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Thursday, November 25, 2010

Tutti sul tetto

Non solo Bersani, che divulgando i suoi 30 e lode dimostra plasticamente quanto l'università italiana abbia bisogno di una profonda riforma. Anche i deputati di Fli Della Vedova, Granata, Moroni e Perina sono saliti sul tetto della Facoltà di Architettura a La Sapienza, accogliendo un invito del cantautore Antonello Venditti (quello di «Valle Giulia ancoraaaaa... quiiiii, architetturaaaaa, albe cinesi di seta indiana...»). E pensare che qualcuno si è sforzato di venderci Fli come la nuova terra promessa del liberalismo...

Dopo i quotidiani dispettucci finiani alla Camera, solo per il gusto di veder andare sotto la maggioranza (l'emendamento passato all'articolo 16, comma 3, lettera f, non fa che riportare il testo a quello uscito dal Senato sostituendo le parole «nuovi o maggiori oneri» con le parole «oneri aggiuntivi»), il voto finale sulla riforma Gelmini è slittato ancora (al 30 novembre). Tempo che Fli sfrutterà per blandire la piazza rivendicando chissà quali meriti sul testo finale, mentre magazine e fondazioni d'area strizzano l'occhio alla protesta di un'«intera generazione», perché non è un Paese civile quello che «mena» i suoi studenti. Evidentemente lo è quello in cui si bloccano strade e treni, si occupano università e si tenta persino di dare l'assalto al Senato, in una scena che in altri Paesi caratterizza i momenti culminanti di un golpe.

Emblematico che tra i libri-scudo dei reazionari che manifestano contro la riforma dell'università spunti il "Che fare" di Lenin. Giocano a fare i rivoluzionari di professione ma nemmeno si rendono conto che è come sfilare con il "Mein Kampf" sottobraccio. Tra i pochi a dire le cose come stanno, Antonio Martino: «La sinistra difende l'università degli asini... L'università insegna cose che non servono a nessuno e, in più, inculca nelle loro menti l'idea bizzarra che lo Stato debba dar loro un'occupazione degna del titolo di studio».

8 comments:

Knulp said...

A leggere questi post mi cascano le braccia. Mi chiedo se lei abbia letto l'ultima stesura della legge, come uscita dalla commissione Bilancio qualche giorno fa. Commissione che ha deliberato tra l'altro in maniera del tutto "irrituale" per non dir peggio. Sembra infatti piuttosto strano che siano stati fatti ben 34 emendamenti, molti dei quali abrogano le migliorie fatte qualche mese fa in commissione cultura. Il regolamento parlamentare infatti impedirebbe di discutere in commissione durante la sessione di bilancio. Ma tant'è, bisogna far presto.

Guarda caso, quasi tutti i 34 emendamenti riguardano "tagli". In pratica, non ci sono soldi: su queste premesse, la riforma è "morta" prima di nascere. A noi docenti tagliano gli scatti e la ricostruzione della carriera, senza sostituirle con nessun altro meccanismo meritocratico; le procedure di valutazione sono ferme, rimaste sulla carta, e senza fondi rimarranno ferme ancora a lungo; i ricercatori TD sono tutto tranne che delle "tenure track", dato che non c'è l'obbligo di mettere a budget il posto da associato prima del contratto TD, come normalmente avviene in USA. Quello che succederà con questa "riforma" è che il ricercatore TD dopo 6 anni di precariato... se ne farà degli altri in attesa che si allochi il budget.

Dove è la meritocrazia? Me la indichi, punti il dito sull'articolo o sul comma in cui si favorisce la meritocrazia. Se servissero altre prove, i baroni sono a favore di questa "riforma": infatti, la CRUI la appoggia incondizionatamente.

Concludendo: di cosa sta parlando caro Jimmomo? Come giornalista, la invito a informarsi meglio prima di fare di questi post.

JimMomo said...

E lei, come professore... be', no, meglio lasciar perdere va.

Knulp said...

Dimenticavo: anche questi sono pericolosi comunisti?

http://www.alfonsofuggetta.org/?p=8561

Professori del Politecnico di Milano che fanno una colletta per pubblicare un annuncio sul Corriere della Sera, sono tutti baroni, asini e nullafacenti?

Perché il Ministro non li ascolta? Glielo dico io: perché bisogna fare presto, bisogna andare in campagna elettorale con un altro "bollino", la riforma dell'Università a tutti i costi.

Se poi intende insinuare qualcosa sul sottoscritto, lo faccia ad armi pari e pubblichi il suo CV; Il mio è in rete.

JimMomo said...

E' lei che è venuto qui ad insinuare. Gli esami si accontenti di farli ai suoi studenti.
Fosse per me altro che riforma Gelmini, vi va fin troppo di lusso.

