sia affatto inferiore a quella dei maggiori paesi dell'Ocse"

io ho dati del tutto diversi.
Il rapporto OECD (o OCSE per "noaltri") recita testualmente:

"at the tertiary level, spending per student, at USD 8 026, is nearly one-quarter below the OECD average of USD 11 512 (Table B1.1a)."

Ovvero (riferito all'Italia) a livello universitario, la spesa per student, 8.026$, è circa inferiore di un quarto rispetto alla MEDIA OCSE di 11.512$.

I tuoi dati chi te li ha dati? I miei sono reperibili dal sito OECD:

http://www.oecd.org/dataoecd/21/17/41278806.pdf

Leggitelo tutto. Scoprirai tante cose interessanti... Un consiglio: vai alla fonte. I giornali e i partiti non sono più affidabili. Parlano di chi ha ragione e chi ha torto, non entrano più nel merito delle questioni (e spesso sono tutti d'accordo a fare così).

Ciao e buona domenica,

Mauro

Anonymous said...

P.S: Non sostengo che l'università vada bene com'è. Ritengo che serva una riforma organica, discussa in Parlamento (e non imposta via decreto e poi voto di fiducia) e con i rappresentanti delle imprese, delle agenzie di ricerca, degli studenti, dei dottorandi, degli assegnisti, dei ricercatori, degli associati ed degli ordinari.

Per migliorare l'università occorre raggiungere l'impegno preso a Lisbona (3% del PIL per Ricerca e Sviluppo, contro l'attuale 0,9%), quindi aumentare gli investimenti, ma con una riforma che permetta di direzionare questi investimenti principalmente dove rendono, evitando gli sprechi.

Non credo che scrivere un articoletto, su un decreto-mostro che parla di tutto e di più, che trasforma le università in fondazioni private (cioè taglia fondi e impiego, a meno che il Senato Accademico decida di convertirsi in fondazione privata) sia ciò che migliorerà veramente l'università...

JimMomo said...

Guarda, Mauro, leggo i rapporti dell'Ocse da anni, e a leggerli bene, con onestà intellettuale, non si può che concludere che la ricetta per risolvere i mali della scuola e dell'università italiane sia quella del mercato e della concorrenza; della fine dei soldi a pioggia dallo stato; dei fondi da assegnare a seconda dei risultati scientifici e didattici, e della capacità di attrarre capitale privato; del "meno insegnanti pagati meglio"; del "meno iscritti all'università più laureati". Per me i finanziamenti pubblici per istruzione a tutti i livelli e ricerca potrebbero anche centuplicarsi, ma non con il sistema e gli incentivi attuali. A una massaia che torna dalla spesa con pacchi di patatine e carammelle e ti dice che non aveva abbastanza per comprare anche pasta, carne e verdure, la volta successiva non le dai più soldi!

Detto questo, tanto per chiarire che non sono contrario al fatto che lo stato investa in istruzione e ricerca, stai attento anche tu ai dati che riporti. Non sono certo che quelli che citi si riferiscano alla spesa pubblica. Per quella faresti meglio ad andare alle tabelle B3, B4, dove è specificato.

Riguardo il dato che riporti, azzardo un'ipotesi. Forse sul dato italiano pesa il gran numero di studenti iscritti (in percentuale alla popolazione), rispetto agli altri paesi, per i quali bisogna dividere la torta delle risorse. Ma questo è tutto da verificare.

ciao

Anonymous said...

basterebbe vedere le cifre sul numero dei laureati in italia e nel resto d'europa.
oppure del numero di ricercatori per abitante.

e parliamo di un paese industriale come l'italia povero di materie prime la cui unica salvezza è quella di ri-buttarsi sull'alta tecnologia.

ma poi arriva qualcuno che sparla di operai che devono pagare per i figli dei ricchi, non che il figlio dell'operaio possa diventare ingegnere o fisico, alla faccia del principio di competizione.

sempre più in basso

Anonymous said...

oh, abbiamo un 1,1 di ricercatori per mille italiani rispetto ad un 3,7 della media europea.

tanto per chiarire