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Wednesday, April 25, 2007

La libertà è l'occasione che manca a chi ha di meno

(antefatto)

Diciamolo subito, a mo' di disclaimer: io mi sento a posto con Formamentis. Su certe cose la pensiamo diversamente, su altre, convergiamo precisamente. Abbiamo "guerreggiato" civilmente, e mi sono pure divertito. Se un giorno ci incontreremo, gli offrirò volentieri un gelato, anche se non credo affatto che lui sia più "povero" di me (anzi!), ma di "compassione", almeno per un po', preferirei non parlare. Eppure, lo dico, è come la pensa Malvino, non siamo così distanti, è solo che la sua avversione per il liberismo (che è un termine che abolirei, come laicista) è un fatto "di pancia". Non ci si intende sul piano concettuale, ma qualcosa mi dice che se ci trovassimo intorno a un tavolo a dover scrivere una riforma economica troveremmo la formula che soddisfi entrambi e che sia utile.

Per me categorie come destra e sinistra sono superate. Lo spartiacque è tra chi propone di allargare e chi di restringere le libertà in tutti i campi (direi, quindi, tra conservatori e liberali). Ma se si è soliti ritenere che la "sinistra" abbia più a cuore i "deboli", allora le politiche liberali sono le più di "sinistra", perché assicurano maggiori opportunità al più ampio numero di cittadini.

«L'uguaglianza è presupposto della libertà». Certo, tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. E' questo che il liberalismo intende come uguaglianza e ne è effettivamente il presupposto. Ma l'uguaglianza di fronte alla legge, l'uguaglianza nelle opportunità, "a monte", non deve trasformarsi in uguaglianza "a valle". Rispetto a tali progetti di ingegneria sociale è la vita stessa che in un modo o in un altro si prende la rivincita.

E' inutile girarci intorno: non siamo uguali nel gioco dell'esistenza. La diversità fa parte della vita. Natura "matrigna"? Può darsi, ma di diversità va avanti il mondo. Un sistema politico che si prefigga di azzerare le disuguaglianze o minimizzarle è, quando va bene, destinato al fallimento, quando va male a provocare immani tragedie.

La vita è rischio e nessun sistema di protezioni può tutelarci fino in fondo. Anzi, più è intrusivo, più finisce, inevitabilmente, per consolidare poteri costituiti, per generare discriminazioni di altro tipo, poiché a elargire le protezioni non è un ente astratto, neutrale, "scientifico" - lo Stato - ma una classe politica fatta di uomini il cui interesse primario è la propria di sopravvivenza come ceto. Un male necessario, lo Stato, ma quanto meno bisognerebbe cominciare a riflettere sul fatto che anche nelle democrazie dietro il suo volto si nascondono nient'altro che gruppi di cittadini le cui decisioni, legittimamente fondate sugli interessi di alcuni, pesano sulle singole vite di tutti i cittadini.

Qualcuno non la prende «sportivamente»? Ce ne faremo una ragione, ma non c'è alcuna ingiustizia in questo. Costruire artificialmente, tramite il potere pubblico, un'uguaglianza «al traguardo» semplicemente non funziona, doesn't work. Questa, piaccia o non piaccia, è la lezione del '900 e la vittoria del liberalismo. E' la grande forza della democrazia liberale, il sistema di governo che proprio perché più di ogni altro rispecchia e rispetta l'ineliminabile incertezza della vita, con i suoi successi e i suoi insuccessi, più di ogni altro, semplicemente, funziona.

Allora bisogna stare attenti: rivendico di stare dalla parte degli «sconfitti». Anche se non li ritengo davvero "sconfitti", vinti per sempre. Possono aver perso una partita, ma potersene giocare delle altre. E chi ha vinto la mano precedente non può negargli la rivincita. Le politiche liberiste hanno tra i loro obiettivi proprio quello di impedire ai «danarosi di alzare barricate protezioniste, ad escludere il loro tesoretto dai giochi e rendertelo inaccessibile».

Non ignorare le ragioni degli «sconfitti» è un'apprezzabile motivazione morale, ma poi sul campo bisogna mettere in atto politiche che riducano nelle nostre società il numero degli "sconfitti". La povertà non è una «colpa» moralisticamente intesa, ma bisogna uscire dal retropensiero che la «colpa» sia sempre di qualcuno o qualcosa che, cattivo, strappa il pane dalla bocca degli altri. Purtroppo in Italia la situazione è esattamente questa, ma non per eccesso di "liberismo", al contrario, per la sua quasi totale mancanza. Parlerei di cause e non di colpe. Ma più spesso di quanto si pensi il non farcela di chi non ce la fa è dovuto a incapacità e inadeguatezze, la maggior parte superabili, non per colpa o causa del "sistema".