Anonymous said...

si, ma nel merito, cosa risponde a uno che le dice:

Guarda caso, quasi tutti i 34 emendamenti riguardano "tagli. In pratica, non ci sono soldi: su queste premesse, la riforma è "morta" prima di nascere. A noi docenti tagliano gli scatti e la ricostruzione della carriera, senza sostituirle con nessun altro meccanismo meritocratico; le procedure di valutazione sono ferme, rimaste sulla carta, e senza fondi rimarranno ferme ancora a lungo; i ricercatori TD sono tutto tranne che delle "tenure track", dato che non c'è l'obbligo di mettere a budget il posto da associato prima del contratto TD, come normalmente avviene in USA. Quello che succederà con questa "riforma" è che il ricercatore TD dopo 6 anni di precariato... se ne farà degli altri in attesa che si allochi il budget.
Dove è la meritocrazia? Me la indichi, punti il dito sull'articolo o sul comma in cui si favorisce la meritocrazia. Se servissero altre prove, i baroni sono a favore di questa "riforma": infatti, la CRUI la appoggia incondizionatamente.

Cosi, tanto per sapere se davvero ha una vaga idea dell'argomento di cui sta parlando.

JimMomo said...

Razionalizzazione della governance: con responsabilizzazione degli atenei nella corretta ed efficiente gestione del bilancio (con sanzioni in caso di disavanzi) e stop alla moltiplicazione delle sedi, dei corsi e dei dipartimenti; fondi per premiare il merito; criteri di reclutamento e valutazione più stringenti e trasparenti, e più "europei", rispetto al passato. Si tratta a mio avviso di interventi lievi (anche troppo), ma nella giusta direzione. In generale, la riforma è criticabile perché timida e perché essenzialmente non modifica le "strutture", non sposta risorse rilevanti dal fondo ordinario verso la disponibilità degli utenti, non consente tasse universitarie più elevate, non modifica lo status delle università come enti 100% statali (seppure apre alla sperimentazione di modelli organizzativi diversi), né quello del personale docente e non docente come dipendente pubblico. Sarebbe urgente attrarre cospicui investimenti privati, solo così si potrebbe sperare in un vero salto di qualità, ma tre esterni in CdA anziché il 40% sembrano troppo pochi. In generale, è anche fuorviante il dibattito sulle risorse. Premesso che viene stanziato un miliardo (non è poco di questi tempi), possono essere troppe, giuste o troppo poche, ma si tratta di una riforma per lo più ordinamentale e di governance, quindi utile a spendere meglio quello che c'è. E con questo, spero di aver risposto, le tesine le chieda ai suoi studenti.

Anonymous said...

Ma quali investimenti privati? Quale azienda italiana sarebbe in grado di investire in un'Università, a parte le solite aziende statali o assimilabili? Ma è assurdo che Lei non si renda conto di queste cose!

ricercatore said...

Il reclutamento nazionale esisteva 20 anni fa. Era migliore l'universita'? Una buona valutazione tramite il CIVR e' stata fatta nel triennio 2001/04. Cambio' qualcosa? L'Universita' va come la sua classe dirigente, i professori ordinari, le permettono di andare, cioe' male. Sono gli stessi che poi progettano le riforme Berlinguer, Moratti e Gelmini per perpetuare il loro potere. Sanno che basta utilizzare a casaccio le parole meritocrazia e governance, tanto gonzi che abboccano se ne trovano a iosa, ministri inclusi.

Se l'universita' va male, un criterio meritocratico non sara' per caso quello di punire innanzitutto quelli che hanno preso tutte le decisioni da quando e' nata l'universita'? Quelli che per decenni si sono amichevolemente scambiati i ruoli di direttore di dipartimento, preside di facolta' e rettore? No, qual e' la soluzione? Concentrare ulteriormente il potere in quelle stesse mani e si bastonano i ricercatori che, eccezioni a parte, sono cresciuti in un ambiente universitario infinitamente piu' competitivo ed internazionale.

Lei si faccia un giro in un qualsiasi dipartimento nel pomeriggio tardi, e mi dica se trova al lavoro ricercatori o professori ordinari. Ci faccia due chiacchiere in inglese, mi faccia sapere chi lo parla meglio. Scambi due chiacchiere con degli studenti rispetto all'entusiamo che trovano tra i loro docenti ricercatori rispetto agli ordinari. Poi magari dia un occhiata ai curriculum e li confronti, e' tutto in rete sa? Non c'e' nessun segreto. Vedra' che risate.

Sui criteri di reclutamento piu' trasparenti, non e' colpa sua se non e' mai stato in una commissione, ma davvero non sa quello che dice. I professori ordinari faranno il loro comodo come prima, piu' di prima. Trasparenti? Europei? Nel mondo civile non esistono i concorsi, come facciamo ad avere criteri europei?

I concorsi vanno aboliti. Punto. A 65 vai in pensione. Punto. Se assumi una persona e non si dimostra meritevole non ne assumi piu' nessuna finche' crepi. Punto. Vuoi entrare in consiglio d'amministrazione? Porta 3 milioni di euro. Punto.