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Friday, April 27, 2007

Non aspettare che sia lo Stato a provvedere

Qui da noi viene trattato come un fenomeno yankee poco più che folcloristico. Eppure, lo stato sociale «fai da te» negli Stati Uniti sta vivendo un momento di straordinaria espansione e dimostrando una notevole efficacia nel fornire servizi sociali di qualità rispetto a quelli statali. Da stravaganza resa possibile da immense fortune alla Rockefeller, sta sempre più assumendo i contorni di un sistema, avvalorando la tesi dei libertari, secondo cui sarebbe possibile arrivare ad «eliminare totalmente i programmi governativi di welfare, sostituendoli con rinnovati e rinvigoriti programmi di carità privata e opportunità economiche», come spiega Michael D. Tanner in "The Poverty of Welfare: Helping Others in Civil Society".

Alla base c'è una cultura di sfiducia nello Stato come fornitore di servizi. Nella società americana è diffusa l'idea che il governo non sia l'attore più capace di risolvere i problemi sociali e che i soggetti "deboli" debbano attivarsi in prima persona per il loro riscatto, senza aspettare che a loro provveda lo Stato. Agli occhi degli europei questa cultura viene tacciata nel migliore dei casi di velleitarismo, nel peggiore viene bollata come comportamento anti-sociale. Le contraddizioni del pregiudizio europeo balzano agli occhi quando viene fuori che l'approccio libertario funziona proprio nell'assicurare maggiore benessere e mobilità sociale.

La novità degli ultimi anni è che non sono più solo le ricchezze sterminate, non più solo i pochi ricchi sfondati, i Bill e Melinda Gates, a rendere possibili iniziative benefiche realizzate e finanziate dai privati, ma anche migliaia di benestanti, non necessariamente ricchissimi, che si sentono in debito per ciò che la società capitalistica ha permesso loro di diventare. Inoltre, mentre una una volta le attività benefiche prendevano avvio grazie ai cospicui lasciti da gigantesche eredità, oggi non si aspetta più la propria morte per "fare del bene".

Se la filantropia è uno dei pilastri su cui si è sempre retto il sistema educativo statunitente, oggi le iniziative crescono anche in altri campi, tipici del welfare, come l'assistenza sanitaria e la sicurezza sociale. Alcune iniziative benefiche sono mosse addirittura dalla preoccupazione di grandi imprese e banche di perdere i propri guadagni, come nel caso delle case farmaceutiche che regalano ai poveri medicinali costosissimi nella speranza che il Congresso non limiti la piena libertà dei produttori nel fissare il prezzo dei farmaci; o delle banche, che temendo una crisi finanziaria di sistema aiutano le famiglie meno abbienti a pagare le rate del mutuo per la casa.

Si ritiene che per la complessità dei problemi e le grandi somme di denaro necessarie solo lo Stato sia in grado di offrire risposte di welfare esaurienti. E invece, anche in questo settore possono operare con successo privati, animati da spirito caritatevole o dalla ricerca di un guadagno, di immagine e addirittura finanziario.

11 comments:

Peppo said...

Le tasse, Jim, le tasse.

Se la vuoi raccontare, raccontala giusta.

Tolti pochi casi di paperoni ansiosi di vedere il proprio monumento prima della dipartita, il resto dei ricchi fa donazioni DETRAIBILI dalle tasse.

Il liberismo e la filantropia c'entrano poco o niente.

Basterebbe cambiare la legge fiscale per vedere prosciugati i canali.

Peppo said...

Preciso meglio il concetto.

Bisogna riconoscere forti connotati liberali ad uno stato che si dota di una simile legge fiscale.
Diamo a Cesare quello che è di Cesare.

Però andiamoci piano con la filantropia, gli aneliti caritatevoli e la incontenibile generosità.

Alla base c'è un calcolo economico.
E deve essere così. In uno stato liberale l'individuo fonda il suo agire sull'utilità economica.

Nicola R said...

