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Wednesday, October 08, 2008

Mi spaventano più i politici che i mercati

Sarò un pazzo, un illuso, ma continuo a temere molto più la politica che i mercati. Se intervento statale dev'essere, che non sia un intervento imbecille. I governi dovrebbero intervenire studiando caso per caso per aiutare fusioni e processi di ristutturazione dei punti di maggiore criticità, e non con fondi a pioggia che rischiano di calamitare l'ingordigia degli speculatori, di alimentare una corsa all'aiuto di stato nella quale chi primo "fallisce" meglio alloggia. Tremo al pensiero del Consiglio dei ministri in corso oggi.

Ho l'impressione che i continui annunci e le dichiarazioni in ordine sparso dei capi di governo dei maggiori paesi europei non abbiano fatto altro che alimentare panico e confusione sui mercati. Per fortuna non è passata l'idea di Berlusconi e Sarkozy di un fondo comune europeo per il salvataggio delle banche, su cui sarebbe dovuto confluire addirittura il 3% del Pil, una follia a cui Germania e Gran Bretagna si sono opposte.

Se manca la fiducia, qualsiasi somma stanziata preventivamente rischia di venire bruciata in un giorno; così come il taglio dei tassi deciso dalla Fed e dalla Bce in questo momento potrebbe rivelarsi inutile, visto che le banche non hanno liquidità e non si fidano l'una dell'altra.

Un blogger che in tempi non sospetti aveva messo in guardia sul fatto che l'Europa non fosse affatto al riparo dalla crisi è Phastidio.net, bisogna dargliene atto. Se il Pil non è l'unica grandezza macroeconomica da considerare, qualcosa però ci dice sulla salute dell'economia reale. Il Pil Usa nel secondo trimestre ha rallentato rispetto alle previsioni, ma si mantiene positivo, a +2,8%. E se ciò fosse dovuto essenzialmente alle esportazioni, di questi tempi non bisognerebbe comunque disprezzarlo, visto che negli anni '30 fu il protezionismo di Hoover ad aggravare la crisi. Mi sembra, invece, che l'Europa sia messa peggio (zona euro e i 27 poco al di sopra dell'1%, l'Italia ferma a 0 - zero), che pesino fattori strutturali, oltre alla stretta creditizia causata dalla crisi finanziaria, che potrebbero prolungare la crisi e portare alla recessione.

Un altro piccolo aspetto che Phastidio.net ha colto - e a cui né la stampa né l'opposizione hanno fatto caso - è che «Tremonti cinque anni fa proponeva [nella bozza di Dpef 2003]... di imitare quella finanza "perfida" e figlia della globalizzazione che oggi tanto ama esecrare». In Italia siamo senza dubbio messi male, se pensiamo che l'alternativa è Bersani, l'uomo delle coop.

Fallimento del libero mercato? Nient'affatto, non mi stanco di ripeterlo, stavolta usando le parole di Liberty Soldier... è la «crisi del Keynesianesimo. L'idea delle politiche a debito per favorire investimenti e consumi. L'idea della banca centrale come regolatore dell'indebitamento pubblico e privato. Più specificatamente, la crisi del denaro inventato. Della stampante federale».

... e di Lorenzo Infantino, su Avvenire:
«Un tasso d'interesse spropositatamente basso, per un periodo di tempo spropositatamente esteso, alimenta sempre fenomeni speculativi: perché alimenta una patologica corsa all'indebitamento e la conseguente creazione di piramidi di carta... sono state le pubbliche autorità a fornire alle istituzioni finanziarie i mezzi per realizzare il loro avventurismo... il tasso d'interesse è un prezzo. Tenerlo spropositatamente basso significa privarlo della funzione selettiva nei confronti dei progetti produttivi. E le iniziative meno economiche sottraggono risorse a quelle più competitive».

4 comments:

BILL said...

Chiedo scusa, ma le cartolarizzazioni di Tremonti non hanno nulla, ma proprio nulla, a che vedere con il caso dei mutui subprime.
Assimilare le due cose è, finanziariamente parlando, una patetica sciocchezza; politicamente una falsità da polemicuzza in osteria, con una clientela di bevitori di etanolo.

Phastidio said...

Chi le avrebbe assimilate? Per essere precisi, un discorso sono le cartolarizzazioni degli immobili pubblici affettuate da Tremonti (SCIP, SCIC, SCCI), che con i subprime c'entrano come i cavoli a merenda. Altra cosa è la proposta contenuta nella bozza del Dpef 2003, che mai ha visto la luce, dove Tremonti proponeva di far garantire il credito al consumo da mutui immobiliari. Quella è esattamente la dinamica dei second lien mortgage utilizzati in America. Cerchiamo di non alzare polveroni parlando di cose che neppure sono presenti nel post, se possibile.

Anonymous said...

sembra che su bill siano piovuti schiaffi... un'altra volta porta un ombrello.

capita spesso a chi se la prende con phastidio, senza essersi documentato a sufficienza.

Fabrizio said...

" ...... corsa all'indebitamento e la conseguente creazione di piramidi di carta ...."
Sembra di essere nell'Albania delle finanziarie piramidali e non a "Wall Street".