«Se in Italia il liberismo non passa, ci sarà un motivo». Certo che c'è. Ci saranno strategie comunicative sbagliate quanto volete, ma un dato storico e politico è certo: questo paese mantiene un assetto corporativo, familistico, statalista, perché chi trae vantaggio da questo assetto non ha alcun interesse a cambiarlo, non molla le sue rendite di posizione, i suoi privilegi. A tutti i livelli, dalle banche fino al parrucchiere che considera quasi una violazione dei diritti umani che il suo concorrente possa stare aperto di lunedì.

Il discorso di Lamiadestra parte da un assunto dato per scontato ma errato. Si tratta di un lungo lavoro culturale, perché nel nostro paese anche chi ha poco ed è ai margini rifiuta di mettersi in gioco, vedendo che chi ha tanto non sta alle regole del merito e della concorrenza. Ma i liberisti, tra una demonizzazione e l'altra, cercano proprio di parlare di convenienza per tutti, di libero mercato come gioco non a somma zero.

Certo che «c'è chi nasce più libero degli altri». Ma di che libertà stiamo parlando? La libertà, almeno quella che è chiamato a garantire lo stato liberale, non è la libertà di comprarsi uno yacht. Dunque, non coincide con il denaro. E' questo l'equivoco. Formamentis ed io non siamo meno liberi di Barbara Berlusconi. Uno stato liberale non dovrebbe garantire una presunta "felicità", quella di potersi comprare uno yacht, ma la ricerca in piena libertà per ciascuno della sua felicità (il jeffersoniano The Pursuit of Happiness), non a spese di quella degli altri.

Mettere sullo stesso piano, relativamente ai blocchi di partenza, la figlia di Berlusconi e Formamentis significa, per esempio, garantire un sistema educativo capace di sviluppare potenzialità e talenti degli studenti meritevoli ma non abbienti. Non credo che la proprietà statale sia il mezzo migliore per ottenere lo scopo. Significa un mercato in cui le più grandi fortune possano svanire nel nulla come venire create dal nulla.

Nell'ottocento era ritenuta una politica liberale la lotta al latifondo e alle eredità aristocratiche, perché costituivano grandi fortune non esposte al rischio del mercato e risorse sottratte allo sviluppo del capitalismo. Tuttavia, se non vi fosse tra i diritti di proprietà quello di disporne come meglio si crede, nessuno sarebbe indotto a creare ricchezza. E il paese che tassasse pesantemente le eredità vedrebbe fuggire all'estero i capitali generati in patria, come si sono accorti di recente anche gli svedesi.

«Il denaro rende liberi quando tutto il resto ti toglie la libertà...». Per questo la libertà serve più di chiunque altro a coloro che non hanno il denaro per comprarsela.

Faye Wong in una bella interpretazione di "Dreams" (Cranberries) tratta dal film "Hong Kong Express"

3 comments:

Anonymous said...

sottoscrivo tutto.

l'uguaglianza - di fondo - stabilita per decreto...è un abominio.

da questo univoco assunto, discende la mia puntualizzazione sul perché, in italia, il liberismo ( a noi tapini sudditi, basterebbe anche un "quasi" tale ) non prende piede.

due motivi.

che per distrazione, credo, non sono stati evocati nel 3d.

in primis, la dottrina socieale della chiesa, dei cui insegnamenti s'è approriata l'ideologia comunista, distorcendola.

un poco, in vero, questo deteriore miscuglio ha giovato a tutte e due le religioni italiane, quella cristiano-cattolica e quella ateo-comunista.

milioni di fedeli, cattedrali, altari ed ex voto, anche elettorali..

secondo motivo, già insito nel primo, la presenza - in italia e più in generale, nel mondo occidentale - del più forte ( in tutti i sensi )...partito comunista.

e come potevano attecchire i fragili semi del liberismo?

nemmeno se li piantavano nel progetto..."biosfera"...

ciao.


io ero tzunami...

Anonymous said...

riassumendo tzunami: il partito democratico, cioè catto-comunista, è l'antitesi di qualsiasi liberale.

hic manebimus optime

Anonymous said...

è il "partito nazionale della restaurazione".

altro che antitesi...


ciao...

io ero tzunami...