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Thursday, October 02, 2008

Anche Clinton difende la deregulation

E la rivincita della Bce monetarista

Già, perché forse pochi sanno che c'è una deregulation firmata non da Reagan e dagli avidi liberisti repubblicani, ma da Bill Clinton, che la rivendica persino contro il mainstream dei media, dei Democratici di oggi e del candidato alla presidenza Obama, che stanno vendendo la balla della deregulation bancaria del '99 come colpevole della crisi. L'intervista è su Newsweek e Clinton si difende:
«Prima di tutto non fu una completa deregulation. Abbiamo ancora regole stringenti, garanzie sui depositi bancari e requisiti sul capitale delle banche... Pensai che potesse portarci investimenti più stabili e una minore pressione su Wall Street per produrre profitti trimestrali che fossero sempre maggiori di quelli del trimestre precedente. Ci ho pensato molto ma non credo che aver firmato quella legge abbia niente a che vedere con la crisi attuale. Una delle cose che ha contribuito a stabilizzare la situazione è stato l'acquisto di Merrill Lynch da parte di Bank of America, che è stato più facile di quanto lo sarebbe stato se non avessi firmato quella legge».
Sotto accusa anche uno degli estensori della legge, il repubblicano Phil Gramm, oggi consigliere di McCain, ma Clinton lo difende:
«Non posso incolpare i repubblicani. Non è stata una cosa su cui mi hanno forzato la mano, credevo davvero che... ci avrebbe dato una fonte più stabile di investimenti a lungo termine».
La Gramm-Leach-Bliley Act, ricorda il WSJ, passò al Senato con 90 voti contro 8 e i voti favorevoli di Democratici quali Chuck Schumer, John Kerry, Chris Dodd, John Edwards, Dick Durbin, Tom Daschle e Joe Biden (oggi candidato vice di Obama). Altri tempi, tutt'altro genere di Democratici. E il WSJ fa notare che le meno controllate istituzioni finanziarie - gli hedge funds - costituiscono nel panico di oggi i «minori rischi sistemici». Forse perché nessun gigante para-statale ne ha fatto ampio ricorso per riempire i suoi portafogli...

Come abbiamo già sottolineato, le amministrazioni Clinton e Bush, così come il Congresso, sia a guida repubblicana che a guida democratica, hanno gravi responsabilità, per aver incoraggiato, o non aver impedito, la concessione facile dei mutui e per non aver agito in tempo e in modo efficace per evitare la crisi finanziaria, ma la deregulation del mercato bancario è una delle poche politiche azzeccate il cui merito va riconosciuto sia a Clinton che ai repubblicani.

Ma tra i responsabili della crisi ci sono tutti i poteri pubblici, di regolazione o di intervento. Oltre alla politica in senso stretto, quindi, c'è la politica della Federal Reserve dal 2001 ad oggi. Se non il gold standard, come tornano a proporre i libertari sull'onda della crisi, ci vorrebbe almeno una sana politica monetarista e friedmaniana da parte della Fed. E' quanto osserva Benedetto Della Vedova, su Il Foglio di ieri, difendendo la Bce dalle critiche che - lo ammetto - a volte anch'io ho lanciato.

La Fed, con Greenspan e Bernanke, ha mantenuto eccessivamente basso il costo del denaro contribuento alla "credit mania". Ciò ha "drogato" il mercato di "soldi facili", aiutando la crescita economica e quindi l'occupazione, finché non è sopraggiunta la crisi da overdose. La Bce, al contrario, ha mantenuto il costo del denaro alto, suscitando l'ira dei governi che così non sono stati aiutati a far crescere il Pil. Ammetto che anch'io mi sono spesso lasciato convincere dalla prospettiva allettante per l'economia di un minore costo del denaro.

Come correttamente ricorda Della Vedova, «il rigore monetarista di Francoforte (priorità a inflazione e base monetaria) ha rappresentato per anni il capro espiatorio della scarsa crescita europea, della disoccupazione e della diffusione di sentimenti anti-europei nell'opinione pubblica del continente. "Guardate alla Fed!", si diceva. L'indipendenza della Bce è stata messa in discussione: ultimo, nell'ordine, l'attuale presidente di turno dell'Ue Sarkozy a guidare il malcontento...».

In realtà, fa notare, «i problemi europei (e, moltiplicati per due, quelli italiani) si chiamavano e continuano a chiamarsi scarsa produttività, bassa mobilità, alta tassazione, sistemi di welfare iniqui e onerosi. Contestando le colpe dell'Europa dei banchieri, si distoglieva l'attenzione dall'eccesso di dirigismo e dai freni corporativi delle economie europee, che richiedevano e richiederanno, come cura, massicce iniezioni di libertà economica. Anziché affrontare i costi politici di riforme in grado di offrire alle imprese un ambiente più favorevole, si è tentata la scorciatoia di un taumaturgico intervento "politico" sulle autorità monetarie di Francoforte. Oggi il clima è radicalmente mutato: le scelte di Trichet, all'improvviso, da ottuse sono apparse responsabili. Molti di coloro che per dieci anni hanno fatto pressioni affinché la Bce cambiasse drasticamente orientamento, oggi salutano la prudente solidità del modello europeo di politica monetaria contrapposto a quello più politicamente interventista della Fed».

