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Thursday, October 16, 2008

McCain lottava o si dimenava?

Ieri notte John McCain ha lottato, ma non ha molto senso parlare di vittoria in questo ultimo duello tv, se la guerra sembra persa. Favorito dal format (i candidati questa volta erano seduti) e dalle domande (quella sugli attacchi personali tra i due gli ha dato modo di portare a conoscenza del grande pubblico alcune vecchie "amicizie" scomode di Obama), quella di ieri è stata forse la sua più vigorosa performance. Determinato, sempre all'offensiva, grintoso, semplice e preciso. Per scelta o necessità, McCain non ha mutato la sua strategia di fondo, ma per lo meno ieri ha saputo lanciare il suo messaggio in modo più chiaro, più netto, e più deciso che in passato.

Mi pare che McCain stia puntando principalmente a riprodurre tra lui e Obama le tradizionali divisioni della politica americana (che in economia si riassumono in small government, rappresentato dai Rep., vs. big government, rapppresentato dai Dem.). Una strategia che si regge sul presupposto non scontato che i conservatori siano ancora maggioranza nel paese e sulla speranza che a lungo andare questa distinzione si sedimenti negli elettori e prevalga sulla distinzione lungo l'asse cambiamento/vecchio, che lo vede perdente.

I momenti a lui più favorevoli sono stati due. Nel lungo scambio che ha visto come protagonista "Joe the plumber", in cui è riuscito a dipingere Obama come il tipico liberal "tassa-e-spendi"; e quando finalmente - come mai era riuscito con tale spontaneità e nettezza - ha preso le distanze da Bush: «Senator Obama, I am not President Bush. If you wanted to run against President Bush, you should have run four years ago». Forse troppo poco e troppo tardi, perché la colpa di McCain in questa campagna è quella di essere un esponente - sia pure spesso scomodo per la sua indipendenza di giudizio - dello stesso partito del presidente in carica, che agli occhi degli americani ha portato il paese sull'orlo della catastrofe economica.

Solo il tempo ci dirà se ieri notte quello di McCain era un lottare oppure un dimenarsi contro un destino cinico e baro.

6 comments:

1972 said...

Io continuo a pensare che questa smania di lasciarsi Bush alle spalle sia una debolezza e non il contrario. Bisognerebbe avere il coraggio di difendere certe posizioni anziché distanziarsene per calcoli elettorali.
Trovo triste la rinuncia dell'attuale amministrazione ai principi che ne avevano ispirato l'azione almeno fino al 2006, ma trovo ancor più triste che chi l'aveva sostenuta senza esitazioni adesso se ne distanzi con questa leggerezza (e non parlo specialmente di McCain, ma dei tanti Bush-boys che oggi dimenticano la storia post-11 settembre). Io resto un convinto sostenitore del Bush primo mandato e soprattutto uno degli ultimi credenti nella coerenza come valore politico. Ma adesso sembra contare solo il cinismo. Infatti vincerà Obama che in questo campo è maestro.

Saluti.

Enzo

Anonymous said...

Speriamo che i razzisti ci diano una mano, potrebbero tornarci utili

Anonymous said...

Purtroppo il fatto è (strucca strucca come si dice dalle nostre parti) che Mc Cain non è un granchè come candidato.
Lo so che è un commento un pò grezzo, ma è uno dei più scialbi mai visti, a mio parere.
La vedo proprio dura

JimMomo said...

1) Enzo, McCain è una garanzia di continuità rispetto ai principi di politica estera e promette addirittura più coerenza. Su questo non c'è dubbio. Ma purtroppo la campagna non si gioca sulla politica estera. McCain fa bene a segnare una discontinuità forte per quanto riguarda la politica di bilancio di Bush, che ha commesso errori e omissioni che hanno contribuito ad aggravare la crisi. E d'altronde, anche in politica estera tu sei il primo a ricordare giustamente come in questo fine mandato Bush stia contraddicendo i suoi stessi principi.

2) Un commento "grezzo", ma almeno nel dare dello "scialbo" a McCain prendi un rischio. Se non sarà vittoria di Obama a valanga tanto scialbo non sarà stato. Se finirà come Mondale, avrai avuto ragione.

ciao

Anonymous said...

A mio avviso non esiste nessun Bush primo mandato distinto da un Bush secondo mandato, se non nel senso che forse alcuni suoi consiglieri del primo quadriennio erano più prudenti (Colin Powell). Ma non credo proprio che Enzo intenda questo.
E nemmeno mi pare si possa dividere la sua fallimentare politica economica dalla sua fallimentare politica estera, se fai una guerra che ti costa un trilione di dollari ed ha esiti disastrosi è chiaro che anche l'economia ne soffrirà, oggi iniziamo a vedere quanto e come.
Quello che vedo è solo il coerente dipanarsi di una visione politica incompetente, mal calcolata, mal fondata e che verrà ricordata come la peggiore del secolo americano. Punto.
Gmack

Anonymous said...

non mi sembra così disastrosa la guerra in Iraq