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Sunday, November 12, 2006

Chi è il pazzo?

Romano ProdiIn pochi mesi ci siamo presi dei coglioni e dei pazzi. Ma fosse che coglioni e pazzi sono quelli che ci governano?

L'imbroglio è che Prodi parla come se avesse fatto le riforme più importanti e radicali, mentre ci ha riempito di tasse, secondo il giudizio convergente di molteplici autorità indipendenti. Se oggi il suo governo è impopolare non è per le riforme fatte, come ci vorrebbe far credere, ma per quelle non fatte. La gente si accorge che quelli che gli vengono prospettati sono sacrifici inutili.

Il «paese impazzito», ma la verità è che gli italiani «semplicemente non se la sono bevuta», come scrive, oggi su Libero, Oscar Giannino, che smonta punto su punto le balle a cui si sono affidati Prodi, Padoa Schioppa e Visco.

E' emerso subito dalla stessa Commissione europea che per aggiustare i conti sarebbe bastata una manovra tra i 15 e il 18 miliardi. Gli italiani «l'hanno capito sempre meglio, che una simile batteria di risorse pubbliche drenate dallo Stato serve solo all'Unione per metter radici sempre più profonde al potere». La riduzione delle spese correnti si ferma a 3 miliardi di euro, mentre le entrate nette sono di quasi 17 miliardi.

Ciò che si rischia di sottovalutare è proprio il carattere di "regime" di questa Finanziaria. Togliere a tutti per redistribuire alle proprie clientele di riferimento: pubblico impiego, sindacati, grande industria. Consolidare il potere rendendo larghi settori della società dipendenti da una classe dirigente.

Spiega Giannino:
«Si dichiarano riduzioni di spesa corrente per quasi 12 miliardi di euro, ma poi se ne dispone un aumento per quasi 9: ed ecco perché sono meno di 3 miliardi, i tagli veri alla spesa corrente».
Ai 17 miliardi di maggior prelievo, inoltre, bisogna poi aggiungere «i quasi 6 miliardi di euro che il governo si attende dall'esproprio del Tfr a tutte le imprese superiori ai 50 addetti, nonché altri 5 miliardi da maggiori tasse locali: ed eccoci a 28 su 34, appunto».

Inoltre, un'altra frottola è quella sugli 8 miliardi di entrate aggiuntive da cosiddetta "lotta all'evasione", mentre si tratta «semplicemente estensione della base imponibile a chi le tasse già le pagava prima e stentava...
come per i 3 miliardi in più provenienti per ukase dagli studi di settore, come per gli aggravi di bollo aggiuntivi che colpiranno il 92% del parco circolante, come sarà per le addizionali locali Irpef e Irap, come sarà per la tassa di soggiorno, come sarà per gli autonomi e gli apprendisti a cui saliranno i contribuiti, e potrei continuare così per decine e decine di cespiti aggiuntivi che colpiranno tutti, non i presunti "ricchi" che dovevano piangere. E mai e poi mai i supposti evasori che, al crescere delle aliquote, a maggior ragione avranno ancora maggiori per evadere».
Solo quel "liberista" di Giannino? No. Persino la Repubblica sembra abbandonare Prodi. Stranamente questa domenica Scalfari, tra i pochi difensori della Finanziaria, si è preso un giorno di riposo. Uno degli editoriali è firmato da Ilvo Diamanti, che osserva giustamente che è quanto meno strano che gli italiani, gli stessi che avevano fatto la scelta giusta nelle elezioni dello scorso aprile, abbiano improvvisamente «perduto il senso del futuro dopo il voto. E in questo caso sarebbe difficile non attribuirne la responsabilità, almeno in parte, a chi ha governato in questi mesi».

«Se gli italiani "non capiscono", anche ammesso che sia vero, non possono essere loro a sbagliare. Ma chi li rappresenta. Per definizione. D'altronde, l'idea che gli italiani sbagliano, non capiscono, è ormai consolidata. L'ha sostenuta Berlusconi, per anni», conclude Diamanti: il guaio del centrosinistra è che «si sta insieme perché altrimenti sarebbe peggio...
Tornerebbe il Tiranno. Di cui, peraltro, di giorno in giorno cresce la nostalgia. Perché la sua assenza al governo, e la sua voce intermittente, all'opposizione, pesano. Soprattutto al centrosinistra. Che, senza il Nemico, appare spaesato. Se il Paese appare "impazzito", in frantumi, senza futuro, è perché somiglia troppo alla politica. E, in particolare, al centrosinistra che governa. Anzi: la politica e il centrosinistra ne offrono un'immagine ancor piu frammentata e opaca. Come uno specchio io frantumi».
L'altro editoriale domenicale di Repubblica è affidato a Edmondo Berselli, ancor più duro nei toni con un'analisi impietosa negli aspetti psicologici di un governo schizofrenico.