Insomma, la Bce in questi dieci anni è stata il «maggior interprete di quell'ortodossia monetarista e friedmaniana che del liberismo – anzi, direi di una sana economia di mercato – è una componente essenziale».

5 comments:

Phastidio said...

Federico, sii gentile, non copiaincollare le sciocchezze altrui:

"gli hedge funds - costituiscono nel panico di oggi i «minori rischi sistemici».

Questa è una purissima sciocchezza, perché sugli hedge sta montando un casino rilevantissimo.

E non aggiungerne di tue:

"Forse perché nessun gigante para-statale ne ha fatto ampio ricorso per riempire i suoi portafogli..."

Che non significa assolutamente nulla. Cerchiamo se possibile di non serializzare gli errori altrui.

1972 said...

Federico, io non sono un esperto in queste materie però non credo che ci sia una relazione così diretta di causa-effetto fra riduzione del costo del denaro e concessione dei mutui facili. In Spagna ad esempio - pieno regime BCE - in questi anni le banche hanno fatto una politica dei mutui scandalosa, tanto che c'è stata una corsa all'acquisto di case da parte di chiunque, i cui risultati in termini di insolvenza cominciano a vedersi solo adesso. Per fortuna io non l'ho comprata.

Saluti.

Enzo

Phastidio said...

La riduzione del costo del denaro stimola i consumi ed immobiliare se riduce anche i tassi reali. In Spagna i tassi reali, dall'avvio della moneta unica, sono sempre stati significativamente ridotti e prossimi a zero, perché il paese ha un'inflazione più alta del resto d'Europa, mentre il tasso Bce è one-size-fits-all. Ci saranno certamente state motivazioni aggiuntive alla base del boom immobiliare spagnolo, ma la causa prima sono stati tassi reali nulli o addirittura negativi.

JimMomo said...

Phastidio, tu però non farti travolgere dalle tue ossessioni.

Semmai, ho copia-tradotto-incollato da qui http://online.wsj.com/article/SB122282635048992995.html, come per altro indicavo nel post: "The least regulated of our financial institutions -- hedge funds -- have posed the least systemic risks in the current panic".

Può benissimo essere che sia una purissima sciocchezza, ma l'ho copiata da una fonte diciamo non totalmente priva di credibilità.

Come ho più volte sottolineato nei miei post, le amministrazioni Clinton e Bush, così come il Congresso, sia a guida repubblicana che a guida democratica, hanno gravi responsabilità, per aver incoraggiato, o non aver impedito, la concessione facile dei mutui (ho segnalato articoli che ripercorrevano le responsabilità del Congresso su Fannie e Freddie: http://jimmomo.blogspot.com/2008/10/fannie-mae-e-freddie-mac-fallimenti.html); così come la Fed (sia sotto Greenspan che sotto Bernanke) per aver tenuto troppo basso il costo del denaro troppo a lungo (e Greenspan è persino noto per essere un friedmaniano, mi pare), mentre la deregulation del mercato bancario è una delle poche politiche azzeccate il cui merito va riconosciuto sia a Clinton che ai repubblicani.

Sono arrivato però alla conclusione che non so davvero se il piano Paulson possa servire a qualcosa.

Phastidio said...

Il primo link l'ho letto anch'io, e trae spunto da fonti biased. Occorre anche analizzare quello, non limitarsi agli ipse dixit. Ti preciso che non soffro di alcuna ossessione, a meno che con il termine ossessioni tu non intenda il correggere informazioni palesemente non vere né verosimili. Che sono tali non per opinione ideologica, bensì per crassa ignoranza della materia.

Personalmente, non parlo di chirurgia o di fisica quantistica, visto che non ne capisco nulla, ma noto che altri lo fanno. Meglio così, forse sono troppo umile e/o difetto di self-confidence. Alla fine, temo che molti blogger finiranno col ripetere gli errori della stampa, issandosi su un palchetto e parlando di tutto, capendo di poco. Ne abbiamo prove quotidiane, purtroppo.

Se posso, il passaggio sugli hedge fund e Fannie/Freddie, che hai messo nel tuo post, è del tutto privo di fondamento logico prima che fattuale, e mi fa pensare che tu non sappia cosa è un hedge fund. Però ammetto che forse è meglio se queste cose io mi limiti a segnalartele in privato.

Sul piano Paulson, appariva flawed dall'inizio, i mercati lo avevano sanzionato negativamente da subito.

P.S. Parlando di tassonomie, Greenspan può essere un friedmaniano o un seguace di Ayn Rand, ma resta soprattutto un politico, a Washington da cinquant'anni.