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Thursday, February 12, 2009

La solita finta condanna, una quasi-assoluzione

Le zone grigie a volte servono

Il tabaccaio prende un anno e otto mesi. La Lega organizza un presidio di solidarietà al grido: "Siamo tutti tabaccai". Che volete, cari leghisti, non si è detto che la vita è sacra? Sono le contraddizioni che emergono quando si assolutizzano i valori.

Un errore di percezione della situazione in cui si trovava. Per questo il tabaccaio è stato condannato. Omicidio non volontario, ma solo colposo: «Legittima difesa putativa in seguito ad un errore di percezione». Invece, per quello che è il nostro ordinamento - basti pensare che l'accusa chiedeva 9 anni e mezzo (ci sono assassini che se ne fanno meno) - la sentenza andrebbe accolta positivamente. Gli è andata bene al tabaccaio. Purtroppo è una di quelle finte condanne all'italiana. E' vero che parlare di «errore di percezione» al terzo tentativo di rapina sembra una beffa, ma impugnare una pistola e sparare difficilmente è compatibile con la colpa; sembra avere a che fare più con la volontà.

Dunque, o legittima difesa, o omicidio volontario: una terza via sembrerebbe non esserci. Per fortuna dell'onesto tabaccaio, c'è stata, sia pure grazie all'ipocrisia tutta italiana, una "zona grigia". Un anno e otto mesi, derubricando a colposo un atto evidentemente volontario come prendere a pistolettate due persone, mi sa tanto di una sentenza di assoluzione. E' come se i giudici popolari avessero voluto dire: non possiamo assolverti perché siamo vincolati alle leggi esistenti, ma siamo con te, tutto ciò che potevamo fare per aiutarti l'abbiamo fatto.

In pochi noteranno il nesso con il caso Englaro, ma ciò che prevede il nostro ordinamento sulla legittima difesa è un altro di quei casi in cui il valore della vita prevale sul binomio libertà-responsabilità.

A mio modo di vedere - che però non corrisponde alle leggi esistenti - l'anziano tabaccaio avrebbe dovuto prendersi solo una condanna per aver utilizzato l'arma fuori dalla tabaccheria senza averne i permessi necessari. Per il resto, se il tutto avviene nel medesimo arco temporale dal punto di vista emotivo della vittima, dovremmo rimanere nella legittima difesa. E' vero che i rapinatori stavano scappando, e questo farebbe pensare a un pericolo ormai scampato. Ma avendo subito tre rapine in un mese, e vedendosi puntare una pistola in faccia, a chiunque verrebbe da pensare che il pericolo non sia affatto scampato, ma che si potrebbe ripresentare tale e quale persino il giorno dopo. E, particolare che laicamente mi sembra non del tutto irrilevante, la rapina si era consumata, cioè i rapinatori fuggivano portandosi dietro la refurtiva.

5 comments:

Anonymous said...

io sono sempre più convinto che certe condanne arrivino per non sconfessare completamente il lavoro dei colleghi magistrati

Anonymous said...

Io credo che dovremmo cominciare a mettere in galera i giudici che lasciano i delinquenti in libertà e di pagare i danni morali a chi è costretto ad uccidere per difendersi. Una rapina deve essere considerata sempre alla stregua di un tentato omicidio, comunque essa avvenga e il rapinato ha tutto il diritto di reagire come se stesse per venire ucciso. L'altro giorno a San Cipriano vicino Caserta un uomo ha ucciso un ladro che si era intrufolato nella sua casa. Il ladro era un pluripregiudicato per rapine e cose varie. Cosa ci faceva fuori. Perchè non mettiamo in galera i giudici che lo hanno lasciato libero. Sono i giudici che lo hanno ammazzato non l'uomo che ha difeso la casa.

Anonymous said...

la norma in questione in prima lettura è oggettivamente corretta, da un lato consente la legittima difesa mentre dall'altro cerca di bilanciare gli interessi in gioco, salvaguardando il bene della vita e l'ordine pubblico.

il difetto è che l'applicazione al caso concreto è di difficilissima realizzazione.
le sottili distinzioni in materia di legittima difesa, sia essa putativa o meno, o di eccesso colposo in legittima difesa, sono troppo complesse per essere comprese dal cittadino il quale, è bene ricordarlo, non ha che sommarie cognizioni giuridiche; ma non solo.

questi non possiede, se non in rari casi, una preparazione psicologica che gli consenta di affrontare la situazione con la lucidità che la legge impone.

di fatto, quindi, una norma che sulla carta è palesemente giusta, nel caso concreto non fa altro che frustrare il soggetto passivo di un reato, il quale è bene ricordarlo, si trova in una posizione di pericolo per causa a lui non imputabile.

raf

JimMomo said...

Grazie per il tuo commento raf. Aggiunge qualcosa di importante.
ciao

Anonymous said...

Ma ai clienti del tabaccaio e a chi si trova nei dintorni della tabaccheria, che forse non è molto contento di trovarsi in mezzo a una sparatoria, non ci pensa nessuno?