La linea del Corriere della Sera è invece espressa dall'editoriale di Mario Monti, che sostiene il progetto di liberalizzazioni presentato a Prodi dal vicepremier Francesco Rutelli, volto a «porre al centro il cittadino consumatore» e a passare «dall'economia corporativa all'economia competitiva»: non è una lista di operazioni di facciata, ma «un vero piano articolato di riforme fattibili, che individua i molti settori in cui i consumatori e la competitività del Paese pagano le conseguenze dì posizioni di rendita dì alcune categorie o corporazioni. E non è certo una linea "selvaggia": propone ammortizzatori sociali per accompagnare le liberalizzazioni, indica come combattere più efficacemente cartelli e monopoli».

L'approccio di Monti è semplice: più libertà vuol dire anche più equità. «Rendere più efficienti le strutture di mercato... significa non ridurre ma accrescere ulteriormente l'equità sociale».
«Maggiore concorrenza vuol dire vantaggio del consumatore rispetto all'impresa protetta, dell'impresa minore rispetto all'impresa dominante, dell'utente di servizi pubblici rispetto a categorie che a volte godono di privilegi ingiustificati. A vantaggio, soprattutto, dei giovani senza lavoro, che solo da un'economia più competitiva, meno zavorrata da chiusure corporative, possono attendersi un futuro con qualche speranza».
Sappiamo già chi si opporrà:
«... qualche grande impresa, aziende che esercitano servizi pubblici locali, esponenti politici e amministratori degli enti locali, organizzazioni sindacali del pubblico impiego, ordini professionali».
Ma se queste riforme verranno davvero introdotte gli italiani non saranno così pazzi da non accorgersene.

8 comments:

Peppo said...

Scusa Jim, ma questa (e non è la sola) proprio non la capisco.

""""Spiega Giannino: «Si dichiarano riduzioni di spesa corrente per quasi 12 miliardi di euro, ma poi se ne dispone un aumento per quasi 9: ed ecco perché sono meno di 3 miliardi, i tagli veri alla spesa corrente».""""

Secondo te e secondo Giannino, devo arguire, non ha alcuna importanza 'cosa' viene tagliato perchè è importante solo la cifra.
In altri termini, dareste un giudizio negativo anche se fossero state tagliate spese improduttive per 12 e aumentate spese utili (o necessarie o irrinunciabili) per nove?
Se volete fare una critica mi dovete dire 'cosa' è stato tagliato e quali sono le nuove spese.
Altrimenti ragioniamo per slogan.

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Seconda questione: il TFR.

Per mestiere mi interesso anche di piani pensionistici individuali.
Ho letto tante di quelle bufalate sulla questione del TFR e dei fondi pensione che ormai me ne sono fatto una ragione.

A parte il fatto che il versamento del TFR inoptato (inoptato, da chi? perchè?) non produce riduzione di deficit corrente (poichè al passivo c'è un fondo di pari importo), vorrei capire perchè si omette SEMPRE di citare il fatto che la legge che destina il TFR alla previdenza complementare è la legge MARONI, cioè una legge del precedente Governo.

Il Governo attuale ne ha anticipato gli effetti (dal 2008 al 2007) e, con la misura sul TFR, ha sortito anche un secondo risultato: vanificare il pressing degli imprenditori sui dipendenti per costringerli a lasciare il TFR in azienda.

I quali imprenditori, caro Jim, conti alla mano, non hanno proprio di che lamentarsi.
Una azienda con 60 dipendenti, guadagnerà tra i 25 e i 40 mila euro l'anno dal taglio del cuneo mentre ne spenderà (esagerando) al massino 5000 per farsi finanziare l'esborso del TFR inoptato.
(questi conti li puoi trovare anche su www.lavoce.info)

Non solo, ma è logico ipotizzare (proprio perchè i lavoratori non sono nè coglioni nè matti) che nel giro di qualche anno la quasi totalità di essi destinerà il TFR ai fondi pensione.
Azzerandosi la parte 'inoptata' il versamento all'INPS del Tfr resterà solo una posta transitoria del 2007.

