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Wednesday, April 18, 2007

Moratoria. Radicali "a testa bassa"

I radicali citano sempre l'ambasciatore Francesco Paolo Fulci, ma ora non si accorgono che proprio lui suggerisce il rinvio a settembre

Da tempo crediamo che l'Onu faccia più danni che altro, che sia urgente una nuova organizzazione internazionale. Anzi no. Non un'organizzazione, per ora, ma un'alleanza, politica e militare, che superi anche la Nato, che ne sia una versione aggiornata alle sfide del nuovo secolo: un'Alleanza delle Democrazie, con compiti di promozione della democrazia e dello stato di diritto, di monitoraggio interno ai suoi membri e di difesa dalle minacce esterne.

Ebbene, in questi giorni l'Onu ha superato se stessa, entrando nel teatrino dell'assurdo. Mentre Ahmadinejad annunciava il via all'arricchimento dell'uranio «a livello industriale», l'Iran veniva eletto alla vicepresidenza della Commissione Disarmo e Non Proliferazione. Attualmente, inoltre, l'Iraq presiede la Commissione dei Diritti umani e il Bahrein l'Assemblea generale. Nel frattempo, Marco Pannella annuncia insieme ad altri radicali che lo sciopero della fame iniziato il 21 marzo, da forma di pressione, da contributo al potere perché trovi la forza di dar seguito ai propri impegni per la moratoria universale della pena di morte, si trasforma in iniziativa nonviolenta «a oltranza», cioè fino al perseguimento dell'obiettivo, ricorrendo anche allo sciopero della sete, se il governo dovesse ritenere inevitabile il rinvio a settembre della presentazione della risoluzione all'Assemblea generale dell'Onu.

Tuttavia, nell'assumere questa gravissima iniziativa, i radicali sembrano ignorare i dati di fatto esposti dall'ambasciatore Fulci in un'intervista rilasciata a l'Unità. Per un verso Fulci concorda con i radicali: dall'Unione europea occorre ottenere «un minimo di luce verde», ma poi bisogna procedere con i Paesi europei e quelli extra-europei che ci stanno, senza attendere un'unanimità assai improbabile. A D'Alema lancia quindi lo stesso messaggio di Emma Bonino: «Occorre a questo punto cambiare strategia, e passare da un'iniziativa a guida europea ad un'altra a guida dei Paesi piu "volenterosi", non solo europei ma di tutti i continenti, direttamente all'Onu», e mirando alla risoluzione, senza passare per la dichiarazione in carta semplice già firmata da 85 Paesi, anche perché su quella è più facile che ci siano ripensamenti.

Tuttavia, l'ambasciatore Fulci sconsiglia di procedere già nell'Assemblea generale in corso e suggerisce di rinviare l'iniziativa a settembre, quando si aprirà una nuova sessione, apprezzando, su questo, la «saggezza» del ministro degli Esteri. I suoi sono argomenti fondatissimi, che mettono in dubbio la validità dell'ostinato approccio dei radicali che insistono a voler presentare la risoluzione subito, "hic et nunc". Invita alla «pazienza» e alla «cautela», perché «la situazione attuale all'Onu per condurre questa battaglia non è certamente tra le più favorevoli». La Presidente dell'Assemblea generale è un'alta funzionaria del Bahrein esperta sul piano procedurale, il più alto Consigliere Giuridico di un paese che non solo mantiene nel suo ordinamento, ma pratica la pena di morte.

E la Presidenza dell'Assemblea generale, spiega Fulci, è di tipo anglosassone, per cui il Presidente non si limita a svolgere funzioni notarili, di garanzia, ma esercita un notevole ruolo di orientamento dei dibattiti e di indirizzo dell'agenda. Inoltre, la Terza Commissione, quella per i diritti dell'uomo, in cui la battaglia per la moratoria sarà prevalentemente combattuta, in questa sessione è presieduta dall'ambasciatore iracheno. Infine, il Comitato generale dell'Assemblea, che va consultato per calendarizzare il tema, composto dal Presidente, dai 16 Vicepresidenti, dai Presidenti delle sei Commissioni e dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, è perfettamente spaccato a metà tra i paesi che hanno ancora la pena di morte e paesi che l'hanno abolita o non la praticano.

La cosa che si può fare subito, suggerisce l'ambasciatore Fulci, è «accertare, perché lo si sa già nella stragrande maggioranza dei casi, a chi saranno affidate le presidenze dell'Assemblea, della Terza Commissione, e come sarà composto il Comitato generale della prossima sessione dell’Assemblea, che inizierà a settembre».

E iniziare naturalmente «un'opportuna e discreta opera di sensibilizzazione» e di preparazione del testo della risoluzione. Insomma, prepararsi al meglio per settembre. Siccome quelli di Fulci – di cui per altro proprio i radicali riconoscono l'autorevolezza – non sembrano le vaghe formule dilatorie di Prodi e D'Alema, ma argomenti concreti a favore del rinvio a settembre per una migliore preparazione giuridica, diplomatica e politica dell'iniziativa, ci aspetteremmo dai radicali non il rilancio a testa bassa, ideologico, ma che ci spieghino se vi siano motivi altrettanto ragionevoli che consigliano, invece, di agire al Palazzo di Vetro ora e subito.

8 comments:

Marco Valerio said...

Spesso nella lettura quotidiana, al limite ossessiva, dei giornali, si dimentica quello che in economia si chiama medio-lungo periodo. In questo lasso di tempo, adducendo motivazioni più o meno valide, sono 10 anni che si rimanda il voto sulla moratoria per le esecuzioni. Basta come motivazione per continuare a testa bassa? Direi proprio di si. D'altronde, applica lo stesso scenario a dibattiti pure completamente diversi che abbiamo avuto all'interno del nostro paese; la "testa bassa" dei radicali paga. Tutti.

