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Friday, October 24, 2008

Controcorrente

E' arrivato l'atteso e previsto endorsement del New York Times per Obama. Un lungo articolo per argomentare punto per punto la scelta. Tutte opinioni rispettabili, ma sostenere che McCain abbia sostituito la sua proverbiale indipendenza con «a zealous embrace of those same win-at-all-costs tactics and tacticians» suona un tantino azzardato.

In quanto a tatticismo e cinismo la campagna di Obama non è stata seconda a nessuna negli ultimi tempi. Con questo non voglio togliere meriti a Obama. Le campagne elettorali sono roba tosta e saper giocare duro con astuzia è uno dei meriti. Chi invece tende a condannare moralisticamente certe condotte, non dovrebbe poi usare un doppio standard nei suoi giudizi, chiudendo entrambi gli occhi sulle spregiudicatezze del proprio favorito. Obama è stato un candidato estremamente tattico nella calibratura delle sue posizioni a seconda del tipo di uditorio che si trovava ad affrontare e non ha risparmiato negative ads contro McCain, pur riuscendo a far credere che ne subisse di più.

Orgogliosamente controcorrente va Charles Krauthammer. Controcorrente, ci tiene a precisare, soprattutto rispetto ai tanti illustri conservatori saltati sul carro di Obama «before they're left out in the cold without a single state dinner for the next four years». «Affonderò con McCain. Perderò un'elezione, piuttosto che le mie convinzioni».

Anche Krauthammer osserva, citando un paio di esempi, come sia stato usato un doppio standard di giudizio da parte dei media nel bollare quella di McCain come una "campagna sporca".

Ma l'argomento centrale per Krauthammer è la famosa telefonata delle 3 del mattino. A questo proposito il candidato vice di Obama, Joe Biden, giorni fa ha fatto una gaffe colossale, lasciando intendere che la giovane età e l'inesperienza di Obama susciterebbero una crisi internazionale, generata proprio con l'intenzione di metterlo alla prova. Vale la pena far fare esperienza a Obama sulla pelle degli Stati Uniti?

Da quando è in Senato Obama ha dovuto affrontare solo due test significativi in politica estera. Sul "surge" iracheno «ha fallito in modo spettacolare. Non solo opponendosi, ma provando a denigrarlo, fermarlo e, alla fine, negando i suoi successi». Nel secondo test, la crisi tra Russia e Georgia, è stato equidistante, mentre «McCain non ha dovuto consultare i suoi consiglieri per individuare subito l'aggressore».

«Obama sembra un vincitore, ma non è ancora finita», ammonisce Peggy Noonan. A prescindere dall'esito del voto del 4 novembre, è innegabile che Obama sia ancora una incognita dal punto di vista politico. Troppo breve il suo record senatoriale, e finora nella sua carriera non ha dato particolari prove di approccio bipartisan. Se sarà eletto presidente, si rivelerà il più radicale dei liberal o il più moderato dei democrat, un po' come Clinton? Questo ancora non è dato saperlo, ma non c'è dubbio che molti che oggi in Italia lo sostengono in modo fanatico troveranno qualche motivo per contestarlo.

2 comments:

stefano said...

Se in altre occasioni dissento da quanto scrivi in questa occasione devo davvero farti i miei complimenti: buonissimo riassunto della situazione. Dovrebbero pubblicare te sul Corriere invece delle schifezze partigiane che vi dominano, dalla Rodota' a Severgnini, fino al corrispondente, che non mi ricordo mai come si chiama, ma sembra che si limiti a volare da New York a Washington-inside-the-Belt, senza metter piede in altri posti... Raggelante.

Anonymous said...

Il Corriere sta coprendo questa campagna '08 in maniera davvero indecente, non degna di un grande quotidiano quale è per tradizione. A parte la scandalosa faziosità (solo articoli negativi per il ticket repubblicano e positivi per quello democratico) la qualità delle corripsoendenze è all'altezza di un qualunque settiminale di gossip.
Imbarazzante per il direttore e per gli editori.