Concludo e saluto sfatando un'altra leggenda metropolitana letta su questo blog e cioè che i fondi pensione sarebbero 'gestiti' dai sindacati.
E' falso. Perchè la legge non lo prevede e perchè sarebbe tecnicamente impossibile.

Ma voi radicali di destra, siete favorevoli o contrari alla previdenza intergrativa?

Anonymous said...

urge rispondere

Anonymous said...

beh...rimbaud era un grande pazzo!!!

jim, ti prego, per pietà, togli la foto di quel pupazzo che ogni volta che apro il tuo blog, solo a vederlo mi vengono i conati di vomito...

grazie.

ciao.


io ero tzunami

Anonymous said...

Per Peppo, io la questione TFR l'ho seguita perchè mi riguarda in prima persona e ti devo dire che se è vero che la legge per l'utilizzo del TFR per la previdenza complementare è di Maroni queta lasciava libertà al lavoratore nella scelta di cosa farne, fondo pensione o azienda. La legge attuale toglie al lavoratore questa libertà o decide per il fondo pensione o il TFR passa d'imperio all'INPS. Alla fine quasi tutto il TFR finirà alla previdenza complementare "con grave danno" per i conti pubblici avendo, questa finanaziaria, inserito nelle poste attive 6 miliardi che se mancheranno dovranno essere recuperate altrove.
fabrizio

peppo said...

x Fabrizio scusandomi per il ritardo nella risposta:

Scusami, ma sei male informato,

a) il TFR maturato fino ad oggi resta in azienda e nessuno lo tocca.

b) la libertà di scelta resta, ed anzi è rafforzata.
Se decidi di non aderire ai fondi pensione, il TFR - dal 2007 in poi - sarà versato dall'azienda ad un fondo INPS.
Ma questo è un problema dell'azienda, non tuo. Quando verrà il momento avrai i tuoi soldi, pari pari come succede oggi.

c) Come ho già scritto, i sei miliardi non servono a ridurre il deficit. Se mancassero totalmente non succederebbe un bel niente a livello di deficit. Perchè la finanziaria prevede una entrata da 6 miliardi e una uscita di pari importo.

L'unica conseguenza sarebbe la chiusura dei cantieri-farsa aperti da Lunardi stanziando solo i soldi per l'inaugurazione.
I soldi del TFR (inoptato) che andranno all'INPS andranno in un fondo per le infrastrutture.

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Ma signori cari, so bene che i radicali e l'economia non vanno tanto d'accordo, ma questi son conti della serva:
- un capitale investito al 3% raddoppia dopo 17 anni.
- il TFR rende il 2,5% annuo.
- un fondo pensione rende mediamente il doppio

se tanto mi da tanto, significa che i lavoratori finanziano le loro aziende REGALANDOGLI il 50% della loro liquidazione.

Ma questo, Giannino non ve lo dirà mai.

Saluti.


io ero Peppo :-)

Anonymous said...

peppo, dato che sono i loro senza ombra di dubbio perchè i lavoratori non possono riprendersi i loro soldi, magari per metterseli sotto il materasso o per cagarci sopra ?

peppo said...

scusa anonimo, ma per il lavoratore che non aderisce ai fondi pensione non cambia niente.

E il fatto che non si possa cagare sulla liquidazione non ha aulcun nesso con questa legge finanziaria.
E' sempre stato così.

Se facciamo un discorso astratto di libertà individuali, beh potresti pure avere ragione. Io sono un libertario. SE qualcuno vuole suicidarsi potrei anche dargli una spintarella.

Ma se facciamo un discorso di
convenienza, allora la musica cambia.
La campagna disinformativa della destra è stata spettacolarmente efficace. E' passato per un furto quello che tale non è. Anzi.

Buona notte

Anonymous said...

se i soldi non sono dei lavoratori allora è molto meglio che restino a finanziare a buon tasso le aziende, dato che sono loro che pagano gli stipendi, piuttosto che lo Stato che in poco tempo se li papperà in migliaia di osservatori sulle donne in cinta con le tette a pera..., se invece sono dei lavoratori diamogleli e che ci facciano quello che gli pare