Condivido in pieno sia Jim che Peppo. Il sistema capitalistico non esclude di creare delle strutture di "aiuto sociale", purchè non imposte dallo Stato. Allo stesso modo, se lo Stato rende detraibili tali donazioni, queste potranno svilupparsi al meglio.
Se però, lo Stato dovesse ritirarsi completamente dalla vita sociale ed economica (il cosiddetto Stato minimo, che fornisce come unici servizi la Difesa e la Pubblica sicurezza), non esistendo più le tasse da pagare per finanziare lo Stato sociale, non ci sarebbe bisogno di detrarre alcunchè. E' lì che il sistema liberista-capitalista potrebbe dimostrare di funzionare anche dal punto di vista dell'assistenza privata, finanziata volontariamente.

offtopic said...

io non ce l'ho con lo Stato in sè, come fosse un ente astratto.
io ce l'ho a morte coi predatori della ricchezza pubblica, cioè con coloro che occupano lo Stato per poter sfruttare il denaro che produco e che do allo Stato per arricchire se stessi e le proprie clientele.
io ce l'ho a morte coi predatori dello Stato, che sono sempre più ingordi, che producono leggi su leggi solo per fottermi in ogni modo, che hanno reso lo Stato un mostro ipertrofico che si infila nella mia vita e la condiziona anche quando mi schiaccia senza fottersene di me.
io ce l'ho a morte con gli uomini che occupano lo Stato per depredarlo e depredarmi della libertà.

offtopic said...

mamma mia quante bufale consolidate ci sono da scardinare!

Ne propongo una, per cominciare: in Toscana si vive bene perchè da 60 anni a guidarla c'è la sinistra.

Minchiata stratosferica!

In Toscana si è SEMPRE vissuto bene e certamente meglio che
altrove, per una infinità di motivi e circostanze fortunate.

Discorso razzista? Discorso leghista? Discorso inaccettabile?

No, solo la verità!
Ed oggi la verità non è politically correct!!!

Vuoi parlare di nuova politica ed usare un nuovo linguaggio?
Comincia a scardinare bufale come queste.

E' un salto culturale.
Un vero capovolgimento mentale, ma dopo che l'hai fatto ti senti molto meglio.
Direi una RUPTURE!

P.S.: e scusami se mi faccio prendere la mano e commento quasi ogni tuo post fino all'intasamento o alla noia.

stefano said...

Sì, lo vedo proprio bene in Italia un sistema così!
Ma per favore, togliti gli occhiali rosa, dài.

offtopic said...

Un'altra bufala consolidata: i Radicali non sfondano perchè i media li ignorano volutamente.

Era vero, abbastanza, in passato.
Ma oggi tutti gli Italiani sanno che finaccia hanno fatto, anche senza aver bisogno di conoscerne i dettagli. D'altronde i dettagli non li conosciamo di nulla.

segatura said...

immondizia di STATO:
http://brunoleoni.servingfreedom.
net/Focus/IBL_Focus_57_Mura.pdf

epperò...
c'è anche una innegabile questione culturale dietro.

Basti pensare, senza ipocrisie politically correct veltroniane, alla reazione dei friulani e dei campani ai terremoti che li videro vittime.

chissenefotte said...

in toscana la sinistra governa da 60 anni.
in campania da 15.

mi pare che il benessere non sia prodotto dalla sinistra.

Anonymous said...

<< io ce l'ho a morte con gli uomini che occupano lo Stato per depredarlo e depredarmi della libertà >>


cioè i lestofanti...


li aborro anche io!!!!!!!


ciao.


io ero tzunami...

John Christian Falkenberg said...

La filantropia, almeno negli U.S.A. è tradizione precedente alla tassazione sul reddito; la detraibilità esiste proprio per adattare il sistema fiscale a questa, non viceversa. Alcuni dati storici al riguardo si possono trovare in Murray, "The Plan" e supportano la possibilità di una proposta "libertaria" e paretiana riguardo al welfare State.