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Wednesday, May 26, 2004

Guardi meglio, Riotta!

Gianni Riotta sul Corriere: «Perché mai la sinistra radicale detiene il monopolio delle passioni e delle emozioni, perché solo i movimentisti sanno evocare un Pantheon di eroi, usando la politica come arena etica? Perché la sinistra raziocinante crede che basti elencare le idee giuste in un istituto di ricerca, avere la battuta azzeccata al talk show di stagione e lucidare le note a piè di pagina, per contare? (...) Accanto ai ragionamenti, ai calcoli, ai progetti, ai seminari perbene, deve saper colpire l'immaginazione e l'anima dell'opinione pubblica, commuovendo e non solo snocciolando statistiche. (...)
La passione della democrazia, dello sviluppo, della ricerca, della libertà, dei diritti civili e umani dove sono finite?
Perché la sinistra illuminata non attacca Castro e la sua dittatura dicendo: «Oggi il Che starebbe con i dissidenti a Cuba!»? Perché non cita le tre cifre dell'orrore contemporaneo, 900 miliardi l'anno in spese militari, 360 miliardi in sussidi all'agricoltura ricca e solo 50 in aiuti allo sviluppo dei poveri? Perché non guarda al Sudan, dove è in corso un genocidio silenzioso, e, denunciate le sevizie ad Abu Ghraib, non mette all'indice gli aguzzini in Siria, i soldati israeliani che spezzano le ossa agli arrestati, i palestinesi che giustiziano i delatori senza processo? Il sindaco Walter Veltroni potrebbe aprire Roma a un Forum permanente dei diritti, dalla Cina all'Egitto, alla Russia, al Venezuela e la Palestina, dove parli il Che Guevara di Timor Est, Jose Ramos Horta, premio Nobel per la pace persuaso che prendere le armi contro i dittatori sia giusto. Dove parli Ivo Daalder, che ha proposto sul Washington Post l'alleanza dei Paesi democratici, dagli Usa al Lussemburgo, per discutere dei propri valori e di come diffonderli nel mondo, magari con più successo della guerra unilaterale di Bush. Può nascere un Corpo della Pace, volontari finanziati dai Paesi ricchi?
Le idee della sinistra radicale commuovono in tv, ma spesso nascondono egoismo, negano diritti a chi non ce li ha, vezzeggiano dittatori decrepiti, perpetuano ingiustizie economiche e sociali con dazi e protezionismo. Se la sinistra delle riforme non ha l'eleganza di Roosevelt e Kennedy, la passione di Havel, i piani di Brandt e Palme, l'energia malinconica di Keynes, e perfino la sensualità accattivante di Clinton, si vedrà messa alle corde da tribuni che, alla fine, non sono capaci né di vincere le elezioni, né di aiutare i poveri.»
Caro Riotta, come la capisco. La sinistra italiana non è mai stata tutto questo e non c'è cenno che possa diventarlo. La sinistra di cui parla e che cerca in giro è sotto i suoi occhi, non bisogna sforzare troppo lo sguardo, ma è proprio non più al di là del suo naso, a portata di voto: con tutti i loro difetti, sono i radicali, li voti!

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