Ciao,
Valerio

JimMomo said...

Caro Valerio, è vero, sono 10 anni, ma non basta come motivazione per proseguire a "testa bassa". Nel senso che, per assurdo, a fronte di buone occasioni sprecate negli anni scorsi, proprio oggi ci potrebbero essere motivi di opportunità validi per un rinvio. E noi che si fa? Non siamo disposti neanche a prenderle in considerazione. Credo che ogni situazione vada valutata per quella che è.

Il tuo procedere per analogia rispetto ad altri dibattiti in cui la "testa bassa" dei radicali ha pagato (mica in tutti) è una mozione di fiducia a prescindere che dài ai radicali, che se la meritano senz'altro, ma è, appunto, una mozione di fiducia a prescindere dai dati di fatto.

La circostanza, inoltre, che i radicali abbiano letto con attenzione l'intervista di Fulci, ma che abbiano voluto prenderne solo la prima parte, di fatto strumentalizzando a favore della loro linea la posizione di Fulci, che in definitiva è opposta, insospettisce. Forse non si avevano argomenti per obiettare?

Per non parlare di altri due strafalcioni. 1. Nessun conflitto istituzionale tra Parlamento e Governo: non c'è obbligo istituzionale del governo a seguire la mozione della Commissione Esteri. Il conflitto è, semmai, politico e l'unico modo legittimo che il Parlamento ha per sanzionare un comportamento del Governo difforme dalle sue indicazioni è il voto di sfiducia.

2. I conteggi di "Nessuno tocchi Caino". Tutti ci auguriamo che si rivelino fondati, ma hanno un limite non trascurabile: non tengono conto che quando la risoluzione sarà all'odg i paesi contrari inizieranno a fare campagna per il "no". Solo dopo che avranno iniziato ad esercitare le loro pressioni potremo fare previsioni attendibili. Insomma, ora è scesa una sola squadra in campo.

Insomma, la metafora calcistica mi sembra appropriata. Giocando a "testa bassa" non si ha idea di come si stia sviluppando il gioco. E anche se si ha un buon possesso di palla si rischia di perdere.

ciao

offtopic said...

la fiducia sfocia spesso in fede in una formazione settaria e clericale (al suo interno) come quella dei Radicali.

Un'agenda politica nobile, ma completamente avulsa dalla realtà quotidiana dei cittadini italiani, prefigura con certezza il compiersi del disegno di Pannella: la scomparsa del movimento radicale come partito italiano e la sua completa riconversione ad ong internazionale (PRTNV).

Ed il cerchio si chiude.

Dove andrà Capezzone?

Anonymous said...

i Radicali pannelliani sono la dimostrazione pratica che IL POTERE LOGORA CHI NON CE L'HA.

Anonymous said...

i viali che portano all'inferno sono lastricati di buoni propositi.

specie di quelli che si accompagnano con la propaganda...come è quella governativa sulla famosa moratoria.

della morte per decreto, ripeto, non frega un caxxo a nessuno.

quanto a fulci, buoni propositi anche qui.

peccato che a settembre si parlerà della prossima primavera...


ciao.


io ero tzunami...

Marco Valerio said...

Mozioni di fiducia a prescindere non le concedo a me stesso, figuriamoci ai radicali. Dico che quel metodo, in politica, spesso paga. E - se si continua a testa bassa - pagherà pure se alla fine la mozione sarà depositata al prossimo giro.

Se seguissimo l'atteggiamento "realista" tuo (mi sembra sia evoluto in tal senso, potrei sbagliare), o dei vari funzionari della Farnesina, potremo aspettare in compagnia di quelli che Amnesty, finchè Cina e USA non aboliranno la pena di morte. Per me politica non è questo. Piuttosto si sfocia nell'arte del commento.

Ciao!

Valerio

JimMomo said...

"se si continua a testa bassa pagherà pure se alla fine la mozione sarà depositata al prossimo giro".

Mi pare la strada giusta per autoassolversi e autoconsolarsi comunque vada.

So di essere "realista" (perché la promozione della democrazia è l'unica politica realista), anche se sei il primo ad accusarmi di esserlo in senso per te deteriore, perché di solito chi passa di qui mi dà dell'ingenuo idealista.

Parli di "evoluzione", citami qualche esempio, please.

Comunque, Valerio, vedo che non vuoi entrare nel merito e anche tu non hai da obiettare a Fulci se non il fatto che si è rinviato fin troppo. Insisto: e se proprio questa dovesse rivelarsi la situazione in cui è opportuno rinviare?

Sia chiaro, io non sposo alcuna strategia (mi auguro che ci sia la moratoria al più presto, ma che ci sia), perché confesso di saperne troppo poco di dinamiche onusiane. Ho solo osservato che Pannella e Bonino citano sempre Fulci come un guru della diplomazia italiana ma stavolta non considerano neanche le sue osservazioni. Che non se ne siano accorti?

Quanto ai funzionari della Farnesina, o ad Amnesty, penso che non potrei essergli più lontano.

Piuttosto, mi accorgo di non poter combattere contro le "vocine". Saluti

Marco Valerio said...

Oddio, oddio, l'import-export di democrazia non c'entrava nulla! Intendevo "realista" come si intende in italiano corrente, anzi letterale: vicino alle posizioni del "re", in questo caso appunto ambasciatori e Farnesina. Capisco lo scontro di civiltà in atto, ma seriamente non mi avventuravo su una discussione del genere. ;)

Nessun esperto di dinamiche onusiane qui, solo la convinzione che la politica non si fa solo in caso di vittoria certa della propria posizione. Questa, lo ripeto, è la "politica" di Amnesty, quanto della Farnesina.

Ciao!